– A chi ti rivolgi?

Chi è? MariaFerrari, appoggiata al davanzale, guardò lombra che si avvicinava al portico, affiancata da Michele.
Sono io, signora Maria! rispose la voce di un volto giovane, un po tremolante. Sono sua nipote, anzi, la sua pronipote. Sono la figlia di Alessandro, il primogenito di sua figlia.

Il sole daprile baciava la vecchia panchina di legno, riscaldando le mani di MariaFerrari. Finalmente era arrivata la primavera, e solo Dio sapeva come avesse sopportato quellinverno crudele.

«Un altro inverno non lo reggerò», pensò, lasciando uscire un sospiro di sollievo. Non temeva più di alzarsi. Anzi, attendeva quel momento con trepidazione: i fagioli erano già maturi, i vestiti nuovi comprati. Niente la tratteneva più in quel mondo.

***

Un tempo la sua casa era piena di vita: il marito, FrancescoBianchi, alto e robusto, e quattro figli tre ragazzi e una bambina vivevano in armonia, aiutandosi a vicenda e quasi mai litigando. Uno a uno i figli crebbero e si sparpagliarono.

I due primogeniti si iscrissero alluniversità e poi partirono per le città di Firenze e Bologna a cercare lavoro. Il figlio di mezzo, poco brillante a scuola, si fece imprenditore di successo; il suo affare lo spinse allestero, dove rimase. La figlia, invece, volò verso Roma, sposandosi poco dopo.

Allinizio i figli tornavano spesso a far visita ai genitori, scrivendo lettere; quando arrivò il cellulare iniziarono a telefonare. Uno dopo laltro arrivavano i nipoti. MariaFerrari, con la sua vecchia valigia logora, visitava chiunque avesse bisogno di una mano.

Col tempo i nipoti divennero adulti, le visite divennero rare, le telefonate ancora più sporadiche. Lidea di tornare a casa per una visita svanì del tutto: lavoro, famiglie, figli cresciuti.

Lunico motivo per cui qualcuno tornò nella casa di campagna fu la notizia della scomparsa di FrancescoBianchi, padre di famiglia. Sembrava un uomo così forte che avrebbe vissuto fino a centanni, ma il destino ne fece unaltra.

Dopo il funerale, i figli si sparpagliarono di nuovo. Allinizio la madre chiamava, poi le chiamate cessarono. MariaFerrari provò a chiamare lei stessa, ma comprese presto che i figli non avevano più tempo per lei. Così trascorse gli ultimi dieci anni, con un chiamata ogni tanto a ricordarle, e lei, sorridendo a se stessa, attendeva il prossimo suono.

Una sera, mentre era seduta sulla panchina, una voce allegra la sorprese.

Buongiorno, zia Maria! un giovane apparve dietro il recinto, sorridente. Non si ricorda più di me?

MariaFerrari strinse gli occhi:

Michele! Che cosa fai qui?

Sì, zia Maria! esclamò il ragazzo, entrando nel cortile.

Michele era il figlio di due vicini che non potevano stare senza una tavola piena. MariaFerrari lo conosceva da bambino: sempre affamato, le sue mani piccole cercavano il pane che lei, con cuore dolce, gli offriva, insieme a vestiti rimasti dalle figlie. Quando i genitori di Michele scomparvero, lo portarono via e da quel giorno non lo vide più, e il ricordo lo attanagliava.

Dove sei stato tutto questo tempo, Michele? lo domandò con una risata al fianco.

Allasilo, poi il servizio militare, poi gli studi. Ora sono tornato nella nostra piccola patria. Rilancerò il villaggio!

Che cosa rilanciare? sbatté la mano MariaFerrari. Tutti se ne sono andati.

Niente, non sparirò!

Così iniziò una nuova vita per MariaFerrari. Michele trovò lavoro presso il più grande agricoltore del paese, il signor IvanRossi. Nel tempo libero sistemava la sua vecchia casetta ereditata, e non dimenticava mai di aiutare MariaFerrari nei lavori di fattoria. Lei lo trattava con affetto, quasi come a un figlio. Trascorsero tre anni così.

Devo partire, zia Maria disse un giorno Michele, quasi a chiedere scusa. Il capo Rossi è tirchio, non paga e vuole più mani. Devo andare a cercare lavoro altrove. Non odiarmi!

