Non sono fatti l’uno per l’altra

Non una coppia

Non saprei, Sandrina… Mariangela Serena scrollò le spalle smarrita. Quel giorno, fino a un attimo prima così luminoso e pieno di sole, si rabbuì allimprovviso: nuvolette scure offuscarono la finestra, e una folata di vento spalancò limposta, fece svolazzare i tovagliolini nel bicchiere sul tavolo.

Che cè che non sai? Mamma, mica ti ho chiesto se devo sposarmi o no. Ti dico solo che io e Giulia abbiamo già deciso. Alessandro, infastidito, spinse via il piatto di minestra.

Quando tornava dai genitori, la madre lo accoglieva sempre con mille attenzioni, quasi fosse reduce da un lungo digiuno. Le porzioni erano sempre spropositate, e la quantità variava a seconda di quanto Mariangela trovasse dimagrito il suo Sandro.

Così esprimeva il suo affetto. Come altro, del resto? Alessandro viveva ormai da anni per conto suo, soldi da casa non ne prendeva, anzi muoveva affari e denari, ogni tanto offriva aiuto anche al padre, ma questi rifiutava: Non sta bene accettare dal figlio, diceva. Sandro, ormai uomo fatto e robusto, sorrideva. Non era più un bambino, su questo non cerano dubbi. Ma almeno lasciagli godere un buon pranzo, come ai vecchi tempi!

Non hai gradito la minestra, figliolo? Era troppo salata? Te lho detto a tuo padre di non comprare quel sale forte là… Mario! gridò lei.

Dalla stanza, Mario brontolò qualcosa, appena svegliato dal suo pisolino aveva fatto cadere gli occhiali sul tappeto.

Dici di non essere contraria, però… Alessandro non mollava. Dimmelo chiaro, mamma, senza girarci attorno!

Eh… Giulia è una ragazza… particolare. Mi sembra abbia troppe pretese, non in linea, forse, con quello che possiamo permetterci. Me la ricordo ancora dalle scuole superiori: i suoi genitori le compravano sempre tutto il meglio, la viziavano. Tutte le altre ragazze vestivano semplice, invece lei sempre abiti come da ballo. Anche alla maturità volevano a tutti i costi la limousine, dicevano che senza sembrava una festa di paese. Se devo essere sincera, non ho mai sopportato molto i suoi, tutti apparenza e poco altro. E poi… diciamolo, una volta Giulia non ti degnava nemmeno di uno sguardo. Guardavano tutti dallalto in basso, soprattutto sua madre. Non mi è mai piaciuto! E ora, allimprovviso, questa passione di Giulia per te? Mah, Sandro, non ci credo a queste cose!

Mariangela tacque un attimo, riflettendo se continuare o no. Poi annuì decisa, versò del succo nel bicchiere del figlio, aggiunse dei pezzetti di albicocca secca, come piaceva a lui, lo mise sul tavolo e si sedette davanti a lui, pronta a riprendere:

Pensi sia una donna affidabile? Temo che ti stremerà la vita, ora che hai trovato la tua strada, che hai messo insieme un lavoro… Ti sentirai pronto a mantenere una famiglia? Sandro, pensaci ancora Ma poi, sei tu a scegliere…

Chiudeva sempre così: Fai come credi!, come a dire che in questa casa la sua opinione contava poco, che tanto ognuno avrebbe fatto a modo proprio.

Furbetta! sbuffava Mario, eppure finiva per ascoltare sempre Mariangela. Sandro invece, testardo, restava impassibile a certi sospiri.

Il ragazzo si rabbuiò, si chiuse a riccio si era incocciato, diceva spesso suo padre guardando la madre di sottecchi.

Ma come puoi, mamma? Sono cresciuto, e tu ancora non credi in me? Dillo chiaramente!

Ma no, Sandrino! Ma no! esclamò Mariangela, alzandosi di scatto e iniziando a trafficare tra le padelle della cucina. Aprì il rubinetto senza motivo, poi si sedette di nuovo.

Come poteva spiegargli che in fondo lo riteneva ancora ingenuo, non abbastanza saggio? Al lavoro lo ammiravano, lo lodavano, Sandro camminava sulle nuvole. E invece, secondo lei, Giulia era troppo per lui: di un altro mondo, pericolosa…

No.

