Il suo dolore

Il suo dolore

Lella, dai, restiamo ancora fuori un po, è presto! Paolo la guardò negli occhi, poi la tirò a sé con un abbraccio un po impacciato. Sotto il cappotto troppo grande, Lella sembrava ancora più minuta, quasi una bambina: magrolina, bassa. Basterebbe metterle le trecce e la gonna plissettata, e sembrerebbe una studentessa delle medie. Il freddo le aveva arrossato il nasino e le aveva acceso sulle guance due rotonde mele rosse. Lella si sentiva sia accaldata che scossa da un brivido; avrebbe voluto stringersi ancora di più a Paolo, senza lasciarlo mai andare, temendo che potesse sfuggirle. Ma non poteva. La aspettavano a casa

No, è tardi. Devo aiutare la mamma a fare il bagnetto a Saverio. Pa, lasciami Lella si divincolò piano, voleva scostarsi da lui, ma poi si arrese, appoggiando la testa sulla spalla di Paolo con un sospiro.

Dai, ancora un attimo! Vuoi che andiamo al cinema? Finiamo per tempo! Dai, su!

Il cinema era dietro langolo; se si camminava spediti, forse avrebbero fatto in tempo a prendere i biglietti! Paolo sapeva che probabilmente era già tutto esaurito, e che al cinema con Lella non ci sarebbero entrati, ma almeno avrebbe avuto quei dieci minuti ancora con lei.

No, non posso. Pa! Dai, Paolo! Lella rialzò la testa, offrì la sua faccina ai baci di lui, poi lo spinse via di colpo, si fece tutta rigida. Mamma mi guarda dalla finestra. Ora si arrabbia. Vado, Paolino! Devo proprio!

Ti accompagno! si precipitò lui dietro di lei, ma Lella gli fece cenno di no.

La signora Ilaria, madre di Lella, non aveva mai avuto simpatia per Paolo; pensava che avesse in testa solo una cosa, quella, la più vergognosa e bassa. E Lella, secondo lei, era ingenua, si lasciava conquistare da quei corteggiamenti sciocchi.

Appena Paolo appariva vicino a casa loro, Ilaria cominciava a rimproverare la figlia, minacciava che se lavesse visto ancora a meno di un metro, «avrebbe visto lei cosa gli avrebbe fatto!». Paolo però sorrideva ironico:

Quando lo saprete, allora fatemi pure paura! Adesso lasciate perdere! e se ne andava a passi svagati, fischiettando una canzone allegra.

Lella spinse la porta pesante dellandrone, entrando nel buio che profumava di muffa, panni bagnati e intonaco umido.

Lella! al primo piano si aprì una porta rivestita di finta pelle, un rettangolo di luce tagliò la scala avvolgendo la sagoma della madre. Lella strizzò gli occhi. Ma quanto dovevo aspettarti? Hai visto lora? Saverio deve lavarsi, io ho la schiena a pezzi, lo sai! Ilaria guardava la figlia che saliva veloce. Lella sgattaiolò dentro casa, si tolse il cappotto e le scarpe. Sempre con quel tuo Paolo? Che ragazzina che sei! Pensate solo a una cosa tutti e due! E il cervello, dovè? Che fai, rimani così? A guardarti allo specchio? Ti vedi le guance accese come due pomodori! E tu sei ancora a scuola, non puoi uscire con quei ragazzi

Lella si guardò per un attimo ancora il viso acceso dai baci di Paolo, poi andò silenziosa in camera, dove Saverio, il fratellino, giocava nel box di legno tra i peluche. Appena vide sua sorella, allungò le braccia, ridendo.

Lava tuo fratello! Lella! Vai a lavare Saverio. È ora di cena! Lella! urlò la madre dietro di lei.

Lella avrebbe voluto rispondere qualcosa, ma cambiò idea. Si infilò il grembiule, prese Saverio in braccio e lo portò nel bagno.

Riempì la vasca e dopo aver controllato che lacqua non fosse troppo calda, mise il bambino a mollo e si sedette accanto. Gli passava i giochi, Saverio li lanciava e rideva, tirava i capelli a Lella che era distratta e non guardava nemmeno.

Non mi toccare! sibilò allimprovviso Lella. Se mi tiri ancora ti do uno schiaffo, capito?!

Saverio la fissò, occhi azzurri e ciglia lunghe come quelle del padre, incuriosito, senza capire perché quella ragazza non gioisse come lui per il gioco e la vita.

Ma lei, da tanto ormai, non era più capace di essere felice. Da una vita intera, sembrava.

