Seconda opportunità
Il Vetro, il bar dallaria trasparente e moderna allangolo tra via Garibaldi e via XX Settembre, scintillava come un acquario in questo soffocante sabato di maggio, fremendo e trasalendo sotto il frastuono della musica live. Si festeggiava il matrimonio di Eugenia.
Eugenia, con un vestito bianco corto, orfana ormai del velo che prima sottolineava, anche solo per decoro, la sua purezza, rifulgeva di quella strana bellezza che si vede solo nei matrimoni. Accanto a lei, seduto al tavolo degli sposi, cera Tommaso, suo marito.
Non lontano dagli sposi sedevano i genitori della sposa, Nicola e Maria Rosa.
Te lavevo detto, Nicola, che non era il caso di rimanere qui… continuava a sussurrare Maria Rosa allorecchio del marito, stringendogli il braccio, con la chiara intenzione di portarlo via da quella confusione.
Ma Nicola nicchiava, guardava le gambe delle amiche di Eugenia che ballavano scompostamente, i ragazzi con la cravatta slacciata e i capelli già spettinati dal caldo, picchiettava il piede sotto il tavolo e non faceva che allungarsi verso la caraffa di grappa.
Basta, Nicola! Dai, smettila! Dobbiamo ancora tornare a casa! Che figura ci facciamo! si scaldava ormai Maria Rosa.
Ma che vuoi da me?! Se non ti va, vai pure, chi ti trattiene! ribatté Nicola, dando un colpo al tavolo che fece saltare le posate. Alcuni ragazzi si voltarono a guardarli.
Sssst, per carità fa silenzio! Nicola, che vergogna… Maria Rosa si prese la testa tra le mani, esasperata.
Erano gli unici ospiti folkloristici di una certa età: Eugenia aveva insistito per averli.
I genitori dello sposo, Teresa e Leonardo, avevano subito detto che non sarebbero venuti, li avevano salutati davanti allanagrafe, erano saliti sulla loro vecchia Alfa Romeo e via, a casa. Faremo una festa nostra, a modo nostro…, avevano detto.
A Maria Rosa il matrimonio così improvviso tra sua figlia ed un quasi sconosciuto Tommaso non convinceva per niente. (Era forse incinta?). Aveva cercato di farsi sentire:
Ma siete due mondi diversi, bimba! Mi sembra tutto così affrettato… cercava di mettere un argine, di evitare che la figlia si infilasse in un guaio.
A me va bene così, mamma. Abbiamo fatto le pratiche, e dopo il matrimonio mi trasferisco da mio marito, ovvio. Avrai più spazio per te, aveva tagliato corto Eugenia, fissando la madre dritta negli occhi. Maria Rosa si girò per la stizza.
Da come parli sembri insinuare che io ti abbia cacciata. Credo che stai sposando il primo che passa solo per colpa mia. Forse dovreste rimandare. Nicola, non dici niente? provò a coinvolgere il marito, che sbuffò e fece spallucce.
Lascia stare, sono sempre io la voce fuori dal coro. Ma Vittorio? E pensare che sembravate una coppia… Avete litigato? E che sarà mai, Eugenia, passa Non buttarti via! insistette Maria Rosa.
Vittorio? Cosa dovrebbe darmi il tuo Vittorio? rise Eugenia, si portò una mela alla bocca e si mise a guardare fuori dalla finestra. Siamo solo amici. E lui lo sa. Non cè rimasto male, anzi, mi ha detto che sarebbe venuto al matrimonio.
Ma hai invitato pure lui? Poverino, che crudeltà, Eugenia! esclamò Maria Rosa sconvolta. Perché lo trattate così?
Ma mamma, non dire sciocchezze! Non ci soffre. Sa chi è e sa chi è Tommaso. Se gli dispiace, che si metta con quella Claudia, sai che gli va dietro da una vita! Così fanno la coppia perfetta sbottò Eugenia, tirando la tenda della finestra. Comunque, le carte sono fatte, vi regolate coi soldi, ok? Io e Tommaso abbiamo pochi risparmi e i suoi genitori ci fanno avere la casa. Quindi, mamma, il banchetto è affar tuo. Il ristorante lo scelgo io.
