Goditela ancora, nonno.

Vivi ancora un po, nonno.

Un grande appartamento vuoto, con soffitti alti, tende poggiate sul davanzale appena sollevate, caloriferi e tubi a vista odorava di polvere.

Le chiavi le aveva prese dai vicini. Si aggira per le stanze, dà unocchiata in bagno, stupito dalle dimensioni e dal degrado, si sposta nel luminoso salone, apre il balcone e si lascia cadere sulla poltrona larga.

Sì! Lappartamento è magnifico, perfino meglio di quanto immaginasse. Ma quante stanze ci sono? Peccato sia così trascurato che sembrava impossibile viverci.

Si siede un po, poi si avvicina alla finestra e guarda giù nel cortile. Teme… sa che a Milano parcheggiare è un problema, magari ha preso il posto di qualcun altro. Ma per ora nessuno gli si è avvicinato alla sua Fiat, e di posti ce ne sono a sufficienza. Deve comunque scendere a prendere la borsa.

Qui dovrà vivere per più di un mese tutto il tempo delle ferie. E non sarà solo.

Il progetto di sistemare tutto in pochi giorni svanisce di fronte a uno stato di incuria tanto radicale. Finestre ad arco altissime con fiori secchi nei vasi, tende pesanti impolverate, vasca da bagno ormai arrugginita, tubi consumati.

Un soffitto con stucchi decorativi ormai screpolati, lampadario di cristallo grigio coperto da uno straccio forse per proteggerlo dalla polvere. Il parquet in certi punti si è sollevato. Una vecchia cucina ormai datata, lavatrice tonda Fiuggi con rulli a mano per la centrifuga, un frigorifero Ignis fuori uso, ingiallito dalla trascuratezza. Polvere e sabbia ovunque, quasi se ne sente il sapore nellaria.

Entra nello studio poco accogliente, con una grande scrivania scura e librerie fino al soffitto. Tutto buio, mobilia quasi nera, scosta le tende di velluto blu scuro. Sul tavolo un portapenne in marmo, penne di malachite, calendario. Giorgio sbircia la data 12 gennaio 1995.

Il tempo si è fermato qui…

Nella camera da letto non trova conforto. Vestiti caduti dallarmadio, chissà forse una mensola rotta, termosifoni esposti ormai diventati arancioni, tende alzate. Apre un cassetto del comò, trova una scatola decorativa, la apre e… si ritrae.

Santo cielo! gli sfugge.

La scatola è piena di gioielli doro: anelli, bracciali, catene, orecchini, spille… Quanto oro! Anelli larghi e pesanti, orecchini dambra e altro ancora… Il primo pensiero è metterne un paio in tasca. Da due anelli chi se ne accorge?

Ma il pensiero va e viene. Se neanche i vicini hanno toccato nulla… E se ci fosse un inventario, una videocamera… Da dove? Qui sembra non arrivare nemmeno la corrente.

Rimette tutto a posto, chiude il comò, prova linterruttore niente luce. Trova il quadro elettrico in corridoio finalmente lelettricità torna.

Almeno quello… Mette in carica il telefono, scende a prendere la borsa e, poco dopo, dorme già profondamente, stremato da quasi ventiquattro ore di guida, sul letto grande e cigolante della stanza padronale.

***

Pronto, è il signor Giorgio Bianchi? Ho trovato il numero giusto? voce anziana.

Sì, parli pure…

Giorgio, Giorgio… Che gioia sentirti! Mi chiamo Sofia Maria, faccio la badante qui e mia nipote mi ha aiutata a trovare il tuo numero, altrimenti… altrimenti non so se ci sarei riuscita. Volevo dirti… qui abbiamo tuo nonno Bianchi Luigi Antonio. Giorgio, caro… Posso chiamarti così? Ho unetà.

Mi chiami pure…

Giorgio. Sei lunico nipote che gli è rimasto, unico davvero. Il nonno non parla quasi, sta male, ma ti aspetta. Ti aspetta tanto… Magari…

Mi scusi… Come si…

Sofia Maria.

