Una studentessa sale per errore su un’auto sconosciuta senza immaginare che appartiene a un miliardario

13 giugno

Quella sera mi reggevo in piedi con le ultime forze. Due turni di fila alla caffetteria delluniversità, la preparazione a tre esami finali in economia aziendale e soltanto poche ore di sonno negli ultimi due giorni.

Quando verso le undici di sera ho visto una berlina nera parcheggiata di fronte alla biblioteca dellUniversità di Roma, non ci ho pensato due volte: ero convinta che fosse la mia corsa prenotata su unapp. Non ho controllato la targa, ho semplicemente aperto la portiera posteriore e mi sono lasciata cadere sul sedile.

Labitacolo era stranamente elegante: pelle morbidissima, silenzio assoluto, profumo sottile di eau de parfum costoso. Ma la stanchezza aveva spento ogni prudenza. Ho chiuso gli occhi per un attimo poi sono sprofondata in un sonno profondo.

Mi ha svegliato una voce maschile calma, con una punta di ironia:

Di solito scegli auto sconosciute per riposarti o oggi è solo il mio giorno fortunato?

Ho scattato in avanti, confusa. A fianco a me era seduto un uomo in un abito impeccabile. Occhi scuri, sguardo attento, il sorriso leggero sulle labbra.

Per inciso, hai dormito venti minuti ha aggiunto lui. E hai pure russato un po.

Ero rossa come un peperone. Lo sguardo mi è corso intorno: schermo touchscreen, inserti in legno vero, minibar integrato.

Ma tu non sei lautista

No. Sono il proprietario. Mi chiamo Lorenzo Rinaldi.

Il nome non mi diceva nulla, ma nel suo tono cera la sicurezza di chi comanda. Mi sono subito scusata e ho allungato la mano verso la maniglia.

È tardi ha osservato lui, accennando a un sorriso. Permettimi almeno di riaccompagnarti a casa.

Avrei voluto rifiutare, ma la Roma notturna non mi dava fiducia. Lauto è partita dolcemente. Mentre guidava ha chiesto della mia vita: università, lavori part-time, stanchezza cronica.

Non puoi andare avanti così ha detto pacatamente. Ti stai consumando.

Davanti al mio piccolo monolocale allOstiense, ha lanciato una proposta inattesa:

Cerco unassistente personale. Qualcuno che metta ordine tra appuntamenti e incombenze. Orari flessibili, compenso adeguato. Credo che per te sarebbe meglio che in caffetteria.

Non ho bisogno di carità ho risposto subito, a denti stretti.

Non è carità. È unofferta di lavoro.

Ho preso il biglietto da visita, più per educazione che per convinzione. A casa, quando lho mostrato a Laura, la mia coinquilina, lei è scoppiata: Lorenzo Rinaldi?! Ma è uno dei più potenti imprenditori dItalia!

Ho esitato tre giorni interi. Ma laffitto in ritardo e la realtà mi hanno convinta più della mia insicurezza. Ho chiamato.

Quando puoi cominciare? ha domandato lui, pratico.

Domani ho risposto.

La mattina dopo sono entrata nel suo attico ai Parioli: luce, vetri, giardini curatissimi, uno scenario da film. Lo stipendio superava di gran lunga quanto guadagnavo prima. Ma Lorenzo è stato subito chiaro: non ero lì per il caso, ma per quello che valevo.

Ti voglio qui perché sei brava e organizzata mi ha detto, un giorno. Ho bisogno di gente così.

Quelle parole hanno cambiato tutto.

Il lavoro mi ha travolta e motivata. Ho sistemato lagenda, ottimizzato itinerari, migliorato le comunicazioni. Col tempo, mi affidava decisioni sempre più importanti. Tra noi è nato un rispetto profondo, silenzioso.

Durante una serata di gala, intuendo la mia tensione sotto gli sguardi di tutti, lui mi ha sfiorato la schiena, un gesto di sostegno, niente di più. Ma proprio in quellistante io ho capito che fra di noi cera qualcosa che andava oltre la collaborazione.

Due mesi dopo mi è arrivata la lettera: ammissione a un programma internazionale annuale con borsa di studio parziale.

Quando parti? mi ha chiesto lui.

In tre mesi.

Ha fatto una pausa.

Potrei chiederti di restare. Ma non lo farò. Non potrei più rispettare la tua voglia di crescere.

Quella sera, accompagnandomi a casa, per la prima volta ha confessato:

Ti amo.

Ti amo anchio ho risposto.

Allora vai. Realizza i tuoi sogni. Voglio vederti forte, non dipendente da me.

Un anno è volato. Tornando a Fiumicino, lui era lì ad aspettarmi, senza autista, senza sicurezza, semplicemente Lorenzo.

Spero che stavolta non hai sbagliato macchina! ha sorriso.

Ho controllato tutto stavolta.

Ha preso la mia valigia.

Ho comprato un appartamento a Trastevere.

Mi sono fermata.

Per noi due.

Si è inginocchiato, senza testimoni, senza telecamere.

Giulia Bellini, vuoi costruire il futuro accanto a me?

Sì.

Oggi mi sono laureata e ho fondato la mia società di consulenza. Lorenzo continua a guidare la sua azienda, ma ora siamo partner non solo nel lavoro, ma anche nella vita.

Quando, la sera, salgo in macchina con lui dopo una lunga giornata, sorrido.

Lo controlli il numero? chiede lui.

Se ci sei tu, posso anche riaddormentarmi rispondo.

Perché questa volta, non è uno sbaglio. È la mia scelta.

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Alla fine, la nonna aveva ragione