Maria Rosa batté le palpebre più volte, si rivolse a Nicola che intanto era assorto nei suoi pensieri sul giornaletto di enigmistica. Tutto sulle sue spalle. Di nuovo.
Eugenia aveva conosciuto Tommaso quattro mesi prima, a un concerto. Allinizio non le era piaciuto, ma la sua costanza e i modi gentili avevano avuto la meglio. Tommaso aveva sempre qualche soldo in tasca; i genitori gli avevano già promesso un appartamento, a patto che si sposasse.
Teresa, la suocera, era felicissima. Eugenia aveva studiato lingue alluniversità; non era la migliore del corso, ma non importavaci avrebbe pensato lei, al bisogno. Daltronde, era bella e sana: da una coppia così sarebbero nati nipotini bellissimi, da portare pergli amici al parco, a vantarsi.
Magari nascessero due gemelli! sospirava Teresa la sera, mentre Leonardo le preparava un caffè usando la miscela arabica presa apposta da uno degli amici importatori: mai una macinatura elettrica, solo manuale, la vecchia scuola. La cucina candida profumava di caffè, tra sogni e fotografie sfogliate.
Ma che gemelli! Eugenia si stancherebbe troppo. Meglio che arrivino con calma, uno dopo laltro. Insomma, quel che Dio vuole! Leonardo le passava la tazzina. Ti va una tortina?
Sì, quella con le fragole lhai presa, vero? Bravo, portala qui Teresa riprendeva a fantasticare: in fondo, nessuno tra i nostri amici ha avuto due gemelli…
Teresa rideva della sua stessa battuta, mentre Leonardo scuoteva la testa: la moglie aveva sempre avuto un animo ironico e un po cinico.
Quella sera, mentre a casa ascoltavano valzer e bevevano vino rosso, la festa dei ragazzi in città procedeva con il solito chiasso. Teresa sfogliava vecchie foto, Leonardo metteva un altro caffè sul fuoco. Lanagrafe, il riso e i petali secchi lavevano sfiancata; tante urla, troppa confusione. A casa, finalmente, pace.
Nicola, andiamo a casa, ti prego, tornò a supplicare Maria Rosa. Abbiamo fatto il nostro dovere.
Tra poco andiamo. Ma guarda che roba! Guarda come si scatenano! diceva Nicola, puntando il coltello verso la pista da ballo. Là, vedi Vittorio? Siedilo qui vicino a me! disse, facendo cenno al ragazzo.
Al tavolo accanto, cupo in volto, il giovane sembrava il classico invitato da copertina: elegante nel completo blu, la cravatta scura, le scarpe lucide. Eppure, aveva lo sguardo spento.
Vieni via? mormorava una ragazzina dai capelli ramati e il viso pieno di lentiggini. Non bere più, andiamo, dai. Mio padre mi ha dato dei soldi, prendiamo un taxi, è tardi
Lei lo supplicava, ma lui stringeva i pugni e scuoteva la testa.
Rimango fino alla fine, Claudia! È la mia festa. Oh, vuoi lo spumante? Cameriere! chiamò, estraendo una banconota dallinterno della giacca. Versa da bere a lei, e a me tu sai. Ah, il matrimonio! agitò il braccio e si mise a canticchiare. Prendi i soldi, brinda agli sposi! La mia ragazza si è sposata, capisci? confidò al cameriere con tono stonato. Claudia diventò paonazza.
Il cameriere fece cenno di no, arrossendo per la figuraccia.
Non possiamo, siamo al lavoro… versò comunque lo spumante.
Vittorio si rabbuiava osservando lo scorrere trasparente nella sua coppa, poi scolava tutto dun fiato, e masticava lentamente una fetta di salame.
Ne bevo ancora un po, poi vado a cantare per la mia ex amata! slanciò, prese la brocca, voleva berne direttamente, si strozzò. Claudia, lasciami fare! le allontanò le mani. Ho detto che canto, e canto!
E adesso canterà davvero. Sarà uno spettacolo, tutti rideranno di lui, povero Vittorio. Perché Eugenia ha voluto invitarlo? pensava Claudia, aggrappandosi a lui come una liana.