Tutto troppo in fretta, strano. Ma se avete deciso davvero, io e tuo padre non ci opponiamo. È la tua vita, il tuo futuro, la tua felicità. Se il tuo cuore ti dice così… Ti va un biscotto? Ne ho presi di buonissimi ieri, sentirai che buoni! Aspetta che li porto!

Mariangela frugò nei sacchetti e servì a Sandro dei biscotti rotondi, glassati di bianco e profumati di menta, come piccole cappelle di funghi porcini.

Alessandro sospirò, ne prese uno distrattamente, lo addentò e bevve un sorso di succo.

Andrà bene, mamma! Andrà tutto bene. Come hai detto tu, conta il cuore. Io sento che Giulia è la mia. Sarà tutto bello, come tra te e papà. Vado, stasera andiamo al cinema!

Mariangela annuì. Era iniziata davvero, allora… Avrebbe potuto fermarsi ancora, fare una partita a scacchi con il padre, magari cenare insieme, ma invece devo andare al cinema ed era già sparito… Che tempi!

E che pretendevi, moglie mia? si stiracchiò Mario. Che restasse legato al tuo grembiule a vita? Meglio così, che si sposi! E se non va, cè sempre il divorzio! Tornerà libero in un attimo! Ahh, se avessi ventanni di meno… scherzava il marito, gonfiando il petto e tirando su le spalle, ma Mariangela nemmeno ci badò, tutta presa da questi pensieri, con una vocina dentro che le gridava: Sbagliato, tutto sbagliato!. Le veniva quasi da piangere per il figlio, che ormai vedeva destinato a soffrire: quella Davide, ne era certa, era una ragazza superficiale, capricciosa. Ma di cosa mai avrebbe potuto parlare con lei, se fosse venuta a trovarla? Mistero…

Mariangela tornò con la mente a quando la professoressa di fisica delle superiori, la signora Ines Lombardi, raccontava che Giulia Davide era una ragazza di gran moda, moderna, appassionata di tendenze e stili, una che viveva alla leggera, senza vere amiche proprio incapace di legarsi.

Meglio non avvicinarsi! Ti squadra con quegli occhi enormi che sembra leggerti dentro Fa paura! diceva Ines, che viveva ancora nella stessa casa e ogni tanto incontrava i suoi ex studenti per strada.

Mariangela e Mario erano da poco andati ad abitare in Piazza Garibaldi, approfittando dell’appartamento lasciato libero dalla nonna. Nuovo quartiere, nuova vita… ma la famiglia Davide spuntava di nuovo, nel peggiore dei modi. Unalleanza fra loro? San Dio, no!

Giulia aveva studiato giornalismo, dicono anche con il massimo dei voti, anche se di impegno non sembrava mettercene molto. Gli articoli le venivano come per magia, senza nemmeno troppo sforzo. Era capace di saltare metà delle lezioni ma non finiva mai nella lista dei casi persi. Fortuna di buona memoria diceva sempre la professoressa Ines, e magari aveva ragione. Certo, aiutava anche avere un padre influente, colonnello o diplomata che fosse.

Di lui, Giulia non parlava volentieri. Neppure con lui comunicava molto. Vivevano insieme, sì, ma ognuno nel proprio universo: e la soglia della camera di Giulia segnava il confine. Lì dentro, Mario Davide non metteva piede. O entravi nel suo regno o ti schiacciava fuori, ma sempre per il tuo bene

Non vuoi invitare i tuoi genitori al matrimonio? chiese Alessandro, stupito. Lui immaginava una cerimonia classica, come tutte: pranzo, ristorante, brindisi, torta, i soliti discorsi.

Preferirei non invitare nessuno. Già mi vedo i commenti su prezzo dell’abito, sul cibo Fiori, buste, auguri inutili Ehi, perché invece non ce ne andiamo? Ho una collega in agenzia viaggi, ci può organizzare tutto sul mare. Suite, petali rosa Che dici? Giulia scrutò il fidanzato. O vuoi davvero la solita festa al ristorante, la grigliata infinita e i discorsi dei genitori sui nipotini? Eh? Ma la mia, la mia unica (spero) festa di nozze, la voglio lontana da tutto questo. Dal babbo, soprattutto. O non sei daccordo? si rabbuiò.

