Casa mia, regole mieMentre la sera calava, decisi che la cucina sarebbe diventata il regno delle mie ricette segrete, senza compromessi.

Caro diario,

 Grazia Michelangela, sei di nuovo finita con i miei gnocchi di ricotta?! Alessandra sta in piedi al centro della cucina con la confezione vuota.
 Pensavo fossero per tutti comincio a giustificarmi, ma le parole mi escono goffe.

 Per tutti? Li ho comprati apposta per Valeria! È allergica a tutto il resto! esclama.

Domenico esce dalla stanza, il volto segnato dalla stanchezza del turno notturno.

 Mamma, quante volte ancora? Avevamo deciso la nostra mensola a sinistra! insiste.

La mensola a sinistra. Nel mio frigo, ora, ci sono le loro mensole e le nostre. Un anno e mezzo fa si sono trasferiti temporaneamente. Finché non troveremo un appartamento definitivo. Il temporaneo è diventato un incubo permanente.

 Nonna Grazia, dove è il mio zaino? cerca Max, correndo per lappartamento.

 Papà, non hai visto la mia bambola? Valeria tira il marito per la manica.

Vittorio si nasconde dietro il giornale sul balcone, lunico rifugio possibile dentro casa nostra.

 Basta! grida Alessandra improvvisamente. Non ce la faccio più! Domenico, ci trasferiamo o vado a casa di mia madre con i bambini!

 Dove trasferirci? ribatte il figlio.  Affittare per trenta euro? Abbiamo un mutuo per la macchina!

 Allora vendi la macchina!

 Sei impazzita? Andare al lavoro senza auto?

I bambini iniziano a piangere. Provo a calmarli, ma Alessandra strappa Valeria dalle mie braccia.

 Non serve! Ce la faremo da soli!

Mi reco nella mia camera da letto. Sento la porta dingresso sbattere Domenico è uscito. Poi il pianto dei piccoli, le grida di Alessandra.

Nella mia casa, nella nostra dimora, dove Vittorio e io abbiamo vissuto trenta anni.

La sera tutti fingono che nulla sia accaduto. Ceniamo in silenzio. I bambini sbattono i forchetti contro i piatti. Alessandra, con aria di sfida, non incrocia nemmeno lo sguardo di Domenico.

 Papà, passa il sale, per favore chiede il figlio.

Vittorio glielo porge in silenzio. Ultimamente è sempre più taciturno. È stanco dei litigi altrui tra le mura di casa nostra.

Dopo cena Domenico rimane in cucina.

 Mamma, scusa per questa mattina. Alessandra è solo nervosa.

 Capisco.

 No, non capisci! esplode.  Non capisci quanto sia difficile vivere da genitori per trentacinque anni! Sentirsi un fallimento!

 Figlio mio

 Non è il caso! So anche che per voi è dura, ma non abbiamo più dove andare!

Resto in silenzio. Cosa si può dire?

La notte non dormo. Sento Vittorio tornare dal dietro il muro. In salotto, che abbiamo dato ai giovani, Valeria piange. Alessandra la culla.

Al mattino mi sveglio per il frastuono. In cucina Max ha fatto cadere un piatto.

 Non è niente di grave dico, spazzando i frammenti.

 La mamma si arrabbierà sussurra il nipotino.

 Non glielo diremo.

Mi avvolge in un abbraccio. Piccolo, caldo, familiare. Per i miei nipoti sopporto tutto. Ma fino a quando?

Una settimana dopo Domenico torna a casa diverso. Pensieroso, ma non cupo.

 Mamma, papà, dobbiamo parlare.

Ci sediamo tutti e tre al tavolo. Alessandra mette a letto i bambini.

 Ho deciso. Prendo un mutuo, compro una casa.

 Cosa? il mio cuore si stringe.  Un mutuo? Figlio, sono cifre enormi!

 Mamma, non cè altra via. Stiamo impazzendo tutti.

 Ma pagheremo ventanni! interviene per la prima volta da tanto tempo Vittorio, alzando la voce.