Lasciami, Claudia! Fai la brava. Eugenia! Tesoro mio, cara amica! Vittorio, barcollando, afferrò il microfono e si piantò in mezzo al salone.
Gli invitati fecero silenzio; qualcuno batté le mani. Un po di teatro non guasta mai a una festa.
Eugenia sorrise luminosa.
Eugenia, una canzone… per te… gridò Vittorio, annuendo perché partisse la base.
Ma invece di cantare fissava solo Eugenia, stretta e baciata da Tommaso lungo la pista. Il suo viso non lo vedeva più, tutto era un po annebbiato, la sala come avvolta dalla nebbia di qualche regista.
Claudia lo tirava, piangeva, ma lui voleva restare. Era venuto solo perché Eugenia glielo aveva chiesto; aveva portato fiori, aveva ballato, partecipato a tutte le gare.
Simpatico, quel Vittorio, commentò Nicola. Ballava a cuore aperto. Hai sentito comha gridato Evviva gli sposi? Sincero, lui. Tutti gli altri… fece il gesto di respingere con il dito gli studenti seduti a tavola. Sono venuti solo a mangiare a spese nostre. Eugenia neanche li conosce metà, me lha detto lei. E questa festa, tutta una farsa. Andiamo, Maria, saluta la figlia e usciamo.
Maria Rosa si alzò, rassegnata.
Ve ne andate già? corse Eugenia, le guance accese, raggiante. Ma restate! Cè ancora il dolce! Su mamma, avevi promesso…
Scusa, Eugenia, tuo padre è stanco, ha mal di testa, e non può stare troppo. Ancora auguri. Salutaci Tommaso. Non dimenticate i regali: occhio che i camerieri non portino via le buste!
Non ti preoccupare, prendo tutto. Ciao! Io torno a ballare!
Eugenia baciò la madre sulla guancia e saltò nuovamente in centro pista, dove Vittorio ancora si scatenava. Il marito arrivò con altra grappa.
Ma perché lo fate bere così tanto? Non è mica un giullare! Vittorio, andiamo, su, è tardi! Claudia lo strattonava, senza successo.
Lascia stare, Claudia! È la nostra festa! Eugenia saltò in braccio a Vittorio, ballò con lui ridendo, finché lui, improvvisamente, la spinse via barcollando e si avviò a prendere la giacca.
Vittorio! E le danze? Vittorio, resta, sei il più simpatico! Dai, canta! gridavano tutti, ma lui spariva già dalle loro orecchie.
Un ronzio fracassava la sua testa, vedeva solo la chioma color rame di Claudia che lo trascinava per mano.
Claudia, lasciami stare, vado da solo! la respinse bruscamente. Claudia inciampò, si fece male.
Vittorio si spaventò.
Claudia, stai bene? Fa male? Dai, lasciami aiutare, prendo un taxi cercava qua e là una macchina. Dai, ti porto in braccio, vuoi? Non piangere più, su…
Non voglio nulla, rispose lei, zoppicando, avviandosi verso casa, seguita da lui.
Quando arrivarono sotto casa, improvvisamente la strinse forte, la baciò. Le sue mani scivolavano sulle stoffe.
Ma che fai?! Vergognati, Claudia lo respingeva a pugni.
Vergognati? Ma non sei tu quella che mi sta sempre dietro dal liceo? Allora, da ora io e te tentò di sorridere ma gli venne il singhiozzo.
Ma per favore Io un rimpiazzo? Un ripiego per la felicità lasciata da Eugenia? No, Vittorio. Io voglio vivere onestamente, non essere la seconda scelta. Ciao.
Se ne andò aprendo landrone e si perse nel buio. Sotto la luce tremolante del lampione, Vittorio rimase solo, la pioggia che gli si mescolava alle lacrime.
Eugenia si era sposata, la sua Eugenia allegra. Laveva persa, per sempre. E ora come si faceva ad andare avanti…
Claudia partì il giorno dopo: passò una notte a piangere, tenne sveglio il padre, poi decise e partì per andare dalla cugina a Bologna.
Il padre cercò di dissuaderla, ma niente.
Quando finalmente Vittorio si riprese dalla sbornia e si accorse che Claudia era partita, era ormai tardi.
