Vita da cane
E noi due, come facciamo adesso a separarci? Guarda che io devo tornare a casa. Fa un freddo cane fuori, pensai tra me e me.
Mi avvicinai al cane, sperando che almeno un po di senso civico lo smuovesse a spostarsi. Niente. Il cagnone rimaneva sdraiato dovera, impassibile.
*****
Eppure, era già sera da un bel po quando uscii dal bar con il mio miglior amico. Un paio dore intense, a onor del vero, tra confidenze e litri di vino rosso.
Allora, Federico, che dici, ci beviamo lultimo? mi chiese Sergio, sollevando la bottiglia quasi vuota.
Ma certo! sorrisi, spingendo il bicchiere vuoto verso il centro del tavolo.
Rimasi lì a bere più del solito quella sera. Era proprio uno di quei periodi in cui sentivo il bisogno di lasciarmi andare un po. I nervi erano a pezzi da tempo e non trovavo altro modo per placarli. Troppe grane mi erano piombate addosso.
Al lavoro, quasi sicuramente, avrebbero trovato un pretesto per lasciarmi a casa. Da poco avevo divorziato da mia moglie. Perché? Boh Incompatibilità di carattere, disse lei.
Questa almeno fu la versione ufficiale.
Allatto pratico le cose erano diverse. Due anni insieme e di botto non ero più luomo giusto? Comodo.
Secondo te si è trovata qualcuno? chiese Sergio, buttando giù il suo bicchiere.
Ne sono quasi certo. Troppo agevole ha accettato il divorzio e ha traslocato in fretta. Ma dove? Non ha mica casa sua in città.
Sì, strano proprio. E te, al lavoro? Sicuro ti mandano via?
Il direttore, Giovanni Antonio, mi ha fissato per lunedì in ufficio. Parliamo seriamente, dice. Sarà la solita recita, ma il finale lo conosciamo già. In fondo, era da tempo che avrei dovuto mollarli.
E che fai poi?
Onestamente non ne ho idea, Sergio.
Se vuoi posso prendere una settimana di ferie, ci facciamo una bella pescata sul Lago di Garda. Così ci svaghiamo. Anche mia moglie ormai mi martella di continuo per i soldi spesi tra bar e poco aiuto in casa. Non ne posso più!
Bella idea, questa. Non pesco da secoli. Avvisami per tempo, che devo organizzarmi. Mi serve tutta la roba, pure le canne nuove.
Però, prima di una settimana niente: la macchina è ancora dal meccanico.
Che ti è successo?
Un cane mi si è buttato davanti allimprovviso. Guidavo tranquillo e si è lanciato sotto la macchina…
Davvero? Spinto da cosa?
Mah, era enorme. Ora ho una bella ammaccatura sul parafango destro. Basta, quei randagi portano solo problemi.
Sottoscrivo. I cani dovrebbero stare in canile o con i padroni, non abbandonati in strada.
Esatto.
Anche la mia ex moglie, tra laltro, prima di lasciarmi, se lera presa con un cane. Diceva che laveva aggredita tornando a casa, che è sbucato dai cespugli e quasi le saltava addosso. Dice che si è salvata per un pelo.
Vedi! sbottò Sergio, dando un colpo al tavolo Non cè più rispetto. Solo con metodi drastici si risolve!
*****
Dopo unora di chiacchiere e vino, ci salutammo davanti alluscita del bar.
Sergio aveva casa a pochi passi. Io mi avviai a piedi: una ventina di minuti ancora per arrivare. Non presi nemmeno il taxi. Non era questione di risparmio semplicemente sentivo di aver bisogno di camminare nella notte, prendere aria.
Mente annebbiata dal troppo vino, faticavo a mettere insieme i pensieri, ormai era quasi mezzanotte.
*****
Quando arrivai al portone del mio palazzo, un cane steso davanti allingresso attirò la mia attenzione.
In silenzio, sulla pietra gelida, fissava il vuoto. I suoi occhi
Mi parvero carichi di una tristezza indescrivibile. Sembravano spenti.
Oh, amico, cosa ci fai qui? Su, vai via che devo entrare. Fa freddo.
Era grosso. E anche se ero sbronzo, capii che sfidarlo non portava a nulla.
Coraggio, spostati! Non è posto tuo questo.
