Hai chiamato la persona sbagliata

Hai chiamato il numero sbagliato

Giulia, ciao. Scusami se ti chiamo a questora, ma non ho proprio nessun altro a cui rivolgermi

Buonasera, ma non sono Giulia rispose una voce maschile, leggermente rauca e sonnolenta. Hai guardato lorologio? Sono quasi le due e mezza di notte.

Martina, colta alla sprovvista, avvicina il telefono agli occhi, sbattendo le ciglia incredula per qualche secondo.
Sul display compare la scritta Giulia. Ma allora di chi è la voce che sente?

Forse il marito? riflette Martina, riportando il telefono allorecchio. Ma Massimo ha una voce completamente diversa. Allora chi è? Un amante? O magari un collega? Anche se, diciamolo, un collega che si trova a casa della mia amica a questora… diciamo che è più di un collega. O forse Giulia sta a casa di lui?

Le domande si accavallano, mandandola in confusione. Ma decide di chiedere, tanto per essere sicura:

Ma Giulia è lì con te?

No, nessuna Giulia qui. Sono solo in casa. Stavo dormendo, finché finché non mi hai chiamato.

Mi scusi, davvero inizia Martina ad affrettarsi tra le scuse. Dovevo chiamare la mia amica, questo numero ce lho in rubrica da anni, non so proprio perché sia finita su di te. Mi perdoni.

Sta per cliccare Termina chiamata, quando la voce maschile domanda:

Martina? Sei tu?

*****

Due settimane fa, il capo aveva mandato Martina a un corso di aggiornamento professionale.

Non perché non fosse capace nel suo lavoro al contrario, Martina era una delle impiegate più affidabili e precise dellufficio ma il direttore voleva proporle una promozione e uno stipendio più alto.
Per salire di livello, però, doveva prima acquisire nuove competenze.

Marti, sono solo due settimane. Lo faccio per te.

Due settimane non sembravano molte, se non fosse per il fatto che, questo periodo, Martina avrebbe dovuto passarlo lontano da Milano, in una città che nemmeno conosceva.

Il mio fidanzato non ne sarà contentissimo sospirò Martina, immaginando lespressione di Andrea.

Sono solo quindici giorni Vedrai che capirà. Non sono mica due anni, è questione di poco tempo.

Alla fine, accettò.

Dopotutto, un incarico nuovo, più responsabilità e uno stipendio maggiore avrebbero aiutato a mettere via soldi per le nozze, o anche solo per qualche sogno in più. Andrea ancora non aveva fatto la proposta ufficiale, ma Martina sperava che prima o poi sarebbe successo.

Non capisco perché devi fare questo corso: non eri mica una studentessa modello alluniversità? si stupì Andrea, quando gli raccontò della trasferta.

Certo che sì, ma sai come si dice: non si finisce mai di imparare sorrise Martina. Pensi di sopravvivere senza di me due settimane?

E che posso fare? rispose Andrea con aria tranquilla. Per quindici giorni sopravviverò a suon di lasagne surgelate e pizza.

Dai, te li preparo io dei piatti da conservare in frigo, così hai qualcosa di buono. E quando torno, avrò pure una promozione! Quindi meglio che vada.

Se bisogna, bisogna Vai tranquilla.

*****

Martina chiamava ogni giorno Andrea, chiedeva come andavano le sue giornate, cosa mangiava o come stava. Ma lui sembrava sempre più infastidito da queste attenzioni.

Marti, sembri mia madre, ti giuro. Sono un uomo grande e vaccinato, basta controllarmi così.

Ma non ti controllo! Solo, voglio bene. E tu invece, non mi chiedi mai niente Non ti interessano le mie giornate?

Cosa dovrei chiederti? Se hai preso uninsufficienza oggi? rise lui.

Va bene, buonanotte allora.

Questa conversazione, allinizio della seconda settimana, lasciò Martina con lamaro in bocca. Era davvero doloroso rendersi conto che la persona amata non sembrasse preoccuparsi per lei.
Certo, lei lo amava e sorvolava su tante cose. Ma a volte avrebbe voluto un po più dattenzione: che lui le domandasse come stava, cosa avesse mangiato, come era andato il corso.
Ma Andrea non chiedeva mai niente.

Anzi, parlava sempre meno anche di sé, come se avesse sempre altro da fare.
Cosa?

Diceva di incontrarsi coi suoi amici la sera in qualche bar, di rientrare sempre tardi perché in casa da solo si annoiava. Ma qualche minuto al telefono poteva pur dedicarlo?
Martina non aveva mai imposto limiti, chiedeva solo di non bere troppo.