Ma non mi può dire dove sta? Almeno lindirizzo! borbottava serio, rivolgendosi al padre di Claudia, un uomo indaffarato davanti a un banco da falegname, fra trucioli e scintille rosse.
Perché? Non voleva. rispose schietto, staccando per un attimo la sega.
Perché ho bisogno di parlarle… Forse lho ferita
Ferita sì, ma pianti ormai non ne versa più. Ti ha aspettato tanto, ma tu Che ci vuoi fare, sei stato un cretino. Claudia è cresciuta con me solo, una biondina ingenua… E non si è mai voluta bene abbastanza. Ora basta. Non le serve gente come te concluse seccamente rimandandolo verso luscita del laboratorio. Trova la tua strada.
Vittorio vagò tutto il giorno per Firenze. Il turno al supermercato era il giorno dopo, gli esami superati alluniversità, nessun desiderio di nulla. In bocca il gusto amaro, nellanima inquietudine.
Vittorio, rientrato? lo accolse la zia Assunta, con cui viveva da anni. Sei di nuovo brillo? Muto come un pesce. Che sfasciato…
Di recente aveva preso tutti i soldi accantonati dalla zia per i lavori in casasi era comprato il vestito elegante e i fiori per Eugenia. Alla zia aveva promesso che li avrebbe restituiti; ma nessuno ci credeva più. Che non affogasse nella malinconia! Eh, queste ragazze… Fanno girare la testa agli uomini, e poi spariscono lasciandoli scottati.
Ora la zia Assunta amava discutere coi vicini delle sfortune del nipote e del caratteraccio di Eugenia.
Ma vi rendete conto? ripeteva seduta sulla panchina all’entrata del palazzo. Veniva qui a mangiarsi i miei dolcetti, perché la madre glieli negava, e diceva: Zia Assunta, tu sei bravissima! E quanto diceva di volergli bene, a Vittorio! E io, magari, già pensavo a regalarle del tessuto per il vestito da sposa! E lei invece se nè andata con un altro, e mio nipote è diventato cupo. E Claudia? Sta ancora passando, poveretta, ma a lui non interessa. Che spreco di tempo! Una ragazza doro, e lui niente! Eh, mi raccomando la testa sulle spalle!
Le vicine annuivano, ma non si capiva bene con chi parteggiassero, con Vittorio che aveva lasciato andare due ragazze o con la zia Assunta trascinata in queste faccende.
Dopo poco, Vittorio lasciò tutto, prese i documenti dalluniversità e andò a cercar fortuna al nord.
Eh, sè rovinato la vita, tutto per delle fesserie, concluse la zia, pulendosi la bocca e riponendo la sporta. Io non posso farci più nulla. Lo ospitavo, come una madre, ma mi sono stancata
Da quel giorno passò tanta acqua sotto i ponti. E si sarebbero mai più rivisti, se per caso un giorno Vittorio non fosse quasi finito sotto le ruote di una macchina.
Ma che fa, signore?! Ha visto che cè rosso?! sentì urlare una voce, mentre si scansava allultimo secondo da una macchina che lo stava per investire. Mi scusi, ho frenato appena in tempo. Sta bene?
Sera già radunata una folla attorno. Dietro lauto di Claudia si era creato traffico, auto che suonavano, voci indispettite.
Eh, quella donna ha buttato giù uno! Lho vista io! spiegava qualcuno.
Ma quale buttato giù, si regge in piedi. Solo qualche costola rotta, se va bene. Ma la ragazza è carina, eh! ribatteva qualcun altro.
Si vede che guidate mentre mettete il rossetto o parlate al telefono! brontolò Vittorio. Comprano la patente e poi sfrecciano! Ma Claudia?
Laveva riconosciuta: gli ci vollero qualche secondo, era cambiata; portava i capelli corti, era lievemente più in carne, ma le donava.
Vittorio?! Ma guarda, rise. Basta, la smettano con i clacson! Fece cenno loro. Sali, ti porto dove vuoi.
La gente li seguiva con lo sguardo incuriosita; qualcuno rideva maligno, altri scuotevano la testa, pensando a un accordo economico privato. Ma una donna sorrideva speranzosa.
Niente male, osservò Vittorio il sedile ricoperto di pelle nera. Da quando guidi?