Alessandro aveva visto il papà di Giulia un paio di volte, ma lei sembrava volerlo evitare. Cera qualcosa che non tornava perché quella distanza tra i due?

Va bene come dici tu disse dopo aver pensato un po. Anzi, meglio così: ce ne andiamo, festeggiamo poi con gli altri!

Giulia annuì, soddisfatta.

Perché Sandro la amava? Non lo sapeva neppure lui: la amava con gli occhi, la scrutava come se fosse un gioiello raro. Amava la sua libertà di testa, il modo di andare sempre controcorrente. Gli sarebbe tanto piaciuto esserlo anche lui Amava le sue follie e i suoi scatti di pazzia, quando aveva un po bevuto: usciva di corsa sui tetti, cantava al karaoke senza voce, ma conquistava tutti con il carisma. Poi, tutta di un colpo, poteva recitare una poesia seria, o portarlo in una galleria darte a vedere le vedute di cortili italiani sotto il sole. Citava autori contemporanei, lo metteva in crisi: Cosaltro nasconde questa donna? E amava lorchestra: le sue melodie felici la facevano volare, quelle malinconiche la rattristavano. Sognava di suonare il violino, ma diceva di non aver pazienza.

Giulia scriveva per una rivista alla moda, non una posizione di spicco, ma gli articoli erano di livello e le avevano promesso un avanzamento.

Alessandro, in qualche modo, era salito fino a quella vetta senza sapere come. Perché proprio lui? Perché stavano insieme?

A scuola si incrociavano appena, ma poco tempo fa, alla rimpatriata, si erano visti di nuovo. Prima chiacchiere senza senso, poi sentirono il bisogno di uscire allaria aperta: presero le giacche e se ne andarono a camminare per la città. Arrivarono quasi al centro, ma venne un acquazzone e dovettero trovare riparo

Giulia, ormai zuppa, correva sotto la pioggia nel cortile dei giardini pubblici, raccoglieva gocce con la bocca, saltava nelle pozzanghere: le gocce saltavano come gemme arcobaleno sotto il lampione. Lì, niente padre a controllare, niente doveri o paure, lì si poteva essere se stessa. Alessandro è vero, pensò, fissandolo dal basso con un sorriso. Diceva quello che pensava, non metteva trappole. Con lui, Giulia era solo Giulia.

Si fermò di colpo, sentì Sandro che la stringeva, cercava le sue labbra. E anche lì era sincero, non mentiva con gli occhi…

Così Alessandro si era innamorato. Dopo ogni appuntamento, restava sveglio la notte domandandosi se fosse quello vero, il sentimento adulto per cui si può costruire una famiglia. Aveva dei dubbi. Poi immaginava Giulia che diceva di no alla sua proposta, e subito sentiva freddo in fondo ai piedi. Allora si alzava, andava in bagno a bere acqua, restava fisso in cucina a guardar fuori: oltre il vetro solo la notte, una distesa scura, finestre spente. No, con Giulia era quellamore lì, quello vero. Ma lei sembrava schiacciata da qualcosa, sempre in guardia. Quellarroganza era protezione, era diffidenza. Come certi cagnolini che mordono solo per spavento.

Come previsto, portò Giulia a conoscere la madre. Mariangela Serena, pur avendo preparato tutto con cura per metterla in riga, si trovò un po spiazzata: Giulia fu gentile, mise da parte ogni sarcasmo, aiutò persino in cucina.

Ma non serve, mamma! Non è venuta qui per mangiare la Giovanna! borbottava Alessandro. Giulia ha lavorato tutto il giorno, sarà stanca!

Fa niente, tesoro. Tanto è tutto pronto. Preparate il tavolo, mettiamo la tovaglia, è pur sempre una festa…

Mariangela sospirò. Strana, questa Giulia come se avesse due facce. Quella che mostrava agli altri, e una che teneva nascosta. Ma si vedeva che sapeva cucinare, che Sandro non sarebbe morto di fame. E poi sapeva discutere anche darte, le piaceva lImpressionismo, sapeva nomi e stili. Ma non la chiamavano tutti vuota?