 Pagherò. Ho trovato unopzione in Via del Borgo. Piccola, ma è nostra.

 In Via del Borgo? chiedo, sorpreso.

 Sì. Così potete vedere i nipoti. E noi se avete bisogno di aiuto.

Guardo il mio figlio. Quando è diventato quelluomo che un tempo non riusciva nemmeno a trovare le calze?

 Alessandra lo sa già?

 Non ancora. Prima volevo parlare con voi.

Vittorio si alza, palmando Domenico sulla spalla.

 Scelta giusta. Un uomo dovrebbe avere una casa sua.

Domenico espira, forse temendo la nostra reazione.

Quella sera chiacchiera con Alessandra. Sento le sue lacrimesono di gioia o di paura, non lo so.

Il mutuo, le ricerche, le ansie, tutto avvolto in una nebbia. Alessandra è agitata, tra entusiasmo e panico.

 Grazia Michelangela, e se non riuscissimo a sostenere il peso? E se licenziano Domenico?

 Ce la farete. Siete giovani, forti.

 Ma ventanni!

 Almeno è vostro.

Il giorno del trasloco. I traslocatori scaricano le cose. I bambini corrono tra le case: il nostro è a cinque minuti a piedi, su Via del Borgo.

 Nonna Grazia, ora ho la mia stanza! Valeria mi trascina a guardare.

Una minuscola stanza sotto il tetto. Ma è sua.

 Che meraviglia! Sistemate tuttosarà quasi un palazzo!

La sera, al nuovo alloggio, lambiente è ristretto, ma diverso. Alessandra ride, Domenico scherza. I bambini mostrano i loro giocattoli.

 Mamma, scusaci per questi un anno e mezzo dice il figlio allimprovviso.

 Ma no! Siamo una famiglia!

 Proprio. Ma la famiglia può vivere anche separata.

Vittorio solleva il bicchiere.

 Ai nostri nuovi tetti! E al fatto di poterci fare visita!

Aspettiamo sempre. Alessandra mi stringe.

 Grazie per averci sopportato.

 È stato un piacere!

Aveva ragione, sopportare era stato il nostro vero atto damore.

La prima notte nella casa vuota era silenziosa, stranamente silenziosa.

 Vittorio, senti? sussurro.

 Cosa?

 Tutto è così quieto.

Lui ride.

 Finalmente!

Al mattino mi sveglio senza rumori di piatti che si infrangono. Posso bere il caffè e leggere le notizie.

Suona il campanello.

 Nonna Grazia, posso entrare? Massimo, con la borsa.

 Certo! E la mamma lo sa?

 Ha detto: Vai a casa della nonna a fare i compiti, lì è più tranquillo.

Così i nipoti iniziano a venire a trovarci, non a vivere sopra i nostri tetti.

Ci sediamo a tavola, aiuto con la matematica. Unora dopo arriva Valeria.

 Nonna Grazia, la mamma sta preparando le crêpes! Vi portiamo anche il nonno!

Andiamo da loro. Alessandra è al fornello, sorridente.

 Ho deciso di fare una sorpresa! Le prime crêpes nella nuova casa!

Siamo tutti intorno al loro piccolo tavolo. Stretti, ma accoglienti. E sappiamo che dopo torneremo ognuno nelle proprie case.

 Grazia Michelangela, possiamo far venire i bambini nel weekend? chiede Alessandra.  Domenico e io vogliamo andare in città a vedere i nuovi rivestimenti.

 Certo, con piacere!

È vero, è un piacere. Ora non è più un dovere, ma un piacere.

Un mese dopo, Domenico ritorna da lavoro.

 Mamma, posso prendere la scala? Devo sistemare la tendina.

 Prendila! È nel ripostiglio.

Vittorio lo aiuta. Rientra soddisfatto.

 Bravi! State sistemando tutto!

Alessandra porta una torta.

 Lho fatta con la tua ricetta! Prova!

Assaggio, è buona. La lodo. Lei sorride, fiorita.

 Sapete, non cucinavo mai. Ora ho la mia cucina, le mie regole!

La parola chiave è mie.