Sarà quattro anni. Mio padre mi insegnava, ricordi? Ma tu eri sempre impegnato. Dove ti porto? guardò lorologio.
Vittorio scrollò le spalle. Claudia, la cagnolina, sempre a seguirlo; e ora ne sentiva la mancanza. Nessuno più con cui dividere la merenda, il chiasso della cucina in inverno, i pomeriggi sui pattini… E quanto gli aveva dato fastidio, quella Claudia lì! E invece, ora, era quello che gli mancava…
Allora, ci fermiamo a bere qualcosa, magari non oggi… Ma insomma, che dici?
Claudia alzò le spalle.
Non sapeva se scusarsi, se fare finta che nulla fosse accaduto, se ammettere di aver sbagliato anni prima a comportarsi così con lei, di averla respinta.
Tuo padre? Come sta? chiese alla fine.
Non lo sai? rispose lei, immettendosi in una strada secondaria. Papà è morto. Sei mesi fa.
Mi dispiace… Non sapevo.
Un peso sullo stomaco: aveva mancato di rispetto anche a lui, non era nemmeno riuscito a salutarlo prima di partire.
Claudia, allora sei partita per colpa mia? domandò tutto dun fiato, temendo che lei lo zittisse prima di finire la frase: Mi dispiace… sono venuto più volte, avrei voluto chiederti scusa, tuo padre non mi dava lindirizzo. Mi comportai da idiota, ma…
Claudia sorrise.
Che meraviglia voi uomini Trovate sempre una scusa, sempre la colpa di qualcun altro. Sì, sono stato uno stronzo, ma. Tuo padre non mi ha dato indirizzo, quindi tu hai la coscienza a posto… Vabbè, mi sono lasciata tutto alle spalle. Ero innamorata, giovane e ingenua, ma, come ogni cosa, è finita. Sono contenta che sia andata così! La sicurezza del tono era disarmante. Ora sto bene, sono me stessa. Dicono che lamore vero arriva dopo anni insieme, i primi tempi è solo chimica. Poi viene il resto: abitudini, pazienza, voglia di aiutarsi, la complicità. Non era il nostro caso. Per me era solo una cotta. Siamo arrivati, qui la metro.
Vittorio aprì lo sportello ubbidiente.
Claudia, non è questo il punto, solo Ok. Sì, scendo. Mi dispiace per tuo padre. E io Si chinò verso il finestrino.
Davvero, scusami, non ho tempo! Ciao, Vittorio, ciao! Claudia si allontanò senza lasciarlo parlare, agitò la mano e ripartì.
Qualcuno la aspettava, Eugenia aveva suo marito, e lui, Vittorio, non aveva nessuno. Tranne, forse, il capo ufficio che gli aveva chiesto il report mesi fa. Non lo avrebbe fatto neanche stasera…
Tommaso, capisco, capisco, ma ormai sono anni E di nipotini neanche lombra! Eugenia è di nuovo in giro per lavoro? Chissà quante altre trasferte farà ancora! Sta mai a casa, tua moglie? Teresa si alzò in piedi, portò al figlio la solita tazzina di tè col limone e si accomodò viso a viso.
Un piccolo rito lacqua appena scaldata, la bustina lasciata quasi a galla, senza traccia di residui (Tommaso detesta trovare foglie nel tè), una fetta di limone. Il tutto, impassibile, mentre riprendeva il discorso sugli sbagli di Eugenia.
Mamma, non ricominciamo. Quando torna parlo con lei. Ora non abbiamo tempo per i bambini. Più avanti, tagliò corto Tommaso. Non si parlavano da settimane, meditavano il divorzio, ma avevano deciso di rimandare finché Eugenia non avesse sistemato le sue cose, che parevano sempre urgenti.
Non mi venire a dire che non avete tempo! Tommaso, non sei un bambino! fece la madre, infervorata. Che lasci il lavoro, faccia la mamma, partorisca. Non ringiovanisce, lei. E pure tu…
Il padre serviva ormai solo caffè etiope. Sparita la vecchia arabica, cambiate le conoscenze di Leonardo…
Non ne voglio, di caffè, Leonardo! Lascialo! Tommaso, se proprio non va, divorzia. Trova una ragazza giusta, formosa. Che appena la guardi sai già che partorirà come niente. E fate vene dei bambini! Teresa non si capacitava di come il figlio non capisse da solo cosa fare.
