Come la signora Nina Petrovna ha riparato il tetto di casa sua

Antonietta, vieni qui! Ho una cosa importante da dirti! La voce di Donna Maria, una signora ben curata dai capelli bianchi, seduta sulla panchina davanti al cancello, si fece sentire attraverso il cortile.

Antonietta, alta e sottile, con un cappello bianco che gridava villeggiante da città, sospirò e si sedette accanto a lei, allungando le gambe stanche dopo la camminata.

Cosa cè, Maria?

Dove correvi stamattina?

Sono stata alla stazione. Ho accompagnato mia nipote, la piccola Bianca, che tornava a Pisa.

Maria fece una smorfia dinvidia: Beata te! Tu hai figli, nipoti, pure un pronipote! E io… né un gatto né un figlio! Solo la malinconia

La malinconia ce la chiamiamo noi, Maria. Se non hai nessuno di tuo, trova chi ti sta attorno e ha bisogno daiuto. Così la vita non pesa.

Maria si voltò sospettosa: Ti ha morso la nostra Nina, per caso? Non eri così filosofica, tu! Parli come lei adesso!

E cosa centra Valentina?

E sia, sarà ma a me i tuoi discorsi non piacciono affatto!

Perché mi hai chiamato, allora? Devo tornare a casa! Tra poco si svegliano i bambini, devo preparare la colazione.

Aspetta… è proprio di Valentina che volevo parlarti. Una bella grana!

Antonietta si drizzò sulla panchina: Cosè successo?

Conosceva Valentina da tanti anni. Si erano incontrate la prima volta portando a spasso i bambini per la vecchia strada tra i cipressi, sotto Villa Borghese. I piccoli piangevano a casa, ma lì si calmavano al volo. I discorsi delle mamme, a volte vivaci e accesi, non disturbavano il loro sonno. Tra confidenze e chiacchiere, la loro amicizia era nata, e con essa quella tra i figli.

Con gli anni la vita aveva sparpagliato i figli su e giù per lItalia. Ora si sentivano più che altro su WhatsApp o Facebook, ma si volevano bene come prima.

A loro, invece, il destino aveva riservato la fortuna di restare vicine: le villette a schiera una davanti allaltra nella campagna fiorentina e, poi, un paio danni prima, un nuovo e piccolo appartamento a Firenze, nello stesso condominio di Antonietta, dove Valentina si era trasferita lasciando la grande casa eredita dai genitori, e accompagnando la nipote al matrimonio.

Quasi ogni sera si incontravano in veranda, davanti a una tazza di tè e pane ai fichi con miele dacacia o marmellata fatta in casa, tra chiacchiere dove cera spazio per le battute, le malinconie, i rimbrotti affettuosi: I giovani doggi, dicevano sempre.

Quella settimana però si erano perse di vista: la figlia di Antonietta con i bambini era venuta da Milano, mentre Valentina era impegnata col nipote maggiore appena tornato da Torino.

Che succede a Valentina? chiese Antonietta, pronta a correre dalla sua amica.

Calmati, ti racconto tutto. Tanto senza di te, lì, non si fa niente, sussurrava Maria, contenta della suspense.

Ma che dici?

La tua Valentina ha perso la testa!

Non diciamo sciocchezze, Maria! Antonietta si spazientì.

Ascolta! Tutti al paese ne parlano: da quando è salita sul tetto la scorsa volta, pare si sia proprio svitata! Ora passeggia a braccetto col nuovo vicino di villa, vista da me coi miei occhi! Hai visto? E tu nulla… Vai, vai a vedere che combini, e dille che alla nostra età si deve stare composte! Bisogna dare il buon esempio, non arrampicarsi sui tetti e dimenticare la dignità!

Antonietta scoppiò a ridere: Ogni volta che parlo con te rischio di innervosirmi davvero! Non esagerare!

Ti dico io, dopo il terzo giorno sul tetto è cambiata! Va con quelluomo nuovo, il signor Michele, dappertutto Insomma, attenta!

Antonietta fece un cenno di saluto e si affrettò verso casa di Valentina. Sapeva che lamica non avrebbe aspettato il ritorno dei figli o dei nipoti per riparare un guasto; risolveva tutto da sola in mancanza di uomini, come quando si brucia una lampadina e non hai nessuno a portata di mano!