La sua «eternità» era iniziata il giorno in cui morì il papà.

Era luglio, faceva caldo e Lella era a casa, sdraiata sul letto ad ascoltare dischi. Chi ascoltava? Forse Mina Con gli occhi chiusi, immaginava di camminare per strada e di incontrarla, e lei si sarebbe subito innamorata di lei, invitandola a uscire, Lella avrebbe arrossito I sogni furono interrotti dal telefono. Così cominciò la sua eternità.

Lella, rispondi tu! Ho le mani impastate! urlava la madre dalla cucina. Lella si avvicinò al telefono con la rotella lucida e numeri neri. Papà aveva costruito lui quella mensolina Tutto era suo.

Pronto, disse sbadigliando allo specchio, si, è la casa dei Niccolini, chi parla? Cosa non finì la frase: la ragazza riflessa nello specchio impallidì, la bocca spalancata, i denti storti. Cosa Cosa balbettavano le sue labbra ormai bianche. Cosa

La cornetta del telefono le sfuggì, penzolando dal filo a molla iniziò a dondolare urtando il muro. Lella guardava senza capire cosa dovesse fare adesso. Quellimmagine nello specchio la spaventava, sembrava uscita dallinferno. Il dolore non è mai bello: deturpa, perchè porta via tutto ciò che era buono prima

Lella, chi era? Zia Maria? Dille che richiamo si affacciò Ilaria dalla cucina, le mani impastate di farina, anche sul viso, sul collo. Poi quella farina sembrava esserle finita ovunque soffocante, negli angoli del naso, che non ti lascia respirare, bianca come le labbra di Lella. Ilaria sentì la voce rotta della figlia, si abbracciò la pancia, scivolando lungo la parete fino a sedersi su una sedia, lasciando strisce bianche sinistre sui muri. Come farà adesso, Lella? Come? ripeteva, poi gemette e si piegò in due.

Arrivarono i medici, portarono Ilaria via in ambulanza e Lella rimase con ciò che era successo. Fu allora che cominciò ad arrabbiarsi con la madre. Per lei era facile: in ospedale, le vietavano di agitarsi, di emozionarsi, nulla, nulla, nulla E a Lella invece era tutto permesso? Tutti si preoccupavano per la madre, e per Lella chi si preoccupava? Chi? Zia Maria, che pensava solo a cucinare e comprare vino, perché papà aveva tanti amici da onorare.

Sì, Zia Maria diceva proprio così: «onorare», come se papà avesse fatto un torto e fossero tutti arrabbiati con lui, e toccasse a lei farlo perdonare da tutti.

Salumi, olive, mortadella tagliata sottile, insalata e vitello tonnato Lella ricorda ancora oggi quellodore disgustoso, un misto di aglio, cipolla e brodo.

Lella, aiuti anche tu? si affacciava la zia con le mani ruvide sulla maglia della nipote.

Lasciami stare! Lasciatemi tutti! Non voglio tagliare niente, capito?! Unaltra festa da voi? Vino, stuzzichini, saladini, affettati? «Lella, corri al negozio che manca il liquore, a papà piaceva il limoncello e non ce labbiamo!» imitava piangendo la zia. Andate voi, io vi odio! Vi odio! Papà è morto, mi ha lasciata, la mamma nascosta in ospedale a coccolare il suo bambino, va bene così? E io qui, da sola con il mio dolore, Zia Maria! E

Lella, piccola, ma come da sola? provò ad abbracciarla Maria, ma la ragazza si divincolò, colpendola involontariamente. Tu sei con noi. La mamma tornerà presto, ha paura che il bambino muoia. Aiutala, ti prego?

Maria avrebbe voluto consolare Lella, dirle che qualcuno avrebbe aiutato lei, che sarebbe andata meglio, ma non ci riusciva. Ilaria in ospedale non era più la stessa, tra dolore e paura. Anche Maria doveva tornare a lavorare, il permesso era solo per il funerale; bisognava che Lella si facesse forza

Io non vi aiuto! E quel bambino non lo voglio! Papà voleva lui, ora non cè più, quindi anche il bambino non serve! Vai via! Senti, vai via! Lella piangeva, si buttò sul letto e si coprì.

Maria chiuse gli occhi e pianse anche lei, uscì piano in cucina

Ilaria ricordava poco di quei giorni in ospedale; era come se vivesse tutto in sogno, tra medicine, voci, visi sconosciuti, la voce del dottore che le diceva di reagire.

