Ancora lei? Giulia si bloccò, la ciotola dellinsalata russa in mano, fissando il marito che nervosamente respingeva la chiamata e metteva il telefono a faccia in giù sul tavolo di legno lucido.
Chi lei? Dai Giulia, non ricominciare Marco aggrottò la fronte, come se un dente gli avesse dato improvviso dolore. Si allungò su unarancia, iniziando a sbucciarla senza guardare la moglie negli occhi. È il lavoro che chiama. Fine anno, tutti cercano di chiudere i conti, il server fa i capricci e il tecnico in panico. Sai comè, in questi giorni cè da diventare matti.
Giulia posò lentamente la ciotola di insalata russa sul bordo del tavolo. Il cristallo tintinnò appena. La stanza profumava di aghi di pino, del pollo al forno con patate e delle fragranze pregiate che si era spruzzata poco prima. In tv un presentatore diceva cose allegre sul bilancio dellanno, scorrevano volti felici di attori e cantanti. Ma quellatmosfera festiva che Giulia aveva cercato di creare sin dal mattino stava volando via veloce, come le bollicine di uno spumante aperto.
Marco, sono le dieci di sera. Trentauno dicembre. Che centrano i server e i tecnici? Sul telefono cera scritto Francesca. Ho visto bene, grazie a Dio ci vedo ancora benissimo.
Lui sospirò pesantemente, lasciando larancia a metà. La guardò con un misto di noia e colpa, quel cocktail che le serviva regolarmente ormai da sei mesi.
Va bene, Francesca. E allora? Non può avere un problema? Siamo stati insieme dieci anni, abbiamo una figlia ormai grande, ma sempre nostra. Non posso far finta di niente se lei chiama per aiuto.
Ha la figlia, certo. Martina ha ventidue anni ed è più alta di te. E tu adesso hai una moglie. Io, presente, non ex. E avevamo deciso che questo Capodanno saremmo rimasti soli. Solo noi due! Senza tua madre, senza le mie amiche, e soprattutto senza Francesca.
Oh Giulia, non essere così fredda Marco si alzò, camminando nervoso per il soggiorno. Le si è rotta la caldaia in bagno. Spruzza acqua bollente ovunque, non riesce a chiuderla, la valvola è bloccata. Lidraulico non risponde, sarà con la testa già ai brindisi come tutti. Rischia di allagare la casa e i vicini sopra hanno appena rifatto il parquet, roba da migliaia di euro. Cosa faccio, aspetto la denuncia, poi vorrà che paghiamo tutto noi perché lei prende quattro soldi? Dai, su.
Giulia lo fissò in silenzio. La storia della caldaia poteva essere verosimile se non fosse la quinta volta che qualcosa va storto da Francesca, solo quel mese. Una volta la macchina che non parte e Marco corre in autostrada con la tanica di benzina. Unaltra volta serviva appendere le tende e Francesca soffriva di vertigini. Oppure si sentiva male al cuore e Marco spediva subito le medicine perché lambulanza impiega troppo.
Francesca, la ex moglie, era davvero unartista nel crearsi drammi e girarli a Marco. Però, quando Giulia e Marco si erano appena sposati tre anni prima, Francesca sosteneva di voler tagliare ogni ponti. Ma appena Marco aveva ottenuto la promozione e cambiato auto le disgrazie di Francesca divennero infinite.
Marco la voce di Giulia era calma e piatta Se ora esci, non tornare.
Ma dai! Io mica vado a fare festa! Chiudo la valvola, metto una fascetta e torno. Al massimo unora, sarò qui per le undici e mezza. Magari facciamo in tempo ad aprire lo spumante. Cerca di capire!
Afferrava già i jeans buttati mezzora prima, dopo essersi cambiato per mettersi comodo.
Ha la figlia, te lho detto. Che vada Martina.
Martina è in montagna con gli amici, non cè segnale! Giulia, non fare storie è unemergenza. Massimo unora, giuro! Vuoi, ti faccio una videochiamata dalla caldaia rotta?
Si avvicinò, le diede un bacio frettoloso sulla guancia, il classico dovere, quello che fa per abitudine. Sapeva di docciaschiuma e della speranza ingenua di una vita serena che Giulia aveva coccolato per tre anni. Ma lei rimase ferma, come una statua di ghiaccio, in mezzo al salotto addobbato a festa.
