Olga finiva di preparare la peperonata quando suo marito tornò dal lavoro. – Sono a casa! – annunciò Sergio entrando in cucina, poi rimase senza parole.

Giulia stava finendo di preparare la peperonata sottolio quando sentì il rumore delle chiavi nella serratura: suo compagno era appena tornato dal lavoro.
Sono a casa, gridò Marco entrando in cucina, e si fermò di colpo.
E questo che cosè? chiese con un tono che lasciava poco spazio ai fraintendimenti.
Come che cosè? Sto preparando la peperonata, lhai chiesta proprio tu, rispose Giulia, cercando di mantenere il sorriso.
Ma io dico, che cosè tutto questo caos? Marco fece un gesto vago ma eloquente verso la cucina.
Amore, puoi spiegarti? Non capisco davvero di cosa parli, rispose incredula.
Non fare finta di niente, Giulia. Lo sai benissimo a cosa mi riferisco, ormai quasi gridava. Giulia lo guardava sempre più confusa, senza capire il motivo di tutta quellagitazione.

La cucina e la sala da pranzo erano immerse nella confusione dei barattoli e delle pentole.

Quando qualche giorno dopo Giulia tornò a casa per prendere le sue ultime cose, Marco quasi sperava che tornasse per restare.

Giulia, sei tornata? Mi fa così piacere vederti! cercò un po di speranza nella voce.

No, sono solo venuta a prendere le cose che mi restavano! Te lho già detto: tra noi è finita!

Ma come? Io ti amo! Non voglio lasciarti, mi manchi da morire!

Solo una settimana prima tra loro era successa una cosa che non sarebbe mai dovuta accadere, né tra marito e moglie né tra due conviventi: avevano litigato tanto, e Marco aveva perso il controllo.

Tutto era iniziato proprio quel giorno in cui lui era rincasato e aveva trovato la cucina in uno stato che a lui sembrava ingestibile.

Giulia stava sistemando la peperonata. Ci sono ciotole, piatti e barattoli sparsi ovunque. Sul fornello una pentola da dieci litri con qualche macchia di passata schizzata qua e là, e in giro piattini con aglio, peperoni e altri ingredienti.

Giulia era lì, intenta a tagliare i peperoni come se niente fosse.

Si erano trasferiti assieme da quattro mesi. Fino a prima, Marco aveva vissuto da solo per diverso tempo. Per amore di Giulia aveva accettato di rinunciare alla sua tranquilla solitudine e tentare ancora di costruirsi una famiglia, senza però considerare ogni dettaglio.

Entrambi avevano superato i quarantanni quando si erano conosciuti. Lei aveva una figlia grande, già al suo primo impiego. Marco invece aveva un figlio di dieci anni dal precedente matrimonio, che però vedeva poco, visto che la madre del ragazzino abitava in unaltra città.

Sembrava troppo bello pensare di aver finalmente trovato una persona con cui vivere in armonia, dopo tanta solitudine.

Allinizio Giulia era convinta che Marco fosse davvero luomo giusto. Aveva lasciato il suo appartamento in affitto e si era trasferita da lui, poco dopo che lui glielo aveva proposto.

Giulia cercava in tutti i modi di essere una buona compagna, sperando di aver trovato qualcuno con cui essere finalmente felice, magari anche invecchiare insieme, anche se per questo cera ancora tempo.

I primi mesi erano stati quasi perfetti: lei lo coccolava con ogni sorta di manicaretti, anche se spesso arrivava a fine giornata senza forze, chiedendosi da dove tirasse fuori così tanta energia.

Era amore, pensava. Solo amore poteva darle quella forza.

Poi, col passare dei mesi, Marco aveva iniziato a cambiare. Tornava a casa nervoso, si lamentava per qualsiasi cosa: la tazza lasciata nel lavello, il pavimento non perfetto, il letto rifatto “male”.

Ma che differenza poteva mai fare, pensava Giulia, quando la casa era comunque in ordine, la cena pronta in tavola, laffetto di chi ti aspetta a casa?

Anche Giulia lavorava a tempo pieno. Tornava a casa circa unora prima di Marco, ma nonostante tutto riusciva a tenere la casa in ordine e preparare la cena.

Allinizio lasciava correre sul suo malumore, sperando si trattasse solo di un momento passeggero. Ma le sue lamentele iniziarono a darle fastidio.

Giulia non ne parlava, non voleva discutere. Attendeva che Marco sbollisse e tutto tornasse come prima.

Anche prima delle conserve per linverno si organizzava, ma cercava di farlo quando Marco non era in giro. Spesso, nel fine settimana, lui era via dal cognato per aggiustare la macchina.

Anche quel giorno lui, improvvisamente, era rientrato a casa e trovò il casino in cucina che si sarebbe trasformato in pochi barattoli ordinati di peperonata, avvolti in una coperta.

Giulia proprio non capiva il motivo del suo malcontento. Come si fa a preparare le conserve senza un po di caos?

Marco, tra poco metto tutto a posto!

Eh sì, come no! Finisci e resterà tutto così! urlò lui.

Hai mai visto una volta che io lasciassi il disordine dopo aver cucinato? Perché tutto questo malumore?

Perché fa un caldo torrido qui dentro e lodore si sente in tutta casa!

Allora resta pure di là, guarda un po di televisione!

Ho fame! Che mi hai preparato?

Ora ti scaldo qualcosa e te lo porto. Cerca solo di calmarti.

Che mi scaldi? Ancora pasta e polpette, che mangio da tre giorni?

