Ginevra non ha più dove andare. Letteralmente, non ha alcun posto. «Potrei passare un paio di notti in stazione, e poi?» improvvisamente le balza in mente una scintilla di salvezza: «La cascina! Come ho potuto dimenticarmene? Anche se la cascina è quasi una rovina, è meglio di dormire in stazione». pensa Ginevra.
Salta sul treno regionale, si appoggia al finestrino freddo e chiude gli occhi. Le assalgono i ricordi pesanti degli ultimi avvenimenti. Due anni fa perde i genitori, resta sola senza alcun sostegno. Non ha più soldi per pagare luniversità, è costretta ad abbandonare gli studi e a cercare lavoro al mercato.
Dopo tutto questo, la fortuna le sorride e, quasi per caso, incontra il suo amore. Lorenzo si rivela un uomo gentile e rispettabile. Dopo due mesi, i due celebrano un matrimonio sobrio.
Sembrerebbe di poter vivere felici, ma la vita riserva a Ginevra un nuovo ostacolo. Lorenzo propone di vendere lappartamento di famiglia in centro e di aprire unattività. Lorenzo dipinge il progetto con tanto entusiasmo che Ginevra non ha più dubbi: è certa che lui stia facendo la scelta giusta e che presto la loro famiglia dimenticherà le difficoltà economiche. «Quando avremo le gambe stabili, penseremo al bambino. Non vedo lora di diventare madre!» sogna la giovane ingenua.
Lattività di Lorenzo fallisce. Le continue liti per i soldi spesi invano spezzano rapidamente la loro relazione. Presto Lorenzo porta in casa unaltra donna e chiude la porta a Ginevra.
Allinizio vorrebbe chiamare la polizia, poi si rende conto di non avere prove contro il marito. È stata lei a vendere lappartamento e a consegnare i contanti a Lorenzo
Uscita dalla stazione, Ginevra cammina sola lungo il marciapiede deserto. È ancora primavera, la stagione delle campagne non è iniziata. In tre anni il terreno è diventato un cumulo di erbacce. «Non importa, lo sistemerò e sarà di nuovo comè stato», pensa, sapendo però che quello che era una volta non tornerà mai più.
Riesce a trovare la chiave sotto il portico, ma la porta di legno è incastrata e non vuole aprirsi. Striepa con tutte le sue forze, ma è un compito arduo. Quando capisce che non può risolvere il problema, si siede sul portico e scoppia in lacrime.
Allimprovviso, dal lotto vicino, vede un leggero fumo e sente dei rumori. Sollevata dal pensiero che qualcuno sia nei paraggi, corre verso la fonte.
Signora Rosa! È a casa? chiama.
Davanti al giardino vede un anziano con i capelli sbiaditi e rimane immobile per lo shock e la paura. Luomo accende un piccolo fuoco per riscaldare lacqua in una tazzina sporca.
Chi è? Dovè la signora Rosa? domanda Ginevra, indietreggiando.
Non temere, non sono pericoloso. Ti prego, non chiamare la polizia. Non intendo fare nulla di male, vivo qui nel cortile risponde con voce profonda e dignitosa, tipica di chi ha ricevuto buona educazione.
Sei senzatetto? domanda incauta.
Sì, è vero, risponde luomo, abbassando lo sguardo. Abiti nelle vicinanze? Non ti preoccupare, non ti disturberò.
Come ti chiami?
Michele.
E il patronimico?
Federico.
Ginevra osserva Michele Federico. I vestiti sono logori, ma almeno puliti; luomo è curato nella sua modesta apparenza.
Non so a chi rivolgermi sospira.
Che succede? chiede con gentilezza.
La porta è bloccata, non riesco ad aprirla.
Se vuoi, posso dare unocchiata, offre Michele.
Ti sarei molto grata! dice, disperata.
Mentre luomo armeggia con la porta, Ginevra si siede sulla panchina e riflette: «Che diritto ho io di giudicarlo? Anchio sono senza tetto, la nostra situazione è simile».
Ginevrcina, accetta il mio aiuto! sorride Michele e spinge la porta. Hai intenzione di passare la notte qui?
Sì, dove? chiede sorpresa.
Cè il riscaldamento?
Il focolare dovrebbe esserci balbetta Ginevra, senza sapere davvero dove si trovi.
E la legna?
Non lo so, risponde abbattuta.
Va bene. Vai dentro, io preparo qualcosa, risponde determinato e si allontana.
Ginevra passa unora a pulire. Linterno è freddo, umido e poco accogliente; è sconvolta, non immagina di poterci vivere. Dopo poco, Michele ritorna con della legna. La giovane si rallegra di avere almeno una presenza viva accanto.
Luomo pulisce il focolare e lo accende. Dopo unora la casa è calda.