Mamma! Non voglio sposarmi solo per fare figli. Devono nascere per amore. In famiglia, mamma. Non come due animali qualsiasi.
Teresa alzò le spalle. Per lei, i figli venivano da sé. Tommaso, dopotutto, era spuntato semplicemente, allimprovviso. Poi, per fortuna, Leonardo laveva sposata
Vado, magari Eugenia chiama, ho lasciato il cellulare in camera, mentì Tommaso, lasciando in fretta casa.
Ogni volta che tornava lì, era sempre peggio. Tutti sapevano quale fosse la sua strada, lunico che brancolava nel buio era lui. E nessuno capiva che per lui Eugenia era lunica; solo che lei non lo amava, e lo sapevano tutti. Non si erano parlati mai chiaramente ma lo sapevano, e avevano deciso che così sarebbe andata. Vivere insieme era più facile.
Compose il numero di lei, sentì solo la voce fredda della segreteria. Spense il cellulare e lo mise in tasca.
Quella sera camminò verso casa, quasi girando a vuoto. Gli parve addirittura di incrociare il volto di Vittorio tra la gente, ma probabilmente era solo una strana allucinazione.
E Eugenia? Niente trasferte, solo case dei genitori, pensieri, qualche lavoretto online come traduttrice. I soldi bastavano appena a garantirle quella vaga libertà, il resto Il resto era la vita degli altri, il lavoro degli altri.
Sembra la rimpatriata delle medie! rise Vittorio, incontrando Eugenia alla cassa del supermercato. Non mi hai riconosciuto?
Eugenia lo scrutò qualche secondo, poi sorrise.
Vittorio? Davvero… Non me laspettavo!
Serve una mano? indicò i quattro banani e le due arance che portava Eugenia.
Dammi una mano, lei fece spallucce Torniamo da te? Non possiamo mica parlare qui? Tanto io domani sono libera, e anche tu mi sa Andiamo.
Va bene… E Tommaso? Non sarà geloso?
Voleva rispondere, ma il cassiere li chiamò per pagare. Avrebbero continuato il discorso dopo.
Casa da scapolo, eh? Ma sai che è accogliente, come ai tempi di zia Assunta? Oddio, Vittorio, da quanto non mi sentivo così a mio agio!
Si tolse il cappotto e, allimprovviso, gli saltò al collo, abbassò la luce e solo le sue risate, inframmezzate dai baci, riempivano la stanza.
Aspetta! Prima ceniamo, disse allimprovviso, staccandosi come faceva da ragazza: un attimo ci stava, poi lo respingeva, lasciando sempre in sospeso la possibilità di qualcosa. Tu sai cucinare? Da noi cucina Tommaso. Io non ci penso neppure, pentole e fornelli sono tabù. Lui fa tutto. Però, vino ce lhai? Ho una voglia matta di ubriacarmi e sorrise maliziosa. Beh, hai capito.
Scusa, Eugenia. Sono sposato, rispose dimpulso Vittorio, stupendo anche se stesso.
Eugenia sirripidì.
Tu… Sposato? Ma con chi? Su, non esagerare… Rendendosi conto della gaffe, rise. Ma stai scherzando? Sei lì, scapolo, jeans usurati, niente fede… Tranquillo, cucino io. Hai almeno un po di carne?
Ho solo grano saraceno, indicò le confezioni allineate in credenza.
Sei anemico? lo guardò stranita.
No. Zia Assunta ne comprava per le emergenze, tanto è la sua casa… Ed è arrivato il mio giorno nero.
Grano saraceno! scosse le spalle. Vabbè, sarà comunque una giornata da ricordare! Dai, mostrami dovè il tuo regale letto
No. Vuoi il tè? Ho dei biscotti di avena.
Tè? Dai, Vittorio, smettila di fare il santarellino sei tutto mio! saltò di nuovo per abbracciarlo.