Ho detto, non tornare sussurrò lei, guardando fisso il quadro sul muro.
Ma piantala! fece lui, infilando il piumino in corridoio Non tornare, non tornareDove vuoi che vada? Torno tra unora, e poi ridi pure della tua gelosia! E non toccare linsalata senza di me!
Sbatte la porta, chiude il portone. Silenzio. Solo la voce della tv che annuncia: E ora, la Canzone dellanno!.
Giulia rimase immobile ancora un po, poi si avvicinò alla finestra. Terzo piano, si vedeva tutto il cortile. Vide Marco uscire di corsa, quasi scivolare sul ghiaccio, salire in macchina, spazzare via la neve dal parabrezza col braccio, e partire sgommando come fosse in Formula Uno.
No, non sembrava uno che correva a riparare una perdita. Andava come chi scappa da una gabbia.
Tornò al tavolo. Insalata russa, aringhe alla piemontese, tartine col caviale, culatello, gelatina di carne che aveva curato sei ore, trasparente e perfetta. In forno finiva lanatra alle mele. Due giorni di lavoro per preparare tutto. E sotto lalbero, un costoso mulinello da pesca nuovo di zecca; Marco ci sognava da mesi.
Si sedette e guardò il telefono di lui lasciato di corsa sul tavolo.
Col cuore che batteva forte. Marco aveva tanta fretta per la caldaia da dimenticare il suo oggetto più prezioso. Lui, che non lo lasciava mai neanche in bagno. La paura di Francesca doveva essere stata davvero convincente, se aveva perso la testa così.
Lo schermo si illuminò di colpo. Un messaggio. Nome grande in evidenza: Francesca.
Giulia conosceva il codice. Marco era prevedibile fino al ridicolo: lanno di nascita di Martina. Non aveva mai guardato di proposito, riteneva fosse una cosa meschina. Ma stavolta era diverso, il suo mondo stava crollando, e aveva diritto di sapere.
Inserì i quattro numeri. Aprì WhatsApp.
Ecco lultimo messaggio di Francesca, appena arrivato:
«Tesoro, sei partito? Gli ospiti stanno arrivando, Martina è qui con il fidanzato, ti aspettano a tavola. Ho fatto la tua torta preferita, il Millefoglie. Lo spumante è in fresco!»
Giulia dovette rileggere. Martina è qui. Quella che doveva essere in montagna senza segnale. Gli ospiti stanno arrivando, Millefoglie.
Scorse indietro: niente caldaia, niente allagamento. Solo messaggi così:
14:30. Francesca: «Sei sicuro di riuscire a liberarti? Inventati una scusa credibile, dai pure la responsabilità alla pressione»
14:35. Marco: «Penso a qualcosa. Giulia sta preparando tutto, mi sento in colpa. Ma qui è un mortorio con te almeno mi diverto.»
15:00. Francesca: «Smettila di lamentarti! Capodanno è festa di famiglia. NOI siamo la tua famiglia. Lei è solo un accessorio allappartamento. Ti aspetto alle undici.»
Giulia appoggiò il telefono. Le mani ferme, stranamente calme. Come se finalmente avesse attraversato la nebbia e ora si trovasse in una radura illuminata. Tutto chiaro.
Accessorio allappartamento.
Così la vedevano. Lappartamento in cui vivevano era di Giulia, ereditato dai suoi genitori. Marco era entrato da lei con una valigia e un mutuo per una vecchia Punto che avevano estinto insieme. Tre anni lì, senza spendere un centesimo di ristrutturazione, ma sempre a dare una mano allex famiglia, poverina che fa fatica.
Guardò lorologio. 22:45. Meno di unora a mezzanotte.
Si alzò e andò in camera. Estrasse dallarmadio il trolley grande quello con cui erano stati in viaggio di nozze in Sicilia. Lo aprì sul letto.
Doveva essere veloce, sistematica. Prima le camicie: niente pieghe eleganti, stavolta le prese tutte assieme, grucce comprese, e le buttò dentro. Poi jeans, maglioni, t-shirt. Calze e boxer raccolti in un sacco, lanciati sopra il resto.
Il trolley si riempì subito. Giulia lo chiuse a forza, sedendocisi sopra per far scattare la zip.
Non bastava. Aveva troppe cose.
