Litigio
Giulia, io ti perdono! Quella nostra lite fu davvero inutile. Basta con il broncio! Ormai non siamo più ragazzine! tuonò Emilia Rosselli mentre, per la prima volta dopo sette anni, compose il numero della sorella. È ora di maturare, Giulia! Ma quanto vuoi andare avanti così
Mi scusi Ma a chi sta telefonando? Io non sono Giulia
La voce era chiaramente di unestranea. Giovane, un po insicura, ma piacevole.
Emilia Rosselli si interruppe a metà frase, cosa che le accadeva molto di rado.
Ragazza, ma chi sei?! Da dove hai preso il numero di mia sorella?!
Questo è il mio numero. Ormai da più di un anno. Mi scusi, ma io non la conosco. E nemmeno questa Giulia a cui sta telefonando. Buona giornata!
Emilia Rosselli, ancora senza capire cosa fosse successo, restò in silenzio. Mentre cercava di raccogliere i pensieri, le campanelle del segnale dinterruzione squillarono forti allorecchio e unimprovvisa paura lavvolse
Decise fosse stato un errore, quindi si mise gli occhiali e ricontrollò il numero della sorella nella vecchia agenda rossa, tutta consumata, che Giulia le aveva regalato tanto tempo fa. Giulia amava le cose belle e, pur sapendo che anche a Emilia piacevano, sapeva che la sorella non avrebbe mai speso soldi per sciocchezze, quindi la viziava con piccoli regali: una borsetta elegante, una penna raffinata, una sciarpina colorata. Piccole cose, ma gradite. Emilia invece era di tuttaltro stampo. Amava le cose grandi e i regali li voleva degni, importanti, che si vedessero: così tutti avrebbero saputo quanto voleva bene alla sorella!
Digitò di nuovo il numero, stavolta manualmente, e capì che un guaio era arrivato da dove meno se laspettava. La voce che rispose era la stessa: calma, melodiosa, completamente sconosciuta.
Mi spiace, ma glielho già detto, questo è il mio numero la ragazza sembrava abbastanza nervosa. Non mi disturbi più, per favore. Sono a lezione.
Aspetti! temendo che la sconosciuta riattaccasse, Emilia fece in fretta. Mi può dire quando posso richiamarla? È davvero importante!
Fra mezzora. Ho una pausa.
Emilia posò il telefono e rimase a riflettere.
Perché mai Giulia aveva cambiato numero? E perché non laveva avvisata? È vero, erano in lite, ma non era una ragione per impedire a chiunque di chiamarti!
Cominciava a innervosirsi.
Sei sempre stata così, Giulia, e non cambierai mai! borbottava tra sé, ripulendo per la centesima volta il tavolo della cucina e buttando uno sguardo allorologio.
Non era proprio capace di stare senza far niente. Mai riuscita, neanche per un minuto a stare con le mani in mano. Da bambina già era iperattiva, veloce di mente e di giudizi, giusta fino alleccesso. Quante discussioni e quanti risentimenti da parte dei parenti per questo! Ma Emilia non si lasciava certo impressionare. Se sentiva di aver ragione! Che domanda?!
Giulia invece era tutta diversi. Dolce, calma, molto lenta. Mentre finiva la colazione prima di andare a scuola, bisognava correre per arrivare in tempo alla prima ora! Ma quale calma?! Emilia si stirava la divisa anche per lei, le intrecciava le trecce, metteva a posto i fiocchi, e quella svampita ancora con gli occhi chiusi, ferma nello specchio con lo spazzolino in mano.
Giulia, che stai facendo?
Penso
Smettila di perdere tempo! Faremo tardi! si arrabbiava Emilia. Pensa, pensa!
Non devo?
No! Lascia pensare gli altri! Tu lavati i denti e corri a fare colazione!
Sempre così. Giulia dietro, Emilia avanti che già aveva scalato una montagna, era già tornata giù a rimproverare la sorella:
Ma guarda che lumaca! Sembri svuotata! Ma ti sembra il caso?!
Giulia accettava tutte le critiche senza offendersi. Guardava la sorella risoluta dritta negli occhi e a volte sorrideva persino:
Emì, non tutti sono vivaci come te! Tu sei il nostro orgoglio! Non badare troppo a me! Io vado piano
Sempre così! Piano, piano! La vita ti passa accanto, così lenta! Muoviti!
Mai uno scatto dira con la sorella, Giulia comprendeva che lenergia di Emilia doveva sfogarsi. Aspettava il momento in cui quella grande passione si sarebbe trasformata in amore. Sperava che la sorella si sarebbe calmata.
