La figlia del capitano

Papà? Chiara salì in fretta la scala di marmo bianco, con corrimano in legno chiaro, che si avvolgeva verso lalto fino alla cupola di vetro, una follia di qualche architetto rampante. Ma tu, di preciso, che ci fai qui?

Davanti alla porta cera seduto su una piccola valigia un uomo robusto in maglia a righe da marinaio, giacca duniforme e pantaloni larghi, ormai troppo grandi per lui.

Mi vanno larghi, sono dimagrito rise piano il marinaio, scuotendo la gamba del pantalone. Così va la vita, Chiaretta mia

Le scarpe, che una volta brillavano come specchi, ora erano impolverate, le punte scrostate, i tacchi consumati. Chiara lo notò subito, aveva locchio abituato, soprattutto per le scarpe. Che suo padre zoppicasse invece lo capì solo quando si alzò, cercando di fare una riverenza educata.

I passi erano pesanti, la gamba destra rigida. Il vecchio capitano sera ridotto a una sagoma stanca, smagrita. Nulla più della vecchia autorità restava nella divisa, che gli pendeva addosso. A Chiara, in un certo senso, fece persino piacere accorgersene.

Ma allora sei venuto per restare? Con la valigia disse Chiara, accennando al bagaglio. Potevi almeno avvisare, fare una telefonata!

Non volevo disturbare, Chiaretta. Insomma, tu hai la tua famiglia si schermì Giovanni Battista Solari, capitano di navigazione interna, papà di Chiara. Ma le cose sono andate così

Sì, papà, io ho una famiglia. La mia, la mia, che vive come vuole confermò la donna, gettandogli uno sguardo seccato. Ormai sei qui: entra, raccontami che succede.

Giovanni Battista entrò zoppicando, appoggiò la valigia, guardò in giro, cercò daprire le braccia e inalare il profumo di casa, come aveva sempre fatto, ma lingresso era piccolo, Chiara stava lì, che si toglieva in tutta fretta le scarpe. Il cinturino non si slacciava; Chiara tremava per la fretta. Un disastro, la casa: il marito, Marco, e il figlio, Riccardo, si erano alzati tardi, lasciando tutto sottosopra. Chiara aveva promesso a se stessa di sistemare dopo la spesa e la parrucchiera Ora arrossiva come ai vecchi tempi, davanti a suo padre.

Chiara! Ma cosè questo disordine? La camera è il tuo biglietto da visita! Libri e fogli in terra, letto sfatto con tono severo, da comandante, sgridava un tempo la piccola Chiara Giovanni Battista, ancora giovane, con torciglioni di capelli folti e lucidi, sovrastandola lei, magra, due treccioline corte. Cinque minuti e voglio tutto in ordine! Che maniera è questa di rifare il letto? Ricordati chi sei: la figlia di un capitano, Chiara! Dignità!

Allepoca Chiara spesso avrebbe voluto essere la figlia dun idraulico qualunque, lo zio Luigi, avere una vita normale: mangiare, leggere, ballare i balli strani in soggiorno, invitare chi voleva lei e non chi è degno di cenare col capitano. Invece era nata Solari, e soffriva di questa eredità.

Il letto rifatto con precisione, sempre impeccabile a colazione, proibito star male o oziare sul divano.

A bordo nessuno poteva scansare le mansioni, quindi neppure Chiara.

Giovanni, lasciala in pace! Non è la tua nostromo! cercava talvolta di difenderla Francesca, la madre, ma più spesso taceva, carezzandole la spalla, per non contraddire il padre.

Moglie di capitano, non didraulico! Doveva essere allaltezza anche lei: pure Francesca veniva sgridata. Anche lei dimenticava la lingerie sulla sedia, e gli ospiti in arrivo

Per dire, quellidraulico, Luigi, corteggiò Francesca una vita: fiori, balli sul lungarno. Poi Francesca fece una crociera sul Po, tornò con una foto di Solari da giovane e a Luigi bocciato.

Francesca, così mi mandi via? le chiese lui, malinconico, in un giorno di pioggia bolognese.

Eh sì. Un cuore non si comanda! rispose lei chiudendo la porta.

Solari le piaceva, e la sua divisa era un trofeo: tutte le amiche la invidiavano.

