Sono rimasta incinta a 16 anni mentre andavo ancora a scuola. Nel nostro piccolo paese questo ha provocato un vero scandalo.

Avevo solo sedici anni quando scoprii di essere incinta, mentre ancora frequentavo il liceo del mio minuscolo paese nellentroterra toscano. Tutto divenne strano, le vie sembravano piegarsi su se stesse sotto il peso dei sussurri. Le persone mi fissavano, le donne con il grembiule mi indicavano con le dita sporche di pomodoro, e i miei genitori si nascondevano dietro le persiane dalle quali filtrava solo vergogna. Mio padre, seduto come un vecchio burattino al tavolo della cucina, non voleva più neppure guardarmi. Saresti stata meglio sotto terra che così mormorava tra i denti stretti come noccioli doliva. Vai da tua nonna, non riesco più a vederti.

Così presi la valigia e andai da nonna Carmela, che viveva da sola nella periferia di un borgo vicino, in una casa antica che odorava di rosmarino e muffa. Le stanze erano gelide, i muri sussurravano nelle notti di vento, e io mi rannicchiavo sotto le coperte aspettando lalba. Gli ultimi mesi della gravidanza furono un sogno distorto: nessuno cera accanto a me, nessuna voce, solo il battito veloce di due cuori. Quando, in una notte di pioggia, arrivò il momento, lambulanza sinfilò per le strade come una biscia impaurita e per un attimo temo di non riuscire. Ma ne uscii, e battezzai mio figlio in una stanza che aveva leco della solitudine. Lo crebbi lì, tra il pane duro e le mani antiche di nonna Carmela. Tutti dicevano che dovevo trovarmi un marito, ma non ci pensavo: lavoravo, vivevo solo per mio figlio Lorenzo.

Quando Lorenzo crebbe e partì per Firenze a studiare, io decisi di seguire la scia dei sogni italiani e partire pure io. Fino a quel momento non avevo mai voluto lasciare mio figlio, ma ora il richiamo dei risparmi era troppo forte. Così andai a Roma, a fare lassistente per una signora anziana, la signora Rosina, che sapeva preparare il caffè più buono del mondo e mi trattava come una nipote. Il lavoro sembrava un paradiso dopo la vita del paese. Guadagnavo abbastanza, ogni tanto ricevevo centinaia di euro extra come segno di gratitudine, e con quei soldi dopo qualche anno riuscii a comprare a Lorenzo un piccolo bilocale vicino alla Stazione di Santa Maria Novella, così che avesse una base sicura da cui ripartire.

Ma i soldi cambiarono Lorenzo. Presto non veniva più a trovare la nonna Carmela, non telefonava quasi mai. Io ne soffrivo, ma continuavo a mandargli 500 euro al mese, mentre il resto lo mettevo da parte, decisa a non tornare mai più nella vecchia casa col tetto cigolante. Passarono gli anni, Lorenzo decise di sposarsi. Ovviamente pagai il matrimonio e laiutai a comprare tutto il necessario: pensavo fosse arrivato il mio momento. Invece, in cinque anni, nacquero due nipotini, e quando scoppiò la crisi, la moglie di Lorenzo rimase incinta del terzo. Io continuai a spedire denaro, ma, nonostante tutto, riuscii a mettere insieme 20.000 euro per una casetta tutta mia.

La mia amica Donatella stava vendendo un piccolo appartamento ristrutturato. Avevamo già concordato tutto, mancava solo il passaggio dal notaio. In estate tornai in paese per firmare, ma Lorenzo mi accolse con una notizia che aveva il profumo della nebbia. Mamma, abbiamo venduto il bilocale e preso una casa più grande. Abbiamo fatto il primo bonifico, ora ci servono i soldi per il secondo disse, spalancando gli occhi come un bambino che chiede il gelato. Quanti soldi? Diciottomila euro. Sei matto? Quella è la mia casa, la stavo per comprare! Mamma, con tre figli non potevamo più vivere in due stanze. Contavamo su di te. Perché non hai mai messo da parte nulla tu? Perché non mi hai avvisata? Cercateli tu i soldi, io ho già promesso di acquistare quella casa. Se potrò, vi aiuterò, ma tutto non posso darvi. Mamma, davvero ti importa così poco dei tuoi nipoti? Non dire sciocchezze, vi ho sempre mandato 500 euro al mese, potevate risparmiare anche voi. In questi anni avreste messo da parte una fortuna. Ma tu in Italia guadagnerai ancora una casa in pochi anni Che te ne fai ora? Tornerai ancora a Roma! E se succede qualcosa? Se mi ammalo? Dove andrò a vivere? Torna con nonna Carmela! Allora fallo tu, portaci i figli!

Decisi di rimanere ferma nella mia scelta. Non potevo permettermi di perdere anche questa occasione. Lorenzo si offese a sangue: ora non mi parla più, so che ha chiesto soldi a chiunque. Forse diranno che una madre in Italia dovrebbe svuotare il salvadanaio per i figli e i nipoti, ma quanto si può dare ancora? Quanti sogni deve una donna seppellire sotto un mucchio di banconote?

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