La professoressa Ines era sorpresa di sentire un racconto tanto diverso della serata, e poi concluse:

Eh, vedrai che è tutta una recita per adesso. Appena sarà moglie, vedrai davvero…

Mariangela tornò dal quellincontro senza averci capito niente, le venne pure da piangere.

Giulia, invece, non voleva affatto presentare il fidanzato ai suoi.

Ma non è normale! protestava Sandro. Che cè di male?

Niente. Non voglio, e basta.

Ti vergogni di me? si rabbuiò lui. Non sono della vostra classe?

Ma smettila! Semplicemente, coi miei non centro nulla, scosse la testa.

Ma come? Tua madre la ricordo, veniva a scuola, bella donna. Dicevi che era insegnante di lettere! Sarà bello per lei parlare con la mia mamma, a casa nostra si parla di libri.

Non succederà, tagliò corto Giulia. E non sono affatto uguale a lei! Mai dire questo, hai capito?

Va bene.

Beh, ormai è deciso. Domani vieni, la sera.

… Si triturarono a lungo nellingresso, Stefania Nicola la madre di Giulia continuava a lamentarsi che la luce non era sufficiente, che il posto era scomodo…

Mamma, basta! la interruppe la figlia. Non ci fermeremo molto. Sandro, vieni.

Giulia lo trascinò in salotto.

Era già tutto pronto: porcellane con i bordi dorati, il samovar, alla maniera delle migliori tradizioni, spiegava Stefania Nicola, difficile trattenere lacqua bollente e i colori sfarzosi delle decorazioni. Al centro, ovviamente, la torta: la più costosa che Stefania era riuscita a comprare in mezzora dopo che la figlia, con una telefonata frettolosa, aveva annunciato la presentazione del fidanzato.

Chi, cara? fece il padre, Romeo Bernardo, sfogliando il giornale.

Chi pensi.

Non rispondere male. Quindi, vuoi sposarti? Romeo Bernardo sorrise, quasi affettuoso. Beh, vediamo che tipo è il nostro futuro genero.

Guai a te se ti permetti una delle tue! Giulia strinse i pugni.

Stai tranquilla! Papà sarà gentile, la tranquillizzò Stefania, carezzandole la spalla. Vogliamo solo sapere chi è…

Non è il vostro uomo, è il mio. La mia vita. Per la cerimonia, non siete invitati.

Giulia uscì sbattendo la porta, poi tornò con Alessandro.

Romeo Bernardo accolse il futuro genero con allegria, gli fece i complimenti per il fisico:

Fai sport? Ottimo! Faccio jogging anche io! allungò la mano, Alessandro la strinse. Perdona, ho la schiena messa male, ma oggi è una festa: Giulia si sposa! E tutto in segreto… che strano…

Allimprovviso smise di sorridere, ma Stefania gli sfiorò la spalla.

Dai, beviamo un tè, cari! propose allegramente. E la torta preferita di Giulia, cioccolato!

Giulia roteò gli occhi, fece cenno a Sandro di sedersi.

Romeo, aiuta lospite col tè, io sistemo i fiori in vaso. Bel mazzo, Alessandro! Ma ti hanno ingannato, non amo i gigli, troppo forti. Giulia, li metto nella tua stanza, cinguettò Stefania e, presa una grande ciotola dalla credenza, sparì.

Romeo Bernardo fece schioccare la lingua, come per dire Non poteva informarsi prima sui gusti della futura suocera, poi, senza transizione, esordì:

Noi, Sandro, ci siamo sempre chiesti se Giulia avesse un fidanzato, una cotta, ma ora scopriamo di te… Come vi siete conosciuti? Niente timori! Sedetevi pure, ragazzi. Anche se… A questo punto Romeo Bernardo scosse la testa. Ricordo ancora come io, quando andai a conoscere la famiglia della mia futura moglie, la cara Stefania, mi presentai in giacca nuova, senza un lembo usurato…

Sandro, imbarazzato, si guardò: jeans blu scuro, camicia bianca con dettagli bordeaux, giacca di tessuto pesante.