Arrivata, alzò lo sguardo e rimase di stucco. Valentina era seduta sul tetto, sotto il sole dorato, come una gatta soddisfatta, circondata da bambini di ogni età, suoi e non suoi. Accanto, un uomo sui sessantanni guardava il panorama del Chianti accarezzando la testa di un piccolo cane meticcio.

Vale? chiamò Antonietta, sorridendo.

Toni! Vieni su anche te! È bellissimo da quassù! Si vede tutto… Fino allArno, guarda!

Antonietta esitò, ma ricordando le parole di Maria, si guardò attorno, trovò la scala e salì anche lei. Sedette vicino allamica lasciando che il sole le scaldasse il volto.

Ti mancava? chiese Valentina.

Quanto! Antonietta sorrise di rimando.

Antonietta, ti presento Michele, il nuovo vicino. Ex-comandante di marina, ormai in pensione, non è vero Michele?

Piacere, Antonietta.

Valentina riprese subito il comando: Basta formalità! Oggi programma ricco: Michele ci farà la grigliata e noi, per dolce, torta di mele e crema alla vaniglia! E poi tutti al lago!

Ma io ho i bambini protestò Antonietta.

Portali! Più siamo, meglio è! E non rimproverare la tua Veronica che non tiene la schiena dritta. Oggi solo libertà!

Ehi, nipoti! Qual è il compito di oggi per le nonne?

Il nipote maggiore di Valentina alzò la voce: Libertà ai pappagalli!

Gli adulti scoppiarono a ridere. Così tutti scesero e in pochi minuti si ritrovarono al lago.

Fu una delle giornate più belle che Antonietta ricordasse: a fare il bagno con i nipoti, mangiare carne fumante, cantare canzoni popolari toscane fino al tramonto, immersi nei giochi e negli abbracci. Nessuno badava più se fosse grande o piccolo si era tutti bambini, almeno per un giorno.

Quando la sera calò e i bambini crollarono esausti, Michele portò a casa i suoi, lasciando Antonietta e Valentina sole sulla veranda. Antonietta abbracciò lamica e la guardò negli occhi.

Allora, Vale?

Oh, Toni… Sarà la pazzia della vecchiaia, o forse finalmente la ragione. Chi lo sa. Credo di essermi innamorata! Come una ragazzina, credi? Non mera mai successo prima!

Lo vedo…

Mi giudichi, Toni?

Ma ti pare? Quando mai? Come vi siete conosciuti?

Lui passava sotto casa e mi ha visto sul tetto. Cera stato un temporale e la mattina dopo trovai lacqua in cucina. Nessuno dei miei arriva prima di domani e il nipote è a Bologna dalla fidanzata. Dovevo arrangiarmi. Lui è salito, senza dire una parola, ha preso il martello e in un attimo tutto sistemato. Poi si è presentato. E così…

Poi?

È tornato con i nipoti. Quando li ho visti… sembravano i miei! E poi ho saputo che li cresce da solo.

Da solo?

Purtroppo. I genitori si sono persi una brutta storia. Quando la ex-moglie si è ammalata gravemente, Michele è accorso per prendersi cura dei piccoli. Da allora vivono con lui.

Un uomo così Ne trovi uno in tutta Italia!

Infatti, Toni. I miei due ex mariti non mi hanno mai tolto una pentola di mano per cucinare per me e i miei figli, mai. Michele lha fatto, senza chiedere nulla. Solo per farci felici. E mi ha aggiustato il tetto.

Il tetto? Sì, avevo sentito, ma…

No, no! La mia testa, Toni! Ho capito che il tempo non torna indietro. Serve qualcuno con cui stare in silenzio sul tetto e guardare lontano. E non lasciarlo andare.

Vale, riuscirai? I bambini non sono più piccoli, è vero, ma…

Mi arrangio. Lo sai meglio di tutti. Faccio quello che posso, fino a che ne ho.

Antonietta annuì, con dolcezza: Fortunati loro.

O magari fortunata io.

Passò un anno, poi un altro E Donna Maria, sempre più arcigna, ogni tanto sbirciava tra le fessure del recinto fresco di vernice e scuoteva la testa: Ma che gente! Sempre a ridere e scherzare con quei bambini sempre intorno! Dove trovano lenergia? Non sono molto più giovani di me!

Ma nessuno avrebbe saputo spiegarle che, se il tetto non perde e le fondamenta sono solide, la casa dura per sempre. E chi vi abita sarà sempre al caldo e al sicuro, se chi comanda quella casa ha cuore grande abbastanza per tutti.

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