Il matrimonio lo fecero in un ristorantino sul fiume, con amici, parenti e colleghi. Chiara ricorda la madre raggiante, lui che alzò il calice e, di colpo, tagliò la serata: Basta festeggiamenti, si va a casa, ci aspetta la vita!

Il padre di Giovanni, Guido Solari rubizzo e col bottiglione in mano si vantava: Guardate mio figlio, un uomo con la testa sulle spalle, comandante vero!

Le amiche di Francesca non erano così entusiaste: chi perché la festa era finita troppo presto, chi per normale invidia.

E la vita andò avanti. Dopo tre anni nacque Chiara. Giovanni era in servizio, non arrivò neppure alluscita dallospedale.

Te la cavi da sola, Francesca! Sei moglie di capitano! Ti arrangi! urlava lui al telefono, mentre lei, stringendo la sua vecchia maglia a righe, si sentiva ancora quasi una ragazzina e la paura la assaliva.

Francesca, dai, ti aiuto io. Laccompagnò in ospedale proprio Luigi, andato a trovarla per sapere come stava. La trovò a terra, in preda alle doglie, sola. Lei voleva cacciarlo, ma non ce la fece. Stava male da ore, si sforzava di resistere: Il marito ha proibito di partorire senza di lui, ripeteva tra sé, tentando di respirare, e al contempo di sorridere. Francesca sei la faccia della famiglia Solari, sii fiera!. Ma era stanca di lui! Pensa se in cucina restano i piatti sporchi o ci si scorda di fare la spesa Era sempre Giovanni a sbrigare, lavare, ordinare, brontolando. E lei scuoteva il capo: Mi è capitato un marito duro, troppo! Troppo duro essere moglie di capitano.

Francesca partorì la notte successiva. Solo allora Giovanni trovò modo di chiamare il reparto: esigeva che le passassero la moglie, anche se, a detta delle infermiere, non si reggeva in piedi per parlare.

Per Giovanni la moglie doveva reagire, muoversi.

Il marito è capitano! bisbigliavano in reparto. La tiene sotto come i marinai.

Così faceva anche con Chiara. Perciò lei se ne andò di casa giovanissima, nemmeno ventanni, e sposò Marco, il primo che glielo chiese, afferrando quelloccasione come scialuppa di salvataggio. Li aiutò la madre, trovando una piccola casa popolare dallaltra parte di Bologna, vicino allufficio che da poco aveva ottenuto. Solari era già stato esonerato dal comando, lavorava in Direzione. La casa della nonna, più grande, la lasciarono a Chiara.

Non se ne parla! Questa casa è nostra, viviamo qui tutti. Soltanto coi piedi in avanti mi portano via! tuonava Solari quando capì la situazione. E anche Chiara resta qui, altrimenti

Ma Francesca non gli permise di finire, si voltò ridendo: Giovanni! Ma che dici? Tu sei arrivato con un borsone di tela e la giacca nuova, questa casa è mia. Ora basta, decido io! Se non ti sta bene, vai dai tuoi.

Quelluscita lo colse di sorpresa. Voleva insistere ma Francesca lo fermò con una mano sulla spalla.

Siediti, capitano! Adesso Chiara ha la sua vita. Non puoi entrare a forza. E basta giochetti militari.

Chissà quando Francesca aveva messo su quel carattere! Di certo, la voglia di essere fiera della vita regolata al fischio era svanita. Era stanca.

Quando la figlia si sposò, Francesca capì di non amarlo da un pezzo. Qualche mese dopo, se ne andò da unamica, poi da unaltra, infine divorziò.

Mamma! Come hai potuto?! E papà? Starà da noi!

Non lo far entrare. Chiara, è la tua vita rispose la madre. Io ho finito. Me ne vado. Ti prego, perdonami, figlia mia. Ma io ho fatto tutto quel che potevo. Ora il taxi mi aspetta

Chiara, rimasta sola sulla sedia, si mise le mani in grembo. Il padre non avrebbe smesso di tentare

Con sua sorpresa, Solari non si fece vedere. Nessuna telefonata, nemmeno alle notizie della gravidanza. Poi Chiara seppe che aveva lasciato la navigazione interna, era stato riassegnato.