Ma no! Ti mette a disagio? Oggi i giovani sono diversi, non danno più valore alle tradizioni, sono quasi irrispettosi… Ma basta con questi discorsi! Comè che vi siete conosciuti? Romeo Bernardo fissò la figlia, che subito abbassò gli occhi.

Da ragazzi, alle superiori, eravamo in classi parallele. E ora il destino ci ha fatti rincontrare…

Non voleva parlare di anime gemelle o fiamme improvvise. In quelluomo, Romeo Bernardo, cera qualcosa che lo metteva a disagio.

Ah, alle superiori… Stefania! Ecco qui: hanno studiato insieme! Che emozione!

E il tuo cognome, giovane? domandò Stefania, mettendo gli occhiali per osservare meglio Sandro.

Mi chiamo Alessandro Bianti.

Bianti, Bianti… Famiglia Bianti… Ma sei figlio di Mariangela, quella che fece una scenata quando si parlava della festa di fine anno? Avevate problemi economici quellanno, no? Non potevate pagare tutto. Sì! Mi ricordo, ci pensammo noi, con una colletta tra genitori. Tua mamma non te lo avrà detto, vero? Alla fine fu anche carino! Però poi, durante la festa Ricordo bene: faceste anche un danno. Che fu? Giulia, ricordi?

Giulia scosse la testa, tutta rossa, il mento che tremava. Sandro le strinse forte la mano sotto il tavolo. Perché dovevano rovinare tutto così? Era iniziato bene…

Uno specchio! Rompeste uno specchio, ma fu tuo padre a pagare. Che storia divertente! rise Stefania, ma poi si affrettò. Ma che stiamo qui seduti? Romeo, porta lo spumante per il brindisi di fidanzamento! Vi va bene?

Poi fulminò Giulia con lo sguardo.

E tu, Sandro, che lavoro fai? chiese Stefania, mentre il marito trafficava con la bottiglia.

Vendo attrezzatura fotografica, lavoriamo anche con… stava iniziando Alessandro, ma Stefania lo interruppe subito:

Prendi la torta, coraggio! Sandro allungò il piattino, e la padrona di casa ve ne posò sopra una grossa fetta. La preferita di Giulia. Sai quanto costa? Grazie a unamica pasticciera ci è costata meno, ma di solito la vendono a quattrocento euro. Carissima, no? Ma per Giulia niente è troppo. E non ci ringrazia mai! Siamo esausti, fatica tirare su una figlia così ribelle e distante…

Mamma, la smetti?! scattò Giulia, urtando la tazza, che quasi si rovesciò.

Non agitarti, Giulia! Va tutto bene. Vedi, Sandro Stefania tornò a parlare con lui, ignorando la figlia. Giulia si era alzata, guardando dalla finestra la gente in cortile. Giulia ha un carattere difficile, e a volte è ingestibile. Basta portare pazienza, poi torna tutto normale…

Stefania sospirò, spostando il piattino della torta proprio davanti a Sandro.

Giulia è invece una persona pacata! Ma cosa dite su di lei? E quanto avete dato anni fa per me, eh? sbottò Sandro, alzandosi di scatto e facendo traboccare il tè sulla tovaglia ricamata doro.

Alessandro! Mostrati educato! Romeo Bernardo si alzò dietro di lui, mettendo una mano pesante sulla spalla del ragazzo. Siediti!

E io dico che me ne vado. Giulia, andiamo. Dai, perché sopporti cose simili? gridò Sandro, strinse il braccio della fidanzata e la trascinò via. Tutto gli sembrava assurdo la festa, la torta da quattrocento euro, le parole velenose. Non era vita vera!

Ma Romeo Bernardo non intendeva mollare. E Stefania rischiava di scoppiare a piangere…

Giulia resta qui! soffiò lui. È nostra figlia, a noi spetta decidere!

Giulia ebbe un attimo di esitazione, ma Sandro riuscì a trascinarla in strada.

Ho lasciato il giubbino! sospirò Giulia fuori dal portone Avevo chiavi e telefono, devo tornare…

Ce la fai, resta da me! la bloccò il ragazzo.