Ma lei non voleva. Che morisse quel bambino Che importava? Federico non cera più, come poteva crescere il piccolo da sola?! Non ce la farebbe mai! Mai

La figura di casa, il sostegno, il giudice di tutto era Federico. Ilaria si era sempre rifugiata dietro di lui, tirando fuori appena la testa per vedere quanto tutto fosse bello, il presente e il futuro sereno.

Quando era nata Lella, in pieno inverno, la neve aveva bloccato tutto e Federico la portò in braccio fino allospedale. Sempre lui la salvava, la proteggeva E ora?

Ma da dove siete sbucati voi, Ilaria? le disse un mattino il dottore. Il bambino è il vostro futuro. È per lui che vivrete e gli racconterete tutto del padre. Volete che muoia, adesso? Se volete, lo facciamo morire. Perché mi stringete la mano allora? sbottò il medico, sgridando linfermiera che aveva tentato di fermarlo. Si dà la colpa allo stress, succede! Niente più bambino. Non serve, non lo volete. Bevete il vostro dolore. Forza, in sala operatoria! Aborto e basta. Un morto ce nè già, ne facciamo due!

Il dottore ormai esasperato non sapeva più come scuotere Ilaria. Lei non pensava minimamente a chi aveva dentro.

Ilaria si risvegliò solo entrando in sala operatoria, guardata stupita dai medici in camice, coi piedi scalzi nella camicia da notte, con la pancia protesa tra le mani e gli occhi spalancati sul tavolo operatorio immacolato. Tutto azzurro, sembrava una nuvola, la pace perfetta dove subito si dimenticano tutti i guai.

Deve partorire? Un cesareo? chiese confusa uninfermiera appena rientrata da una pausa sigaretta.

No No, è troppo presto. Mi sono sbagliata. Scusatemi! Voglio che il bambino viva, che nasca, va bene? domandò Ilaria allinfermiera. Va bene?

Ma certo. Su, torna a letto, piccola. Ti gira la testa? Micio, accompagna tu la signora! chiamò la donna il portantino, un uomo dal viso arrossato.

Michele afferrò il braccio di Ilaria, odorava ancora di vino; una volta lavrebbe fatta star male, ora addirittura la confortava. A volte anche Federico profumava così, perciò era come se fosse ancora suo marito vicino a lei e al bambino

A un mese dal parto, nacque Saverio, un bimbo paffutello tutto simile al padre.

A Lella, poco vogliosa, toccò prenderlo in braccio al momento della dimissione. Niente fiori, né cioccolatini per le infermiere Maria aveva lasciato dei soldi a Lella per ciò che servisse, ma lei non li aveva voluti usare.

Che feste volete fare? Sono solo passati quaranta giorni dalla morte di papà e voi volete festeggiare sbottò, nascondendo i soldi di zia.

È sconveniente, Lella, come si fa? sussurrava Ilaria timidamente.

Bisogna farci labitudine. Prendiamo il tram? scrollò le spalle Lella. Il fratellino piangeva in braccio e la ragazza fece una smorfia.

Dammelo, vado io. Si, prendiamo il tram. Andiamo, piccola Ilaria prese il figlio con cautela.

Lella non sbirciò nemmeno il volto del fratello, né sorrise, né baciò la madre. Per lei era solo dolore, il suo dolore, nessuno glielo doveva toccare!..

La mattina andava a scuola, passava il pomeriggio per strada, gironzolava con Paolo, rincasava tardi, mangiava e si infilava subito a letto. Aveva bisogno di stare sola con il suo dolore! E guai a disturbarla con il neonato!

Senti! sbottò una sera Ilaria stremata. Dovresti aiutare anche tu! Mangiare vi piace a tutti, ma la spesa, la cena, tutto tocca a me?! Non sono di ferro, Lella. Vorrei dormire, Saverio ha sempre il mal di pancia e

Beh, nessuno ti ha obbligato a farlo nascere, no?! scattò la ragazza, posando il piatto. Mi rinfacci il pane? Te lo restituirò, centesimo per centesimo! Anchio devo studiare, la maturità è alle porte e non dormo nemmeno io, con Saverio che piange.

Mio? Lella, è nostro! scosse la testa la madre. È tuo fratello. A questa età tutti i bambini piangono

Sono stanca anchio! Se ci fosse papà, non ti avrebbe lasciato trattarmi così! Non lo avrebbe permesso! Tu non lo hai mai amato davvero! Solo te stessa hai amato

E di nuovo lacrime, Lella piangeva da sola in stanza, Ilaria cullava Saverio in cucina, trattenendo il pianto. Lamore per Federico le spezzava ancora il cuore. Lella non poteva capire, era giovane, non aveva mai amato in quel modo Ma un giorno avrebbe capito.

