Paese dellAnima. Atmosfera da valigia
Sai, organizzare un viaggio in due è mille volte più divertente che farlo da sola. Per tutto dicembre e gennaio Martina e Giovanni passavano le serate a scorrere cartine della Calabria, cercando offerte e confrontando prezzi. Martina, che lavorava in biblioteca, si era già armata di raccoglitore, pieno di stampe, mappe, liste di posti imperdibili.
Sembri un generale in tempo di guerra, rideva Giovanni, vedendola sparpagliare fogli sul tavolo.
Meno male che ho il mio vice, gli lanciava Martina. Tu sei responsabile per i trasporti e la sicurezza.
Daccordo, signora generale.
Il viaggio lo avevano prenotato tramite lagenzia conosciuta in paese: offerta last minute, due persone, volo Milano-Lamezia Terme e navetta fino alla costa. Cinque notti in un B&B di Tropea, colazione inclusa. Il prezzo? Uno scherzo, cinquecento euro a testa.
Ma sei sicura? chiese Giovanni, guardando i voucher. Siamo a febbraio, il mare sarà gelido.
Il mare è sempre meraviglioso, rispose Martina. Destate lo vivo, ora voglio solo vederlo. E poi in Calabria, in questo periodo, fioriscono le mimose, ci saranno quindici gradi… E niente calca. Che vuoi di più? Relax vero.
Ma cosa si fa in Calabria dinverno?
Si guarda, si respira, si cammina. E si conoscono persone, ammise Martina, ricordando tutti i suoi viaggi. La Calabria non è solo spiaggia, è anima, cuore. Basta non aver paura. Così dicono: i calabresi sono accoglienti come pochi. Se sorridi ti accolgono come uno di famiglia.
E se non so sorridere? si fingeva offeso Giovanni.
Imparerai. E se non vuoi, ti ci costringo io! scoppiò a ridere Martina, tirando fuori una vecchia battuta da caserma.
La sera prima della partenza erano in cucina, a bere tè con le crostate di mamma, a controllare i documenti e sistemare i bagagli. Martina aveva il suo trolley rosso, che era un po come la sua seconda casa. Pensava a quanto era cambiata la vita negli ultimi due anni. La prima volta era andata in Sicilia, tutta sola, con la paura del confine, della lingua, della solitudine. Ora invece, aveva accanto a sé qualcuno con cui voleva condividere la strada. E la paura era svanita, lasciando solo la voglia di scoprire.
Pronta, viaggiatrice? Giovanni la strinse per le spalle.
Con te, ovunque! gli rispose Martina, occhi che brillavano.
***
E questa sarebbe linverno qui? Giovanni scese la scaletta dellaereo, aggrottando gli occhi per il sole forte. Lasciava il gelo del Nord, le giacche imbottite e gli stivali pesanti. Qui, a Lamezia, cerano tredici gradi, profumo di terra bagnata e forse anche qualche fiore.
E pensa che è solo linizio, sospirò Martina, una specie di felicità che le montava dentro. Chissà quanti posti scopriremo ancora.
La dogana fu una passeggiata. Hanno guardato i documenti e via, già catapultati in un altro mondo! In mezzora erano a Tropea, davanti al B&B. Una bella casetta con colonne, balconcini e la vigna che saliva lungo i muri. Solo che il cancello era chiuso.
Martina chiamò. Nessuna risposta. Richiamò.
Non cè nessuno… si guardò attorno, confusa.
Forse non ci aspettano? azzardò Giovanni.
Dal giardino accanto spuntò una signora, disse due parole in dialetto, poi a gesti spiegò che i proprietari erano usciti sarebbero tornati a breve. Aprì il cancello, li fece entrare, li fece accomodare sotto un portico.
Ora sì che mi sento allestero, sussurrò Martina, guardandosi intorno. Non conosciamo nessuno, non capiamo il dialetto, non cè nessuno allaccoglienza.
Ma ci siamo noi insieme, rispose Giovanni. Conta solo questo.
