La mia amica non mi ha regalato nulla per il mio matrimonio, e ora mi invita alle sue nozze.

Giulia e Lorenzo si erano sposati un anno fa. I loro genitori, da entrambi i lati, avevano organizzato una festa di matrimonio sfarzosa. Essendo lunica figlia e lunico figlio delle famiglie, si era deciso che la cerimonia doveva essere allaltezza delle grandi tradizioni italiane, tra porcellana, lampadari e musiche da ballo. Quando Giulia e Lorenzo avevano suggerito di festeggiare semplicemente con gli amici al termine, magari con una grigliata di carne nella campagna fuori Firenze, le loro madri avevano finto di non sentire, immerse nel sogno di una carrozza bianca, una lunga veste avorio e i petali di rosa sulle strade lastricate.

I futuri sposi, ormai rassegnati allimplacabile rito del grande ricevimento, si lanciarono nei preparativi con serietà. Cerano infinite cose da organizzare: la manicure, il trucco, lacquisto dellabito e dello smoking, piccoli dettagli che, se dimenticati, avrebbero lasciato un segno indelebile. I genitori promettevano di coprire tutte le spese, tranne il vestito di Giulia e il completo di Lorenzo. Fu prenotato il miglior ristorante del centro di Milano, scelto con cura il mazzo di fiori per la sposa, mentre la torta nuziale sarebbe stata preparata dalla signora Carla, una cara amica della madre dello sposo, famosa per la sua maestria in pasticceria.

Le famiglie compilavano con attenzione la lista degli invitati, desiderando accogliere anche i parenti più lontani, persino quelli con cui non si parlava da anni. Secondo i genitori, questi invitati erano benestanti e avrebbero regalato lauti doni: con quei soldi, pensavano, gli sposi potevano comprare una Fiat nuova o risparmiare per un appartamento in centro. Dopo discussioni animate, si decise di non invitare le parenti troppo distanti. Alcuni, con scuse convincenti, declinarono linvito. Alla fine, la lista risultò composta, come sperava la giovane coppia, soprattutto da amici.

Il giorno del matrimonio di Giulia e Lorenzo, il cielo era limpido sul Duomo, anche se al mattino si era annunciata pioggia. Giulia, nel suo abito di seta con delicato pizzo veneziano, sembrava sospesa tra sogno e realtà. Lorenzo non riusciva staccare gli occhi da lei, rapito da una luce irreale. Tutta la giornata fu un turbinio di gioia. Il fotografo si infilava tra gli invitati, il suo obiettivo scattava a raffica, mentre gli ospiti attendevano impazienti di entrare nel salone del banchetto.

Dopo il servizio fotografico, la coppia salì su una carrozza bianca, come uscita da un racconto surreale, e si diresse verso il ristorante. Lo spumante e gli auguri scorrevano come un fiume. I regali perlopiù buste di euro si accumulavano nel cesto di vimini, dato che Giulia e Lorenzo avevano chiesto in anticipo solo soldi. Tuttavia, alcuni invitati anziani non resistettero allantica abitudine e regalarono coperte, lenzuola, piatti in ceramica fiorentina.

La torta a tre piani lasciò senza parole anche gli ospiti più sofisticati; era adornata da pizzo zuccherato, fiori color crema e perle di glassa. Il ricevimento continuava con eleganza e un certo brio italiano, fino allalba, quando gli ospiti stanchi svanivano verso le proprie case e gli sposi si rifugiavano nella stanza dalbergo prenotata in anticipo.

Il mattino seguente, la coppia tornò a casa dei genitori di Giulia. Qui la madre le raccontò, in tono misterioso, che una delle buste era vuota. Era stata offerta da una cara amica della coppia, Chiara. Si capiva chi aveva portato la busta misteriosa, perché, a differenza delle altre, non era firmata. Giulia, ascoltando questa notizia, fu invasa da una strana inquietudine da sogno.

La situazione si complicava: prima del matrimonio, Chiara aveva detto che non era più in uso regalare meno di mille euro agli sposi e aveva promesso di sostenere Giulia. Ora, però, la promessa si era sciolta come neve al sole.

Meno di un anno dopo, Chiara si vestiva da sposa e invitava Giulia e Lorenzo alle sue nozze. Aveva subito consigliato allamica di portare una busta ben fornita, perché sperava di coprire le spese con il denaro raccolto. La coppia si trovava improvvisamente in una spirale di dilemmi surreali. Giulia suggerì al marito di donare una busta vuota, come aveva fatto Chiara. Lorenzo propose di regalare una somma più alta, per mettere a disagio lamica. La madre di Giulia consigliò invece di inserire la cifra minima, così il gesto non avrebbe comunicato nulla della verità alla sposa e non avrebbe innescato vendette. La festa di Chiara si avvicinava e Giulia non riusciva a decidere quale strada seguire.

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La mia amica non mi ha regalato nulla per il mio matrimonio, e ora mi invita alle sue nozze.
I frammenti di un’amicizia spezzata