Andò in sgabuzzino a prendere i grossi sacchi della spazzatura quelli pesanti da 120 litri. In uno le scarpe dallingresso: stivali, sneakers, ciabatte. Nel secondo: piumini, cappelli, sciarpe. Nel terzo: le sue cose del bagno, lametta, spazzolino, deodoranti, il solito flacone di shampoo antiforfora.
Sembrava un robot. Nessuna emozione, solo un obiettivo: ripulire tutto, eliminare limmondizia prima dei rintocchi.
Lo sguardo cadde sulla confezione del mulinello sotto lalbero. Giulia la afferrò, strappò la carta. Il carbonio lucido rifletteva le luci dellalbero. Infilò mulinello, scatola di esche, e la bobina scovati in balcone dentro il sacco dei piumini.
23:15.
Giulia portò trolley e i tre grossi sacchi nel corridoio. Si vestì da uscire. Faticoso senza aiuti, ma la rabbia la rendeva forte. Spalancò la porta e depose tutto sulle scale.
Il loro pianerottolo era condiviso con soli due appartamenti e una porta blindata, ma decise di non fare complimenti. Portò tutto davanti allascensore. Sacchi ammonticchiati, trolley appoggiato in bella vista. Sopra, ciliegina: il telefono dimenticato.
Le venne unidea. Tornò dentro, prese carta e pennarello e scrisse grande: «BUON ANNO! TANTA FELICITÀ IN FAMIGLIA!» Attaccò la nota al trolley con lo scotch.
Rientrò. Porta chiusa, doppia chiave e catenaccio quello che da fuori non si apre neanche con chiave.
23:30.
Si sedette in cucina, spense il forno. Lanatra era pronta, il profumo una poesia. Si servì la coscia con mele, versò un calice di bollicine ghiacciate.
In casa, silenzio e una strana leggerezza. Sparita la tensione soffocante dellintera giornata. Nessuna incombenza, nessun mugugno, nessuna occhiata pietosa.
Si accomodò a tavola, accese lalbero con le lucine multicolor.
Il Presidente aveva appena iniziato il discorso. Giulia ascoltava guardando le bollicine danzare nel bicchiere.
«Questo anno non è stato facile…», diceva la voce.
Eh, non lo dire a me… commentò Giulia. Ma il prossimo sarà fantastico.
Dodici rintocchi.
Uno, due, tre…
Espresse un desiderio: mai più permettere a nessuno di calpestarla.
Dodici! Linno. I fuochi dartificio fuori scoppiarono, colorando il cielo.
Giulia brindò, addentò lanatra con un piacere nuovo. Che bontà!
Passata mezzora. Ormai prendeva il tè con la torta una millefoglie scelta solo per sé quando suonò il campanello.
Prima con decisione, breve. Marco era tornato, proprio come promesso, in fretta. O Francesca aveva fatto cilecca, o si era ricordato del telefono, o si era convinto che unora bastasse per lavarsi la coscienza.
Giulia non si mosse. Era già sul suo libro, con la piantana accesa.
Di nuovo il campanello, insistente.
Poi il rumore della chiave. Girava, si bloccava. Niente. Marco armeggiava, cambiava chiave, niente.
Giulia! urlò da dietro la porta, attutito dal legno e dalla tappezzeria. Giulia, dai, sono io! La catenella è chiusa!
Lei voltò pagina.
Giulia! Dormi?! la voce diventò ansiosa. Fai apri, su! Ho dimenticato il telefono, pensa te! Sono tornato subito, neanche finito di aiutare lì, ho chiuso tutto e via!
Mentiva con una naturalità disarmante. Giulia sorrise per un attimo, colpita dalla sua faccia tosta.
Prese il suo telefono, trovò il numero di Marco (il suo smartphone stava fuori, ancora invisibile nel buio del pianerottolo, lampadina bruciata come sempre). Scrisse, poi non inviò. Rimase solo in ascolto.
Giulia, dai, basta scherzare! Apri! Sto gelando qui fuori!
Poi un colpo alla porta. Poi un altro.
Sei arrabbiata? Dai, scusa! Sono qui ora! Ce la facciamo a festeggiare assieme!
Silenzio, poi si sentì una pausa. Forse Marco aveva finalmente notato qualcosa, o qualcuno dei vicini aveva acceso la luce sul pianerottolo.
Silenzio. Passarono dieci secondi.