Di sera suona il telefono di una amica.

 Grazia, ti va di prendere un caffè da me domani?

 Volentieri!

E non mi preoccupo di disturbare la nuora o i rumori dei bambini. La mia casa è per gli ospiti.

Domenico sta cambiando. Prima lamentoso, ora è il capo di casa: ripara il tetto, ridipinge il recinto, coltiva il orto.

 Piantarò dei pomodori! Saranno i miei!

Alessandra è più serena. Vieni a trovarci senza difese, solo chiacchiere.

 Grazia Michelangela, mi insegni le tue polpette? chiede Domenico, sempre affamato.

Le mostro, mentre cuciniamo nella mia cucina, dove ora sono la padrona di casa.

I bambini corrono tra le case. Dopo la scuola passano da noi, fanno i compiti, poi tornano a casa. Nei fine settimana a volte dormono qui, a volte i genitori li chiamano.

 Nonna, possiamo guardare i cartoni? chiede Massimo abbracciandomi.

 Certo! Quali volete!

Non penso che ad Alessandra dispiacerà. La mia casa, le mie regole, i miei nipotini in visita.

Un giorno Alessandra arriva in lacrime.

 Mamma! per la prima volta mi chiama mamma.  Domenico è caduto dalle scale! Credo si sia rotto una gamba!

Corriamo. Vittorio chiama lambulanza. Io resto con i bambini. Alessandra si dirige allospedale.

Tornano la sera: Domenico su una barella, gamba ingessata.

 È rotto dice il medico, con tono serio.  Almeno un mese di riposo.

 Niente! Limportante è che sia vivo!

Le settimane successive sono dure. Domenico non può lavorare, i soldi scarseggiano. Il mutuo incombe.

 Forse dovremmo tornare indietro? propone timidamente Alessandra.

 No! rifiuta Domenico, determinato.  Resisteremo!

E così facciamo. Lo aiutiamo con i generi alimentari, i bambini, ma rimangono nella loro casa.

 Sai, dice un giorno Alessandra, anche in questa situazione è meglio per noi. È la nostra casa, il nostro spazio.

Ha ragione, mille volte ha ragione.

Domenico guarisce, torna al lavoro. Porta la prima paga a casa.

 Mamma, è per te, per il tuo aiuto.

 Non serve, figlio mio! È il mutuo!

 Prendilo. Mi sentirò più sereno.

Lo prendo. Capisco che per lui è importante sentirsi uomo capace di aiutare i genitori.

Un anno dopo, siamo al compleanno di Valeria. La casa è ormai abitata, accogliente. Lorto ha dato il primo raccolto.

 I miei pomodori! proclama Domenico, orgoglioso.

Ridiamo. Sono piccoli, un po storti, ma sono nostri.

 Sapete dice Alessandra sono felice. Il mutuo è pesante, a volte è una lotta, ma è il nostro.

 E noi siamo felici aggiungo.  Vivete vicino, ma non sotto lo stesso tetto.

 A questo brindiamo! propone Vittorio.

Beviamo, brindando a una casa propria, a vicinanze a distanza, a capire che amare non significa vivere tutti sotto lo stesso tetto.

La sera torniamo alla nostra casa. Silenziosa, tranquilla.

 Stanno bene i bambini dice Vittorio.

 Sì, ma a casa nostra è meglio.

 È vero.

Ci addormentiamo nella nostra camera. Domani i nipoti arriveranno per i compiti, le crêpes, le partite a scacchi con il nonno, e poi torneranno a casa.

E questo è bello. È la vera famiglia: vicina, ma rispettosa dei propri spazi.

Domenico aveva ragione. Non potevamo trovare una soluzione migliore.

 Metti un like e lascia un commento mi dico, mentre chiudo il diario.

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Casa mia, regole mieMentre la sera calava, decisi che la cucina sarebbe diventata il regno delle mie ricette segrete, senza compromessi.
Una donna chiede a un passante di tenerle il bambino e la borsa alla stazione, ma poi scompare: dentro la borsa ci sono soldi e una lettera.