Dopo mezzora arrivarono i proprietari: due sorelle, Angela e Luisa, chiacchierone e sorridenti. Salirono in camera, mostrarono la cucina, e diedero qualche dritta. Martina chiese se cerano altri ospiti.
In inverno? Siete soli. Siete i re! sorrise Angela.
Re e regina, disse Giovanni appena si trovarono soli. Che ne dici?
Un po inquietante, ammise Martina. Ma siamo in due, quindi non fa paura.
Martina andò in doccia. Lacqua ci mise una vita a scaldarsi e il getto era una pena, ma lei la prese come una piccola avventura. Si asciugò i capelli, ma quando finì mancava la corrente.
Ops, fece nel buio.
Che succede? la voce di Giovanni dal corridoio.
È saltata la luce. Mi avevano avvertita che qui succede…
Frugò al buio, borbottando: «Andrà tutto bene… tanto siamo al Sud!» Si truccò come poteva, infilò un vestito e uscì.
Ma come hai fatto al buio? rideva Giovanni.
Dove non arriva la luce ci pensa la volontà di essere bella, fece Martina ridendo.
Uscirono per le strade di Tropea. Un posto di contrasti: ville signorili crollate accanto a ruderi, palme che spuntano nel mezzo della spazzatura, cantieri fermi e finestre vuote.
Sembra un Paese dopo la guerra, osservò Giovanni.
In effetti una guerra cè stata, negli anni 90. E ancora non se la sono scrollata di dosso, spiegò Martina.
Ma la bellezza sfondava ogni cosa: le montagne alle spalle della città, tutte verdi, il mare blu sotto ai piedi, aria così pura da togliere il fiato.
Paradiso per uno come Cheburashka! esclamò Martina, vedendo gli alberi carichi di arance.
Si fermò davanti a una staccionata, guardò i frutti dorati.
Ne vuoi prendere una? chiese Giovanni.
Non posso… Però sul mercato le trovo, rispose Martina.
Arrivarono fino al mercato: qualche bancarella con frutta, vino, souvenir. Martina prese mezzo chilo di mandarini per due euro, ne offrì uno a Giovanni.
Lui lo assaggiò: occhi spalancati.
Ma che cosè?! chiese stupito.
Mandarino, normale…
Da noi questi non esistono. È unesplosione di sapore! Dolci, succosi, pieni di profumo!
Martina si rese conto che mezzo chilo era ridicolo. Tornarono e ne presero altri tre.
Speriamo bastino per due giorni… scherzò lei. Difficile trovare il tempo di tornare!
Passeggiarono sul lungomare. Tutto chiuso bar, negozi, attrazioni. Solo qualche persona, cani pigri a prendere il sole.
E dove si mangia? chiese Giovanni.
Dai, cerchiamo qualcosa, propose Martina.
Trovarono un baretto un po nascosto, tavolini di plastica, tovaglie di carta. Il gestore, un signore baffuto, parlava poco italiano, ma con i gesti si fece capire. Martina ordinò pitta calabra, nduja piccante, e tè.
Sei sicura? dubitava Giovanni. Non promette bene…
Ho letto le recensioni, lo rassicurò Martina. Dicono che qui si mangia bene.
Le pittacchiere erano enormi, ripiene, ricoperte di salsa. Giovanni imparò a mangiarle senza sbrodolarsi e annuiva soddisfatto.
Buonissime! Avevi ragione.
Poi scesero al mare. Martina restò ferma, in silenzio. Il mare era calmo, una striscia doro dal tramonto tagliava la spiaggia. I gabbiani urlavano, qualche cane abbaiava lontano.
E allora? chiese Giovanni.
Mi mancava, rispose Martina. Ciao, mare mio.
Via le scarpe da ginnastica, risvoltate i jeans fino alle ginocchia, in acqua. Londa le si arrampicò fino alle caviglie. Te lho detto che sono pazza.
Torni raffreddata, eh!
È freddissimo, gridò Martina. Ma ti fa sentire viva!
Giovanni la asciugò in fretta, le diede la sua giacca.
Congelata?