Sofia Maria, grazie per la premura, ma io nemmeno lo conosco. Immagino sia il padre di mio padre. Ma i miei si sono separati quando avevo quattro anni, io…

Lo so, lo so… Tuo padre è morto tempo fa. E tua madre è mancata da poco, pace allanima sua. Era venuta anche lei qua da noi.

Cosa? Mia madre? Non può essere, vi state confondendo…

No, no… Solo che… è mancata improvvisamente, forse non ha fatto in tempo a dirtelo. O non ha voluto. Non lo so… Ma Lucia, sì, tua mamma, è stata qui. Una donna in gamba, premurosa. Peccato…

Scusi, lei… mia mamma?

Sì, è venuta da noi. Giorgio…

Mi scusi, ma vorrebbe che io venissi? Non posso, vivo lontano, lavoro…

Sì… certo, certo. Ma… qui la situazione è complicata. Luigi Antonio, tuo nonno, ha un bellappartamento a Milano, e degli approfittatori gli stanno facendo pressione per intestare la casa al nostro istituto, tramite il vicedirettore. Un tipo furbo, antipatico. Io ho paura…

Che importanza ha? Per me mio nonno è uno sconosciuto. Se la sbrighi lui…

La donna prosegue come se non avesse sentito.

E Luigi Antonio non riesce più a parlare bene. Per legge non possono obbligarlo, ma trovano sempre il modo. Lui vorrebbe lasciarla al nipote. Dice che a lui non serve niente. Se solo tu venissi, la casa sarebbe tua. Io lo capisco perfettamente. Altrimenti gliela prendono, Giorgio. E adesso una casa costa cara. Sogna solo di rientrare una volta nella sua casa, di viverci almeno un po negli ultimi mesi. Sogna tanto… Non cammina quasi più, è malato. Così ho iniziato a cercarti. Ho sperato, ed eccomi qua…, parla un po confusa.

Vedrò, ci penserò. Questo è il suo numero?

Sì, certo.

Richiamerò…

Davvero, sembra un film: fortuna che piove dal cielo. Ma Giorgio non ci credeva. E non pensava nemmeno di richiamare.

Aveva sentito da sua madre che il nonno non era una persona facile. Quando il padre era morto, la madre e lui erano già separati da tempo. Ma allora la madre aveva detto: Luigi Antonio è uno che non perdona.

Per questo Giorgio non credeva che la madre facesse davvero visita al nonno. A meno che… a meno che non sperasse in una casa. Magari per lasciargliela.

Dovresti andare a Milano, figlio mio… ricordava i sogni di sua madre.

Chissà. Magari sarebbe stata capace di tutto per lui davvero. Gli voleva tanto bene.

Una casa a Milano! Eh…

La madre gli aveva raccontato che il nonno era stato un alto funzionario, che avevano casa in centro, grande. Quando il padre la portò a conoscere i genitori, si perse tra le stanze. Non diede mai molti dettagli, perché la famiglia non funzionò e la mamma tornò in Emilia. Lì Giorgio crebbe. Non ricordava suo padre e non pensava mai ai nonni paterni.

Aveva già nonno e nonna: quelli materni. I migliori!

Grazie a loro, aveva comprato un appartamento a Bologna. Solo che commise lerrore di intestarlo anche alla moglie. Il matrimonio fu un calvario e dopo dieci anni si separarono. La figlia stava con la suocera; la moglie aveva poca voglia di occuparsi della bambina.

La casa fu divisa dal giudice. Alla fine, Giorgio si comprò una piccola dependance: una stanza di quattordici metri, cucinetta di cinque metri. Allinizio gli bastava solo un posto dove stare. Quando si rese conto che non si poteva vivere, iniziò a mettere da parte euro su euro per una casa migliore. Assegni, bollette, cibo, carburante…

La moglie chiamava sempre per chiedere altri soldi per la figlia… Secondo lei, gli assegni erano insufficienti. Con la figlia andava daccordo, la teneva qualche volta in vacanza nella sua stanzetta, le comprava dolci e regalini.