Lui rimase impassibile. Forse aveva già rinunciato a tutto, forse non gli importava più niente.
E noi due, come ci separiamo? Io devo proprio entrare in casa. Qui fuori si gela.
Feci altri passi sperando che si decidesse, ma niente. Il bestione non cedeva.
Diceva bene Sergio: voi cani capite solo il pugno duro mi sono detto.
Mi feci coraggio, quasi fino ad arrivargli accanto, e con un piede lo sfiorai appena.
Grrr!
Eh, abbaia! Ti vergogni almeno? sbuffai ironico.
Grrr!
Ma senti te. Sei amico delluomo si fa per dire! Ne ho visti, sì, cani sfrontati Ma tu?
Grrr!
Avevo capito: non saremmo andati lontano con le buone maniere. Così feci finta di dargli un calcio, giusto per spaventarlo.
Ma successe limpensabile.
La bestia, con lo sguardo sempre triste, si risollevò, claudicante, e mi si buttò contro, furiosa.
Non feci in tempo a urlare. Con la potenza del colpo barcollai, incespicai e caddi sulla panchina, battendo la testa di brutto.
La vista mi si annebbiò. Lultima cosa che vidi furono i suoi occhi, spenti, tristi.
*****
Quando mi ripresi era già giorno. Cavolo, quanto sono rimasto così?
Mi tirai su pian piano, guardandomi attorno. Speravo di non incrociare nessun vicino: chiacchiere a non finire, figurati se non mi rinfacciano questa figuraccia per mesi.
Fortunatamente non cera nessuno, solo qualche vecchietta sulle panchine che parlava di rubinetti a secco.
Su di me nessuno sguardo. Sembrava che non esistessi.
E se davvero fossi sparito?, pensai spaventato.
Ricordavo tutto: la botta, il cane che mi assaliva, il vuoto in testa. “Che mi è successo?”
Mi diedi uno schiaffo in piena guancia.
Oh! Fa male!
Bene, se sento dolore non sono morto
Mi rivolsi alle anziane signore:
Buongiorno, mi sentite, mi vedete?
Nessuna risposta.
Mi ignorarono del tutto.
Che strano
Guardai bene la panchina, il portone, il parchetto Cera qualcosa che mi sfuggiva. Ma cosa?
Poi notai: la panchina identica, ma colorata diversamente dalla solita. Anche il parchetto per i bambini era vecchio, non il nuovo che avevano sistemato lanno precedente.
Mi avvicinai al portone e lessi un avviso:
Gentili condomini, a causa di guasto improvviso si è interrotta lacqua calda e fredda. Sarà ripristinata una volta risolta la perdita. In fondo, piccolo piccolo: 19 settembre 2014.
Ma come?! Sono nel 2014?! Follia sarà uno scherzo?
Feci tutto il giro del palazzo fino al cartello col numero civico. Era proprio lui il mio condominio, la mia via.
Dieci anni fa qui non abitavo. Ci vuole coraggio a credere Sono nel passato?
Tornai dalle signore, toccai la spalla di unanziana. Nulla. Nemmeno uno sguardo.
Allora sto solo sognando
Volevo passeggiare in giro, resettare la testa. Ma poi in cortile vidi il cane. O meglio, un cucciolo. Era lo stesso, ne ero certo: il manto, gli occhi… Impossibile sbagliarsi, mai mi sarei scordato quello sguardo.
Vicino a lui, un bambino sui nove anni, in pantaloncini corti, maglietta e occhiali da sole. Era evidente: lo stava addestrando.
Mi avvicinai incuriosito.
Quindi una volta una casa laveva pure lui Come è finito per la strada?
Non sapevo ancora se ero desto o in un incubo, ma ormai la curiosità aveva preso il sopravvento.
Seduto! Terra! Seduto! urlava il ragazzino al cucciolo Ma sei proprio tonto, eh?
Il cane, però, eseguiva con attenzione tutti i suoi ordini, instancabile nel tentare di compiacere il padrone.
Seduto! Terra! Seduto!
Osservai perplesso, vedendo il ragazzino che continuava imperterrito a colpirlo con una piccola spada di plastica ogni volta che non era soddisfatto.
Questo è matto, o irresponsabile. E chi gli lascia un cane?, sbottai tra me e me.