La pazienza di Ilaria finì in primavera, durante gli esami. Saverio era spesso malato, Ilaria era sempre più stanca e Lella si rifiutava ancora di aiutare, dicendo di dover studiare. A quel punto, Ilaria perse la testa.

Dove stai tutto il giorno? Quali esami prepari la notte? Esci con chi? Ti chiudi nei vicoli? Guarda che ti toccherà portarmi un nipote, non so che ti faccio!

Hai partorito anche tu, no? sussurrò Lella, appendendo il cappotto.

Cosa hai detto? Io con tuo padre mi sono sposata prima! Cosi stanno le cose, nelle famiglie serie, Lella! Hai comprato il pane?

Eccoti il pane. Tieni! la ragazza gettò la busta a terra. E fu allora che Ilaria la schiaffeggiò, senza nemmeno capire come le fosse successo.

Lella scoppiò a piangere e si chiuse in camera.

Non si parlarono per una settimana. Poi sembrò che Lella si sciogliesse, iniziò ad aiutare un po con il fratello, mentre la madre andava a fare la spesa o dal parrucchiere.

Ilaria era felice: pensava che Lella finalmente fosse guarita, che avessero di nuovo la loro armonia, e che Lella avrebbe amato Saverio.

Ma era solo unillusione. Paolo le aveva dichiarato il suo amore, aveva promesso che appena lei fosse uscita da scuola si sarebbero sposati. Così Lella aveva trovato qualcuno pronto a prendersi cura di lei come suo padre aveva sempre fatto

Mi costringe a stare con quel bambino, non ce la faccio! piangeva Lella sulla spalla di Paolo. Quel giorno sarebbero tornati tardi: Paolo laveva portata al cinema, aveva preso i biglietti in ultima fila. La gente li guardava e li zittiva.

Ma Lella, è tuo fratello! Devi aiutare anche la mamma: è famiglia le sussurrava Paolo.

Lui era cresciuto con la nonna, quasi senza famiglia. Ma la desiderava tanto quella famiglia: bambini, moglie, odore di dolci in casa. Ogni domenica la nonna sfornava ciambelloni o panini dolci alla cannella; sono questi i ricordi delle feste. La nonna era morta da tre anni, Paolo viveva solo e sognava la sua casa tutta sua

Sto male, Pa, capisci? Da quando è morto papà nessuno né mamma, né zia Maria mi ha consolata davvero. Tutti a pensare per sé! Zia pensava al vino, mamma alla sua pancia. E piangevano tutte e due, ma io sono quella che ha perso papà! Abbracciami, ti prego…

E lui la abbracciava. Paolo non sapeva bene la differenza tra pena e amore, ma non gli interessava. Aveva deciso che Lella sarebbe diventata la sua famiglia. A casa loro ci sarebbero state le tende fiorite, la tovaglia a quadretti come dalla nonna, la pianta di geranio sul davanzale, una fila di elefantini di ceramica sulla mensola, e tutti i giorni fiori freschi per Lella. E sarebbe stata lei a infornare ciambelle, panini, dolci Le donne sono la forza della casa!

Bastava aspettare il diploma

Con fatica Lella si diplomò. Allultimo giorno di scuola era tra le ragazze più belle: la madre le aveva cucito un abito elegante, laveva portata dal parrucchiere, e persino concesso un po di trucco.

Sei bellissima, Lella mia! sussurrava Ilaria in lacrime, mentre alla figlia consegnavano il diploma. Nessuna menzione donore, ma era già molto: ora Lella era grande.

Anche Paolo venne a congratularsi, aveva persino stirato la giacca e chiesto un prestito di cravatta a un amico.

Fu allora che Ilaria vide come lui stringeva Lella, come lei rideva, si lasciava baciare e, imbarazzata, offriva le labbra a Paolo

Ilaria avrebbe voluto cacciarlo, ma Saverio in braccio piangeva, così dovette lasciare tutto.

Lella, vedendo che la madre non cera, sorrise di bordo: Meglio così, che coccoli il suo bambino, io ora sono libera di fare come mi pare! Ora sono adulta

Tornò a casa alle prime luci; Ilaria dormiva su una sedia, accanto al lettino di Saverio. La ragazza cercò di entrare di soppiatto in camera, ma urtò il secchio in corridoio facendolo cadere con rumore.

Lella! Ilaria si svegliò di colpo. Lella, doveri?! Non si fa così! E tutte le tue amiche sono già a casa, lo so perché ho chiesto

Cosa? Hai girato casa per casa? Mi hai fatto fare brutta figura! sibilò Lella, gettando il diploma sul tavolo. Hai chiesto pure agli altri? Non ti vergogni?