Eugenia, sono stanco, e poi sei sposata. Tommaso è un bravo ragazzo, anche se non siamo amici. Dai, ti prendo un taxi…
Sposata. Ma ti rodeva allora, eh? chiese con tono pungente, poi rise. Mi divertiva quella tua esibizione, a quel matrimonio. E la tua Claudia? Dopo siete finiti insieme? Lo so, sei il deluso, quello che deve essere consolato. Lei ti ha aiutato? No? Un po rigida, quella, ma alloccorrenza…
Eugenia guardava fuori dalla finestra, e osservando la sua espressione capì di aver colto nel segno. Che buffo fosse lì da Vittorio quasi quasi avrebbe potuto proporgli un figlio, per accontentare la suocera Teresa; e magari lasciare Tommaso. Magari.
Stava per dire qualcosa in tal senso, ma Vittorio si infuriò, la allontanò.
Basta! Siamo cambiati, Eugenia. Non siamo più quei ragazzi di allora.
Lei continuava a parlare, come faceva sempre quando era in ansia, come agli esami alluniversità.
Sai perché allepoca lho fatto? Te lo dico io. Tu con le tue strade incerte, luniversità che non prometteva nulla, io dovevo pensare a una via di fuga, e Tommaso era perfetto. Mai sentito dire Beccarsi loccasione? E con te pensavo di rimanere amici, o anche di più, ma poi… sei sparito… e quella tua Claudia… Pensavo che foste finiti insieme. Lei ti girava attorno come una gatta rossa. Ma niente. E ora chissà dovè!
Lei? Sta a casa, vicino a Porta Romana. Passavo per prendere grano saraceno. Ho dei bambini da nutrire spiegò, imbarazzato. E non potei nemmeno andare al funerale di suo padre, il lavoro, Claudia ci rimase malissimo…
Ma va! Non hai imparato a mentire, tu. Dicevi che ci tenevi Io no! Io ero dai miei genitori in quei giorni, ricordi? Una sera, vidi suo padre seduto sulla panchina, mi fece un certo effetto Ma. Bah, lasciamo perdere Da allora niente bambini nemmeno con Tommaso, cè sempre qualcosaltro da fare. Ma dai, facciamone uno io e te! Tommaso e sua madre mi hanno proprio stufato, stiamo insieme noi due. Ricordi, come ci divertivamo?
Tornò a stringerlo e gli offrì le labbra per un bacio, ma Vittorio la scostò e la spinse verso la porta.
Ecco il tuo cappotto, i tuoi stivali, anche la frutta, non lasciare niente. E mai più, mai più farti rivedere. Menomale che non ti ho sposata. Povero Tommaso. Sei un serpente, Eugenia, una vipera vera! Vai via!
Eugenia si ritrovò fuori sotto la pioggia, il sacchetto con le banane tra le mani.
Nemmeno una manciata di grano saraceno sono tutti uguali! Alla prima difficoltà… ognuno per la sua strada…
Tirò fuori il telefono, compose il numero del marito:
Tommaso, vieni a prendermi? Sono dai miei, ma ora sono fuori da sola. Ho freddo, sono stufa. Mi vieni a prendere?
Chiama un taxi.
Dai, Tommaso! Voglio vedere te, solo te!
Eugenia, io chiedo il divorzio. Mamma e io pensiamo sia meglio così. Magari resta da tua madre per un po. Addio.
Eugenia rimase impietrita a guardare il telefono spento in mano. Divorzio? Ma perché? E ora come farà? Fino ad ora era sempre stata libera; ma senza Tommaso che farà? Essere padrona di sé è facile solo quando hai qualcuno, pensava. Se divorziamo, chi si occuperà di me?…
Rimase intontita qualche secondo sul marciapiede, poi si guardò intorno. Da queste parti abitava un suo vecchio compagno, Andrea, che ora faceva lavvocato. Magari lo cercava, forse poteva persino darle una mano pratica con la separazione…
Claudia tornò appositamente dallufficio un po prima, era passata dalla vecchia casa per prendere due cose. Programma facile, ma come sempre si era attardata. Mise il bollitore sul fuoco, prese la tazza preferita del padre, ci versò dentro il tè. Dalla finestra guardava le luci accendersi nelle altre case.