Vide il nipote un paio di volte mentre Riccardino era ancora nel passeggino. Di quelle occasioni, Chiara ricorda solo gli ordini: come rafforzare il piccolo (basta coprirlo, fallo respirare aria!), consigli sulla dieta (devi allattare? Come, quanto?), sulla carriera di Marco, e già si intrometteva nel futuro di Riccardo.

E mettete in ordine immediatamente! sinfervorava. Siamo parenti Solari! E tu, figlia mia, hai ridotto la casa a una stalla!

Marco quella sera non cera. Allinizio Chiara si raggomitolò, impaurita, ma, capito che era il momento di rispondere, trovò il coraggio.

Vai via. Subito. Questo è troppo. Non permetterò che tu distrugga anche la vita di Riccardino. Mia madre ha resistito per anni, ora basta. Vattene, papà. Non voglio vederti!

Solari sbatté le palpebre spaesato e, senza riuscire a rispondere, alzò la mano in segno di resa e uscì.

Da allora, solo poche telefonate, qualche cartolina, qualche bonifico che lei non toccò mai. Non voleva sentirsi in debito.

E ora era lì, davanti alla sua casa, secco, più vecchio che mai, ombra delluomo di un tempo.

Vuoi mangiare? Riscaldo qualcosa. Aspetta. disse secca, dirigendosi in cucina, ma Solari la fermò, leggermente.

Chiara si svincolò dalla sua presa.

Mi hanno mandato in pensione, Chiara. Per sempre. Non navigo più, neppure dietro una scrivania. Credevo di venire da voi, ho solo qualche cosa, dormo anche su una branda, se serve. Ecco

Bevendo un bicchiere dacqua, Chiara tossì.

No, papà. Vuoi andare a casa tua. Lappartamento ce lhai grazie alla mamma! noi abbiamo la nostra vita. Non riprendere Siamo pieni qui. Papà, non si può!

Determinata, accese il fornello e mise su la padella. Lo avrebbe sfamato e poi via, nel suo passato.

Che sollievo che non vivesse con loro! Marco era stato il primo a chiederle la mano: unàncora di salvezza. Lo amava davvero? Non ne era certa. Ma ormai si erano affiatati come due alberi intrecciati. E tanto bastava.

Posso dormire in ripostiglio mormorò Solari.

Non puoi. È pieno di vasetti! E poi, davvero, non cè posto!

Non domandò cosa avesse alla gamba, né se fosse stato dal medico. Lui non chiedeva mai neanche di Riccardo.

Solari mangiava affamato, quasi animale, tanto da spazzolare il piatto. Da giovane, tutto era diverso: posate giuste, schiena dritta, tovagliolo impeccabile. Ora

Chiara lo osservava con le sopracciglia corrugate.

Scusa, ho dimenticato che vuoi tutto separato: carne e sughetto. Ma qui si fa così sibilò velenosa.

No, va benissimo. È buonissimo, davvero. Grazie, Chiara Solari cercò di accarezzarle la mano, ma lei si ritrasse per versare il tè.

Niente biscotti. Si ricordò che il padre mai beveva allasciutto, chissà perché. Frugò in dispensa e trovò in fondo un vecchio vasetto di marmellata di uva spina, la sua preferita.

Apri! ordinò lei, imitando il suo solito tono burbero di sempre. Che cè, non ce la fai più?

Prese lapriscatole, faticò con la capsula indurita, si inciampò, si ferì.

Ma insomma! Perché sei venuto? Perché?

Bisogna disinfettare e fasciare. Chiara, sanguini Solari si spaventò, provò a intervenire, ma lei non volle.

Faccio io. Mangia, se non si raffredda.

Cercò la garza, ma con una mano era difficile. Alla fine fu lui ad aiutarla, soffiandole pure sul dito ferito.

Fa male? chiese premuroso.

Passerà. Tè?

Quando sua madre si era tagliata alla mano, affettando un cavolo, Solari non era nemmeno andato in cucina. Chiara laveva vista piangere: era la moglie del capitano, doveva essere forte

Chiara, non ho più dove andare disse piano Solari, fissando la tovaglia. Le mani, magre, chiuse in pugno.

Come sarebbe? Hai la tua casa! Non era quella che ti ha lasciato mamma? Chiara si irrigidì.

