Affitta una Montagna per Allevare 30 Maiali, Poi la Abbandona per 5 Anni – Quando Torna Resta Sconvolto da Ciò che Trova…

Nel 2018, Riccardo Santini, un uomo di trentiquattro anni di Ascoli Piceno, sognava di uscire dalla povertà allevando maiali. Prese in affitto una parte isolata di un monte nei pressi di Montemonaco, pensando di trasformarla in una piccola porcilaia.

Consumò tutti i suoi risparmi, chiedendo persino un prestito alla Banca Monte dei Paschi di Siena. Costruì i recinti, sistemò un pozzo profondo, acquistò trenta maialini.

Il giorno in cui portò la prima nidiata su per la montagna, lo disse con orgoglio a sua moglie Giuliana, trentun anni:

Aspettami solo un po. Tra un anno riusciremo a costruirci la nostra casa.

Ma la realtà era ben diversa dalle storie favolose raccontate in televisione.

Dopo poco meno di tre mesi, la peste suina africana colpì le Marche. Uno dopo laltro, gli allevamenti vicini crollarono. Alcuni contadini furono persino costretti a dare fuoco ai recinti per fermare il contagio. Per settimane, il fumo denso si sollevava tra le pendici del monte Sibilla.

Giuliana era terrorizzata.

Vendiamoli finché sono vivi, lo supplicava.

Lo sguardo di Riccardo però era duro.

Questa tempesta passerà. Dobbiamo resistere ancora un po.

Ma le preoccupazioni, le notti insonni, cominciarono a logorarlo. Fu ricoverato allospedale di Fermo per esaurimento e stress. Passò più di un mese a riprendersi nel paese dei suoceri.

Quando tornò sulla montagna, metà dei maiali era già sparita. Il prezzo del mangime era raddoppiato. La banca aveva iniziato a chiamarlo per il pagamento delle rate.

Ogni notte, mentre la pioggia martellava il tetto di lamiera, Riccardo sentiva franare tutto ciò che aveva costruito.

Finché una sera, dopo lennesima telefonata di un creditore, si sedette per terra e sussurrò:

È finita.

La mattina dopo chiuse la porcilaia. Consegnò la chiave al proprietario del terreno il signor Tino e scese la montagna. Non aveva la forza di assistere alla fine del proprio sogno. Ormai, nella sua mente, non era rimasto più nulla.

Per cinque anni non tornò più sul monte.

Lui e Giuliana si trasferirono a Bologna, lavorando in una fabbrica. La vita era semplice non ricca, ma serena.

Quando qualcuno parlava di allevamento, Riccardo sorrideva amaramente.

Ho solo dato in pasto i miei soldi alla montagna.

Ma allinizio di questanno, il signor Tino lo chiamò improvvisamente. La voce tremante.

Riccardo devi venire qui. Alla tua vecchia porcilaia è successo qualcosa di incredibile.

Il giorno dopo, Riccardo percorse più di quaranta chilometri su per la montagna. La vecchia strada sterrata era ormai coperta di erbacce e alberi, come se fosse stata abbandonata per decenni.

Salendo, il cuore gli batteva forte tra ansia e paura.

La porcilaia era crollata?
Non restava più nulla del suo vecchio sogno?

Svoltato lultimo tornante, si bloccò.

Il luogo abbandonato respirava.

Non era più la porcilaia che ricordava. Il tetto di lamiera arrugginita era coperto di rampicanti, la fanghiglia si era confusa col sottobosco. Tutto intorno, gli alberi erano cresciuti alti, i sentieri quasi invisibili.

Ma non fu questo a farlo fermare.

Sentì dei rumori.

Gronf gronf

Riccardo rimase di sasso.

Si avvicinò piano al recinto, ormai sommerso dallerba alta. Quando sbirciò allinterno, dovette indietreggiare dallo stupore.

Cerano maiali.

Non uno o due ma tanti.

Grossi, dal corpo robusto. E diversi maialini che correvano ovunque.

I trenta di cinque anni fa sembravano essersi moltiplicati in una mandria intera.

No non è possibile sussurrò.

Il signor Tino, che lo aveva seguito, si avvicinò.

Te lavevo detto, mormorò. Non sono mai spariti.

Ma come hanno fatto a sopravvivere? Riccardo quasi non credeva ai suoi occhi.

Tino si sedette su un masso.

Quando te ne sei andato, ne erano rimasti pochi dentro i recinti. Hanno sfondato la rete e sono scappati. Pensavo sarebbero morti nel bosco. Invece no.

Riccardo guardava, incredulo.

Dietro la porcilaia scorreva un piccolo ruscello che non aveva mai notato. Piante di banano e patata dolce erano cresciute dappertutto. Cerano noci, castagne, erbe selvatiche.

Hanno imparato a sopravvivere quassù, disse Tino. E hanno continuato a moltiplicarsi.

Riccardo fissava la mandria. Alcuni maiali sollevarono il muso, come se ricordassero la sua presenza dopo tutti quegli anni.

Una scrofa si avvicinò al recinto. Aveva la pelle rossiccia e una cicatrice sullorecchio lo stesso segno di uno dei primi maialini comprati tanto tempo prima.

Quella lì sussurrò Riccardo.
Era la mia prima.

Si sentì stringere lo stomaco.

Tutto ciò che pensava di aver perduto era ancora lì.

Non solo vivo ma cresciuto.

E adesso, cosa farai? domandò il signor Tino.

Riccardo rimase in silenzio.

Guardava la montagna, la porcilaia, i maiali che pascolavano tranquilli tra lerba, come se quei cinque anni non fossero mai passati.

Piano, Riccardo sorrise per la prima volta dopo tanto tempo.

Forse, mormorò,
il mio sogno non è finito.

E in quel momento capì una verità che credeva perduta.

A volte, i sogni che abbandoniamo
restano lì, aspettando solo che torniamo.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

3 × 4 =

Affitta una Montagna per Allevare 30 Maiali, Poi la Abbandona per 5 Anni – Quando Torna Resta Sconvolto da Ciò che Trova…
Marito per testamento