Ma mi chiamano dal lavoro! No, Sandro, aspetto qui. Torno solo a prendere le cose, non sto nemmeno a parlare con loro! E tornò indietro, chiamò lascensore, poi si voltò: Sandro, non aspettarmi. Sentiamoci domani.

Come?! Resti da loro? si spaventò Sandro. Sperava proprio di poterla portare con sé

Sono i miei genitori.

Giulia! Non hai più dieci anni!

E allora? Gli devo tutto. Hai sentito, si sono sempre sacrificati persino il lavoro me lo ha trovato papà. E per tutto il resto, grazie pure.

Aspetta, spiegami. Non capisco. Facciamo due passi, raccontami tutto. Fa freddo, tieni la giacca! Ma non me ne vado così Sandro le gettò sulle spalle la sua giacca di pelle rovinata, inadatta alle occasioni, ma non poteva far altro. Dopotutto, volevi sposarmi!

Hai cambiato idea, eh? Va bene, siediamoci un po su quella panchina, parliamo, prima che sia troppo tardi accettò Giulia.

Andarono nel cortile, lei lo trascinò dietro un cespuglio, spiegando che la mamma spiava sempre dalla finestra. Si fermarono su una panchina.

Ecco? chiese lui.

Giulia sorrise amaramente.

Fino ai cinque anni ho vissuto in orfanotrofio. Dalla nascita. Lì avevo una sorellina di cuore, Giovanna, eravamo inscindibili… Poi vennero delle persone a fotografarci, ci dissero che avrebbero trovato nuove famiglie per tutti. Noi però non volevamo nessuno. Ma comunque ci fotografarono. Due mesi dopo arrivarono i Davide, Romeo e Stefania. Cercavano una figlia. Avevano perso la loro bambina per malattia Stefania decise così di prenderne una già grande, per non rovinare la figura, non sopportava lidea di partorire ancora. E scelsero proprio me. Ma non volevano Giovanna. La direttrice li scongiurava di non separarci, ma nulla. Io fui adottata, Giovanna restò. Mi odia.

Come fai a saperlo?

Lho ritrovata poco fa, rispose a una lettera che pubblicai sul giornale. Dice che lho tradita. Ma io le scrivevo, ogni giorno! Pregavo Stefania di andare a trovarla insieme, mai concesso. Le lettere buttate E poi, i miei nuovi genitori mi hanno dato una vita diversa, la migliore, si vantano sempre di avermi salvato. Ma ogni volta mi ricordano che sono roba loro, che devo obbedire, amare tutto ciò che amava la loro vera figlia: i giochi, i passatempi, pure il colore dei capelli mi volevano schiarire come lei. Dovevo essere la sua copia. E io, sciocca, pensavo si trattasse damore. Crescendo, verso gli undici anni mi sono ribellata. Loro hanno cercato di formarmi, a volte anche duramente, e io a scuola mi comportavo da selvaggia. Nascondevo tutto e in casa comandavano i Davide. Qualsiasi mia decisione personale, loro la stroncavano ridendo, criticando. E fuori sembrava amore, Per Giulia solo il meglio Ma non era vero. La figlia vera dormiva al buio, dovevo farlo anchio; piangevo, strappavo la tenda per far passare la luna, loro mi punivano

Giulia si mise a piangere, lei che era sempre forte e sicura, vestita alla moda, che aveva sempre quellaria da regina. Ora si vedeva quanto aveva sofferto, in silenzio. Aveva vissuto una vita non sua E aveva paura del buio, questa piccola Giulia!

Alessandro rimase senza parole.

Perché mai non hai raccontato tutto a nessuno? Nessun amico, un parente, una nonna

Perché mio papà lo avrebbe saputo subito. E non si può parlare male di lui, è il padre. E nemmeno Stefania… Giulia sputò a terra come un teppista Dopo si sarebbe messa a piangere, a dire che la vera figlia non le avrebbe mai mancato di rispetto. Stefania dice di avermi dedicato la vita, io non posso rovinarle la reputazione… E poi, in fondo, non gliene importa davvero a nessuno.

A me importa! protestò Sandro.