Lascia stare, pensò torno a casa e ne parliamo. Magari capirà

*****

I giorni in questa città passano in fretta. Lultimo giorno del corso sarebbe domani, e Martina non vede lora di riabbracciare Andrea. Ma

questa sera la chiamano per avvisare che il corso è annullato.

Il docente è finito in ospedale spiega una segretaria. Domani resti pure a casa. Lattestato lo invieremo via mail.

Meglio così, sorride Martina dopo aver chiuso la chiamata.

Ottimo, così domani mattina prendo il primo treno e torno a casa. Da passare un giorno intero con Andrea.

Andrea stesso le aveva detto di aver preso due giorni di ferie per prepararle una bella accoglienza e stare insieme dopo la sua assenza.

Adesso avremo proprio due giorni solo per noi, si compiace Martina. Vorrebbe chiamare il fidanzato per avvisarlo, ma allultimo la coglie unidea folle: E se tornassi già stasera? Una sorpresa gli farà piacere!

Martina apre il sito della stazione degli autobus: lultimo pullman per Milano parte proprio tra poche ore.
È tardi, ma pazienza! Per sorprendere il proprio amore, vale la pena.

In fretta mette tutto in valigia, esce dallalbergo e chiama un taxi. Sul viso, il sorriso di una donna felice.

*****

Alla stazione degli autobus regna la confusione.

Gente che si spinge, che parla a voce alta, un odore di sudore nellaria, ma Martina non ci bada.

Al massimo, poco importa: sta per fare una sorpresa al fidanzato e questo la ricompensa di ogni fatica.

Solo unora e mezza e il pullman arriverà. La bigliettaia le ha già anticipato che sarebbe potuto avere qualche minuto di ritardo.

Così Martina passeggia senza meta davanti alla stazione: dentro fa caldo, fuori laria fresca allontana il sonno e la stanchezza.
Mentre scruta i passanti, nota un cane abbandonato vicino alla recinzione. Lo sguardo di quellanimale triste le tocca il cuore.

Di sicuro è stato lasciato da qualcuno pensa Martina, e si dirige al baracchino dei panzerotti per comprare da mangiare al cane.

Ehi, tesoro, perché sei così triste? Nessuno ti vuole più, eh? Ma guarda che ti ho portato un po di panzerotti, ti vanno?

Il cane la guarda con quegli occhi tristi e muove piano la coda.

Almeno oggi, qualcuno lo ha notato.

Dai, mangia, dice Martina, appoggiando il sacchetto a terra.

Il cane si alza, zoppicando vistosamente, annusa i panzerotti, la guarda come per chiedere il permesso ed appena lei annuisce, li mangia con gusto.
Martina, a un metro, si meraviglia del senso di protezione che sente verso questa povera creatura. Chi si prenderà cura di lui con linverno ormai alle porte?

Si perde nei propri pensieri sulla stranezza del mondo, così tanto da non accorgersi di un ragazzo che si avvicina.

Solo quando le sbatte la spalla, rimane sorpresa.

La prima cosa che vorrebbe dirgli è: Scusi, ma non ha abbastanza spazio qui intorno?.
Non cè nessun altro nei paraggi: poteva benissimo evitarla.

Scusami, ero distratto dice lui, e le pesta il piede così forte che Martina trattiene a fatica un grido.

Ma cosa sta succedendo questa sera?!

Lui fa un sorrisetto imbarazzato e sembra voler andarsene, ma improvvisamente il cane abbaia furiosamente verso il ragazzo.

Proprio allora passa una donna con la divisa degli addetti alle pulizie della stazione.

Lo sapevo che sarebbe finita così! Mai dovevamo lasciar entrare questo cane. Dai su, spostatevi tutti, che ora lo butto fuori.

Il giovane si allontana in fretta, mentre Martina resta accanto al cane, cercando di trattenerlo: sembra deciso a inseguire quello sconosciuto.

Fermi, che fa? si rivolge a voce alta alla donna delle pulizie, che già brandisce la scopa. Ma non vede che non bisogna picchiare il cane? Sta bene?

E perché no? ribatte la donna. Questo qui morde la gente, ha quasi azzannato quel ragazzo.

Ma era stato quello a spingermi: il cane ha reagito, ma non avrebbe mai morso.

Forse sì forse no Però ha abbaiato! Qui non ci può stare. E se fosse persino pericoloso? Lo capisce che rischio?

Ma non è affatto pericoloso. Guardi che occhi tiene! E poi è pure zoppo almeno qui può mangiare qualcosa.