Sì, ma sono felice rise Martina. Sono al mare. Siamo al mare.
Si sedettero a guardare il tramonto, onde, gabbiani, musichetta lontana.
Hai fatto la mossa giusta, Martina. Portarmi qui. Che bello essere insieme.
Rimasero seduti finché il sole non scomparve, e Martina sapeva che questa giornata, piena di sorprese, gusti nuovi, profumi e colori, sarebbe rimasta una delle più belle della sua vita. Perché cera lui.
***
La mattina iniziò col mare. Martina si svegliò prestissimo, mentre Giovanni dormiva ancora, indossò una giacca e scivolò fuori. Il mare stavolta era un po mosso. Non ci avrebbe nuotato, ma bastava guardarlo e respirare. Sarebbe tornata, un giorno, a farsi il bagno, pensò.
Sulla spiaggia la aspettava un cane allegro, con una stecca in bocca. Le portò la stecca e iniziò a giocare.
Mi aspettavi? gli sorrise Martina.
Giocherellarono un po, poi il profumo di caffè la attirò. Trovò una minuscola caffetteria sul mare, dove il caffè lo preparavano nella moka. Denso, scuro, che ti sveglia sul serio. Prese due bicchierini e rientrò in camera.
Cosè? aprì gli occhi Giovanni.
Caffè vero. Su, oggi cè escursione!
Si prepararono in fretta. Erano un piccolo gruppo: due coppie, tre donne da sole, loro due. Tutti allegri, tutti già in sintonia col mattino.
La guida era Andrea, sui quarantanni, occhiali spessi, parlatore tranquillo, serio ma caloroso. Nessuna battuta a comando, solo storia vera.
La Calabria, spiegava mentre salivano su per le curve, è un intreccio di culture: Greci, Romani, Arabi, Normanni, spagnoli… Ognuno ha lasciato il segno. Per capire questa terra bisogna arrivare allanima. Lanima è nei monti, nei borghi, nella gente. Cè una leggenda racconta che quando Dio distribuiva la terra, arrivarono tutti i popoli e nessuno si presentò tardi quanto il calabrese. Ma Dio non se la prese, perché il calabrese era stato impegnato a ospitare i suoi amici. Così Dio gli diede il luogo più bello, quello che aveva tenuto per sé. Un angolo di Paradiso.
Martina ascoltava incantata. Guardava i boschi sulle montagne, i ruderi antichi ad ogni curva, i giardini di agrumi, le vigne che scendevano fino al fiume. Era molto più che una gita: era un viaggio nel tempo.
Guarda! fece Martina indicando la fermata autobus a forma di conchiglia, tutta a mosaico. Opere di Mimmo Rotella, è originario di Catanzaro.
Da noi i mosaici stanno solo nei musei, si stupì Giovanni.
Prima tappa: apiario di montagna. Il padrone, baffi bianchi, portò tra le mani vari gusti di miele: eucalipto, castagno… Però niente cucchiaino; qui il miele si mette sul dorso della mano.
Così si sente il profumo, spiegò Andrea. Si scalda con la pelle.
Martina leccò il miele dalla mano. Unesplosione di fiori, sapore di sole. Giovanni, un po titubante, la imitò.
Buono, ma scomodo, rideva.
Ma lo ricorderai, rispose Martina.
Poi, la parte forte: degustazione di vini, in una cantina di pietra. Alan, giovane, camicia bianca, raccontava con orgoglio dei vini calabresi.
Questo è Cirò, il vino dell’amicizia: alle feste, ai matrimoni. Si beve tutti insieme.
Martina assaggiò. Morbido, avvolgente, fruttato.
E questo è Greco di Bianco, continuava Alan. Il preferito dai papi!
Da non perdere! sussurrava Giovanni.
Il Greco era dolce, corposo, di un equilibrio incredibile.
Da sogno, commentò Martina.
Brindiamo al ritorno? propose Giovanni.
Brindiamo.