Ma che roba è questa? la voce, ora sottile e spiazzata. Queste sono le mie cose? Giulia!?
Ancora botte, questa volta coi piedi.
Sei impazzita?! Che stai facendo?! Spostati! Questa è anche casa mia! Ho la residenza qui!
Giulia si alzò, e senza aprire, disse forte e chiaro:
Non hai la residenza, Marco. Avevi il domicilio temporaneo; è scaduto tre giorni fa. E questa è casa mia.
Dai Giulia, facciamo due parole! Ma sei tutta matta per una scemenza? Sono andato dalla ex unora!
Ho visto i messaggi, Marco. Il telefono sta sul trolley. Leggi cosa scrivi alla famiglia su di me, accessorio allappartamento.
Dietro la porta, silenzio sepolcrale. Si sentiva solo il suo respiro pesante.
Lili hai letti?
Il tuo codice è lanno di Martina. Sei prevedibile. E pure ingenuo.
Ma erano solo per calmarla! Lei è unesaurita! Ma io amo te!
Vai dalla tua famiglia, Marco. Cè la millefoglie, cè Martina con il fidanzato. Era la festa che volevi, no? Io ora voglio solo dormire.
Dove vado?! È luna! Mi sono fatto pure un bicchiere da lei, non posso guidare! I taxi costano un occhio!
Non è un mio problema. Hai la famiglia. Che ti recuperi Martina. O venga Francesca a salvarti, come tu hai sempre salvato lei.
Sfondo la porta!
Tenta. Chiamo i carabinieri. Mio fratello è di turno stanotte, verrebbe volentieri. Sai bene quanto ti stima.
Marco lo sapeva. Il fratello di Giulia, maresciallo in polizia, glielo aveva sempre detto: Quel sanguisuga finirà male, credimi.
Strega! urlò Marco. Sei una strega! Tre anni buttati con te!
Prendi i tuoi sacchi e leva le tende. O li butto nello scivolo dei rifiuti!
Sentì che tirava un calcio al trolley. Rumore di valigia che cade, fruscio di sacchi, parolacce.
Te ne pentirai! gridò. Tornerai a piangere da me! Nessuno ti vuole alla tua età!
Buon anno, Marco disse lei, andando in camera.
Dal corridoio si sentì il suono dellascensore. Poi il nulla.
Si infilò sotto il piumino, avvolta dal silenzio. Credeva che avrebbe pianto, che avrebbe fatto male. E invece niente. Sentiva come dopo aver fatto finalmente una pulizia profonda in casa e aver gettato la spazzatura che ammorbava laria da anni.
Si addormentò subito, col sottofondo dei fuochi dartificio.
Fu la suoneria a svegliarla, la mattina dopo. Era la suocera, madre di Marco.
Giulia! Che hai fatto stanotte?! iniziò subito senza saluti. Marco mi ha chiamato, ha detto che lhai cacciato! Lui sta da Francesca, dorme su una panca in cucina! Come hai potuto?
Buongiorno e buon anno, signora Lucia rispose Giulia, stiracchiandosi. Tanti auguri.
Quali auguri! Hai distrutto una famiglia per gelosia! Lui voleva solo aiutare!
Signora Lucia la bloccò Giulia Suo figlio mi tradiva con lex moglie. Diceva agli altri che ero un accessorio allappartamento. Mente spudoratamente. Ora è tornato dove si sente bene. Dovrebbe essere felice.
Cosa!? la suocera impallidì Quali messaggi? Marco dice che inventi tutto!
Tra poco le mando tutto su WhatsApp, anche i pareri che si permette sulla vecchia suocera sempre tra i piedi.
Silenzio dallaltro capo. Giulia riagganciò e bloccò il numero. Poi scelse un paio di messaggi più gustosi dalla chat di Marco e Francesca, che aveva fotografato la notte, e li spedì alla suocera.
Dopo cinque minuti il telefono suonò di nuovo. Stavolta era Marco, dal numero di Francesca.
Giulia rifiutò la chiamata. Poi spense tutto.
Aveva programmi: quel giorno sarebbe andata in centro, a godersi il mercatino, un bicchiere di vin brûlé e magari un profumo nuovo. E il giorno dopo, cambio serrature.
La vita continuava, e prometteva finalmente di essere davvero leggera e bellissima.