Non è proprio così. Mi ha lasciato lì, ma ora mi butta fuori, ha saputo che sto male. Non ti ha detto niente? sospirò il padre.

Lei fece spallucce.

Nulla. Sta bene, mi pare. E tu, che coshai? Che malattia?

La vecchiaia, Chiara. Qualche problema ai vasi, la gamba non mi regge. Dovrebbero operare. Ho chiamato Francesca: magari il suo nuovo come si chiama

Marito. Si dice marito, suggerì Chiara.

Non sono sposati, per fortuna Lascia perdere, hai ragione. Speravo comunque che lui potesse aiutare con le visite. Mi hanno messo in lista, ma solo a Roma. E poi, chi mi prende? Lex-ufficio ha tentato di intercedere, ma nulla, il cuore è troppo debole. È già il terzo giorno che dormo in stazione. Che vergogna. Se posso, vorrei solo farmi una doccia.

Chiara allargò le braccia, quasi rassegnata.

Mentre Solari trafficava in bagno, Chiara chiamò la madre.

Dopo vari squilli Francesca rispose, mezza assonnata.

Ah Chiara ciao

Mamma, perché hai buttato fuori papà? Ora è da me, vuole stare qui! E che malattia ha? Perché il tuo Saverio, che lavora nella sanità, non aiuta?

Saverio non ha tempo per occuparsi di Giovanni! Che ha fatto tuo padre, dopo tutto? La casa dei suoi genitori se lè venduta da solo. Poi ha comprato la villetta, che abbiamo penato a dividere. E noi dobbiamo sistemare il figlio di Saverio, il mio figliastro. Cè la ragazza incinta, devono sposarsi, serve una stanza. E ho pensato: che resti da me.

Aveva detto da me, come se la casa non fosse un premio alla moglie del capitano, grazie al nome di Solari.

Mamma, ma si possono lasciare fuori così le persone? E ora che faccio? Dovrebbe occuparsene Saverio!

Ormai è deciso. Saluta Marco e Riccardo. Ci sentiamo nel weekend! Francesca chiuse, Chiara restò muta.

In bagno si sentì un rumore. Chiara spaventata corse alla porta.

Papà! Tutto bene? bussò preoccupata.

Sì, sì sono solo scivolato. Ora esco

Poi un gemito, un pianto soffocato.

Fa male essere vecchi. Come restare senza ali. Un tempo, Giovanni camminava con la moglie sul lungarno, dritto, le mani sulla schiena, i muscoli tesi. Sempre composto. Ora, anche solo cinque minuti e il fiatone, la vergogna, la stanchezza. E la paura di cadere in bagno

Chiara, dopo aver fatto per venti minuti il giro del palazzo cercando aiuto, incrociò lo zio Luigi.

Spiegò la situazione; Luigi la seguì, ruppe la sottile porta col peso della spalla, le disse di girarsi.

Quindi prese Solari quasi in braccio dal bagno.

Mi è scappato il piede, non ho potuto tenermi. Ho rotto anche i tuoi asciugamani, scusa, Chiara balbettava Solari, minuscolo, steso.

Metti un po di ghiaccio! intervenne Luigi. E un asciugamano, veloce! E cerca le gocce per il cuore!

Chiara obbediva. Accorreva, reggeva e portava, senza pensare.

Grazie, Luigi sussurrò Solari. Eccoci qui, di nuovo.

Macché, nulla di grave. Ora riposati, non ti muovere, domani arriva il medico, assicurò Luigi.

Appena rimasta sola, si sedette ai piedi del padre, mordicchiando le labbra.

Mi odi? Sono stato troppo severo? chiese Solari, abbassando la voce. Non sapevo fare di meglio. Non immagini comera con tua madre prima che nascessi tu

Non hai mai parlato brontolò Chiara.

Già. Nulla di buono cera. Francesca era distratta, confusionaria. Toccava tutto a me, fare la spesa, la faccende, occuparmi di tutto. E gli ospiti trovavano il caos. Sopportavo, davvero. Poi, di colpo mi sono spezzato, e ho serrato la disciplina. I marinai mi seguivano, pensavo che funzionasse anche in casa. Lei era così bella, giovane Ero orgoglioso Ma sono solo uno sciocco

Va bene. E io, che centravo? Non potevi svergognarti per causa mia, ero solo una bambina, papà! Chiara si asciugò rapida le lacrime. Piangere, no!

