Primavera precoceMentre i primi germogli si facevano strada tra il ghiaccio, Maria avvertì il profumo dei fiori selvatici avvolgerla, annunciando una primavera carica di speranze rinnovate.

Ricordo, come se fosse ieri, una mattina di primavera nella vecchia cortile di un palazzo di Napoli, quando la piccola Ginevra, una bambina di appena quattro anni, osservava con curiosità il nuovo arrivato del condominio. Si trattava di un anziano signore, dal volto argenteo, seduto su una panchina. Nella mano stringeva un bastone su cui si appoggiava, quasi come un mago di una fiaba.

Nonno, è lei un mago? chiese Ginevra, gli occhi pieni di speranza.

Il vecchio scosse la testa e, vedendo la delusione dipinta sul volto della bimba, aggiunse:

Allora perché porta quel bastone? proseguì la piccola.

Mi serve per camminare, mi rende più leggero rispose il signor Giuseppe Bianchi, presentandosi con un sorriso. Mi chiamo Giuseppe, figlia mia.

Dunque è davvero molto anziano? insistette la curiosa Ginevra.

Per i tuoi standard sì, per i miei no Non è ancora così tanto. Ho solo una zampa che fa male, lho rotta poco tempo fa cadendo sfortunatamente. Per ora devo usare il bastone.

In quel momento comparve la nonna di Ginevra, la signora Maria Rossi, che prese la nipote per mano e la condusse al parco. Maria salutò il nuovo vicino, che ricambiò il saluto con un sorriso gentile. Tuttavia, il legame più forte si formò tra il settantadueenne e la piccola Ginevra. La bambina, in attesa della nonna, usciva in anticipo nel cortile e, con voce piena di entusiasmo, riferiva al suo amico tutti gli avvenimenti del giorno: il tempo, ciò che la nonna aveva preparato a pranzo, e la malattia dellamica avuta una settimana prima

Giuseppe non mancava mai di offrire a Ginevra un buon cioccolatino. Ogni volta la bambina, con cortesia, spezzava il dolce a metà, ne masticava la prima parte e, con la seconda, la avvolgeva delicatamente nella carta e la nascondeva nella tasca della giacca.

Perché non lo mangi tutto? Non ti è piaciuto? interrogava il signor Giuseppe.

È squisito, ma devo condividerlo con la nonna rispondeva la piccola.

Commossa, Giuseppe la volta successiva presentò due cioccolatini. Anche allora Ginevra ne divorò solo una metà prima di riporla.

E adesso a chi lo tieni? chiese, divertito dalla parsimonia del bambino.

Lo darò a mamma e papà. Possono comprarsi tutto da soli, ma sono felici se li offriamo loro spiegò Ginevra.

Capisco, la tua famiglia sembra molto unita osservò Giuseppe. Hai fortuna, piccolina, e un cuore doro.

Anche la nonna è generosa, perché ama tutti iniziò a dire la bambina, ma la nonna era già uscita dal pianerottolo per stringerle la mano.

Grazie, signor Giuseppe, per i dolci. Però né io né la nipote dovremmo mangiare troppo zucchero. Scusate

E io, che devo fare? Sono in difficoltà cosa posso offrirvi? domandò il signor Bianchi.

Abbiamo tutto a casa grazie, non serve nulla, sorrise la nonna.

Non posso rifiutare, mi piacerebbe comunque offrirvi qualcosa. Sto cercando di costruire buoni rapporti di vicinato, è una cosa che non nascondo, replicò Giuseppe con un sorriso.

Allora passiamo alle noci. Le mangeremo solo a casa, con le mani pulite. Va bene? propose Maria, rivolgendosi sia al vicino che alla nipote.

Ginevra e Giuseppe annuirono. In seguito, la nonna trovava sempre qualche noce di Walnuts o nocciole in tasca a Ginevra.

Oh, piccola volpe! Porti le noci. Lo sai che ormai è un lusso, e a tuo nonno servono le medicine, vedi? È zoppo?

Non è un vecchio zoppo. La gamba sta migliorando, intervenne la bambina difendendo il suo amico, e vuole tornare a sciare già per linverno.

Sciare? esitò la nonna. Bene, allora è una buona notizia.

Mi compri gli sci, per favore? pregò Ginevra, così potrò sciare con Giuseppe. Lui ha promesso di insegnarmi

Mentre Maria passeggiava nel parco con Ginevra, notò il signor Giuseppe che già camminava senza bastone lungo laiuola.

Nonno, anche io ti seguirò! correva la bambina, al passo con lanziano.

Aspettate anche me, lo richiama Maria, correndo dietro alla nipote.

Così i tre cominciarono a camminare insieme, e presto a Maria piacque quel ritmo, mentre per Ginevra divenne un gioco spensierato. La sua energia era invidiabile: correva, danzava sulla pista, saliva sulla panchina incontrando la nonna e lamico, poi tornava a correre accanto a loro, comandando:

Uno, due, tre, quattro! Passo più deciso, guarda dritto!

Al termine della passeggiata, la nonna e il signor Giuseppe si sedevano sulla panchina, mentre la bambina giocava con le amiche, sempre pronto a prendere un paio di noci offerte da Giuseppe prima di salutare.