Ilaria avrebbe voluto rispondere, ma gli mancò la voce, sollevò appena le spalle.

E poi, per cosa mi lamenti? disse piano, Cosa ti ho fatto, davvero? Lella, io ti amo, e tu così Scusa, non volevo farti vergognare, mi sono solo preoccupata. Sei bellissima Cercò di sfiorarle la schiena, accarezzarle i capelli sottili, ma Lella si scostò, ironica.

E allora, mamma, tu ti sei dimenticata di me. Da quando è nato Saverio, pensi solo a lui! Hai dimenticato papà, e invece io, io piango ancora per lui. Tu hai sempre pensato solo a te stessa. Prima il pane lo comprava lui, ora tocca a me, la casa la sistemava lui, ora io! Tu sei solo la giovane mamma! Lella rise acidamente.

Lella, ragiona! Non posso fare tutto sola! Tu aiuti me, io aiuto te disse Ilaria, sorpresa.

Aiuti me? A parte questo vestito Basta, mamma. Io sposo Paolo. Lui farà tutto per me, mi amerà e mi coccolerà. Occupati tu di Saverio. Oggi andiamo a fare le pubblicazioni.

Che? rimase di stucco Ilaria.

Le pubblicazioni! Lasciami dormire.

Lella si chiuse in camera a chiave. Saverio si svegliò, Ilaria andò a preparargli la pappa. E ora come avrebbe fatto a pensare che Lella sarebbe stata la moglie di qualcuno

Un matrimonio modesto, pochi ospiti, solo i più intimi. Festeggiarono in una trattoria. Al tavolo lungo, Ilaria, arrossita dal vino, Lella pallida e nervosa, Paolo agitato con le mani che tremavano, il suo amico Denis, chiacchierone con la chitarra

Lella ricordava tutto come in un sogno. Le mancava il respiro, voleva solo andarsene a dormire con la finestra aperta e il vento in faccia.

Paolo aveva un piccolo appartamento, ma almeno lì non cerano né Saverio né la madre triste. Solo Paolo e Lella. Lui la carezzava, scaldandole le mani fredde, le sussurrava il suo amore; lei ascoltava, senza parlare, colma delle sue parole

Torniamo a casa sussurrò Lella, prendendo Paolo per mano. Sono stanca, andiamo.

Lui accettò volentieri. Salutarono tutti, raccolsero i fiori, presero un taxi. Ilaria continuava a fissare la figlia: cosa era successo tra loro? Cosera andato storto? Perché Lella la allontanava così?

Vuole che laccompagni? domandò Denis.

No, grazie. Ce la faccio. Ilaria salutò tutti ed andò. A casa la aspettava Saverio.

Non ce labbia con Paolo! la rincorse Denis. È un bravissimo ragazzo!

Ilaria sorrise:

E allora perché guasta la vita a mia figlia? Lei non lavora, ha solo il diploma, adesso non si iscriverà mai alluniversità, si perderà dietro la famiglia. E Paolo non è poi così adulto da prendersi questa responsabilità. Non ce la farà!

Offende, Signora! Vedrà che lui può tutto. È una persona doro!

Lella, appena sposata, smise quasi del tutto di vedere madre e fratello. Era Ilaria ad andare da loro, portando le sue cose, ma la figlia la cacciava via.

Mamma! Basta venire qui! Sembri una guardiana! Noi stiamo bene, capito? sibilava Lella, riempiendo la dispensa. Paolo pensa a tutto.

Sì, ma cucinare ci vuole qualcuno! Lella, ma non puoi stare sempre a letto! Almeno lessa due patate! scuoteva la testa Ilaria.

Faccio quello che voglio. Vai via! replicava seccata Lella.

La porta dingresso si richiudeva, Paolo tornava dal lavoro diretto in cucina.

Buonasera, Ilaria. Che piacere che sia venuta. Torta? E Saverio? Non lha portato? cercò con lo sguardo il ragazzino. Forse il sogno di Paolo era realtà: ecco una famiglia. Tutti in cucina, lui, la moglie, la suocera, il fratellino, a bere tè mentre gli elefantini sulla mensola sembrano camminare verso la felicità.

Lho lasciato da unamica. Che fa qui, in mezzo? sorrise Ilaria, colpita dal fatto che Paolo chiedesse del piccolo. Lella invece non ci faceva mai caso.

Ma dai, non dà fastidio! Su, metto il bollitore, voi fece Paolo. Lella, tira fuori le tazze!

