– Perché la mamma ha bisogno di due stanze? Ha già sessantacinque anni. È poco probabile che riceva ospiti, e con le zie – le sue sorelle – può anche sorseggiare il tè in cucina. – A dire il vero, un monolocale per la mamma è più che sufficiente.

Perché a mamma servono due camere? Ha già sessantacinque anni. Gli ospiti li accoglierà a malapena, e con le ziele sue sorellesi può fermare pure in cucina a sorseggiare il tè.
In verità, un monolocale basta a nostra madre, è più che sufficiente per gli occhi e le orecchie.

Lidia Alessandrina sapeva bene perché suo figlio Michele e sua figlia Fiorenza erano venuti a trovarla. Largomento era già sfiorato nella conversazione di Michele una settimana prima, quando lintera famiglia si era radunata per festeggiare il compleanno della piccola Sofia, la nipotina più giovane di Lidia.

Michele e Fiorenza erano appena entrati, senza nemmeno aver iniziato a parlare, quando si sentì il campanello alla porta. Spuntò la vicina.

Oh, Lidia, scusa il ritardo! Hai ospiti, vero? balbettò la signora pensionata.

Sono i nostri, Nina rispose Lidia con dolcezza. Che succede?

La mia macchina da cucire si è inceppata di nuovo; la bobina è impigliata e non riesco a estrarla. Tornerò più tardi, scusami.

Nessun problema, passo subito a vedere disse Lidia, pronta a intervenire.

Ritornata nella stanza, rivolse lo sguardo a Michele e Fiorenza:

Torno fra cinque minuti dalla vicina, voi passate in cucina aveva già acceso il bollitore. Carezza, occupatevi un po.

Lidia risolse rapidamente il guasto della macchina da cucire e si affrettò verso casa. Ma, fermandosi nellatrio, un suono la colpì come una pennellata di luce onirica.

Fiorenza, ho già studiato tutto iniziò Michele. Questappartamento si può vendere per almeno tre milioni di euro, mentre nella zona dove mamma vuole trasferirsi una simile duecamere va intorno a un milione.

E vuoi chiedere a mamma di darci la differenza? Un milione a testa? chiese la sorella.

Certo, a noi. E non è un milione, ma un milione e duecentomila.

Da dove la prenderà?

Te lho detto, ho fatto i conti! Perché a mamma servono due camere? Ha sessantasei anni. Gli ospiti li accoglierà a stento, e con le zie può stare pure in cucina a bere il tè.

Onestamente, un monolocale per la mamma è più che sufficiente. Una buona unità con ristrutturazione si può comprare per circa seicento mila euro.

Io lo guardavo in un edificio relativamente nuovo, più vicino al centro, con negozi e una clinica nelle vicinanze.

Non so, forse mamma non accetterà? provò a contraddire Fiorenza.

Perché? Io sono contro lidea che si trasferisca. Ma se il destino la spinge verso la pensione, lasciamo che trovi qualcosa di bello per sé.

Lidia Alessandrina aveva davvero iniziato a pensare al ritorno nella sua città natale. Quando era giunta qui in Lombardia, aveva quarantacinque anni.

A quelletà non si fanno più nuove amicizie. Aveva qualche amica, ma non era la stessa cosa dei legami della gioventù. Allora non voleva trasferirsilasciare il lavoro, strappare i figli dalla scuola e andare in una città sconosciuta. Ma al marito era stata offerta una buona posizione in una fabbrica di Varese, così accettò.

Così passarono ventanni: famiglia, lavoro, rare visite al paese dorigine. Due anni fa, improvvisamente il marito scomparve.

Il figlio e la figlia avevano ormai le proprie famiglie e le proprie vite, e Lidia si sentiva in un vuoto. Quando andò in pensione, la solitudine le pesò e, sentendo le chiamate delle sorelle, cominciò a considerare il trasferimento.

Lidia non attese una risposta dalla figlia. Sbatté forte alle porte, come se la notte fosse appena finita.

Michele e Fiorenza erano in cucina. La figlia aveva già versato il tè nelle tazze e tagliato una torta di mele che la madre aveva sfornato prima del loro arrivo.

Mamma, sei sicura di volere trasferirti? chiese Fiorenza.

Sì. Ora che vostro padre non cè più, non ho più nulla che mi trattenga qui. Dopo ventanni questo posto non è diventato la mia casa.

Come a dire non cè più nulla? E noi? E le nipoti?

Fiorenza, la vostra vita è già avviata, le vostre preoccupazioni sono vostre. Non voglio intralciare i vostri giorni. I vostri figli sono cresciuti, non hanno più bisogno di una tata. Che senso ha per me sedermi su una panchina con altre pensionate, passeggiare con un bastone nel parco?