Li viziate troppo, disse timidamente Maria, lasciamo questa tradizione solo per le feste, per favore.

Giuseppe raccontò a Maria di come fosse rimasto vedovo cinque anni prima e, solo ora, avesse deciso di scambiare il suo appartamento di tre locali in due unità: una monolocale dove era andato a vivere e un bilocale da destinare al figlio.

Mi sta bene così. Non sono un grande frequentatore di compagnie, ma gli amici sono necessari, soprattutto per le piccole vicende di quartiere.

Due giorni dopo il campanello di Giuseppe suonò. Alla porta cerano Ginevra e Maria con una teglia di pasticcini.

Vogliamo offrirti qualcosa, salutò Maria.

Avete una teiera? chiese Ginevra.

Certo, entra pure! aprì Giuseppe con entusiasmo.

Il tè scaldò latmosfera, e poi la bambina esplorò la piccola biblioteca di Giuseppe e la collezione di dipinti, mentre Maria osservava la gioia di Ginevra e la pazienza con cui il vicino spiegava ogni opera.

I miei nipoti sono lontani sono già universitari. Mi mancano, disse Giuseppe, ma la tua nonna è ancora giovane di cuore!

Accarezzò la bambina, porgendole una matita e un foglio.

Sono in pensione da soli due anni, non ho tempo per la noia, osservò Maria, indicando Ginevra con gli occhi, oltre a tutto, la figlia aspetta il secondo figlio. Che fortuna viverci vicini!

Lestate trascorse tra chiacchiere e passeggiate; allinizio dellinverno, la nonna, mantenendo la promessa, comprò a Ginevra degli sci e i tre cominciarono a allenarsi sulla pista innevata del parco, sempre ben preparata.

Il legame tra Giuseppe e Maria si rafforzò a tal punto che uscivano quasi solo insieme. Ginevra, che non frequentava lasilo, passava quasi tutto il tempo con la nonna. Così i tre si vedevano ogni giorno, finché il signor Bianchi non dovette partire per una visita a parenti a Roma.

Ginevra sentì la sua mancanza e chiedeva continuamente a Maria quando sarebbe tornato.

È via per un mese, ha detto di dover stare a Roma per affari, e noi curiamo il suo appartamento finché è via, spiegò la nonna. Maria, ormai abituata alla presenza attenta del vicino, gioiva dei suoi piccoli gesti, dei rifacimenti di prese elettriche o della lampadina cambiata nella lampadario.

Dopo solo una settimana, la mancanza di Giuseppe si faceva sentire. Guardavano la panchina vuota, dove di solito li aspettava, e il tempo sembrava fermarsi.

Lottavo giorno, Maria uscì dal pianerottolo, correndo verso la nipote, e vide Giuseppe al suo solito posto.

Salve, caro vicino esclamò Maria, sorpresa, non ti aspettavamo così presto! Avevi promesso di stare più a lungo!

Ah, agitò la mano, il caos di Roma mi ha stancato. Tutti al lavoro, nessuno da vedere. Così ho deciso di tornare, mi siete mancati, quasi come se foste di famiglia.

Nonno, cosa hai regalato ai tuoi nipoti? Cioccolatini? chiese Ginevra.

Gli adulti scoppiarono a ridere.

No, cara i cioccolatini non ci fanno bene ormai. Sono cresciuti, ho dovuto dar loro dei soldi per gli studi. È meglio così, ammise Giuseppe.

Che bello che sei tornato, sembra che lanima sia tornata a casa. Tutti noi siamo a casa, sorrise Maria.

Ginevra abbracciò il vicino, commuovendolo profondamente.

Oggi prepariamo tante crêpe con ripieni diversi, quasi come torte leggere. Prendiamo il tè e mi racconti della tua Roma, invitò Maria.

Che Roma! La città è splendida, tutto è al suo posto. Ho portato dei regali per voi, vedrai disse Giuseppe, prendendo per mano Maria e Ginevra, mentre la prima pioggia primaverile iniziava a cadere. Una brezza inattesa e precoce scioglieva il gelo.

Perché è così caldo oggi? chiese Giuseppe, guardando Maria.

Perché la primavera è vicina! rispose la bambina, presto sarà la Festa della Donna e la nonna preparerà una tavola per gli ospiti, anche per te, nonno.

Oh, quante vi voglio bene, care vicine disse Giuseppe, salendo le scale.

Dopo le crêpe, furono consegnati dei ricordi: a Ginevra una vivace bambola di legno dipinta a mano, a Maria un delicato pendente dargento. I tre ripresero il loro solito cammino nel parco, su quel sentiero consumato, come diceva il nonno. Il ghiaccio aveva lasciato il posto a una coltre di neve grigia, soffice come una spugna, e i ciottoli si erano scoperti. Ginevra saltellava sulle lastre che si asciugavano, felice per il vento tiepido:

Nonna, nonno, prendetemi! Uno, due, tre, quattro! Passo più saldo, guarda avanti!

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

14 − 8 =

Primavera precoceMentre i primi germogli si facevano strada tra il ghiaccio, Maria avvertì il profumo dei fiori selvatici avvolgerla, annunciando una primavera carica di speranze rinnovate.
«Non sei la padrona — sei la serva»