E come si doma un vulcano? Solo col mare. Così è con chi ama. Il fuoco brucia, agita lanima, poi lamore arriva, calma tutto, qualcosa di nuovo cresce dentro. E allimprovviso, dove cera il vulcano, ecco lisola con le palme e il mare tutto intorno. Meraviglia!
Ma questa storia non era per Emilia. Anche il suo amore era fuoco. E bruciava tutto ciò che si avvicinava abbastanza da essere importante per lei.
Emilia aveva avuto ben quattro mariti. Con i primi tre si era lasciata in meno di un anno:
Incompatibilità di carattere! sempre la stessa motivazione.
Il quarto, con lui, durò un po di più, tre anni. Poi se ne andò comunque, anche se aveva una bambina piccola e davanti solo il vuoto e una delusione profonda verso la vita di famiglia.
Ma che uomini sono oggi?! Non vogliono niente! La famiglia non gli interessa! I figli nemmeno! La moglie come fosse un mobile, senza diritto di parola! sbottava Emilia, ospite dalla sorella. Tu sei felice con il tuo Franco?
Il marito di Giulia, Franco, preparò tazze di tè e prese la nipotina in braccio:
Parlate pure voi! Metto io a letto la piccola Sara.
La sonnolenta Sarina crollava, ma la mamma aveva altro per la testa.
Come darle torto! Tutta la vita scombinata! Da rifare tutto da capo!
Hai visto? Un pesce lesso! sbatté la mano sul tavolo Emilia, quando Franco uscì dalla cucina. Come fai a vivere con uno così? Finisci per impiccarti dalla noia!
Sto benissimo, Emi! Giulia sorrise, avvicinò il cestino dei biscotti. Prendi il tè! Sarai affamata, no?
Non ho mangiato nulla tutto il giorno! confessò Emilia abbuffandosi di dolci. E guarda qua! Sono sola di nuovo!
Forse sarebbe il momento di addolcirsi un po, Emi. Perché sempre guerra? Ne vale la pena? La vita passa! Presto Sara crescerà, si sposerà, se ne andrà. È normale che sia così. E tu? Resterai da sola?
Ma Giulia, che discorsi! Non è questo il punto!
E allora qual è?
Che non si può fidarsi di nessuno! Tutti mentono!
Pure io?
Anche tu! Vai ripetendo che ami Franco, ma non hai mai avuto bambini da lui! Che vuol dire? Non esiste!
Cosa? Giulia ora non sorrideva più.
Questo vostro amore! Una farsa! Se una donna non fa figli con luomo che ama, vuol dire che non gli ha mai voluto bene! Ecco qua!
Giulia non rispose subito. Si alzò, si avvicinò ai fornelli, toccò il bollitore, si asciugò una lacrima, e poi parlò così piano che Emilia la sentì appena:
A volte non centra il volere, ma il poterlo fare. Io vorrei, Emi Vorrei tanto! Ma non posso! Non diventerò mai madre
Emilia saltò su, strinse la sorella forte, cercando di consolarla.
Chi lha detto?! I dottori? Non ascoltarli! Te li trovo io quelli migliori dellItalia! Vedrai, avrai tutto! Te lo prometto!
Ma non bastò la volontà, né linsistenza di Emilia. Quando il destino decide, non cè niente da fare. Eppure madre, in un certo senso, Giulia lo diventò, ma non come avrebbe voluto. Non ebbe figli propri. Ma se qualcuno avesse provato a dire che Giorgio e Alessandra i bimbi di parenti lontani di Franco, rimasti senza genitori e accolti in famiglia non erano davvero suoi, sarebbe stato guai. Proprio per questo arrivò la lite più grossa con Emilia.
Non hai bisogno di figli degli altri, Giulia! I tuoi arriveranno!
Sono quasi a quarantanni, Emilia! Se doveva accadere, sarebbe già accaduto. E poi Sono pur sempre bambini! Che faccio, li lascio in orfanotrofio?
Ma che timporta?! Franco ha parenti, li prendessero loro!
Io li voglio! Capisci? Io!
Oh Giulia! E in chi sei venuta fuori così?!
Come?
Testarda e sciocca! È un peso enorme!
Basta, Emilia! Ora vai! rispose Giulia, cercando di trattenere le lacrime. Vai a casa tua, che Sara ti aspetta.
Sara è in colonia. Torna tra una settimana. E tu non farti più vedere! Capito? E non chiedermi aiuto, visto che tanto non vuoi sentire ragione!
Quanta rabbia hai dentro, Emi sussurrò Giulia alle spalle della sorella, che scappò giù per le scale, ancora furiosa perché nessuno voleva ascoltarla.
