Lui ebbe un terribile incidente stradale sulle strade di Milano, nel quale si ruppe gravemente entrambe le gambe. Fu la fine di tutto Un ottimo lavoro dove ormai si preparava a ricoprire la carica di amministratore delegato, con uno stipendio da sogno in euro. Viaggi con la moglie sulle Dolomiti, week-end con gli amici tra aperitivi e risate nei bar milanesi. Tutto spazzato via
Gli ricomposero alla meglio le gambe e lo rimandarono a casa. Cosa altro si poteva fare? Solo affidarsi a Dio e sperare nella fortuna. Lui sperava e di notte urlava di dolore. Soltanto due iniezioni ogni giorno, una la mattina e una la sera, lo aiutavano a chiudere gli occhi per qualche ora di sonno interrotto.
Per mesi non riuscì nemmeno ad alzarsi dal letto, costretto ad usare la padella per ogni necessità. Dio benedica sua moglie. Quando finalmente poté tentare di alzarsi e provò a camminare coi deambulatori, il dolore tornò dieci volte peggiore.
Sapete cosa vuol dire farsi iniettare medicine nella pancia per evitare trombosi e piaghe da decubito, mentre sei costretto a stare sdraiato per settimane? Ve lo dico io, signore e signori: non puoi nemmeno starnutire o tossire, e persino andare in bagno richiede coraggio. Serve davvero nervi dacciaio.
Ma come si fa ad averli? Sono spariti anche i nervi, e la pazienza scompare insieme a loro.
Col tempo, piano piano imparò di nuovo a mettere un piede davanti allaltro. Male, inciampando, quasi cadendo a ogni passo. Ma fu comunque progresso.
Gli amici? Spariti. Nessuna chiamata, nessun messaggio. Al lavoro, il suo posto e quello da dirigente, già occupati da un altro. Quando sarebbero finite le sue sofferenze? E come?
La realtà era chiara: nessuna prospettiva eccetto la disabilità. Fortunatamente sua moglie non lo aveva lasciato
Quando poi, sorretto dalle stampelle e dallo sguardo vigile di Bianca, sua moglie, per la prima volta uscì nel cortile della loro casa di ringhiera, la luce del sole di primavera lo colpì agli occhi come uno schiaffo. Ebbe un sussulto. E cominciò a piangere. Un invalido sulle stampelle, solo e inutile: era tutto ciò che restava di lui e della sua vita.
Bianca si spostò di lato per lasciarlo solo con i suoi pensieri. Cercò di muovere qualche passo sulle stampelle, stringendo i denti per il dolore e cercando di abituarsi alla brezza leggera di Milano.
Dimprovviso, sentì un miagolio imperioso sotto di sé. Guardò giù: accanto alla sinistra stampella, cera un piccolo gatto grigio e spelacchiato.
Che cè, bellezza? sussurrò.
Da anni non si preoccupava degli animali, non sapeva nemmeno come trattarli. Il gatto lo fissò e, mesto, domandò aiuto con lo sguardo.
Bianca, portagli una polpetta, per favore.
Quando lei tornò, gli passò la pietanza e lui, soffrendo, si chinò e la mise davanti al piccolo. Lanimale gli lanciò uno sguardo riconoscente e divorò subito il pasto.
Fuori, il giorno dopo, mentre lottava ancora per camminare qualche metro in più, ad aspettarlo trovò non uno, ma tre gatti. Sembrava attendessero lì da ore.
Ma guarda, che compagnia! rise amaro.
Per una frazione di secondo, pure il dolore parve allentarsi. Bianca, un po contrariata, ma sempre magnanima, portò tre polpette. Lui, tra fitte e smorfie, le distribuì ai suoi nuovi amici.
E così, il giorno dopo, ad aspettarlo cerano cinque gatti e due cani trovatelli. Bianca protestò apertamente, ma su suo insistere tornò da unalimentari allangolo e comprò un chilo di wurstel. Lui, con gran cura, divise tra tutti la merenda.
Con ogni pezzetto di cibo nascosto tra le mani tremanti, le code iniziarono a scodinzolare e le zampe a rincorrersi, quasi invitandolo a qualche gioco ingenuo. Lui, tra rabbia e allegria, rideva mentre provava a camminare. I cani abbaiavano felici, facendo eco nei cortili interni della città.
Il giorno dopo pioveva e il vento era gelido. Bianca era furiosa, minacciava di nascondere le stampelle, ma lui scese lo stesso, trascinandosi giù da solo, per la prima volta dopo tanto tempo.
Mi aspettano spiegava. Come faccio a non venire? Devo.
E andò. Cinque gatti e due cagnolini ballavano tutto intorno, mentre lui rideva davvero sotto la pioggia primaverile. Le stampelle diventavano ali, i dolori dimenticati. Nella penombra del portone, sotto un ombrello, Bianca osservava e sorrideva di nascosto
Il tempo passò. Presto una stampella bastava, poi neppure quella: le stampelle impedivano ormai di rincorrere cani e gatti. Così si accorse che da tanto, ormai, le gambe non gli facevano più male.
Al lavoro non lo volevano. Un invalido non serviva. Gli diedero una buona liquidazione in euro, e scelse di andarsene. Così il tempo divenne abbondante, e decise di scrivere la sua storia.
Uscì una pièce teatrale, lunga e intensa. Alla fine spedì il testo a vari teatri milanesi. Nessuno lo richiamò o si mostrò interessato, tranne un piccolo teatrino popolare in un seminterrato di Porta Romana.
Dopo circa una settimana, telefonò un certo regista:
La mettiamo in scena. Ma va accorciata, modificata e riscritta un po assieme.
Passarono un mese intero a discutere e litigare sulle battute, tra sigarette e caffè tazzina dopo tazzina. E dopo un altro mese fissarono la prima.
La sera della première, nella piccola sala cerano appena quindici spettatori. Non riempivano nemmeno metà delle sedie, ma per lui erano il pubblico più importante del mondo.
Era in preda al panico, incapace di guardare verso la platea. Poi, alle ultime parole e con il sipario che calava, un silenzio innaturale invase la sala e tutto il suo essere crollò: anima, cuore, speranza. Gli sembrò che il silenzio durasse mezzora, invece passarono pochi secondi e
Gli applausi scoppiarono fragorosi come un temporale destate! Gli attori, raggianti, ringraziavano e tornavano fuori a prendersi il bis tra i sorrisi.
La seconda rappresentazione fu un vero trionfo: sala esaurita, gente in piedi, nelle corsie e nel corridoio. Gli applausi erano così forti che il sipario rischiava di cedere.
Poco dopo, la compagnia teatrale riuscì ad affittare una sala centrale in città. Ormai erano di casa nei circoli e tra gli appassionati di teatro, che si radunavano a discutere delle nuove pièce della stella nascente.
Lui si comprò un abito elegante, e per ringraziare il pubblico saliva sul palco mano nella mano con Bianca. Dopotutto, senza di lei, nulla sarebbe stato possibile.
E vi chiederete, signori e signore, che fine hanno fatto le due cagnoline e i cinque gatti nel cortile? Ve lo dico.
Due cani e due gatti li portarono a casa con loro. Gli altri tre trovarono famiglia tra gli ammiratori della sua arte.
Di cosa parla questa storia? Forse di nulla.
O forse di come sia importante, trovare ai tuoi piedi degli occhi pieni di speranza perché quando succede, semplicemente non hai più il diritto di cadere. Devi rialzarti, sempre.