A volte, quando portava la cena pronta a suo padre, si sedeva lì a guardare le finestre degli altri, domandandosi chi ci vivesse, chi tornava tardi, chi accendeva la luce solo verso le dieci.
Sarà uninfermiera, dico io! sosteneva il padre. Altrimenti perché arriva sempre a quellora?
Mmm, forse viene da lontano e fa la postina controbatteva Claudia, arricciando il naso.
Ma lui riprendeva, armeggiava con la tazza, alzava la voce, poi guardava sua figlia e sospirava:
Sei proprio come tua madre anche lei teneva testa a tutti, gattina mia
Dai papà, lasciamo stare. Un altro po di tè? Ho comprato i taralli, vuoi che li spalmi col burro? tagliava corto lei.
Lui annuiva
Ancora ora sembrava fosse lì con lei, sulla loro piccola cucina. Chissà cosa avrebbe detto, se avesse saputo di Vittorio.
Sai papà, ho incontrato Vittorio di recente sussurrò Claudia. Non è successo niente, però lho quasi investito, era lui che mi è saltato davanti alla macchina
Se suo padre avesse potuto parlare, le avrebbe detto che era stato lui, apposta, lassù, a spingerlo sotto le ruote.
Perché? avrebbe domandato Claudia, forse sarebbe sobbalzata, versando il tè sul pavimento, e lui lavrebbe chiamata, come sempre, tempestina mia.
Perché avete dimenticato come si lotta per essere felici, Claudia avrebbe battuto il pugno sul tavolo. Aspettate continuamente segni dal cielo… Basta! Quando lo hai rivisto ti sei emozionata, il cuore ti si è quasi fermato! Siete cambiati, ora siete cresciuti. Ma perché avete ancora paura di provarci?
Ma non lo disse, e Claudia non lo sentì…
Quando era pronta a uscire, sentirono il campanello.
Vittorio?
Sì Un signore mi ha dato il tuo numero, ha detto che mi aspettavi. Scusa, forse parlo ancora nel modo sbagliato esitava sulla soglia, in mano un mazzo di rami di tiglio, senza fiori, e una confezione di grano saraceno.
Sei anemico? chiese lei, prendendo i rami appiccicosi e indicando col capo la scatola.
Sì. Anzi no, cioè… è rimasto dalla zia. Ma ascolta, non ce la faccio più! improvvisamente agli sgoccioli, era stufo. Abbiamo buttato via troppo tempo. Allora: il matrimonio nostro è ad agosto e io non ti lascerò mai più, chiaro?
Fa per avvicinarsi, ma Claudia si ferma.
Ho capito tutto: tua zia, la vita senza senso, il tempo buttato. Ma perché dovrei sposarti? E poi, sarai mica di nuovo brillo. Su, vai a casa, porta via tutto, anche il grano saraceno.
Lo spinse fuori, si avviò giù per le scale.
Ma io ti amo, sciocca! Ma le devo proprio dire, tutte, con voi! gridò, correndole dietro.
Che urli?! apparve la vicina, guardò severa Vittorio. Se la ami, amala. Ma siete voi uomini che ci mandate ai pazzi! Claudia, sbrigati che il tuo innamorato si è affaticato. E tu, che ci fai lì impalato? Vai, perdila ancora e sei a posto!
Lassù, il padre di Claudia, raccolto su una nuvola, sospirò con tenerezza. Uff… che fatica fare da tramite fra questi due cuori, ragazze e ragazzi sono come bambini, ne combinano di tutti i colori E ora bisogna vigilare che non sbaglino ancora, che adesso magari Vittorio si butta a baciarla e Claudia lo respinga e si ricomincia daccapo… Proprio come sua madre, anche lei era fiera. Lui laveva amata più della vita, ora che ama tanto anche sua figlia, spera solo che sia felice, che riesca a costruirsi un nido, a viver bene
Ma ormai, la testa non la si può prestare, devono decidere da soli
Sospirò, lentamente si assopì cullato sulle nuvole come unamaca.
E in basso, sulla terra, due ragazzi si stringevano in un abbraccio. Il lampione oscillava al vento, illuminando i loro baci timidi, poi lasciandoli nellombra. Infine si spense, stanco di illuminare la felicità di qualcuno.