Giulia non ricevette mai una risposta. Emilia si offese davvero. Ruppe i rapporti con la famiglia della sorella. Non telefonava, non andava a trovarli, né invitava da sé. E perfino a Sara proibì di vedere la zia. Ma Sara, testarda, non le diede retta. La zia le piaceva, accettò subito i fratelli acquisiti, e così andava di nascosto a trovarla, dato che abitavano vicine.
Poi Franco ricevette una proposta di lavoro in unaltra città. Consultò la moglie e i figli, accettò e la famiglia di Giulia si trasferì, lasciando a Sara il nuovo indirizzo e il consiglio di rivolgersi alla zia senza aspettare il permesso della mamma.
Non si sa mai cosa può succedere, Sarina, la abbracciò Giulia alla stazione. Ricordati che hai la famiglia. Noi ci saremo sempre, se avrai bisogno! E abbi pazienza con la mamma. Tu lo sai che difficile è quel suo carattere. Abbi compassione! Solo io e te possiamo starle vicino
Sara ascoltò la zia. Anche se era dura, tentava di resistere. Durò poco. Poi divenne impossibile.
Perché Sara cresceva e voleva sposarsi. Ma Emilia non approvò la scelta della figlia.
E questo chi sarebbe?! Uno così qui non lo voglio! le urlò appena vide alluscio quel ragazzo mingherlino con gli occhiali, che teneva la mano di Sara. Ma non hai trovato di meglio?!
Sara non rispose. Si guardò col fidanzato, uscirono e se ne andarono, senza ascoltare più gli strilli della madre.
Quel “ragazzino”, Enrico, non era affatto futile, come pensava Emilia. Aveva un buon lavoro come programmatore e, dopo aver riflettuto, propose a Sara di trasferirsi nella città dove viveva la zia Giulia.
Là ci sono più possibilità, Sara. Vendo la casa, la sistemiamo laggiù. Che ci trattiene qui?
Più niente pianse Sara, ricordando lo sguardo perso di sua madre e le sue urla. Zia Giulia capirà. Lei è buona.
E io voglio solo che tu sia felice.
Enrico amava Sara. Lamava così tanto che sarebbe stato disposto a seguirla ovunque, purché non la vedesse mai più piangere. Ormai non aveva più genitori né altri parenti, tutta la sua vita era quella ragazza magrolina col nasino gonfio di lacrime, che sognava una casa, una famiglia, due figli e un lungo, lunghissimo insieme e felici.
E fu proprio così.
Quando seppe delle solite sclerate della sorella, Giulia cercò di parlarle di nuovo, ma Emilia neanche volle ascoltarla.
Sono scappati da te eh?! Bravo! Non voglio più saperne! Basta chiamarmi! Non voglio conoscervi più! piangeva di rabbia Emilia.
Emilia, basta! si infiammò Giulia, stavolta davvero. Rompere è più facile che costruire! Ma ti rendi conto? Hai mandato via tua figlia! E meno male che aveva dove andare! E se io non ci fossi stata?! Che madre sei, che cacci via chi hai messo al mondo solo perché non approvi la scelta? Non devi viverci tu con Enrico! Questa è la vita di Sara! Il tuo compito è darle appoggio! Se va bene o male non importa! E dove potrebbe andare? Da sconosciuti? Perché la sua mamma non ha avuto il cuore di stringere a sé la propria figlia?!
Ma tu provò a replicare Emilia, ma Giulia non la lasciò parlare.
Basta, Emilia! Se deciderai di ragionare e vorrai riconciliarti, ti accoglieremo. Ma a modo nostro. Basta con i tuoi rancori! Pensaci! Quando ti sarai fatta una ragione, chiama! Noi aspettiamo!
Emilia si offese. Sentiva bruciare il fatto che nessuno ascoltava più la sua opinione. Si proibì perfino di pensare di chiamare la sorella o la figlia. Lasciali ragionare! Vedremo come si troveranno senza di me!
Linvito al matrimonio di Sara ed Enrico lo strappò e buttò via. Smise di rispondere alle chiamate della sorella. Non aprì nemmeno la busta con le fotografie che Giulia le mandò per posta: la buttò direttamente nella spazzatura. Continua a covare il rancore, rifiutando anche solo il pensiero di una pace.
Il tempo passava, ma i suoi cari non facevano marcia indietro. Vivevano e lavoravano. Giulia cresceva i figli, aiutava la nipote con il primo bambino, Enrico e Franco costruivano una casa per la giovane famiglia.