Rientrarono in macchina con la testa un po allegra. La tappa a Reggio Calabria fu una sorpresa: lungomare bellissimo, alberi antichi, palazzi liberty, la gente rilassata che passeggia, gioca a carte sulle panchine, ride. Fuori stagione, la città apparteneva solo a chi era del posto.
Guarda come sono sereni, fece Martina. Vivono qui, hanno il mare e sono felici.
Per forza: mare, monti, sole… cosa vuoi di più?
Camminarono lungo il corso, respirando aria di casa, guardando anziani a dama, innamorati sulle balaustre, cani spiaggiati al sole.
Un paradiso per chi ama la lentezza, concluse Martina.
Poi la tappa al Duomo antico. Dentro, una pace. Affreschi secolari, odore di incenso, lume basso. Martina accese una candela, pensò al suo desiderio: viaggiare, vedere, essere felice.
Alluscita, però, il gruppo era un po spento. Anche Andrea era più silenzioso.
Che succede? sussurrò Giovanni.
Forse la stanchezza, o latmosfera del Duomo, chissà…
Posti bellissimi anche fuori, ma lenergia era calata.
Ok, amici! Ora tutti a mangiare! chiamò Andrea.
Martina ordinò spiedini e una barchetta di focaccia ripiena di formaggio. Porzioni generose, sapori intensi, fumo di brace.
Sto rinascendo, sospirò.
Direi anche io. Eravamo solo affamati, altro che malinconici, rise Giovanni.
E come dincanto, tutti tornarono a ridere, scherzare, nominare il vino e il miele. Perfetta sintonia per il gran finale: le terme di Caronte, dove il vapore saliva dalle piscine come in una favola. Martina entrò in acqua e si lasciò andare al relax più totale.
Qui mi sento davvero in Paradiso, sussurrò a Giovanni.
Poco più in là, dal bosco, una colonna di fumo. Niente paura, è solo la famosa acqua che bolle uno spettacolo naturale con acqua sulfurea. Tutti a ridere e fare battute su pentoloni dellInferno.
Dopo una giornata così, anche la mancata corrente al rientro non la spaventava più.
Può mai rovinare una giornata così? rise Martina, accendendo una candela.
Seduti al lume, con avanzi di spiedino, tè comprato al mercatino e programma per il giorno dopo. Il mare, là fuori, non si placa. E in qualche punto sulle montagne, lacqua ribolle, maturano i mandarini, la vita scorre diversa, ma stranamente vicina.
***
Sta davvero nevicando?! Giovanni dal finestrino del pulmino era incredulo. Siamo scappati dallinverno del Nord per trovare neve in Calabria?
Martina rise. Anche lei non se laspettava, ma la strada per la Sila, tra boschi e paesaggi, si era colorata di bianco.
Non è neve qualunque, è la neve delle montagne! E io le montagne le adoro.
La guida Andrea, sentendo i loro commenti, si girò.
Oggi saliamo in Sila, sopra i mille metri. Nevica sempre qui, ma vedrete che spettacolo.
La strada saliva, fiumi, rocce, boschi. Martina aveva visto molte montagne, ma queste, in Calabria, avevano qualcosa di magico.
Guarda questo, puntò Giovanni verso una cascata argento che scendeva fra le rocce.
Si chiama il Pianto della Ragazza, spiegò Andrea. Qui secondo la leggenda una giovane pianse per lamore perso in guerra, e le sue lacrime scorrono ancora.
Martina si lavò la faccia con quellacqua ghiacciata pare porti fortuna.
Hai espresso un desiderio? domandò Giovanni.
Certo, rise lei. Di viaggiare ancora insieme, sempre più in alto.
La strada costeggiò il Lago Ampollino, turchese come un sogno. Martina restava incantata.
Infine la Sila, il lago, la montagna. Un panorama spettacolare sotto la neve.
Mamma mia… Martina restò senza fiato.
Camminarono, respirando quellaria che ti riempie lo spirito, sotto vette illuminate dal sole pallido.
E adesso cosa ne pensi delle montagne? chiese lei.