Fischiettava mentre scaldava lacqua, felice, poi si fermò sentendo Lella dire:

Mamma andrà via ora. Non resta per il tè.

Paolo avrebbe voluto protestare, ma Ilaria scosse la testa.

Vado via, Paolo, grazie. Ho portato dei cannelloni, gustateveli, disse nellingresso mentre Paolo la aiutava col cappotto.

Resti ancora Non sta bene

Va tutto bene. Lella non è dellumore. Vado.

Appena la madre uscì, Lella corse dal marito in lacrime.

E ora cosa piangi? Paolo, deglutendo, le asciugò le guance.

Non lo so Ho paura. Mi aiuterai vero? Mi proteggerai anche se sarà dura. Ce la farai? sussurrò, con occhi grandi e tristi.

E lui la consolava. Le massaggiava le gambe, le portava da bere di notte, faceva le pulizie, la portava a passeggio, la viziava con la frutta, mangiava fuori per non disturbare Lella che non cucinava. Se provava a rimproverarla, lei si offendeva, rammentandogli il suo dolore. Anche Ilaria veniva con i contenitori di cibo, ma aveva già troppo da fare con Saverio.

Non te la prendere con lei, Paolo, diceva ormai spesso Ilaria al genero. Ho cresciuto Lella viziandola, temo di non averle insegnato niente. Sempre pensavo, lo farò più avanti Federico la proteggeva troppo, se combinava guai non potevo nemmeno rimproverarla. Scusami

Ma figurarsi, Ilaria! Tutto bene! Avremo un bambino, saremo una famiglia Lella imparerà tutto, sono sicuro! scuoteva la testa Paolo.

Ilaria capiva quanto Paolo desiderasse una vera famiglia

Lella sembrava patire (o godeva di quella sofferenza), tra nausea, debolezza, stanchezza Paolo sempre accanto, premuroso. Se lo chiamava, correva subito a coccolarla. La amava davvero! E la mamma Beh, ormai faceva parte di un altro tempo.

Presto Paolo iniziò a pensare a dove avrebbe dormito il bambino, comprò giocattoli e vestitini usati. I vicini offrirono un passeggino vecchio. Paolo accettò subito.

Lella, appena vide quellantico affare sbiadito, scoppiò in lacrime. Paolo, che aggiustava una ruota, si alzò spaventato.

Che succede? Hai male? Cosa? le corse dietro.

Ma Lella scuoteva la testa, piangeva, tremando. Non le piaceva il passeggino, lidea stessa di tutto questo. Paolo pensava solo al bambino! E lei, Lella, era come rimasta in disparte.

Non sono unincubatrice, Paolo! Sono una persona! Prova tu a stare mesi con la pancia! Non vi importa niente voi di me! Non lo voglio, capisci? Non lo voglio. Lo partorirò e lo lascerò. Perché è tutto storto!

Sbatté il piede e Paolo ricominciò a coccolarla: le offrì dolci, la mise a letto, massaggiandole le gambe. Lui era ancora tutto suo. E non lo avrebbe mai diviso con un bambino! La mamma la doveva dividere con Saverio, Paolo era solo per lei!..

Lella partorì una bambina sana. Tutto andò bene, doveva solo aspettare di uscire dallospedale! Paolo piangeva e rideva, di gioia, a casa di Ilaria, abbracciava Saverio ridendo. Il piccolo si lasciava, come se volesse capire lui, Paolo.

Come la chiamerete? Lascia stare Saverio, hai le tue da accudire! Ilaria sorrideva. Il nome chi lo decide?

Lo fa Lella. Non so cosa le piaccia! Lella mia borbottava Paolo, sentendosi luomo più felice del mondo: lui, Lella, la sua bambina. Avrebbe fatto di tutto per loro. E cerano Ilaria, Saverio, Denis e tutti gli altri. Tutti dovevano sapere che Paolo era il più felice sulla terra!

Lella fissava la sua bimba attaccata al seno; tutto era sgradevole in lei i mugolii, il modo ingordo in cui succhiava, il fatto che nemmeno reggesse la testa. Anche Saverio era stato così, ma allora cera la mamma; stavolta doveva pensarci lei. O no? Rifiutarsi? Dire a Paolo che la bambina era morta? No I medici gli avrebbero detto la verità. E Paolo non avrebbe mai accettato di firmare quei fogli. Eh

Per portare a casa la piccola Tanina, ci furono fiori, dolci per le infermiere, ma la festa finì subito una volta a casa.