Papà, così non metterai mai via i soldi per la casa. Troppi dolci!

Eh, è un fatto…

Accidenti… un appartamento a Milano… I pensieri giravano, giravano…

E dopo qualche ora, mentre lavorava a un cantiere di posa piastrelle, decise di richiamare.

Sofia Maria, sono Giorgio. Può spiegarmi meglio cosa desidera questo nonno?

Sofia Maria pare non sorprendesi della chiamata, si mostra felice. Spiega che Luigi Antonio sta molto male, ma sogna di tornare almeno per un po a casa sua. Sogna di vedere il nipote, anche se non lo dice, ma lei sa che ci tiene…

***

La curiosità e linteresse personale portano Giorgio a Milano. Solo quello. Non si nasconde nemmeno con se stesso.

In quellappartamento, sulle foto appese alle pareti, vede finalmente il nonno e la nonna paterni. Il nonno importante, massiccio, antipatico anche in foto. La nonna invece aveva una certa dolcezza, quasi somigliava a sua figlia.

Domani dovrà andare a prenderlo dalla casa di riposo e portarlo lì… In quel relitto di casa.

Giorgio va in cucina, apre il gas. Arriva, ma nellaria cè puzza strana. No, bisogna chiamare i tecnici del gas. Anni chiusa la casa. Ma da quando? Dal 95? Si è dimenticato di chiedere a Sofia Maria da quanto tempo il nonno è ricoverato.

Bussano timidamente. Dietro la porta cè la vicina. La stessa signora non più giovane da cui ha preso le chiavi.

Ho pensato, qui non funziona nulla. Vuole un tè?

Seduti nella cucina accogliente della vicina.

Non fui io a prendere le chiavi dal nonno, fu mia suocera. Siamo venuti qui più tardi. Ora non cè più né suocera né marito… Io abito qui con la famiglia di mia figlia.

Da quanti anni è in casa… in casa di riposo?

Eh, non lo so. Credo quindici, forse più. Noi qui abitiamo da dodici. Mia suocera ancora curava i fiori, puliva. Noi poi abbiamo smesso, mi scusi. Ormai era chiaro che nessuno sarebbe tornato. Siamo gente semplice, il lavoro, i bambini. Già non riesco a star dietro a casa mia!

Insomma, non lha conosciuto il mio nonno?

No. Solo mia suocera parlava di lui. Ma sembrava quasi lo temesse. Era uno di quelli del passato… Ha lavorato al Ministero, noi gente comune. La casa fu del padre di mia suocera, un capitano di marina. Anche lì, una storia… Mi sfugge.

Avete il numero dei tecnici del gas? Da controllare…

Sì, ora lo cerco, va in camera, ma sulla porta si gira, Lo portate davvero qui? Quanti anni avrà ormai?

Non so… Ho scoperto ora della sua esistenza. Credevo fossero tutti morti da anni. Sì, lo porto. Vuol venire. Ma solo per un mese, finché dura la mia aspettativa.

La vicina sembra dubbiosa:

Gli anziani… a volte sono pesanti. Basta che sia lucido…

***

I tecnici del gas quel giorno Giorgio non li vede. Chiamano, ma sono su un altro intervento urgente. Decide di fare una passeggiata, andare in un bar a mangiare, comprare detergenti e qualcosa da mettere sotto i denti.

Domani va alla casa di riposo, è già tutto organizzato con Sofia Maria. Lei tutta in fermento, dice di non portare nulla che provvederanno loro. George non ci ha capito molto, prenderà il nonno con le sue cose, punto. Che cosa mai servirà a un vecchio? Il cibo si vedrà…

Allalba parte verso la casa di riposo fuori Milano. Forse il nonno non vorrà venire, almeno si saluteranno.

