Vittorio arrivò in auto in un paesino quando, all’improvviso, notò una ragazza in piedi accanto alla strada. Era già tardi e intorno non c’era anima viva, solo loro due. Si fermò. – Mi dai un passaggio?

Sono partito da Milano al volante del mio camion per consegnare un carico importante, anche se oggi era festa e la maggior parte delle persone stava già celebrando. In cabina il profumo di panzerotti alle patate, ancora caldi che mia madre aveva preparato per pranzo, mi teneva compagnia, e sinceramente, non cera nulla di meglio da portare in viaggio.

Ormai era buio quando ho attraversato le stradine di un paese lombardo sperduto e, passando vicino a una vecchia fermata dellautobus, ho notato una ragazza che, nel chiarore dei fari, cercava chiaramente di fermare qualche auto.

Mi sono subito fermato. La ragazza, che sembrava infreddolita e forse stanca dattendere, si è avvicinata velocemente.

Mi darebbe un passaggio? mi ha chiesto con voce tremante.

Certo, salga pure. A questora di auto ce ne sono poche in giro ho risposto mentre cercavo di rassicurarla È da molto che aspetta?

Sì, da parecchio, mi ha detto e allimprovviso è scoppiata a piangere.

Non sapevo davvero come reagire. La fissavo, stupito.

Posso fare qualcosa? ho chiesto, preoccupato.

Tra i singhiozzi, ha cominciato il suo racconto:

Mi chiamo Fiorenza. Oggi si festeggia il Capodanno Vecchio stile e, dato che siamo tutti in pausa dal lavoro, una collega mi ha invitato nella sua casa di campagna, qui vicino, per celebrare insieme. Suo marito avrebbe preparato una bella grigliata, i soliti antipasti e tutto ciò che non può mancare in queste occasioni. Non voleva che restassi a casa da sola, visto che ho appena rotto con il mio fidanzato.

Così sono salita sul pullman diretto a Cologno, pensando di raggiungere facilmente la casa della mia amica. Una volta scesa alla fermata, lho chiamata, e lei mi ha detto di aspettarla al piccolo alimentari: sarebbe arrivata in cinque minuti. Ma lì intorno non cera davvero nulla, e il paese era a trecento metri dalla fermata. Poi, guardando il pullman che ripartiva, ho notato che sulla targa cera scritto Carate e ho capito di aver sbagliato bus… Il paese dove dovevo arrivare, Cologno, è dalla parte opposta.

Il pullman, purtroppo, era lultimo della serata. Ho anche provato a richiamarlo, ma niente da fare. Dopo due ore di attesa, ho capito che dovevo trovare un altro modo per tornare, visto che nessuna macchina passava e ormai faceva freddo. Avevo pensato di andare a piedi fino al paese, ma poi ho deciso di aspettare e provare a fermare una macchina di passaggio. Così, ho atteso quasi tre ore, fino a quando non è passato lei.

Non so davvero cosa avrei fatto senza il suo aiuto La ringrazio moltissimo

Dai, dammi del tu! lho interrotta sorridendo.

Fiorenza annuì e ricambiò il sorriso.

Mi colpì subito quella ragazza: semplice, carina, per niente altezzosa. Si vedeva che era abituata a cavarsela da sola. Così, fermando il camion, le proposi:

Ora che ti sei scaldata, è tempo anche di mangiare qualcosa. Mia madre fa dei panzerotti alle patate imbattibili.

Cenammo insieme. Lei aveva con sé del prosciutto, del formaggio e una tavoletta di cioccolato fondente. Sembrava quasi una piccola festa improvvisata.

Poi, organizzammo come sistemarci per dormire: lei sopra, nel vano, io sulle sedute. Prima di addormentarci, Fiorenza mi chiese:

Salvo, sei sposato?

No.

Come mai?

Proprio adesso ho incontrato una ragazza che mi piace, ma non glielho ancora detto…

Ho capito.

Su, cerchiamo di dormire, domani mattina devo finire la consegna.

Il viaggio filò liscio. Fiorenza scherzava, diceva che era stata la sua prima avventura di questo tipo e che ora quasi si sentiva fortunata per lesperienza.

Via via, sentivo sempre più chiaramente che il destino mi aveva fatto incontrare una ragazza speciale.

Quando ormai ci stavamo avvicinando a Milano, le chiesi il numero di telefono.

E la ragazza che ti piace? mi chiese, con un sorriso malizioso.

Stavo parlando di te risposi, ridendo. Mi sei piaciuta tantissimo e spero che vorrai vedermi ancora, se ti va.

Mi farebbe molto piacere, davvero. Anche tu mi sei piaciuto molto, mi hai aiutata senza esitare e ti sei comportato come un vero gentiluomo.

Ad aprile ci siamo sposati. Spesso ripenso a come la vita sappia riservare sorprese inaspettate: basta un momento fortuito perché tutto cambi. Ho imparato che non bisogna mai sottovalutare il potere degli incontri casuali.

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Vittorio arrivò in auto in un paesino quando, all’improvviso, notò una ragazza in piedi accanto alla strada. Era già tardi e intorno non c’era anima viva, solo loro due. Si fermò. – Mi dai un passaggio?
Anya era seduta nella poltrona, osservando un rossetto. Non era suo… Lei non indossa mai rossetto. E sicuramente non di un rosso così brillante.