Non è niente di grave. Non si può fare tutto e subito. La peperonata mica si fa da sé, Marco! Sei stato tu a chiedermela. Sono distrutta oggi. Sono dovuta andare due volte dal fruttivendolo con tutte quelle buste pesanti Anche per me fa un caldo bestiale qui dentro, e poi arrivi tu a lamentarti!

Non alzare la voce con me! sbottò.

Sei tu che urli! Io sto solo cercando di rasserenarti! Basta così!

Ne ho abbastanza di tutto questo!

A quel punto anche Giulia perse la pazienza.

Esattamente, cosa ti ha stancato? Che torni a casa e trovi la cena pronta? Che dormi in lenzuola pulite? Che vengo sempre incontro a te col sorriso, senza dirti una parola cattiva, anche quando hai torto? O forse sono io che ti irrito? Parlami chiaro.

Sì, mi hai stufato! E le tue cene e le tue lenzuola e questa tua peperonata!

Beh, allora anche io sono stanca di te! Sempre lì a lamentarti, a trovare difetti in tutto. Sei un pessimista cronico! Spargi le tue cose dappertutto e ti lamenti del disordine, non lavi mai i piatti ma alzi la voce con me perché “butto tutto allaria” mentre cucino. Ti avevo chiesto di aiutarmi a caricare la spesa, ma era più importante andare dal tuo amico! Sei tu che mi hai stufato! urlò lei.

Marco evidentemente non sopportava le critiche. Oppure fu il tono con cui lei gliele disse, fatto sta che non seppe controllarsi e Giulia non se lo aspettava.

Inizialmente pensò di rispondere per le rime, poi però capì che non ce lavrebbe fatta. Decise di non rischiare.

Tra di noi è finita! disse e uscì dalla cucina.

Giulia raccolse le sue cose con le mani che le tremavano per la rabbia. Mise quello che riuscì in due valigie, si infilò al volo un paio di jeans e uscì di casa.

Marco vide tutto, ma non fece nulla. Non provò nemmeno a chiederle scusa, o a fermarla.

Quella notte Giulia dormì da unamica, il giorno dopo prese in affitto un nuovo appartamento e ci si trasferì subito.

Dovette spendere parecchi soldi fra affitto, agenzia e tutto quello che mancava in casa.

Non prese nemmeno in considerazione lidea di tornare da Marco. Almeno, per i primi tre giorni. Poi iniziò a sentirsi triste. Le tornavano in mente le parole dette. Erano stati duri entrambi.

Sapeva che non si poteva perdonare tutto, ma dentro aveva un peso.

Marco non la cercò mai. Solo quella sera, dopo che se nera andata, le mandò un messaggio:

E cosa dovrei fare con tutta questa peperonata?

Fanne quello che vuoi. Ormai non mi importa più! rispose Giulia, furente.

In fondo, Giulia aveva pure dispiacere per la peperonata. Aveva speso dei soldi per farla. Ancora mezzora, forse quaranta minuti, e sarebbe stata pronta. Peccato per come era andata a finire.

E sebbene a se stessa non volesse ammetterlo, dentro sperava che Marco si facesse vivo, che si scusasse, che la cercasse ma nulla.

Passò una settimana. Si abituò allidea di essere di nuovo sola. Era giunto il momento di tornare a prendere le ultime cose e restituire le chiavi.

Avrebbe potuto fare tutto mentre Marco era al lavoro, ma scelse di affrontarlo.

Gli mandò un messaggio una mezzora prima. Marco le aprì la porta con unaria colpevole, triste, ma Giulia non si lasciò commuovere, anche se nel profondo un peso le stringeva lo stomaco.

Lui diceva ancora di amarla e di non volerla perdere, ma le sue azioni dicevano altro.

Se fosse stato vero, avrebbe davvero resistito in silenzio per tutta una settimana, senza nemmeno cercarla? Se la amava così tanto, perché non aveva fatto un passo verso di lei?

No, non poteva più fidarsi. Se laveva fatto una volta, avrebbe potuto farlo ancora.

Marco, smettila di mentire a te stesso e anche a me! Se mi avessi amato davvero, avresti fatto qualcosa, non niente!

Ti prego, perdonami! Non so cosa mi sia preso quel giorno, mi sento terribile!

Vivici. Io sono venuta per le mie cose.

Giulia passò avanti, recuperò le buste che aveva portato e iniziò a raccogliere quanto aveva lasciato la volta scorsa: shampoo e balsami dal bagno, il suo tè preferito che Marco non beveva mai, la tazzina rosa regalatale dalla figlia due anni prima, il plaid di lana che la sorella le aveva comprato a Natale.

Metteva tutto nei sacchi e lo portava in corridoio, pronta a far caricare tutto sul taxi per la nuova casa.

Marco non riusciva a sopportare tutto quello in silenzio. Cercava di scusarsi, ma ormai non serviva più.

Una settimana di silenzio era bastata. Se davvero amava, non sarebbe rimasto zitto.

Alla fine, una volta sistemato tutto, Giulia chiamò il taxi. Marco le fece quasi da barriera sulla porta:

Ti prego, non andare, senza di te non ce la faccio!

Ma con te non voglio più provarci, rispose lei con fermezza, si fece spazio e aprì la porta.

Giulia se ne andò, lasciando Marco lì impietrito. Forse nemmeno capì veramente dove aveva sbagliato, visto che non si rividero mai più, nonostante tutte le belle parole damore che si erano detti un tempo.

In taxi, Giulia guardava fuori dal finestrino. Era autunno, anche nel suo cuore. Ma poi si ricordò che lautunno era la sua stagione preferita e che tra due settimane sarebbe stato il suo compleanno.

Andrà tutto bene! sussurrò a se stessa e sorrise. Andrà tutto bene.

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