No, i cani randagi alla stazione non ci stanno! Se fosse di qualcuno, sarebbe un altro discorso

È mio! strilla Martina allimprovviso.

Il cane e la donna delle pulizie la fissano, basiti. Soprattutto il cane: chi mai vorrebbe uno zoppo?

Prego? sbotta la donna.

È il mio cane, sì.

Ma lo vede chiunque che è randagio.

Era randagio, ora è mio. Lo porto con me. E basta che lo tocchi, che faccio una bella segnalazione al suo capo, e magari pure alla polizia.

Questa poi! mugugna la donna. Allora metti il guinzaglio a quel cane Va bene, lasciamo perdere, che ho altro da fare. Ma ricorda: se domani mattina lo trovo, chiamo il canile municipale. Chiaro?

Stia tranquilla, ora lo porto via, Martina la rassicura.

Solo quando la donna sparisce allinterno, Martina realizza ciò che ha appena detto.
Non potrà proprio abbandonare lì il cane, ormai.

E che dirà Andrea, se porto a casa un cane trovato in unaltra città? pensa Martina. Sicuramente non sarà contento.
Lasciamo stare, ci inventeremo qualcosa, sorride al cane sperando che ci facciano salire sullautobus insieme. Ah, il pullman

Guarda lora: tra dieci minuti arriva.
Allora, pronto a venire con me? Ora sono responsabile anche di te.

Il cane scodinzola e, sempre zoppicando, la segue.

Però comportati bene. Se no ci buttano entrambi fuori dal pullman. E allora che facciamo, andiamo a piedi fino a Milano?

Presa dalla fretta, Martina apre la borsetta per recuperare il biglietto.

Ma appena la apre, sente tintinnare qualcosa ai piedi.
Abbassa lo sguardo: sono le chiavi di casa, ma come sono finite per terra?

Quando controlla dentro la borsa, le manca il fiato.

Il fondo della borsetta è scucito, e non cè più né telefono, né portafoglio, né biglietto, né carta né una moneta. Tutto sparito!
Mannaggia Cosa ho combinato? Ma Chi può?

Segue qualche istante di panico, ma unilluminazione la colpisce.

Quel ragazzo! Quello che mi ha spinto e schiacciato il piede Mi si era attaccato apposta. E il cane ha abbaiato per quello. Laveva capito subito. E ora come torno a casa senza una lira e senza documento?

Il cane la guarda con aria colpevole.

Ma no, tu non centri, mormora Martina tu hai solo voluto difendermi. Se solo avessi capito prima

*****

Il pullman tarda un altro quarto dora, ma ormai a Martina non interessa.

Tanto partire senza biglietto non può.
Aveva pensato di chiamare Andrea aveva nel trolley ancora il vecchio Nokia con una SIM della Tim inutilizzata.
Ma cosa poteva fare lui, a quellora? Venire fino a Piacenza in macchina? Difficile.

E poi il cane? Non vuole lasciarlo lì, ormai si è proprio affezionata.

Non può nemmeno restare lì tutta notte. Forse in alternativa avrebbe dovuto chiedere aiuto alle forze dellordine ma non si sente pronta ad affrontare tutto questo ora.

Proprio mentre cerca di ragionare, ecco arrivare il pullman. Solo Martina aspetta.

Lautista si sporge dal finestrino:
Signorina, sale o no?

Mi hanno rubato tutto, ammette, trattenendo le lacrime. Portafoglio, biglietto tutto.

Oh caspita esce dalla cabina e scende. E ora che fa?

Non so starò qui fino a domattina e poi boh.

Su, non dica sciocchezze, la interrompe. Sali pure, ti porto gratis fino a Milano, tanto viaggio da solo. Almeno qualcuno con cui parlare.

Ma non posso.

Parlare?

No, salire. Sai, il cane? Lho trovato qui e ho promesso che non lavrei lasciato qui. Da mattina lo portano via se resta da solo.

E allora porta anche lui. È tutto vuoto il pullman, nessuno sarrabbia.

Davvero? Posso salire con il cane? smette di singhiozzare Martina.

Certo! Sali, che fuori fa freddo. E dammi la valigia, che ti aiuto.

*****

Per tutto il viaggio Martina chiacchiera con lautista. Il cane si sdraia tranquillo tra i due sedili e li osserva. Si sente al sicuro.

Finalmente, il pullman si ferma allautostazione di Milano. Martina ringrazia il conducente e scende insieme alla valigia e al cane.

Martina, ti do qualche euro per un taxi? le offre lautista.

No, grazie, sorride lei. Ora chiamo il mio ragazzo che mi viene a prendere.