Lella scacciò la madre, voleva riposare con Paolo, ma Tanina piangeva sempre. Paolo la cullava, pregava Lella di allattarla, voleva chiamare il medico perché la bimba urlava senza sosta.

Tutti i neonati piangono, è normale. Fagli fare i polmoni! Cambiale il pannolino, papà! rise Lella. Ma prima scaldami il brodo. Ho fame, Pa.

Ma Paolo stavolta non corse in cucina, non scaldò la zuppa fresca per la moglie, non le portò il pane. Era vicino solo a Tanina, il batuffolo rosso, senza denti, irritante.

Tornò Ilaria, Paolo con le mani tremanti lavò la figlia per la prima volta, lavvolsero. Ilaria diceva mille cose, Paolo prendeva appunti. Lella aspettava il suo brodo. Inutilmente.

Anche la notte Paolo restava accanto alla culla. Lella cercò di stringerlo, lui si scostò.

Non ora, Lella. Tanina non sta bene. Allattala, fu tutto ciò che rispose.

Lella sorrise amaramente. Ecco tutto lamore

Per quanti sforzi facesse per attirare lattenzione di Paolo, Tanina vinceva sempre

Dopo un mese, Lella partì. Mise in valigia le sue cose e se ne andò da unamica in unaltra città. Non lasciò nessun biglietto né indirizzo.

Paolo si presentò sconsolato alla porta di Ilaria, col passeggino, salì al terzo piano e suonò il campanello. Quando Ilaria aprì, sospirò affranto

Trasferitevi da me, propose quasi incredula Ilaria, riprendendosi. Così è meglio per tutti. Avrete una stanza, noi unaltra con Saverio. Ci arrangeremo in qualche modo. Scusami, Paolo. È tutta colpa mia, forse

Paolo non sapeva e non voleva capire di chi fosse la colpa. Era inutile. Ora pensava solo a come un giorno avrebbe spiegato a Tanina perché la mamma era andata via

Dopo due anni, Lella si fece viva, disse di voler il divorzio, che di Tanina non le importava, che avrebbe sposato un uomo buono, ma figli mai più.

Gesù, Lella, ma che dici?! esclamò Ilaria.

Che cè, mamma? Speravi che tornassi e vivessimo tutti felici? prese in mano uno degli elefantini. Paolo aveva portato anche quelli lì, attaccati alla parete. Ma quale felicità con voi? Là mi vogliono bene, contano su di me. Qui ero solo una mucca da latte. Ops! lasciò cadere lelefantino, rompendone il naso. Pazienza, porta fortuna! Ora vado dalla mia amica.

Non vuoi vedere almeno Tanina? Stanno tornando dal parco adesso. Aspetta, beviamo un tè, vuoi? provò ad abbracciarla Ilaria, ma lei si tirò indietro.

Non le serviva più la pietà della madre. Era troppo tardi!

E non provava pena per la mamma. Piange? È difficile crescere due figli? Beh, difficile è per tutti! Se non le va, può mandare Saverio in collegio!

Lella uscì sbattendo la porta

La sera del tribunale, Ilaria temeva persino di rivolgere la parola a Paolo. Tutto era andato a rotoli per lui, solo Tanina lo consolava. E adesso? Avrebbe cominciato a bere?

Pa, mi raccomando, non bere, ti prego! Mio marito è morto per alcool adulterato, non lhanno salvato. Paolino, ti prego pianse coprendosi il viso.

Non berrò, Ilaria! Non ne ho il tempo e nemmeno la voglia. Perché non cuciniamo una ciambella insieme? Mi insegni? Tanina, impari anche tu! E tu, Saverio! Che ci vuole? Ilaria, tu sei la mia famiglia, non vi deluderò mai! Nella vita capita tutto, ma il bene è sempre più forte! disse con orgoglio. Ilaria annuì

Tanina, col fiato sospeso, guardava in giro. Un ufficio! Finalmente il suo studio tutto suo! Ora era dottoressa, proprio come la mamma.

Alla mattina, il babbo si era soffermato in corridoio ad aspettarla, orgoglioso.

Pa, muoviti, che perdi la cuffia! ridacchiò la mamma in vestaglia e i capelli raccolti in una treccia.

Sì, va bene, ma la nostra dottoressa dovè? Tanina! chiamò Paolo, saltellando per lansia. Era più emozionato della figlia. La sua bambina ormai era una dottoressa!

Arrivo! disse Tanina, finendo il panino al volo nellingresso, baciò la madre, si mise le scarpe, Paolo le infilò il cappotto.