Si scoprì che quel mingherlino, ormai non più magro grazie ai manicaretti della moglie, era capace in tutto e sapeva tanto. Franco non si stancava di lodare il novello genero:
Bravo, Enrico! Ma come fai a saper fare tutto questo?
Libri, zio Franco! E internet. Se uno ha voglia, si impara.
Sara aspettava un secondo figlio quando inaugurarono la nuova casa. Alla zia che le chiese se non fosse il caso di invitare la mamma, rispose sospirando:
Le telefono sempre, zia Giulia. Non risponde mai. E quando risponde, chiude subito. Non vuole sentirmi.
Non piangere! Giulia la abbracciava. Non ti fa bene!
Non piango singhiozzava Sara, arrabbiata e addolorata perché la madre non cera.
Ma Emilia non si decideva a sciogliere il cuore. Che vuoi che sia, il tempo! Tanto vediamo, capiranno da sole che mi hanno fatto torto, e allora correranno da me! E io ci penserò se perdonarle o no.
Eppure anche la sua pazienza finì. Forse letà, forse qualcosaltro, ma diede finalmente il segno. Compose il numero della sorella, sola, alla vigilia di un altro Capodanno. Ma al telefono sentì una voce completamente sconosciuta.
Dopo aver atteso il tempo promesso, Emilia compose di nuovo il vecchio numero.
Pronto.
Sono io che ascolto! riprese i toni della dirigente, abituata a comandare fabbriche, ma incapace coi propri cari. Come è finito questo numero a lei?
Molto semplice. Ho comprato una nuova scheda. Se un numero non viene usato per un po, lo danno ad altri.
Che sciocchezza! E allora la mia sorella dov’è finita?
Non saprei, la voce si fece più decisa, e Emilia capì di dover cambiare approccio se voleva sapere di Giulia.
È tutto molto strano. Posso chiederle un favore?
La pausa fu lunga, ma la ragazza rispose.
Ci penso. Dica.
Le lascio i dati di mia sorella. Potrebbe cercare qualche informazione? Se può, vada a vedere, le dica di chiamarmi. Le rimborserò ogni spesa.
La ragazza esitò. Emilia temeva di essere stata ignorata, quando sentì, piano:
Va bene. Non serve nulla. Mi dia pure lindirizzo.
Emilia fece come richiesto. Poi restò ad aspettare. E la risposta arrivò del tutto diversa da come laveva immaginata.
Sua sorella non cè più. È morta un anno e mezzo fa. Era malata. Ha lottato due anni, ma il corpo non ha retto. Suo marito ha detto che sarebbe felice di averla in visita, se vorrà andare. E poi
Cosa? la voce di Emilia era roca, spezzata dal dolore.
Sua figlia. La aspetta anche lei. E anche i suoi nipoti. Ne ha due. Sua figlia le ha lasciato qualcosa. Sono parole della sua sorella. Voleva dirgliele lei stessa, ma ha capito fosse meglio così. Lei non voleva ascoltarla…
Dica!
Emilia, non fare la sciocca. Tutto quello che hai è qui. È ora di crescere. Ti vuoi svegliare? Qui ti aspettano ancora tutti.
La voce si spense, e Emilia singhiozzò, forse per la prima volta in vita sua, realizzando di aver perso quasi tutto ciò che si poteva perdere.
Tutto qua?
Sì.
Grazie
Di niente.
La voce si fece più calorosa.
Venga da noi. Ha una famiglia splendida e due nipoti meravigliosi.
E di nuovo il segnale doccupato, ed Emilia scoppiò a piangere come mai aveva fatto. Il dolore era così grande da sembrare insopportabile. Eppure non poteva, e forse non voleva, cacciarlo via. Si puniva per tutto il tempo in cui aveva creduto che la ragione e la forza fossero più importanti dellamore che avrebbe potuto dare e ricevere, se solo non lavesse rifiutato.
Pianse quasi tutta la notte, poi finalmente decise e compose il numero che conosceva a memoria.
Sara
Mamma! Ciao! Ti aspettiamo!
Piccola mia, io
Non dire nulla! Vieni! Saremo qui ad accoglierti!
La voce di Sara parve strana a Emilia, e solo tirando fuori la valigia si rese conto cosa la turbava.
Nella voce di sua figlia cera tutto: la grinta, la dolcezza di Giulia, e anche quello che era sempre mancato a lei.
Lamore Quello vero, che non conserva rancori, che non misura né il male né le offese. Semplicemente amore. Quello che Giulia aveva sempre conosciuto, e che Emilia doveva ancora imparare.
E, anche se non era sicura di nulla, sperava tanto di riuscirci, finalmente.







