Aspetterò
Mamma, ti richiamo dopo! gridò Riccardo prima di lasciare cadere il telefono, sterzare bruscamente a destra e schiacciare il freno.
La sua vecchia Fiat sbandò bruscamente di lato e poi si fermò di colpo vicino al ciglio della strada. Gli altri automobilisti che passavano gli suonavano infastiditi: Bisogna stare più attenti a guidare!
Uno addirittura si fermò, abbassò il finestrino e gridò:
Ma dove lhai presa la patente?
Dove serviva, lho presa! gli rispose Riccardo mentre scendeva dalla macchina senza perdere tempo in chiacchiere.
Si avviò velocemente lungo il bordo della strada, tenendo gli occhi fissi sul cane disteso nella polvere, che respirava a fatica. Il suo pelo bianco era macchiato di rossastro.
Sapevo che sarebbe finita male pensava Riccardo, avvicinandosi al cane.
Aveva già visto, da lontano, due uomini che, tenendo il cane per le zampe, lavevano trascinato e abbandonato sul ciglio, come si fa coi sacchi di patate, poi erano saltati su un grosso SUV nero e partiti di corsa.
Era proprio lo stesso SUV che poco prima lo aveva sfrecciato accanto a una velocità folle, invadendo anche la corsia opposta e rischiando di causare un incidente.
Riccardo aveva già imprecato allora, perché stava per superare anche lui, ma era riuscito per fortuna a reagire in tempo.
Aveva imprecato, sì, perché sapeva che da certa gente ci si può aspettare di tutto, e, di solito, la loro presenza sulla strada non porta niente di buono.
Riccardo, anche se non aveva visto tutto con i propri occhi, era sicuro che fosse stato proprio lautista del SUV a investire il cane. Non cera nessun altro. Non aveva frenato in tempo ecco il risultato.
Un risultato triste, ovviamente…
Si inginocchiò accanto al cane, passandogli delicatamente una mano sudata sulla testa.
Come ti è potuto succedere, povera creatura?
Il cane sollevò gli occhi e guardò Riccardo con uno sguardo colpevole, e lui sentì un brivido su tutto il corpo.
Cera uno sguardo umano in quegli occhi, uno sguardo che capisce che non resterà molto.
Sì, aveva sentito mille volte che non bisogna umanizzare gli animali. Un cane è solo un cane
Ma come non farlo, quando vedi negli occhi di un cane emozioni umane: dolore, tristezza e una solitudine tagliente. Come non umanizzare, se…
…se proprio lì, davanti a te, cè una vecchietta, che ha vissuto una vita dura ed è stata abbandonata lungo la strada.
Non voluta da nessuno. E pure non è poi così diversa da una persona. Anche lei vuole vivere. Vuole amore, attenzioni, sostegno. Vuole sentirsi importante.
Da quello sguardo ti viene da piangere anche a te. Ma nessuno piangeva: né il cane, né Riccardo.
Restarono semplicemente lì, a guardarsi negli occhi. E in quellocchiata Riccardo trovò persino una scintilla, minuscola, di speranza: Magari qualcuno mi aiuterà
Forse esiste almeno una persona che non passerà oltre. Che, anche se non potesse aiutare, almeno starà lì vicino. Magari con una carezza, una parola gentile prima delladdio…
Non ti preoccupare, andrà tutto bene, sussurrò Riccardo dopo un lungo silenzio. Non ti lascio qui, capito? Resisti, non mollare…
Il cane, con fatica, agitò il suo povero codino due o tre volte, guardò Riccardo con gratitudine e…
…chiuse gli occhi.
Ehi, non ci provare!
Riccardo, asciugandosi una lacrima e senza perdere altro tempo, corse verso la Fiat, prese una coperta pulita dal bagagliaio, tornò subito dal cane, la sistemò a terra e la sollevò con dolcezza prendendolo tra le braccia per portarlo in macchina.
Pochi secondi dopo correva al volante, stringendo forte le mani e con lo sguardo fisso sulla strada, il piede schiacciato sullacceleratore.
Lui, che di solito rispettava ogni limite, ora non poteva permettersi di frenare. La vita di quel cane era nelle sue mani.
Devo farcela devo farcela pensava, lanciando rapide occhiate al navigatore che segnava la strada per la clinica veterinaria. Mancava poco.
Un po più di dieci chilometri.
Il cane non riaprì gli occhi, ma ancora respirava. Cera ancora speranza.
Bastava arrivare in tempo…
Mentre si avvicinava ormai alla città, apparve dal nulla un vigile con la paletta.
La agitò pigramente, come se fosse una bacchetta magica, e Riccardo…
…ebbe un impulso di mandare tutto allaria.
E questo da dove salta fuori? Fermare me proprio ora? E il SUV nero, che sfrecciava come un padrone della strada, perché non lha fermato? Proprio adesso doveva trovarsi qui?
Riccardo pensò di ignorare lordine del vigile e proseguire, ma sapeva bene che sarebbe soltanto peggiorato tutto.