Fatto! Il fuoco è acceso, aggiungi piccoli pezzi di legna quando serve; la sera spegni il fuoco, ma il calore durerà fino al mattino, spiega lanziano.
Dove vai? Da altri vicini? domanda Ginevra.
Sì. Non voglio tornare in città, non voglio agitare il cuore ricordando il passato, risponde.
Michele Federico, rimani. Mangiamo, beviamo un tè caldo, poi potrai andare, insiste Ginevra.
Lui, senza opporsi, si spoglia della giacca e si siede accanto al fuoco.
Scusi se mi intrometto, inizia Ginevra, non sembra proprio un senzatetto, perché vive qui? Dove è la sua casa, la sua famiglia?
Michele racconta di aver insegnato per tutta la vita alluniversità. Ha dedicato i giovani anni alla scienza. La vecchiaia è arrivata silenziosa; quando ha capito di essere rimasto solo, era troppo tardi per cambiare. Un anno fa gli è comparsa la nipote, Tiziana, che gli ha promesso aiuto se avesse lasciato la casa in eredità. Luomo, felice, ha accettato.
Tiziana, guadagnando la sua fiducia, gli propone di vendere lappartamento nel quartiere affollato e comprare una villa in periferia, con giardino e gazebo. Ha già trovato un affare conveniente. Luomo, sognando aria fresca e tranquillità, accetta senza esitazioni. Dopo la vendita, Tiziana suggerisce di aprire un conto in banca per non tenere i soldi in casa.
Zio Michele, siediti sulla panchina, ti racconto il piano. Portiamo una borsa, non si sa mai chi ci osserva, dice Tiziana davanti alla filiale.
Lei scompare dentro la banca, luomo aspetta. Passano ore, poi giorni; la nipote non esce. Entrando nella sala, Michele vede che non ci sono clienti, ma cè unuscita secondaria.
Michele non riesce a credere al tradimento della parentela. Rimane sul gradino a sperare ancora Tiziana, ma il giorno dopo, bussando a una porta, una donna sconosciuta gli spiega che Tiziana se nè andata da due anni e ha già venduto lappartamento.
Che storia triste sospira, da allora vivo per strada. Ancora non riesco a credere di non avere più una casa.
Anchio pensavo di essere lunica la mia situazione è simile, ammette Ginevra.
La vita è dura, ma non è senza speranza. Hai ancora la tua giovinezza, tutto ti si aprirà, la incoraggia lanziano.
Che ne dici di cenare? propone Ginevra.
La giovane osserva lanziano divorare un piatto di maccheroni con salsicce. Gli prova una profonda compassione: è evidente la sua solitudine.
Quanto è spaventoso restare del tutto soli in strada, sentire di non servire a nessuno, pensa Ginevra.
Ginevrcina, posso aiutarti a rientrare alluniversità. Ho molti amici lì, potrei farti entrare a titolo gratuito. Scriverò al rettore, e il mio vecchio amico Costantino, decano, ti sosterrà, offre Michele.
Grazie, sarebbe meraviglioso! si rallegra.
Grazie a te per la cena e per avermi ascoltata. Devo andare, è tardi, dice Michele alzandosi.
Aspetta, non è giusto che tu vada via, sussurra Ginevra.
Non preoccuparti, ho un rifugio in un lotto vicinale. Domani tornerò, sorride.
Non devi andare fuori. Ho tre stanze spaziose, scegli quella che preferisci. Ho paura di restare sola, di quel fuoco che non capisco. Non mi abbandonerai, vero? implora.
No, non ti lascerò, risponde luomo con serietà.
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Due anni passano. Ginevra supera gli esami, e, in vista delle vacanze estive, torna a casa. Vive ancora al suo appartamento studentesco, ma il weekend lo passa alla cascina.
Ciao! esclama, abbracciando Michele.
Ginevrcina! Che gioia! Perché non mi hai chiamato? Ti avrei incontrata in stazione. Come è andata? Hai superato? esclama lanziano.
Sì! Quasi tutto è andato benissimo! si vanta. Ho preso anche una torta, metti la teiera, festeggiamo!
Bevono tè, raccontano novità.
Ho piantato dei grappoli duva, presto costruirò il gazebo, sarà accogliente, dice Michele.
Fantastico! Qui sei il padrone, fai come vuoi. Sono venuta, poi me ne torno ride Ginevra.
Luomo è cambiato completamente: non è più solo, ha una casa, una nipote, Ginevrcina. Anche lei è tornata a vivere pienamente. Michele Federico è diventato per lei una figura paterna. Ginevra ringrazia il destino per averle inviato questo nonno che le ha dato una nuova famiglia e lha sostenuta nei momenti più bui.