No, anche tu mollerai. Nessuno vuole grane altrui, richiedono troppa energia e la vita è dura per tutti. Dai, Sandro, vai a casa ora. Scusa se è finita così; se cambi idea sulle nozze, capirò. Nessuno vuole le difficoltà degli altri. A presto

Si alzò, riconsegnò la giacca e sparì.

Stefania, come sempre, rimase in finestra ad aspettare il ritorno della figlia: lavrebbe vista sfilare su quel marciapiede stretto, aprire il portone, salire in ascensore, cercare le chiavi che di certo non avrebbe trovato… E Stefania avrebbe dovuto andare ad aprirle. No, proprio non era riuscita a farne una vera figlia, maledetta eredità…

Alessandro camminò a lungo per la città, passando davanti alle vetrine, saltando pozzanghere di benzina sulle strade. Strano pensare che Giulia fosse sempre vissuta accanto a tutti ma nessuno si fosse accorto di tutto questo dolore. Quanta forza aveva dovuto trovare per andare avanti! Forse la mamma aveva ragione: era una donna troppo pesante da gestire per lui? Accanto a lei Sandro si sentiva come una piantina dorchidea da serra, ben curata… E poi il padre e la madre di lei: doveva stare lontano o tentare una convivenza forzata? E poi la vita di Giulia, ora diventata anche suo carico

Sandro non era cattivo, anzi, era buono, ma cresciuto in un ambiente protetto. La sua esistenza era sempre stata lineare: succo di frutta con albicocche secche fatto dalla mamma, il padre sdraiato sul divano, crostate la domenica, vacanze a Sabaudia. I consigli materni e un futuro luminoso davanti.

Ma Giulia nel suo futuro luminoso non ci entrò mai. Sandro annullò tutto. Lei aveva detto che capiva. In fondo, non era fatto per lei. Lei veniva da un altro mondo, e richiedeva tempo per adattarsi, per consolarsi quando i genitori la facevano soffrire. Tutto questo Sandro non se lo sentiva addosso: sognava vita serena, senza scossoni.

Giulia si sposò anni dopo, dopo essersi trasferita a Firenze come redattrice nella sede locale della rivista. Conobbe uno più forte di lei, uno che non aveva timore della normalità, uno che laccettò per ciò che era, aumentando la sua gioia e scacciando la paura. Lui la ascoltò, e le disse che da quel giorno si sarebbe fatta unaltra vita. E lei gli credette, perché era forte, e non lavrebbe mai delusa.

Sandro, invece, è ancora in cerca. Un buon ragazzo, casalingo, che cerca una donna semplice, morbida e leggera. Trova solo donne con un passato difficile.

Vengono tutte a lui come api al miele! si lamenta Mariangela con la professoressa Ines, Basta che una abbia qualche problema, e subito! Dopo Giulia, Sandrino ci ha messo mesi a riprendersi…

Suvvia, Mariangela, andrà tutto bene. Sii felice che ce lhai vicino, che non lo devi dividere con nessuno, la consola Ines. Ma in fondo, Sandro è davvero troppo buono, troppo da casa…

Stefania, tempo dopo, mandò a Giulia un messaggio vocale:

Lo so che non vuoi sentir parlare con me e non rispondi. Ma volevo solo chiederti scusa. Mi manchi tanto… Mi piacerebbe ricominciare, ma non sarei più capace. Sei cresciuta, Giulia, e io ho perso tutto… Ero occupata con le mie illusioni, mi mentivo. Scusami se ho rovinato la tua vita. Sei una figlia meravigliosa, Giulia. Io, come madre, non ho saputo fare bene. Perdonami.

Giulia ascoltò quel messaggio quattro volte, poi scosse la testa. Non sapeva come dovesse essere una vera mamma, Stefania era lunica che avesse mai conosciuto.

Mamma, tutto bene lì da voi? sentì Stefania la voce di Giulia nella cornetta. Devo venire? Ora non posso, magari nel fine settimana…

La donna annuì. Era pronta ad aspettare Giulia tutta la vita, ad abbracciarla. Per la prima volta solo Giulia non una sostituta. Finché non è troppo tardi, vero?

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