A qualcuno può piacere. A me no. Che ci resta? Libri e televisione? Io ho le sorelle, tanti conoscenti. Non lontano dal paese, una casa di famiglia dove tutta la parentela vien venuta destate.

Sai, sogno di tornare al mio paese, camminare per le strade, e incontrare volti che mi sembrano tutti familiari.

Bene, mamma, e lappartamento? riportò la discussione a terra Michele.

Che cosa? Lo venderò e ne comprerò uno nuovo.

Vuoi che ti dia una mano con la vendita? chiese il figlio.

Lo farò tramite agenzia. Lannuncio è già online. Inizierò a prepararmi piano piano.

Mamma, non ti offro aiuto per niente. Oggi è pieno di truffatori. Si può restare senza soldi e senza casa.

Non preoccuparti. Laiuterà Liza Colesini, la moglie dello zio Gianni, assistente del papà, ti ricordi?

Liza gestisce la sua agenzia. E cè anche Natasha, unagente fidata, che ha appena aiutato Paolo a comprare un appartamento.

A che prezzo pensi di venderlo? chiese Michele.

Liza dice tre milioni, un prezzo normale. Ma possiamo chiedere un po di più. Ho già controllato i portali immobiliari, tutto è come dico.

Qui le case sono più economiche, osservò Fiorenza.

Sì. Che sia come la nostra, costa intorno a due milioni.

Mamma, Fiorenza e io abbiamo una richiesta: potresti darci almeno un milione ciascuno dopo la vendita? domandò Michele.

Un milione? Ma non mi basterebbe per comprare un nuovo alloggio.

Perché non basta? Si potrebbe comprare qualcosa di più piccolo, tipo un monolocale.

In un monolocale non starei comoda, ho bisogno di due stanze: una camera da letto e un soggiorno.

Alcune famiglie di tre persone vivono in un monolocale, ribatté il figlio.

Sì, chi non può permettersi più spazio. Io, invece, ho la possibilità e non capisco perché dovrei rinunciare al comfort.

Mamma, sarebbe giusto per noi due, Fiorenza e me. È comunque una casa di famiglia.

Michele, non mi aspettavo di dover parlare di questo, ma ricordate il testamento del padre: avete ereditato tutto ciò che vi spettava.

Non vi ha fatto torto. Lunica cosa che ho ricevuto è questo appartamento. E ora chiedete che lo divida con voi?

Michele non è stato del tutto chiaro, intervenne Fiorenza per aiutare il fratello. Intendeva dire che potresti darci qualcosa se ti rimane del denaro.

Ha un mutuo, Io e Ilio vogliamo comprare una casa di campagna. Non serve un milione intero, bastano cinquecentomila.

Anche se compri una casa per due milioni, ti resterà ancora un milione. Ne parliamo così.

Sì, resterà. Ma mi servirà per il trasloco, per i lavori, per arredare il nuovo posto ho bisogno di mobili e elettrodomestici.

Quello che rimane è il mio cuscino di sicurezza, per ogni evenienza non sono più giovane, non voglio creare problemi a voi o ad altri parenti in caso di malattia.

Quindi non ci darai nulla? chiese il figlio.

Michele, sono sorpresa che abbiate iniziato questa discussione. Hai trentasette anni, Fiorenza trentaquattro. Entrambi laureati, lavorate anche insieme.

Dovrai comunque pagare il mutuo per qualche altro anno. Ma non è una miseria. Se non avessi deciso di trasferirmi e vendere lappartamento, sareste riusciti a gestirci? Avete un piano per accogliermi in unaltra casa più semplice?

No. Mamma, scusa se abbiamo intrapreso questo discorso disse Fiorenza. Solo pensavamo

Pensavate che la mamma, che vi ha sempre aiutati, non direbbe no anche stavolta, replicò Lidia Alessandrina.

Non avrei detto di no se davvero ne aveste bisogno. Però credo che possiate farcela da soli: Michele pagherà il mutuo, Io e Ilio risparmieremo per la casa di campagna e tutto andrà bene.

Così Lidia fece come aveva programmato: vendette lappartamento, si trasferì nella sua città natale, San Gimignano. Lì comprò una nuova casa vicino al luogo dove un tempo aveva vissuto con il marito e i figli.

I parenti le diedero una mano a sistemarla e a ristrutturarla. Ora, al risveglio, Lidia Alessandrina sente di essere davvero a casa.

Cosa ne pensate, è stata giusta la decisione della madre? Scrivetelo nei commenti, lasciate un like.

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– Perché la mamma ha bisogno di due stanze? Ha già sessantacinque anni. È poco probabile che riceva ospiti, e con le zie – le sue sorelle – può anche sorseggiare il tè in cucina. – A dire il vero, un monolocale per la mamma è più che sufficiente.
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