Così, sospirando, rallentò e accostò.
Capitano Rinaldi! si presentò il vigile, avvicinandosi alla portiera. E dove corre così, signore? I limiti di velocità valgono anche per lei.
Ha ragione, rispose secco Riccardo. È che davvero, guardi, ho una situazione
Eh, sì, lo so, la situazione ironizzò il capitano. Qui tutti hanno la situazione: chi perché la moglie sta partorendo, chi perché perde il treno. E lei, cosha?
Guardi sul sedile dietro.
Il capitano diede uno sguardo e le sue sopracciglia si sollevarono.
Dopo pochi minuti, due auto sfrecciavano verso la città: la macchina della polizia con le sirene accese e la vecchia Fiat.
Per fortuna laveva fermato un uomo di cuore:
Anchio ho un cane disse mentre aveva già deciso di accompagnare Riccardo fino alla clinica veterinaria. E tra chi ama i cani bisogna aiutarsi, soprattutto in queste situazioni.
Quando arrivarono davanti alla clinica AmicoFedele, il vigile gli tenne la porta mentre Riccardo scendeva con il cane in braccio, poi gli augurò buona fortuna, aggiungendo:
Il proprietario di quel SUV nero lo troveremo. Sicuro che la telecamera lha ripreso.
Grazie! disse Riccardo commosso prima di salire le scale della clinica, nella speranza che ci fosse ancora qualcosa da fare, che il cane potesse sopravvivere.
*****
Erano passati ormai mesi da quel giorno in cui Riccardo tornava da una trasferta e si era fermato ad aiutare il cane. Fortuna volle che allanimale andò bene.
Così disse, parola per parola, la dottoressa veterinaria dopo aver guardato a lungo le lastre.
Nessuna frattura evidente, la spina dorsale è a posto. Una brutta contusione, ma vivrà. Se fosse rimasta a terra, non ce lavrebbe fatta.
Il cane trascorse quasi due settimane in clinica sotto stretto controllo, poi Riccardo portò Vecchia a casa per la convalescenza.
Alla moglie disse chiaro e tondo:
Giulia, se ho deciso di aiutarla, devo continuare fino in fondo. Le serve ancora tempo per riprendersi. Spero non ti dispiaccia.
Figurati ma chi starà con lei? Io lavoro, tu sei sempre in viaggio
Hai ragione, ma qualcosa ci inventiamo, no? Non possiamo abbandonarla proprio adesso che ha bisogno. Nessuno si occuperà di lei, se non noi.
No, non lo faremo.
Vecchia migliorava, ma molto lentamente. Del resto la veterinaria aveva detto che aveva più di dieci anni.
Alla sua età, capite aveva spiegato. Senza gravi lesioni, meno male, ma il recupero sarà lento. Ci vuole molta pazienza.
Riccardo ascoltava e annuiva, preoccupato. Ogni minuto libero pensava al cane.
Non poteva prendersi un periodo di aspettativa dal lavoro. Nemmeno Giulia. Un anno prima avevano acceso un mutuo e ora…
…lavoravano entrambi tutto il giorno per arrivare a saldare col più largo anticipo possibile.
Non volevano passare dieci anni così, anche perché si pensava già a metter su famiglia. Avevano quasi trentanni e dovevano darsi una mossa. Erano come criceti nella ruota.
Riccardo non passava neppure più dalla madre a San Miniato in campagna non cera mai tempo.
Ma perché non passate da me per il fine settimana? diceva la madre al telefono. Ho già fatto i tortellini; sono nel freezer. Ti faccio anche il ragù o il baccalà in umido, se vuoi!
Mamma, ti chiedo scusa, ma questo fine settimana proprio non ce la facciamo. Nemmeno il prossimo. Troppo lavoro.
Peccato sospirava la mamma. Mi mancate tanto. Ma, se decidi, avvisami, così apparecchio come si deve.
Daccordo.
Eppure passavano le settimane, i mesi, e Riccardo e Giulia non riuscivano mai a passare. Lavoravano. Con la mamma si sentiva solo per telefono, e pure per poco: la sera era sempre esausto.
Lo capiva che non era giusto, che la mamma era una sola e bisognava starle vicino, ma non aveva scelta.
Desiderava solo finire presto col mutuo, cosicché, quando sarebbe arrivato un bambino, potessero vivere in pace.
Quel giorno, tornando dalla trasferta, la mamma lo cercò ancora pregandolo di portarle dei barattoli di vetro.
Mi servono per le conserve, li farò anche per voi e Giulia.
Riccardo accettò, visto che non cerano scadenze urgenti nei giorni seguenti, ma il cane raccolto sulla strada cambiò di nuovo i suoi piani.
Non ce la fece neppure stavolta. Dovette dare i barattoli a un tassista perché li portasse alla madre.
Lei ovviamente ringraziò era contenta che avesse esaudito la richiesta, ma era solo una scusa per vederlo.
Era quasi un anno che non si vedevano, e il tempo passa, si sente invecchiare anche lei.