Avevo quasi deciso di andare lì a riprendere quel marmocchio, quando lui si mise a urlare:
Basta, papà, non voglio più il cagnolino. Non mi interessa. Voglio la PlayStation!
Arrivò un uomo sulla quarantina, accarezzò il figlio, lo prese per mano e se ne andarono.
Probabilmente a comprare la console pensai amaramente. Ma il cane non lo presero con loro.
Il cucciolo rimase spaesato, poi si mise ad abbaiare e corse loro dietro. Il bambino, voltandosi, gli diede un calcio così forte che il cane rotolò a terra.
Non mi servi più! Vai via! gridava infuriato il bimbo.
Il padre, imperturbabile, non fece una mossa.
Il frutto non cade mai lontano dallalbero, pensai.
Quando furono spariti, mi avvicinai al cucciolo. Provai a sollevarlo niente da fare. Era come se fossi uno spettatore invisibile di un film.
Quindi mi limitai a stare a guardare la sua vita.
Vidi il cucciolo aspettare i suoi umani giorni interi, maltrattato dal bambino e ignorato dagli adulti. Le vecchiette non si curavano di lui, troppo prese dallossessione dellacqua che ancora non tornava.
Per tre giorni e tre notti rimase lì, nel cortile, speranzoso. Nessuno tornò a prenderlo.
Affamato, cominciò a cercare cibo tra i rifiuti. Ma non era facile.
Poco dopo trovò un nuovo compagno: un senzatetto. Un uomo stavolta, non un cane.
Nel mio sogno, il tempo rallentava e accelerava a piacere: passavano settimane, mesi, in un battito di ciglia.
Allinizio quelluomo fu gentile: condivideva con lui il poco da mangiare, parlava la notte, guardando le stelle.
Poi lo vendette per una bottiglia di vino a uno sconosciuto.
Il nuovo padrone lo tenne per mesi chiuso in una rimessa, legato con una catena, appena sfamato con qualche osso e neve invece dellacqua.
A ogni sbronza lo picchiava con un bastone.
Devi essere forte, cazzo! gli urlava. Non piagnucolare!
Dopo mezzo anno, appena gli si presentò loccasione, il cane riuscì a scappare.
Da allora visse come randagio.
Continuava disperatamente a cercare il bene negli uomini. Ma ovunque andasse, lo cacciavano.
Nessuno gli diede mai una possibilità, neppure uno sguardo gentile.
Stranamente, non rispose mai con laggressività. Anche ferito, non ringhiava. Solo un profondo dolore traspariva sempre nei suoi occhi.
Vai via! urlava lo spazzino col bastone.
Il macellaio del mercato: Non fare il furbo, questo è cibo per uomini, mica per cani!
Parco pubblico, una signora chiamava la polizia municipale: Cè un cane randagio enorme, venite subito!
Il cane, ogni volta, si allontanava nel suo dolore.
La sua era una vita senza gioia, una battaglia continua per la sopravvivenza. Eppure non smise mai di cercare un UOMO. Uno capace di essere davvero umano. Forse non esisteva, ma lui ci provava.
Io seguivo sempre le sue orme, e più scoprii la sua storia, più provai rabbia verso la nostra gente.
Ma che colpa ne ha, poveraccio! Lui cerca solo di vivere gridavo tra me (tanto, nessuno mi sentiva).
Volevo dargli almeno un nome, come non ne aveva mai avuto.
Lo chiamerò Leone, lo meriti tutto mormorai.
*****
Una volta, Leone divenne un eroe.
Salvò un bambino di cinque anni da un pirata dello scooter che arrivava a tutta velocità sul vialetto del parco.
La mamma, una ragazza giovane, era concentrata al telefono. Non vide nulla. Leone spinse il bambino sul prato, salvandolo in extremis.
Quando lei si girò, il piccolo piangeva e Leone era lì accanto.
Aiuto! Al ladro! Il cane ha aggredito mio figlio! urlò la donna.
In un attimo una folla accorse, armata di bastoni e pietre. Leone scappò per fortuna in tempo, ma non tornò più in quel parco.
Col passare del tempo iniziò a gironzolare nella zona dove abitavo. Dove tutto era iniziato.