Va bene, allora. In bocca al lupo. E stai più attenta là fuori! Anche se adesso hai un ottimo bodyguard con te

Martina, per non farsi troppo notare, cerca un angolino fuori dalla stazione. Prende il vecchio cellulare e chiama Andrea.

Pronto? Chi parla? chiede lui, con voce piena di fastidio. Cosa vuoi?

Andrea. Sono Martina… Sto chiamando dal vecchio telefono, sono appena arrivata alla stazione. Puoi venire a prendermi?

Che Martina? Quale stazione?

Andrea, dai quante ragazze conosci di nome Martina? Sono io!

Martina?! la voce si fa subito più gentile Ma che ci fai in giro a questora?

Ti dico che sono alla stazione. Volevo farti una sorpresa, ma mi hanno scippato tutto. Vieni a prendermi, per favore? Sono qui con la valigia e un cane. È lunga da spiegare.

Che? Un cane? Ma ti pare il caso

Dai Andrea, ti spiegherò tutto a casa. Quanto ci metti ad arrivare?

Silenzio.

Ehm Senti, la verità è che adesso non posso.

Come?!

Ho bevuto, non posso guidare. Scusa.

E io come torno a casa? Sono senza un euro, ma secondo te posso camminare tutta la notte per Milano?

Ma che sarà mai, aspetta in stazione fino a domattina, poi ci sono i tram.

Andrea, ti ho detto che non ho nemmeno gli spiccioli per il biglietto, hai capito o no? Mi vuoi dire che ti costa tanto chiamarmi un taxi o venire a prendermi?

Non urlare, Martina. Se mi avessi avvisato prima, non sarebbe successo niente.

Volevo solo farti una sorpresa

Ecco, la sorpresa ora ce lho io. Non ce la faccio a venire!

Perché?

Perché non sono a casa. Sono da Luca. Abbiamo fatto tardi al bar e sono rimasto qui a dormire. Lui è in camera con la moglie e io sto parlando con te. Non è il caso adesso. Chiamami domani e vediamo.

Martina chiude la chiamata.

Dire che è sconvolta è poco. Da sei mesi vive con Andrea (e stanno insieme da più di un anno), ma una delusione così non se laspettava.

Quindi devo proprio prendermi un tram, eh? sussurra a denti stretti. E cosa me ne faccio di uno così? Meglio che provi a chiamare Giulia, lei almeno di sicuro non mi lascia qui sola.

Apre la rubrica, seleziona Giulia e preme chiama.

Giulia, ciao, scusa lora. Non so proprio a chi rivolgermi

Buonasera, non è Giulia risponde una voce maschile. Ma hai visto che ora è? È quasi mezzo alle due.

Martina avvicina il telefono agli occhi perplessa, sbatte un paio di volte le ciglia, stranita.

Sul display compare chiaramente Giulia.

Forse è il marito? pensa, Ma Massimo ha unaltra voce Allora chi? Lamante? O un collega? Anche se a quellora, un collega a casa sua è sicuramente qualcosa in più. O magari Giulia sta da lui?

Le domande la confondono. Decide comunque di chiedere:

Ma Giulia è lì?

Nessuna Giulia. Sono solo in casa. Stavo dormendo, finché non hai chiamato.

Mi scusi, veramente! Avevo il numero salvato così da anni, evidentemente il telefono si è incasinato. Mi spiace tanto.

Sta per mettere giù, ma la voce maschile la blocca:

Martina, sei proprio tu? Ora che guardo meglio vedo che sì, è il tuo numero.

Fabio?!

Esatto. Ma tu che fai a questora? Ti è successo qualcosa?

Non so come ho fatto a chiamare te pensavo daver chiamato Giulia, la mia amica, ma lei ha un altro numero ora.

Martina improvvisamente si blocca. Le si materializza davanti la risposta. Era il vecchio Nokia, e lì cera ancora il numero di Fabio, il suo compagno di liceo con cui era stata insieme tanto tempo fa, prima della storia con Andrea. Dieci anni aveva lasciato quel numero in rubrica.

Aveva sempre creduto che Fabio non fosse luomo giusto per lei. Non aveva mai voluto eliminare il suo numero, non sapeva spiegarsi nemmeno il perché. Forse perché un po di sentimento cera stato, e poi Andrea trovando il numero tempo dopo aveva anche fatto delle scenate di gelosia, costringendola a cancellare il contatto. In realtà, Martina aveva solo cambiato il nome in Giulia.
E ora, dieci anni dopo, aveva chiamato lui.