Mamma, cercherò di venire il prima possibile sospirava Riccardo al telefono.
Ma passò un altro mese senza riuscirci: Vecchia non poteva restare per troppo tempo da sola.
Bisognava cambiarle i tappetini, prepararle la pappa liquida non riusciva ancora a masticare. Fortuna che Giulia lavorava vicino e riusciva a passare di giorno a controllarla.
Quando non ci riusciva, correva Riccardo. In macchina, o spesso in metro, per evitare il traffico.
Così, unendo le forze, riuscirono a darle le cure giuste.
Quando Vecchia si fu ripresa e camminava di nuovo da sola, Riccardo cominciò a cercarle una nuova famiglia.
Gli si era affezionato tanto, ma sentiva che non avrebbe mai potuto renderla felice. Lui e Giulia partivano la mattina presto e rincasavano solo la sera tardi.
Che vita è mai questa per un cane, stare tutto il giorno davanti alla porta ad aspettare?
Eppure non trovava nessuno disposto ad adottare una cagnolona anziana, reduce da un incidente.
Cera chi non poteva perché già pieno di animali bisognosi.
Riccardo si sedeva davanti alla TV la sera, sfogliando i canali senza interesse, pensieroso. Non poteva certo lasciarla per strada, come consigliavano alcuni colleghi: È sopravvissuta prima, vivrà anche adesso!
No, ora no pensava Riccardo. È troppo vecchia e si deve ancora riprendere.
Vecchia lo capiva, e ci restava male. Si vedeva solo nei suoi occhi, però: perché, in tutto il resto, mostrava solo gratitudine per una giornata in più passata con Riccardo e Giulia.
Riccardo, perché non porti Vecchia da tua madre? propose Giulia una sera rientrando in salotto.
Da mamma?
Sì vive sola e di certo le farà piacere. E in campagna, Vecchia starà meglio che in città.
Ma sai che hai ragione Come mai non ci avevo pensato prima! si illuminò Riccardo.
Il primo fine settimana libero, Riccardo, Giulia e Vecchia partirono verso la casa della mamma in campagna.
Lei li aspettava in cucina, tra pentole e profumi di brodo, tortellini e baccalà in cottura.
Accolse Vecchia a braccia aperte, ma fu ancora più contenta di riabbracciare il figlio con la moglie.
Riccardo e Giulia restarono per tre giorni invece di uno, contenti di essersi finalmente rilassati un po, lontani dalla frenesia della città.
Prima di ripartire, la mamma uscì sul vialetto con Vecchia al suo fianco, per salutarli.
Restarono a lungo lì, a fissare lauto che si allontanava.
Riccardo guardò dallo specchietto e vide gli occhi di sua madre e di Vecchia.
In quegli occhi cerano solo due parole: Aspetterò. E si sentì finalmente sereno, sapendo che cera un luogo dove sarebbe sempre stato aspettato e voluto bene.
Senti, Giulia, che ne dici se facciamo una sorpresa alla mamma? disse una settimana dopo.
Una sorpresa?
Sì. Andiamo a trovarla senza avvisare. Portiamo un po di carne, facciamo la grigliata allaperto. Sono sicuro che saranno contenti sia la mamma che Vecchia.
Bella idea sorrise Giulia. Ma sei sicuro che ti concedono i giorni?
Ho già sistemato tutto al lavoro. Sì, prenderemo meno soldi, ma… il denaro non è tutto.
Daccordo. Avviso anche le ragazze che per qualche giorno non ci sarò.
*****
Quando arrivarono davanti alla casa, Riccardo rimase sorpreso nel vedere la mamma e Vecchia allingresso. Scese subito:
Mamma, è successo qualcosa?
Ciao, figliolo. No, niente. Stavamo solo aspettando voi.
Ma da dove lhai capito?
Guardò Giulia, che era sorpresa quanto lui. Non aveva senso che lavesse avvertita.
Ma come facevi a sapere che arrivavamo oggi? chiese Riccardo abbracciando la madre.
Me lha detto Vecchia, sorrise Lucia. Stamattina era seduta vicino al cancello, e appena lho aperto è uscita sulla strada a guardare da questa parte, fece un cenno nella direzione da cui erano appena arrivati.
Incredibile rise Riccardo, inginocchiandosi davanti al cane. Volevamo farvi una sorpresa. Abbiamo preso la carne per la grigliata.
E allora fai pure la tua grigliata, rise la mamma. Ma solo stasera. Adesso venite a tavola: ho preparato un sacco di cose buone
Da allora Riccardo e Giulia andarono dalla mamma nei fine settimana.
Ora Riccardo si vergognava un po di non averlo fatto prima. In questultimo periodo era successo di tutto, ma soprattutto aveva capito che tutti i soldi del mondo non avrebbero mai potuto ripagare ciò che era davvero importante.
Finché le sue vecchiette erano ancora vive, doveva stare vicino a loro.
Loro lo aspettavano…






