La pensionata Liliana (o come tutti la chiamavano, Lilli) Demetrio, sospirando profondamente, si girò a fatica sull’altro fianco. Aveva forti dolori alle articolazioni e le gambe molto gonfie. Era stanca di andare per ospedali, stanca delle cure continue.

La pensionata Lelia Moretti sospirò profondamente, facendo fatica a girarsi sullaltro fianco. Le facevano male le articolazioni e le gambe erano gonfie come non mai. Era stanca delle visite in ospedale, delle cure continue.

Viveva da sola; non era mai stata sposata. Suo figlio era nato tanti anni prima, dal suo primo amore. Proprio in quel momento, il campanello suonò. Lelia si alzò a fatica e andò ad aprire.

Alla porta cerano suo figlio Andrea con la moglie, Giulia. Accanto a loro, il nipotino di quattro anni, Matteo, stringeva forte tra le mani una piccola macchinina. E con loro cera anche un enorme cane.

Mamma, dobbiamo scappare via in fretta. Lasciamo Matteo e Polpetta con te. Fra cinque giorni li veniamo a riprendere! disse Andrea, il figlio di Lelia.

Ma io sto male, non riesco a muovermi riuscì appena a dire Lelia, reggendosi allo stipite della porta.

Non avremmo voluto disturbarti, davvero. Ma non possiamo portare via il bambino e il cane per otto ore di viaggio! spiegò Giulia, con le lacrime agli occhi.

Immediatamente anche Matteo iniziò a piangere, seguito dal cane che lanciò un lungo sospiro. Lelia capì che non poteva tirarsi indietro.

La malattia laveva colpita sei mesi prima.

Lelia aveva appena compiuto sessantanni. In paese tanti si appoggiavano già al bastone; la salute può lasciarti senza preavviso.

Sapeva che anche la suocera di Andrea, Margherita, era gravemente malata. Il padre di Giulia, Mario, era venuto a mancare tempo fa. Ora se nera andata anche la suocera, più giovane di lei. Annientata in poco tempo dalla malattia.

Andrea e Giulia partirono. Lelia, sopportando il dolore, guardava il nipote e il cane.

Il bambino abbracciava lenorme animale, che lo ricambiava leccandolo con affetto.

Matteo ma lui, non morde vero? E poi, perché è così grosso? Potevate almeno prendere un barboncino! Che razza è? chiese spaesata la donna.

È un bulldog inglese, nonna! Lui è buono, si chiama Polpetta. È dolcissimo! rispose Matteo, continuando ad accarezzare il cane.

E bisogna portarlo a spasso? Lelia ebbe un sussulto.

Non aveva mai avuto animali oltre ai gatti, e questi non cerano più ormai da anni. Non sapeva nemmeno come occuparsi di un cane.

Il cuore di Lelia era colmo di commozione per Margherita, scomparsa così presto. Non sapeva davvero come avrebbe fatto, lei così malandata, con un bimbo piccolo e quel bestione.

Ha bisogno di mangiare carne, riso E di uscire! Dai, nonna, è tardi! Matteo prese autonomamente gli stivaletti e si mise il cappello.

Lelia non si ricordava nemmeno come fosse vestita. Il nipote le mise il guinzaglio in mano e la prese per un braccio. Così uscirono.

Era da più di una settimana che non metteva piede fuori casa. Ora, per amore di suo nipote, stringendo i denti e con le lacrime agli occhi, camminava. Pregando in silenzio Dio di darle forza, perché solo lei poteva aiutare quel bambino e il cane.

Polpetta si comportava bene. Non tirava il guinzaglio, ignorava cani urlanti e ragazzini vocianti.

Addirittura, Lelia iniziò a nutrire una sorta di rispetto per lui, sentendosi orgogliosa mentre superavano i pettegolezzi delle vicine sedute sulla panchina del cortile.

Lelia! Ma allora non stavi così male, eh? Come fai con il bimbo e quellanimale gigante? Guarda che ti viene qualche altro guaio! Ragazzo, perché sei venuto da tua nonna? Sta così male che si regge appena in piedi! Hai capito, e i tuoi genitori neanche un po di vergogna! Scaricano tutto sulla nonna malata e loro vanno in vacanza! urlò la vicina di sopra, la signora Zina.

Lelia avvertì la stretta della manina di Matteo. Persino il bulldog abbassò le orecchie, quasi imbarazzato.

E basta, pettegole! Siete solo invidiose! Ho chiesto io che mi portassero Matteo. E non sono così ammalata! E Polpetta è un campione, sapete? Non sapete parlare daltro che degli altri! Mio figlio è andato con la moglie al funerale della suocera! sbottò Lelia, allungando il passo come se le gambe non le facessero male.

Non ascoltare nessuno, Matteo! La nonna è felice che tu sia qui! lo rassicurò più tardi, stringendolo in ascensore.

Nonna ma tu non andrai in cielo come la nonna Margherita, vero? domandò Matteo, con voce spezzata. La mamma e il papà mi hanno detto che lei adesso è lì. Ma io non voglio che vai anche tu, nonna, non mi lasciare, ti voglio un mondo di bene!

Ma che dici, tesoro! Nonna starà qui con te! Andremo insieme anche a scuola e, chissà, magari ti accompagno pure alluniversità! Avrò sempre la forza di starti accanto! rispose Lelia, abbracciando forte il nipotino che piangeva.

