Ciao, ti racconto una storia che mi è rimasta impressa, così ti racconto tutto come se fossimo al bar a chiacchierare.
La felice infanzia di **Marco** finì quando aveva solo cinque anni. Un giorno i genitori non vennero a prenderlo dallasilo. Quando tutti gli altri bimbi erano già andati via, lui era ancora seduto al tavolino a disegnare se stesso, la mamma e il papà. Leducatrice lo osservava e, strano, continuava a tamponargli le guance. Poi si avvicinò, lo prese in braccio, lo strinse forte e gli disse:
Qualunque cosa succeda, non devi avere paura, **Marco**. Ora devi diventare forte. Hai capito? Hai capito, piccolo?
Voglio la mamma, rispose il bambino.
Arriveranno zia e zio. Andrai con loro, **Marco**. Ci saranno tanti altri bimbi, ma non piangere.
E lei gli sfiorò il viso con il suo viso bagnato di lacrime. Dopo lo guidò alla porta della macchina. Quando il piccolo chiese quando sarebbe tornato a casa dalla mamma, gli risposero che i genitori erano molto lontani e non sarebbero potuti prenderlo quel giorno. Lo sistemarono in una stanza condivisa con altri ragazzini. Ma né il giorno dopo né il giorno dopo ancora i genitori tornarono. Marco piangeva tutta la notte, si ammalò e la febbre lo tenne compagnia.
Solo una signora in camice bianco, uninfermiera, lo confortò quando si riprese. Gli spiegò che i suoi genitori ora erano in cielo, troppo in alto per scendere, ma che lo guardavano sempre e che doveva comportarsi bene, così non li avrebbero delusi. Marco non gli credette. Guardava il cielo e vedeva solo uccelli e nuvole. Decise di cercare i genitori da qualche parte.
Iniziò a girare per il cortile, e un giorno trovò una piccola fessura dietro un cespuglio. C’erano dei pali di ferro piegati; poteva infilarsi solo a metà. Così cominciò a scavare un tunnel, piano piano, la terra era soffice, piena di sabbia. Dopo un po si aprì una grande breccia tra i pali più distanti. Marco si infilò e, come un lampo, fuggì dal rifugio che gli altri bimbi chiamavano orfanotrofio.
Non conosceva le strade della città, così si perse subito. Doveva assolutamente trovare casa, ma ogni edificio sembrava uguale. Improvvisamente, su un marciapiede, vide una donna che sembrava proprio sua madre: vestita con un abito a pois, capelli raccolti in un piccolo chignon.
Mamma! gli balzò fuori, ma lei non lascoltò, né si girò.
Il ragazzo la afferrò e, disperato, la strinse. Lei si fermò, si accucciò e lo guardò negli occhi. Non è tua madre, disse, e poi si allontanò.
Passiamo ora a **Valentina**, una ragazza di ventanni che si era innamorata di **Alessandro** e che per tutti sembrava la coppia perfetta. Si erano conosciuti per caso su una pista da ballo estiva; lui lha invitata a un lento, hanno chiacchierato e da quel momento non si sono più lasciati. Dopo tre mesi si sono sposati e vivevano come due anime gemelle. Dopo tre anni Valentina scoprì di non poter avere figli. Alessandro non riuscì a sopportare la notizia, così lei iniziò innumerevoli visite a cliniche e centri benessere. Alla fine accettarono di non avere più un bambino. Un giorno Alessandro le propose di adottare un bimbo da un Casa dei Piccoli.
Valentina, però, amava così tanto il marito che, nonostante la proposta di divorzio, lha rifiutata. Avevano quasi trentanni e si sentivano ancora giovani. Alessandro iniziò a pensare a unaltra, ma Valentina lo convinse che non lavrebbe mai lasciato. Così, con un piano astuto, gli confessò di aver trovato un altro uomo e di non amarlo più. Alessandro non gli credette. La notte successiva Valentina non tornò a casa; al mattino, lodore di vino e di profumo maschile impregnava la stanza. Quando Alessandro le chiese cosa stesse succedendo, lei rispose solo: Ho un amante. E lui, ferito, accettò il divorzio.