Vai, con Dio! Oltre la bacia sulle mani, le porge i guanti. Tanina aveva sempre caldo, ma fuori faceva freddo!

Alla fermata dellautobus salutò il padre, che restò a guardarla andare via. Sempre di fretta, quella ragazzina!

Si aprirono le visite. Tanina era agitata, le tremavano le mani, ma sembrava tutto andare bene.

Verso mezzogiorno una donna entrò sbuffando, si sedette di malagrazia e gettò la borsa sul pavimento.

Sono qui per la ricetta medica. Ho aspettato mezzora, non potevate sbrigarvi? Chi siete? La dottoressa? fissò Tanina. Ma dovè la dottoressa Rossi? Dovè la Rossi?

Si è licenziata la vostra Rossi, intervenne linfermiera, Anna Luigi.

Sì? Ben fatto. Non era brava. Ma voi, ragazzina, mi aiuterete. Mi serve questa medicina. Ho letto che funziona. Ma è cara; ecco, ho scritto il nome.

Tanina prese il foglietto. Anna cercava di mimare qualcosa alle sue spalle, ma lei non capiva.

Mi dispiace, ma non serve una ricetta per questo. E poi, lei non ne ha bisogno. Non ci sono indicazioni scosse la testa Tanina.

Eh? Anche lei così?! Io ho delle emicranie da farmi saltare il cervello! E le vostre medicine non funzionano! colpì il tavolo, facendo cadere la matita sulle ginocchia. Vergogna!

Si alzò, si chinò sulla scrivania, quasi minacciosa.

La denuncio, ha capito? Siete senza cuore! Da dove saltano fuori medici come lei, eh?! Vi farò licenziare tutti! Tutti! urlava.

Allora Tanina si alzò, lo sguardo fiero. Era più alta dellaltra: la donna si rattrappì. Cambiò registro.

Ma abbia pietà di me! La supplico Nessuno si preoccupa Scriva la ricetta, dai! sussurrò, infilandole dei soldi nel blocchetto.

Li tolga subito! Tanina si spaventò, guardò Anna che roteava gli occhi. Quello che chiede è troppo forte, le farebbe male. Deve fare accertamenti! Quella medicina serve solo a vendere. Non posso aiutarla. Vuole fare gli esami?

Eh! Sì, certo! la donna sbottonò il colletto. Ma non ho soldi, capisce? Ho vissuto tutta la vita per gli altri, e poi mi ritrovo da sola! Un marito ce lavevo, una figlia gli ho dato, e poi Mi ha cacciata! Mia figlia non vuole vedermi, Paolo era così! Gli uomini sono tutti uguali, bassi! E mia figlia non mi guarda nemmeno, e io lho messa al mondo soffrendo, quasi morivo. I figli sono un male! Dai, scrivimi la ricetta! Fammi pena! Ti credi superiore col camice bianco? No! Mmh! la voce divenne isterica. Mi fate tutti soffrire, anche mia madre mi faceva male. Uaaa!

Si agitò, scoppiò il cucitura della giacca, rovinò lo sgabello.

Anna Luigi mimò un gesto di follia, ma Tanina disse gelida:

Elena Federico, non posso prescrivere quello che chiede. Se ha domande, vada dal primario. E poi, lei non ha una figlia. No! Lei ha unaltra madre, chiara? Una madre che ama e coccola, che gioisce e resta accanto. E non osi parlar male di mio padre. Fuori! Su, fuori!

Tanina si voltò. La porta sbatté, Anna porse un bicchiere dacqua.

Grazie, mormorò Tanina.

Coraggio, piccola. Capita la rincuorò Anna.

Per colpa sua papà ha sofferto troppo, anche la nonna. E ora Ci siamo incontrate. E sapete una cosa? Sono felice che la mia vera mamma sia Oltre. Lei è davvero mia madre, e quella donna per me non esiste più.

Anna annuì, sorridendo.

Giusto così. Dio ci protegge. Dai, Tanina, torniamo a lavorare! Fuori cè la folla. Magari arriva anche il mio ex Lo sistemo io! rise linfermiera. Avanti il prossimo!

Tanina sorrise. Sì, bisogna guardare avanti, essere grati di chi ti aspetta a casa: papà, mamma Oltre, e nei weekend la nonna collo zio Saverio. Anche lui ormai un ragazzo in gamba.

«Grazie, Signore, per avermi donato queste persone da amare!» Tanina sospirò, sorridendo al paziente successivo: era Michele Olivieri, Miki, il suo futuro marito.

La vita può essere dura, ma con una vera famiglia il dolore si trasforma in forza e amore.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

14 − 5 =