Zaira ha insegnato per tutta la vita e adesso, a causa di una pensione esigua, è costretta a vendere verdure al mercato di Bergamo. Il genero lha fatta tornare in un piccolo appartamento a Milano con la sua nuova moglie, mentre la figlia Ginevra è rientrata a casa con il suo bambino Luca. Zaira, per quel che può, gli dà una mano.
Mamma, mi sento a disagio a vederti così, sempre in strada sul mercato dice Ginevra. Dovresti riposare un po.
Tranquilla, tesoro. Finché ho le forze, aiuterò te e il piccolo. E voi non vi tirate indietro, avete già sistemato metà del giardino in due giorni! Da sola non ce la farei, risponde Zaira. E a Lia servono delle scarpe nuove per la scuola; non può andare con quelle vecchie?
Così passano il tempo, sostenendosi a vicenda e sperando che un giorno anche la loro via si illumini di festa. Se Ginevra riuscisse a girare per la città, non dovrebbe più affrontare tutto da sola.
Stamattina Zaira parte per il mercato. Il suo banco è ben posizionato, i clienti arrivano a pioggia. Altri venditori se ne accorgono, fra cui la vecchia compagna di scuola, Lidia, che prende il posto di Zaira.
Che dormi ancora? Scusa, ho già occupato il tuo spazio. Ci metto unora a prepararmi e unaltra a sistemarmi, quindi dovrai trovare unalternativa oggi dice Lidia.
Zaira non alza la voce; non è nel suo carattere litigare. Si sposta poco distante, allestisce la merce e scopre che la vicina di banco è una sua vecchia conoscenza.
Come va tuo genero? Non è ancora tornato? chiede Tiziana.
Non è ancora tornato sospira Zaira. Ha la sua vita adesso.
I giovani di oggi non vogliono casarsi né figli. Vogliono vivere per sé. Mio fratello, ad esempio, non si è ancora sposato e corre ancora tra le montagne racconta Tiziana.
Il tempo scorre senza accorgersene. Dopo pranzo arriva al mercato un giovane vestito in modo stravagante.
Che fai qui? esclama Lidia, e tutti gli altri venditori lo guardano sorpresi.
Luomo si avvicina al banco di Zaira, mette le mani nelle tasche e chiede:
Signora, non ho soldi. Posso prendere in prestito qualche mela?
Prendi pure, non è problema. Ma perché non hai soldi? risponde Zaira, scrollando le spalle.
Devo tornare a casa da luoghi non così lontani. Non temere, non sono un pericoloso. Sono finito in prigione perché ho litigato con una donna, ed è così che mi hanno chiuso.
I parenti non ti aiutano? Perché torni a piedi?
Sì, ma è imbarazzante chiamarli. Voglio sorprenderli.
Dove vai?
A Pescara.
Strada lunga!
Il suo passato carcerario è breve. Sulla piazza del mercato cè la stazione ferroviaria. Zaira lo vede parlare con lautista, poi torna verso di lei.
Signora, mi presti un po di soldi? Altrimenti non riesco a rientrare a casa. Ti restituirò appena guadagno implora, con gli occhi imploranti.
Quanto?
Mille euro.
Sotto gli sguardi increduli dei venditori, Zaira porge una banconota generosa.
Non andare a piedi, prendila dice.
Grazie mille! Restituirò! ringrazia il giovane. Mi chiamo Paolo, e tu?
Zaira, ti dico, Zaira.
Grazie, Zaira! ripete e si avvia verso lautobus.
Che sciocca! Non ti restituirà nulla! sbuffa Tiziana.
Dobbiamo aiutarci, non siamo bestie replica Zaira.
Lui è un ex detenuto, non è un uomo onesto! ribatte la vicina.
Zaira, agitando la mano a Tiziana, inizia a raccogliere le cose per tornare a casa.
Nel weekend Ginevra prende la febbre. La madre raccoglie erbe dal giardino e cura la figlia come può. La nipotina Luna corre in casa la sera con un libro, afferra Zaira per la manica e sussurra:
Nonna, mi leggi una fiaba?
Certo, cara, vieni qui accarezza la bambina e accetta.
Fuori piove. Il fuoco crepita nel camino, Ginevra apparecchia la tavola. La famiglia si prepara a cenare quando si sente bussare alla porta.
Le donne si scambiano sguardi; nessuno le aspettava.
Posso entrare? apre la porta un uomo sconosciuto. Zaira lo fissa e dice:
Paolo?
Sì, sono io, Zaira. Scusa per non aver restituito subito. Le cose mi sono accumulate negli ultimi tempi.
Se non fossero i tuoi occhi, non ti riconoscerei! scoppia a ridere la vecchia. Sei proprio elegante! Hai messo il vestito, ti sei pettinato, sembri uscito da una rivista.
Volete unirvi alla cena? propone Ginevra, arrossendo un po.
Al tavolo Paolo racconta la sua storia, come è finito in prigione ingiustamente per tre anni.
Ora sono di nuovo capo reparto, quindi se vi serve qualcosa, venite nella mia clinica conclude, guardando Ginevra con interesse.
Una settimana dopo, davanti alla casa di Zaira si ferma una macchina familiare; ne scende Paolo con un grosso mazzo di fiori.
Figlia, guarda dalla finestra! Il tuo sposo è arrivato annuncia la madre, attraversando la tenda. Sembra che presto celebreremo il matrimonio!
Davvero? È arrivata la festa anche nella nostra strada! ride Ginevra, stringendo Luna al petto.