Linteresse pratico non lo abbandona. Magari basta un incontro perché al nonno torni il cuore. I vecchi sono sentimentali. Vedrà il nipote, magari gli lascerà lappartamento… Ma se davvero ci sono affaristi attorno, faranno di tutto per ingannare il nonno. Però con un nipote ci sono speranze…

Giorgio spera che il viaggio serva davvero a qualcosa. Una casa così è un sogno. Nessun sentimento verso quelluomo sconosciuto. Se va tutto in fumo girerà solo per Milano, una visita alla Pinacoteca di Brera, magari nei negozi di elettrodomestici e materiali edili, poi tornerà a casa. Peccato per le spese… ma… i miracoli non succedono, meglio non farsi illusioni.

La casa di riposo si rivela modesta, in un edificio a due piani. Giardino curato, guardiania, fioriere, panchine. Giorgio è colpito.

Piacevolmente colpito anche dallaccoglienza che riceve: lo aspettavano, lo accolgono allingresso. Una donna magra, ricci corti in disordine Sofia Maria.

Benvenuto, Giorgio. Sono agitata. Ora andrà dal direttore, ma la prego, non dica niente di me. Dica che il nonno lha chiamata di persona. Lui parla poco. Dica che vi ha chiesto di venire a prenderlo.

Sofia Maria, ma davvero lo ha chiesto lui? Giorgio si sente a disagio.

Certo. Ma dopo, dopo… fa segno con la mano, Vada ora, la stanno aspettando. Ha portato il suo certificato di nascita?

Il direttore chiama anche il medico, parlano a lungo della salute di Luigi Antonio Bianchi, spiegano che sarà difficile, sia fisicamente che psicologicamente. Ma Giorgio in testa ha un solo pensiero vogliono fregarlo per lappartamento.

No, lo prendo con me. Ce la faremo, risponde deciso, come se avesse preso la decisione insieme ad altri.

Sta bene, è una vostra responsabilità, sospira il primario, sembra quasi guardarlo con compassione, Le carte sono pronte tra unora, intanto può passare dal nonno.

Giorgio annuisce, senza nemmeno chiedere dove andare. Fa finta di saperlo. Sofia Maria si fa il segno della croce e gli dice di aspettare in corridoio.

Giorgio osserva le bacheche, le piante, quando sente improvvisamente un rumore: lungo il corridoio, a gran velocità, sfreccia un omino su una sedia a rotelle. Giorgio si spaventa quasi. Sembra manovrata a distanza, viaggia come impazzita. Poi si ferma improvvisamente contro il muro opposto, si gira e va direttamente da lui.

“Maratoneta locale…” pensa Giorgio. Ce lhanno anche qui?

Il vecchio tiene la leva destra; la sedia sembra enorme per lui. È tutto piegato a destra, vestito con tuta scura, piedi in calze di lana, berretto grigio. Il volto è una mela cotta, rughe crostose sulle guance, barba bianca, naso rosso, occhi duri sotto le sopracciglia.

Giorgio guarda attorno. Arriva una ragazza con due grandi borsoni.

Luigi Antonio, glielho detto di aspettare! non è contenta, allaccia di scatto la cintura sul vecchio, copre le gambe con una coperta.

Lui si siede più dritto, ma la ignora guardando Giorgio.

Ed ecco: quel vecchio è suo nonno. Ma come? Nelle foto di casa un signore imponente, importante, robusto. Giorgio si aspettava quello, invece questo… Osserva le mani del nonno scure, macchiate, quasi di legno, senza vita.

Buongiorno, fa Giorgio.

Il nonno continua a fissarlo, indifferente.

Ora Sofia Maria raccoglie le ultime cose. I pannoloni ci sono, ma non li vuole. Non cè verso, la badante parla come se il vecchio non ci fosse, Intanto stia attento, non lo lasci correre in giro. Se succede qualcosa prima della firma, ne rispondiamo noi. Giri pure fuori, tanto cè da aspettare.

La badante se ne va, Giorgio resta spaesato. Il nonno con la testa bassa guarda fisso il punto dove era seduto poco prima Giorgio. Lui prende piano la sedia, la ruota verso il cortile.

Non sa se il nonno capisce, se sente, quindi resta in silenzio. Dopo un po, si ferma vicino a una panchina e si siede davanti al nonno.