Vai, Michele, che Dio ti accompagni! rispose lei, il cuore stretto.

Di nuovo MariaFerrari rimase sola. Il silenzio la faceva piangere, ma qualcosa la teneva ancora ancorata al mondo.

****

Buongiorno, zia Maria! una voce familiare squarciò il silenzio. MariaFerrari voltò lo sguardo verso il recinto e riconobbe un volto.

Michele! È davvero tu?

Sì, zia Maria! un giovane alto, vestito con eleganza, entrò nel cortile. Sono tornato, finalmente!

Che gioia! esultò MariaFerrari, agitandosi. Vieni, vieni, Michele! Preparo subito il tè!

Il tè è perfetto! sorrise Michele. Sto solo volendo rientrare a casa, non mi aspettavo di trovarti così, non ho portato niente da offrire!

Dopo mezzora, la vecchia signora e Michele, ora più maturo, sedevano al tavolo di legno, sorseggiando tè dalle antiche tazze, incapaci di smettere di parlare.

Sono pronta a dar vita a un ultimo viaggio, Michele mormorò MariaFerrari, una lacrima scivolando sul suo viso.

Non dire così! rise il giovane, alzando il dito. Sono qui, adesso vivremo insieme, zia Maria, sarò una benedizione! Ho guadagnato, sto per aprire la mia fattoria! E tu non dovrai più andare via!

Una voce femminile squilla allimprovviso:

Cè qualcuno in casa? una voce giovane e cristallina ruppe larmonia. MariaFerrari guardò dalla finestra e vide una ragazza in un cappotto corto e scarpe col tacco alto.

Chi è? chiese MariaFerrari, con Michele al suo fianco.

Sono Vira, la pronipote di Alessandro rispose la ragazza, arrossendo. Ho provato a chiamarvi, ma il telefono era spento! Ho deciso di venire di persona, per caso!

Entra pure! disse MariaFerrari, confusa ma ospitale. Michele afferrò subito la valigia di Vira.

La signora e il ragazzo si scambiarono unocchiata.

Non amo la città. Voglio vivere in campagna, ma i miei genitori non capiscono. Il nonno Alessandro mi ha proposto di stare qui qualche mese. Dice che, se rimango, non avrò più voglia di tornare! Mi hanno chiamato, il padre, io ma non ci sono mai riusciti a sentire. Vi prego, accettate la mia presenza! Ho dei soldi, e il padre e il nonno hanno mandato lospitalità!

Stai finché vuoi, cara concluse MariaFerrari, felice. Per me è solo una gioia!

Passò un mese. MariaFerrari osservava Vira mentre lavorava nel giardino, mani robuste, occhi brillanti. Non è una cittadina! si sentiva pensare, ma era vero. Con laiuto di Michele, Vira rivitalizzò il campo abbandonato: tracciò aiuole, piantò una serra, acquistò piantine dai vicini e iniziò a coltivare con passione.

Michele, con i soldi guadagnati, iniziò a costruire una fattoria moderna, assunse operai per riparare il tetto di MariaFerrari, sostituendo le vecchie stufe con un riscaldamento autonomo.

Il viso di MariaFerrari non smise mai di sorridere; non era più sola.

A volte, però, una nube di malinconia copriva il suo sguardo, ricordandole che Vira presto sarebbe tornata in città.

Come farò, Vira, senza di te? mormorò MariaFerrari, impacchettando dei pasticcini per il viaggio della nipote.

Non dimenticarti dellacqua, nonna! Il campo di Michele sarà irrigato! E io tornerò spesso! rispose Vira, ridendo.

Verrai davvero? esclamò MariaFerrari.

Certo! Non potrò mai andarmene del tutto! Ti voglio bene, nonna. Michele mi ha chiesto di sposarsi! Un matrimonio in autunno! E io, campagnola di cuore, non voglio altro.

Un anno dopo, MariaFerrari si cullava al sole, dondolando la culla del suo pronipote addormentato. Vira e Michele erano impegnati nella fattoria, che prosperava grazie al loro lavoro comune, alimentando lintero villaggio di SanPietro.

MariaFerrari guardò il piccolo che dormiva dolcemente e pensò:

Non vengo più al mondo, ma ho ancora molto da dare ai miei figli!

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