Così, con le ultime energie, cucinò la cena, andò addirittura al supermercato e la sera portò a spasso Polpetta, che camminava con tranquillità al suo fianco.

Quando il nipote e il cane dormivano, lei prendeva le sue medicine, dolorante come se avesse scavato buche tutto il giorno. Ma sapeva di non potersi permettere di cedere. Continuava a sentire le parole e i singhiozzi di Matteo. Non poteva lasciarlo solo.

Mio Dio, aiutami Fa che il dolore cali, non per me, ma per mio nipote! pregava sottovoce Lelia.

Il giorno dopo si trovarono a giocare con le macchinine, Lelia scoprì che si stava addirittura inginocchiando sul tappeto, cosa che non faceva da anni. Cucinavano la pastina insieme, poi lavarono Polpetta, finito ancora una volta nel fango primaverile.

A un tratto, senza nemmeno accorgersene, Lelia abbracciò il cane.

Ma guarda che meraviglia! Come ho fatto a pensare che fosse così brutto! Sei fantastico, Polpetta! lo coccolava, asciugandolo bene.

Matteo, ma come mai lhai chiamato così? domandò al nipotino.

Il bambino scoppiò a ridere: Perché adora le polpette! Il suo vero nome è un altro, ma Polpetta gli piace di più! rispose orgoglioso.

I giorni passavano veloci. Cerano le favole, che Matteo aveva imparato a vedere sul tablet grazie a lei, avevano imparato lalfabeto e addirittura qualche parola, mentre Polpetta scodinzolava sperando in un assaggino di gelato o di formaggio.

Mamma, tutto bene? Perdonaci, ma non avevamo altra scelta Ancora due giorni e torniamo! Ma come fai tu, che stai male, con Matteo e il cane? disse apprensivo Andrea per telefono.

Ma smettila! Qui va benissimo! Sono la nonna, che vuoi che sia! Rimanete quanto serve. Pensa a Giulia, starle vicino ora che ha perso la madre. E per la mia salute non preoccuparti: tanto nessuno ringiovanisce, ma a tutto si trova una soluzione! rispose ottimista Lelia.

Andrea e Giulia, mentre tornavano a casa, immaginavano scenari poco rassicuranti: la mamma stanca, Matteo e Polpetta. Come avranno fatto?

Andrea, quella non sembra tua madre? esclamò Giulia dal finestrino.

È proprio lei! Ma guarda come corre! rispose sorpreso Andrea.

Nel cortile cera Lelia, che rincorreva goffamente un pallone. Non correva così da decenni! Dietro di lei, urlando di gioia, Matteo e Polpetta.

Quando fu il momento della partenza, il bambino si attaccò alla nonna piangendo.

Matteo, tra due settimane la nonna viene da te! Andiamo al bar a mangiare un gelato, magari sulle giostre! Aspettami! Lelia lo sollevò da terra senza fatica, quando fino a pochi giorni prima non riusciva nemmeno a reggere la teiera.

Mamma, ma è pesante! Stai attenta! protestò Andrea.

Non preoccuparti, Andrea! Aspettami, Matteo! Anche tu, Polpetta, aspetta la nonna che presto torna a portarti a spasso! rise Lelia.

Lei è una mia vicina e mi ha raccontato questa storia. Davvero, camminava a fatica, era molto ammalata. E poi, quasi dun tratto, ha trovato lenergia. Ancora oggi tutti nel cortile ne parlano meravigliati.

Matteo e Polpetta mi hanno guarita! Certo, qualche acciacco resta, ma sono sciocchezze. Non bisogna mai arrendersi, altrimenti non ci si rialza più! Non piangete su voi stessi, altrimenti sarà peggio.

Non sono solo le cure o le medicine a fare miracoli: è lamore che tira fuori le nostre forze. Quando ho pensato a come farebbero senza di me il bambino e il cane, ho trovato la forza di alzarmi! Ho capito che sono importante per loro.

Ho chi per cui vivere! Qualsiasi cosa accada, per quanto ci si senta stanchi o afflitti, rialzatevi! Camminate ancora, per quelle piccole mani che vi stringono forte. È la cosa più bella e magica della vita!

Fatelo per i vostri figli, per i vostri mariti, per i vostri animali che contano su di voi!

Pregate il Signore e raccogliete tutta la vostra forza. Non cè niente di impossibile per chi ama. In momenti difficili, il corpo attiva le sue risorse segrete!

E poi vivete ogni giorno godendovi la vita, donando felicità! è questo il consiglio che Lelia vuole dare a tutti.

Amici, se volete leggere ancora le nostre storie, lasciate un commento o un Mi piace! È quello che ci dà la forza di continuare a scrivere!

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La pensionata Liliana (o come tutti la chiamavano, Lilli) Demetrio, sospirando profondamente, si girò a fatica sull’altro fianco. Aveva forti dolori alle articolazioni e le gambe molto gonfie. Era stanca di andare per ospedali, stanca delle cure continue.
Ultimamente mia figlia ha divorziato e si è trasferita con il suo piccolo da noi nel nostro appartamento già troppo stretto, mentre mia madre, a 68 anni, si è risposata, lasciandoci senza la possibilità di ospitare mia figlia nella sua grande casa—e io proprio non riesco ad accettare questa sua scelta che considero un tradimento nei nostri confronti!