Perché taci? chiede premuroso Fabio Dimmi cosè successo. Si sente dalla voce che è una brutta serata.

Fabio ci ha sempre saputo fare con le persone: basta sentire il tono ed è subito capace di capire lumore, anche da lontano.

E così, Martina gli racconta tutto. Del corso, del furto, della cagnolina trovata e del conducente gentile che lha riportata a Milano. Gli racconta anche della delusione con Andrea, che preferisce dormire a casa dellamico invece che venirla a prendere.

Beh, almeno io qualche euro in tasca ce lho scherza Fabio.

Che vuoi dire?

Macché volevo solo sdrammatizzare. Mi spiego meglio: il papà mi ha lasciato la vecchia Fiat 127 color panna, quella che chiamava La Bianchina. Ti vengo a prendere io adesso, faccio in un attimo.

Ma ho il cane con me!

Sali tutti, cè posto! Aspettami mezzora e sono lì. Non andare da nessuna parte! Se hai bisogno chiamami subito.

S-sì balbetta Martina, quasi incredula.

Ma guarda che robe pensa il ragazzo con cui sto non muove un dito, e invece, quello che non vedo da dieci anni, si alza alle tre di notte solo per aiutarmi Forse su certi uomini non ho mai avuto grande fiuto.
Così, una chiamata sbagliata può cambiarti la vita.

Stretta al suo nuovo amico a quattro zampe, Martina ripensa a tutto quel che conta davvero, mentre Fabio corre di notte tra i viali semideserti, guidando la vecchia automobile pur di aiutare la ragazza che ha amato e che forse, in fondo, ama ancora.

Solo per aiutarla, senza chiedere nulla in cambio.

*****

E ora, cari lettori, immagino che vi stiate chiedendo come sia proseguito tutto questo.

Martina ha rotto con Andrea.

E non solo perché lui non era venuto a prenderla.

Ma anche perché, una volta rientrata, ha trovato una bottiglia di prosecco nella pattumiera e alcuni lunghi capelli biondi sul letto stropicciato cosa impossibile, visto che nessuno in casa aveva i capelli così chiari.

Insomma, ha capito subito tutto.

E quando Andrea, il giorno dopo, ha provato a negare tutto urlando, il cane che adesso si chiamava Jack ringhiava talmente forte che sembrava pronto a strappargli i pantaloni se avesse alzato ancora la voce.

Andrea se nè andato.

E pochi giorni dopo, Martina camminava già nel parco insieme a Fabio.
Seduti su una panchina parlavano di tutto, mentre Jack e Linda così si chiamava la cagnolina di Fabio si studiavano con curiosità.

Linda, trovata da Fabio sulla strada un anno prima, era stata investita da unauto e lui laveva aiutata a riprendersi. Anche lei zoppicava un po, ma quello contava davvero poco.

Quel che importava era che Martina e Fabio si erano ritrovati dopo tanto tempo, pronti a ricominciare qualcosa di bello.
E Jack aveva trovato una nuova amica.

Certamente tra loro cera lintesa. E forse, questa volta, tra loro quattro nascerà qualcosa di vero.

Se la storia vi è piaciuta, lasciate un like E così, mentre il sole tramontava dietro le foglie tremolanti degli alberi, Martina pensò che la vita, a volte, ti getta giù per vicoli ciechi solo per farti trovare il sentiero giusto. Sentì il calore della mano di Fabio nella sua e, senza bisogno di spiegare nulla, si capirono al volo. Le cicatrici del passato, le delusioni, i cuori spezzati: tutto sembrava più leggero, con Jack e Linda che scodinzolavano felici attorno a loro.

Da allora bastò poco, davvero poco: una cena improvvisata, qualche messaggio la sera, la voglia di raccontarsi e ascoltarsi, quei piccoli gesti ritrovati che fanno sentire di nuovo bene. Martina, che si era sentita smarrita nella notte, ora rideva facendo rotolare una pallina sullerba per i due cani.

Fabio la guardava e vedeva la ragazza che aveva amato, ma anche una donna nuova, più forte, capace di chiamare casa il coraggio di ripartire da sé stessa. E Martina capiva che, dopotutto, le chiamate sbagliate forse sono segnali: a volte la felicità arriva proprio quando smetti di inseguirla e lasci che ti sorprenda, nella voce di chi non hai mai davvero dimenticato.

Sul viale silenzioso, con Milano che si accendeva lontana, i quattro rientrarono insieme, sapendo che il meglio doveva ancora venire. E forse era proprio questo, il vero lieto fine: la certezza di essere finalmente, e semplicemente, al posto giusto.

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