Ecco, nonno. Alla fine sono arrivato. Mi ha trovate Sofia Maria, Giorgio osserva il vecchio, ma lui guarda solo la leva della sedia, nessuna reazione. Ma a Giorgio pare di essere ascoltato. Nonno, vuoi davvero tornare a casa? Qui sembra si stia bene… Vuoi andar via?

Nessuna risposta.

Ma almeno mi senti? chiede più forte, ancora nulla. Giorgio abbassa la testa. Sordo, eh. Ecco…

Gli occhi del vecchio restano bassi, ma un angolo della bocca sembra sollevarsi, come in una smorfia appena ironica.

Ah! Giorgio alza le sopracciglia. Gli viene unidea, si allontana così che il nonno non possa vederlo e urla:

Retromarcia!

La sedia si muove allindietro di colpo, quasi travolgendo Giorgio che fa un passo indietro.

Stop! la sedia si ferma, Giriamo alle altalene, indica quelle vicino al palazzo.

Il nonno esita, poi gira la sedia di colpo e va velocissimo lungo il viale dal lato opposto. Giorgio attraversa i cespugli, la insegue, la blocca dietro.

Basta! Alt! ansima, Sei proprio vivace, eh Con te la noia non cè.

Gira la sedia in tondo, riflette. Solo ora capisce cosa si è caricato sulle spalle, realizza le parole del medico. Cosa sa lui della cura di questi malati, di vecchi quasi folli? Nulla… E ora dovrà firmare tutte le responsabilità.

Forse dovrebbe tornare indietro, spiegare di aver sbagliato, che non aveva capito quanto il nonno fosse malato, e andarsene tranquillo a casa? Adesso vorrebbe proprio farlo.

E la casa? Se ne va… No, deve provarci. Sofia Maria diceva che il nonno vuole solo abitare un po a casa sua. Solo vivere. Per un mese si può resistere, per una casa così. Anche se Forse è già tardi. Ci sarà un testamento? Dove sono i documenti? Chi li tiene

Una delle assistenti lo sostituisce, resta col nonno.

Prende tutti i documenti? Non lo porta via per sempre, vero?

Li prendo.

Firma ogni cartella. Carta didentità firma, tessera sanitaria firma, libretto sanitario firma, libretti risparmio, certificati di proprietà. Una pila, firma per tutti Dovrà renderli integri al ritorno. E sappia, ha linterdizione da cinque anni, perciò non può fare nessun atto legale da solo. Verrà un assistente sociale a controllare le condizioni. È obbligatorio segnalarlo…

Fra i documenti nessun testamento. Ci sono quattro borsoni, la sedia a rotelle a fatica entra in auto, il nonno lo fanno sedere davanti. Il corpo sembra ormai spento, ma Giorgio e linfermiere lo sistemano in fretta.

Giorgio, non dargli i pannoloni, si arrabbia, consiglia Sofia Maria, Odia il porridge davena, tutto frullato, poca carne. Il dottore ha scritto tutto. Da solo in bagno ce la fa, poi vedrai tu. Oh! Se lo aiuti si arrabbia, morde, io scappo via Si arrabbia, si picchia, ma ormai ci ho fatto labitudine. È buono sai, ma qui faceva impazzire tutti, solo io lho capito… Non so se facciamo bene o male. Chiamami quando vuoi, giorno o notte… Chiamami… Ormai lo sento come fosse mio.

Il cancello si chiude, Sofia Maria resta indietro a piangere, Giorgio tira un sospiro.

Si chiede che cosa intendesse il direttore con linterdizione legale. Lui non ci capisce nulla di formalità legali. Dovrà informarsi. Ora lappartamento è la sua unica preoccupazione.

E il nonno… Malato e ormai vecchissimo. Che se ne fa di tutto questo?

Guarda il nonno. Quello appoggiato al finestrino guarda fisso davanti a sé. La strada scorre tra gli alberi.

Tutto bene. Forse senza troppi consigli sarà persino più facile… Ce la faranno! pensa Giorgio, e preme il piede sullacceleratore.

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