Ho fatto quello che potevo. Da quando ti hanno portata a casa dallospedale e io ero in navigazione, tornai dopo due giorni. Francesca spossata dormiva, tu piangevi. Allora, presi ferie, imparai tutto su neonati, filastrocche, biberon, pannolini Quando ero in viaggio chiamavo ogni volta che potevo. Mi preoccupavo per te.

Non serviva educare, papà, serviva amore! sbottò Chiara. E sai perché mi sono sposata così giovane? Per scappare. E ora non voglio più essere arruolata tra i tuoi marinai! Io vivo come mi pare

Sentì il divano scricchiolare: Solari si sedette, si alzò a fatica, barcollò, ma si tenne dritto. Lui era un capitano. Doveva restare dignitoso.

Capisco, figlia mia. Hai ragione. Ho sbagliato, vado via subito. È stata unidea pessima venire qui, scusami.

Si trascinò verso lingresso, si fermò, si mise le scarpe.

Papà! Ma dove vai con la gamba così? Sembro io ora a buttarti fuori! disse Chiara.

Sì, hai ragione, te lo sei meritato. Però scusami. Vado

Riprese la valigia, scese, respirò.

Fu davanti al portone che incrociò Marco.

Giovanni Solari? Non la riconoscevo! Sta andando via già? Ma no! Guardi che ho portato unanguria, da soli non la mangiamo! Torni dentro! Tra poco arriva Riccardo, sarà felicissimo, non ne può più delle nostre prediche.

Chiara stava in corridoio, la porta spalancata. Allo scatto dellascensore si irrigidì, spalle dritte.

Aveva appena chiamato ancora una volta la madre: aiuto. Niente: Francesca suggeriva solo la casa di riposo.

Non vuoi bene per niente a papà? Un tempo lo amavi sussurrò Chiara.

Ma come si fa ad amare un sergente maggiore come lui? rispose Francesca, chiudendo in fretta. Ho da cucinare per il figliastro e la fidanzata incinta

Papà, ricominciamo? Viviamo, in qualche modo Chiara lo compativa. Nessuno lo amava. Nessuno. E non era giusto. Un po di amore lo meritava.

Fecero loperazione a Solari; pian piano ricominciò a camminare, dimenticava spesso il bastone sui viali o in farmacia.

Riccardo correva a recuperarlo, orgoglioso di avere un nonno vecchio lupo di mare, mezzo zoppo come un pirata che raccontava storie di fiumi, traghetti, viaggi.

Forse, Riccardo, era lunico che non laveva conosciuto come era stato, e per Solari fu loccasione di unaltra vita.

Un anno dopo, dinverno, tornò Francesca. Entrò col suo mazzo di chiavi, scrollò la neve dal cappotto, si guardò attorno.

Mamma? spuntò Chiara dalla cucina, il viso pallido.

Sono io, figlia. Sono tornata. O meglio, sono in cerca di casa. Con Saverio è finita, sono tutti uguali gli uomini! Torno qui. Si sistemò davanti allo specchio, si aggiustò il rossetto. Trovami una cameretta, certo non dormirò in corridoio

Si fermò però di colpo, vedendo Solari nel soggiorno.

Ci sei anche tu? Vabbè, poco importa. Casa mia quanto la tua strinse le labbra.

Chiara si tolse il grembiule e le andò incontro.

Mamma, potevi avvisare! Per fortuna sei arrivata ora, perché traslochiamo! E tu non rispondevi più Quellaltro Chiara non faceva mai il nome del compagno della madre ha detto che eri sparita.

Non è vero. Traslochi? Dove?

A Milano! Marco è stato trasferito, ci danno la casa aziendale. Riccardo viene con noi, certo. Mamma Chiara era emozionata, ma la madre la interruppe.

E tuo padre?

Viene anche lui. Cè una clinica specializzata, lo cureranno. Mamma, siediti per un tè, poi sistemiamo tutto. Partiamo domattina.

Solo ora Francesca notò i valigioni, le scatole, gli armadi vuoti.