Allinizio niente da segnalare. Poi però, un giorno lo vidi disteso sul marciapiede. E poco dopo vidi mia ex moglie, Caterina, avvicinarsi.
Non era sola: cera Giovanni Antonio, il capoufficio. Quello che voleva licenziarmi.
Questa non me laspettavo commentai tra me.
Non avevo mai sospettato nulla; proprio quel giorno ero fuori città per lavoro.
Quando ti liberi di quel marito? Non ce la faccio più a vivere senza di te nella villa, le sussurrava il direttore.
Presto, Giovanni. Penso che tra qualche mese sarà tutto sistemato.
Giovanni?! Ha più di ventanni più di lei!
Presi atto in silenzio mentre Caterina, distratta dalla conversazione, calpestava la coda di Leone.
Il cane abbaiò forte, più per la paura che altro.
Lei, di rimando, rapida come sempre, estrasse lo spray al peperoncino e glielo spruzzò dritto addosso.
Leone scappò, ovviamente disorientato; più che altro per poco non fece cadere lei.
Allora era questa, la storia della cane aggressivo?
Per una volta, mi resi conto di quanto mi fossi lasciato ingannare.
Ma le sorprese non erano finite. Una sera Leone attraversava la strada e trovò un gattino piccolo, tremante, abbandonato nel cuore della città. Unauto stava per investirlo.
Leone lo coprì con il corpo, sperando che il conducente si fermasse. Invece, lo vide spingere sullacceleratore.
Dietro il volante, inconfondibile: Sergio, il mio miglior amico, ubriaco.
Nonostante la botta laterale, Leone riuscì a portare il micino in salvo, ma rimase ferito.
Sergio scese, insultando bestie e uomini.
Per la prima volta vidi negli occhi di Leone una collera rossa.
Sergio tornò in macchina e sparì.
Non avrei mai creduto che persone che stimavo tanto fossero così tanto poco umane, sospirai, seguendo il cane zoppicante nella notte.
Lo seguii, le ombre divennero più lunghe. Poi la testa mi girò, svenni di nuovo.
*****
Mi svegliai davanti al portone di casa.
La testa pesava, era già notte. Pochi minuti a mezzanotte.
Mi sorressi alla panchina.
Il cane era lì, negli stessi identici panni: steso, occhi nel vuoto, tra pavimento gelido e porta chiusa.
Ma io, ero cambiato. In quei minuti dincoscienza avevo vissuto dieci anni da cane abbandonato.
Fosse stato un sogno o un viaggio vero nel tempo, avevo capito. Lui, senza il mio aiuto, se ne sarebbe andato. E nessun altro lavrebbe salvato.
Leone Non avere paura, amico. Non ti voglio fare male.
Il cane girò lentamente la testa, coda che tremava, provò persino ad alzarsi. Non ci riuscì: non aveva più forze né voglia di vivere.
Perché continuare, se a nessuno importa di te?
Mi avvicinai, lo accarezzai delicatamente, lo presi tra le braccia e lo portai su, fino al mio appartamento al quarto piano quello dove portai, anni fa, un cucciolo senza nome.
*****
Per una settimana intera rimasi con Leone. Veterinario, passeggiate al mattino e la sera, docce di shampoo profumato.
Ti rimetterò in piedi, guagliò. Ma tu lo prometti, combatti insieme a me. Tieni duro, per me.
Inconsapevolmente, stavo restituendo a quel cane la fiducia nelluomo. Forse tardi, ma era qualcosa.
Anche solo per me, Leone tornava a sentirsi importante.
E in fondo, ne aveva tanto bisogno.
*****
Pochi giorni dopo rientrai dalla passeggiata serale, il telefono squillò.
Ooh, Fede! Ripreso la macchina, domani si parte per la pesca! Pronto?
Ciao, Sergio. Mi spiace, pesce saltato.
Eh? Ma non ci volevi venire tu? Ho comprato vino, tenda Mica vorrai darmi un bidone?
Guarda, lasciamo stare. E senti, Sergio: non chiamarmi più.
Ma che dici? Siamo amici, no?
Chiusi la conversazione senza altre spiegazioni e mi girai verso il mio fedele compagno. Sorrisi.
Non ci servono amici che non amano i cani, Leone. Giusto?
Bau!






