Ginevra avanza lentamente sul prato curato alla perfezione, come se stesse salendo sul palcoscenico. Ogni suo passo è preciso, calcolato al minimo. Sa bene che non è un semplice ritorno: è la sua vendetta.
Lo sguardo di Signor Marco la trafigge quasi. Stringe il bastone con una forza tale da far ingrigire le sue dita. Nel suo sguardo si mescolano rabbia, disprezzo e quel bagliore predatorio che per decenni ha schiacciato tutti intorno a lui.
«Lo vuoi comprare?» sussurra beffardo. «Ragazzina, queste case sono della mia famiglia. Finché respiro, rimarranno qui.»
Ginevra si avvicina.
«Proprio per questo», dice tranquillamente. «Perché non ti rimarrà molto tempo da vivere.»
Le labbra di Marco tremano. Vorrebbe ridere, ma gli scende un colpo di tosse. Gli anni, lalcol, il peso del potere gli hanno lasciato il segno.
Dietro le recinzioni dei vicini spuntano volti curiosi. Tutti osservano la scena, nessuno osa intervenire, ma la curiosità vince sulla paura.
«Sei impazzita, Ginevra», ribatte lanziano. «Nessuno ti venderà nulla.»
Ginevra estrae una cartellina dalla borsa.
«Questi sono contratti. Ho già comprato metà di questo viale. Zia Valeria era in rosso, suo figlio si è annegato nei debiti. Zio Stefano ha fallito la sua impresa. Tutti si sono rivolti a me.»
Gli occhi di Marco scintillano.
«Bugia!»
Ginevra apre la cartellina e mostra le copie.
«È solo linizio. Ma tu, Signor Marco, hai segreti che valgono molto più di questi muri.»
Luomo vacilla.
«Che tipo di segreti?»
Il sorriso di Ginevra è gelido.
«Pensi che non sappia nulla. So come ti sei «imprigionato» in quel periodo. So che una mattina la mia madre scomparve senza traccia e tu dicesti che un infarto laveva portata via. Nessun autopsia, nessuna domanda. Hai pagato medici e polizia.»
Un brusio corre nel quartiere. Dietro le finestre gli sguardi si incrociano, terrorizzati.
«Bugia!», ruggisce Marco. «Tutti sanno che eri malato»
«Malato?» interviene Ginevra, secca. «O forse ti è semplicemente mancata la fortuna per il tuo patrimonio?»
Marco balbetta, poi riprende la voce.
«Non ho prove.»
Ginevra alza la mano.
«E questo?»
Tira fuori un quaderno di carta consumata. Il volto di Marco si fa cenere.
«Questo»
«Sì. Il diario di mia madre. Lho trovato in una cassa di un parente anziano. Contiene tutto: le sue paure, i suoi reclami. Scriveva che le avevi infilato medicinali nel tè per farla apparire debole. Scriveva che avevi falsificato il suo testamento.»
Gli occhi di Marco si spalancano. Il bastone gli scivola dal pugno e quasi tocca il suolo.
«Bugia è tutta una bugia»
Ginevra alza le spalle.
«Forse. Ma sai cosa amano i giornalisti? Storie così, con prove cartacee.»
Un silenzio tombale avvolge la via. Solo il vento fruscia tra gli alberi.
Marco solleva la mano, pronto a colpire, ma trema. Il bastone scivola, e lui cade lentamente sul marciapiede davanti al portico. Il volto si deforma, la dignità cede al nulla. Il capo del clan appare per la prima volta vulnerabile.
«Questa è la mia strada», ringhia, ansimando.
«Non più», risponde Ginevra a bassa voce.
Si volta, si avvia verso lauto.
Allimprovviso, dalla casa accanto escono le persone. Zia Valeria, pallida, capelli incolti, stringe un foglio.
«Ha ragione!», grida. «Gli ho venduto tutto non riuscivamo più a pagare i debiti»
Poi appare Zio Stefano, lo sguardo abbassato.
«La mia impresa è andata in fumo», mormora. «Anche io ho firmato.»
Il clamore della folla cresce. Alcuni piangono, altri bestemiano. La via, finora impeccabile, crolla sotto il peso delle menzogne.
Ginevra avvia il motore. Nellultimo specchietto retrovisore vede ancora limmagine: Marco immobile, come un idolo rotto, circondato dalla sua famiglia che corre a salvare i ruderi.
Un dolore annoso stringe il suo petto, ma per la prima volta non la domina. Le mani stringono il volante con calma. Sa che il suo ritorno non è stato vano.
Trentaotto anni fa la cacciarono via come spazzatura.
Oggi è lei la nuova padrona di quella via.
Epilogo: La strada, un tempo dominio del clan di Marco, è ora nelle mani di Ginevra. La sua vendetta non è strepitosa né violenta, ma fatta di carte, fredde ragioni e del tempo che ha messo tutto al suo posto.