Andate via? E a me nessuno pensa? Coshai ammucchiato qui, non si passa più! borbottò buttando un calcio a una valigia. Ho dato tutta la vita a te, Chiara! E tu così? Ti schieri col padre? Non hai preso il mio servizio da tè, spero. E il quadro?

Girò per casa, ispezionando tutto come se avessero preso in affitto da lei.

Bene, andate. Così imparate!

Chiara rimase senza parole. Probabilmente aveva ragione: stava passando dallaltra parte. Forse era stato meglio partire. Sua madre era cambiata, oppure aveva sempre avuto semplicemente un cuore duro, ora lo mostrava apertamente.

Solari era stato un padre severo, ma come nonno era incredibile. Era come se vivesse una seconda vita, perdonava tutti; era tornato umano.

Ci volle del tempo, certo. La decisione, forse la malattia, forse Riccardo con la sua energia lo avevano cambiato. Ma Chiara non si pentì di averlo accolto. Tutti meritano amore. Tutti, proprio tutti.

Francesca non li perdonò. Non andò nemmeno alla stazione a salutarli: restò in poltrona, la coperta tirata sino al mento, fissando la neve oltre la finestra.

Finalmente poteva compiangere se stessa: abbandonata dal marito generale, dal secondo compagno e perfino dalla figlia e dal nipote. Tutti! Le amiche avrebbero avuto da ciarlare, scuotere la testa solidali, commentando però che almeno la casa le era rimasta.

Eh sì, qui si passa la vecchiaia. Che si arrangino loro, ingrati e vuoti! avrebbe risposto, buttando via le pile dei panni da stirare, forse cercando di lavare qualche piatto, per poi lasciar perdere. Prima ci pensavano gli uomini. Bisognava trovare un altro. Ma guai, giura, niente più capitani! Troppo duriFrancesca rimase qualche istante immobile, stretta nella coperta. Dal cortile salivano voci attutite, lo sbattere di portiere, i passi sulle scale. Un suono di chiavi, di ruote che strusciano. Il respiro di una casa che cambia pelle. La solitudine era silenziosa, ampia come leco di una nave che si allontana sul fiume.

Chiara, intanto, caricava lultima valigia nella macchina. Riccardo saltava dentro, allegro, stringendo per mano il nonno che ancora zoppicava, ma sorridendo come un ragazzino.

Ecco, pensò Chiara, questa è la partenza che avrei voluto da bambina: tra quelli che mi vogliono bene davvero, senza brontolii, senza ordini. Un posto nuovo dove nessuno sa chi siamo, dove si può essere felici a modo proprio.

Solari si voltò verso la casa, intravide un lembo rosso dietro una tenda: forse Francesca, forse soltanto un tramonto. Alzò la mano, senza sapere a chi, quasi un saluto di marinai.

Pronti? chiese Chiara.

Prontissimi. Riccardo batteva le mani sul cruscotto. Nonno, racconti ancora una storia di quando eri in viaggio?

Certo, pirata rise Giovanni. Ti racconto del giorno che ho visto la nebbia farsi strada sullacqua, e non distinguevo più la riva

Chiara guardò nello specchietto. Vide il padre che si aggiustava il colletto storto, Riccardo che lo imitava. Si sorpresero a ridere tutti insieme, e la macchina si mise in moto.

Una nuova città, pensò Chiara, nuove finestre, abitudini da costruire, lenzuola ancora imbustate. Nientaltro che una piccola famiglia sghemba, in cerca della sua rotta. Forse la felicità non era altro che passare attraverso le tempeste e trovarsi ancora insieme, finalmente liberi dalla voce dei giudici, dai sogni interrotti, dalla paura di essere poco.

Francesca ascoltò il motore dissolversi nellaria gelata. Un battito, poi più nulla. Nella quiete, un pensiero le trafisse il cuore: Tutti partono, e io resto. Ma subito si raddrizzò, si riavviò i capelli con orgoglio.

In strada, il piccolo corteo familiare spariva dietro langolo. Finalmente, il passato lasciava spazio al silenzio, e tra i sedili e le valigie si apriva lavventura: la possibilità luminosa di ricominciare.

In fondo, come una nave che rientra dopo troppi anni, anche il cuore trova sempre un porto, se qualcuno ha il coraggio di accoglierlo.

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La figlia del capitano
Padrona di casa nella propria dimora