Quando Marco, ormai un po più grande, chiamò Mamma! a Valentina, era già due mesi da quel divorzio. Si sentiva giù, sentiva la mancanza di Alessandro, ma la voce di quel ragazzino la colpì come un pugno.
Cosa ti è successo, tesoro? Ti sei perso? chiese Valentina con dolcezza.
Cerco la mia mamma e il mio papà. Mi hanno detto che sono in cielo, ma non ci credo, singhiozzò Marco.
Andiamo, vivo qui vicino. Ti offrirò dei pasticcini, ti va? rispose Valentina, prendendolo per mano.
Arrivati a casa, Marco divorò i pasticcini che Valentina aveva comprato lungo la strada, accompagnandoli con una tazza di tè al sambuco. Raccontò tutto: gli altri ragazzi più grandi gli rubavano i dolci, lo prendevano in giro e a volte lo colpivano. Valentina si commosse e gli chiese:
Vuoi che ti prenda con me? Vivremo insieme, e quando crescerai capirai tutto. Un giorno incontrerai i tuoi genitori, ma non è ancora il momento.
Marco annuì. Valentina telefonò allorfanotrofio, segnalò la scoperta, portò Marco lì, parlò con le educatrici per farle stare più attente ai bambini e cominciò a fargli visita ogni giorno. Non poteva adottarlo, perché aveva un lavoro, un appartamento a **Roma**, ma nessun marito. Nessuno dava in adozione a una donna sola.
Allora pensò a un matrimonio fasullo con il collega **Stefano**, appena divorziato, un po playboy ma molto competente. Gli avrebbe dato una carta di lavoro e lui, in cambio, le avrebbe fatto da finto marito. Stefano allinizio esitò, ma accettò a patto che Valentina gli pagasse. Lei era ancora innamorata di Alessandro e non si immaginava con nessun altro, ma accettò laccordo per il bene di Marco.
Il giorno dopo, Stefano preparò una cena a lume di candela. Valentina, vestita di rosso, accese le candele e aspettava. Quando suonò il campanello, aprì la porta con il cuore in gola e trovò davanti il suo ex marito, Alessandro.
Valentina, devo parlarti. Ti ho seguito per mesi, non ho mai visto nessuno entrare o uscire da casa tua, disse lui, occhi rossi.
In quel momento lascensore si aprì e ne uscì Stefano, con un mazzo di fiori e una bottiglia di spumante.
Ehi, Valentina, siamo qui
Alessandro arrossì, strinse i pugni, ma senza parole si voltò e scese rapidamente le scale. Valentina lo inseguì, ma lui saltò sul tram e sparì. Tornata a casa, pianse e cacciò via Stefano, mentre il suo cuore si lacrimava per Marco.
Due anni dopo, **Marco** era in piedi sulla linea dordine della sua classe prima, con un completo impeccabile e una camicia bianca, stringendo un grande mazzo di fiori per linsegnante. I suoi genitori, Valentina e Alessandro, lo accompagnavano, insieme alla sorellina **Margherita**, una bimba vivace che non smetteva di dondolare tra le braccia del papà. Valentina indossava il suo vestito a pois preferito, quello che Marco amava da bambino.
In realtà Stefano non era il cattivo che tutti dipingevano. Aveva parlato con Alessandro, spiegandogli tutta la faccenda. Il giorno dopo Alessandro si precipitò da Valentina, la portò al municipio e decisero di sposarsi di nuovo, così da poter portare Marco sotto la loro ala protettrice.
Da allora continuano a visitare lorfanotrofio, a portare regali e dolcetti ai bambini, e hanno accolto subito Margherita quando è arrivata lì.
Mamma, papà, prometto di studiare bene, sussurrò Marco guardando il cielo. Non si offendete se ho altri genitori ora. Li amo, ma sono solo temporanei finché non potrò rivedere i miei veri genitori.
Lui sapeva che i genitori erano morti in un incidente dauto, era stato al loro cimitero. La domenica andava alla scuola domenicale della parrocchia, dove capì davvero che il cielo esiste. Valentina, allinizio, non voleva accettare Alessandro, ma il destino lha costretta a risposarsi con lui. E così, tutti hanno trovato il loro lieto fine.
Un abbraccio, amico mio, e ci sentiamo presto!