Mi sento piccolo, rispose Giovanni. Ma forte. Come se tutto il mondo ti appartenesse per un attimo.
È questo il bello della montagna, ammise Martina.
Si strinsero abbracciati, in silenzio, davanti alla natura.
***
Al quarto giorno Martina decise: si va a Gerace, in provincia di Reggio. Nulla letto, nessuna foto, zero aspettative. Fino allultimo voleva lasciarsi sorprendere.
Non hai paura di finire in posti che non conosci? chiese Giovanni scherzando, salendo su un pulmino vecchio stile.
Un po’, sì. Ma le prime volte hanno sempre un sapore speciale.
Il borgo di Gerace, lassù nella roccia, sembrava un presepe. Il Duomo straordinario, pulito, ordinato (ben diverso da tanta Calabria filosofica, dove la pulizia non è mai priorità). E ovunque fiori: narcisi, mimose, violette, rose.
Guarda! Sono bucaneve! gridò Martina.
Non li hai mai visti?
Da noi non esistono. Solo sui libri. Toccarli dal vivo è magico.
Martina accarezzò i petali. Sembravano fatti di luce.
Più avanti la cattedrale, silenziosa, piena di incenso e canti registrati. Solo calma, nessuna messa, tutti liberi di guardare, accendere ceri, restare in pace.
Strano, bisbigliava Giovanni. In chiesa, ma senza la solennità…
Martina guardò una madonna, restò lì qualche istante, col cuore che si placava.
Dopo il Duomo, una cascata, che in realtà alimentava una vecchia centrale elettrica: i monaci ci avevano pensato per primi. E infine il lago dei cigni: cigni bianchi, anatre, pavoni. Un piccolo paradiso.
Seduti su una panchina, guardavano il riflesso dei pavoni sullacqua, la pace che ti entra nelle ossa.
Poi, la sorpresa finale: nella grotta delle Ninfe, una guida propose, timido: «Se qualcuno qui canta, questa grotta ha una voce incredibile…».
Martina sentì un brivido. Nessuno si offriva.
Dai, vai!, la incitò Giovanni.
Ma…
Lo hai fatto sul lago, ce la fai qui.
Martina fece un passo avanti, cuore a mille.
Volare, mormorò. Canto Volare.
Tutti si voltarono. Martina iniziò piano, la voce tremante, ma sotto la cupola la musica si moltiplicava, tornava indietro fortissima. E poco a poco, anche altri si unirono, piano, poi forte, nel classico ritornello italiano.
Finito, un applauso, leco, qualcuno che si asciugava gli occhi.
Brava, sospirò la guida. Non sentivo da anni unitaliana qui.
Martina uscì dalla grotta col sole in fronte, le montagne e il mare lontano. Ma dentro era unaltra: aveva lasciato cantare lanima. E si sentiva nuova.
Quella sera, in balcone, davanti al mare, Giovanni le portò il tè.
Sei stata meravigliosa, disse.
Ho solo cantato una canzone.
Hai dato un po’ di te a tutti.
E Martina ringraziò dentro di sé: Grazie al cielo per questa magia, per avermi donato un giorno così, che custodirò per sempre.
***
Laereo atterrava e le campagne bianche scorrevano dietro il finestrino. Martina, appoggiata a Giovanni, pensava che là in basso cerano il lavoro, la vita normale. Eppure qualcosa dentro era cambiato.
A cosa pensi? mormorò Giovanni.
Penso che, meno male, non mi sono informata troppo sulla Calabria prima di partire. Altrimenti non sarei venuta, avrei perso tutto questo.
Lui strinse la sua mano.
Avevi paura?
Il primo giorno sì, rise Martina. Case vecchie, strade rotte, cani randagi, corrente che salta… Camminavo per Tropea e mi chiedevo dove fossi finita! Apocalisse.
E adesso?
Adesso mi manca.
A casa, a Busto Arsizio, li aspettava la mamma con la crostata e la solita domanda: «Comè andata?». Martina mostrava le foto, i souvenir, il miele, le arance. Mamma Anna scuoteva la testa.
Calabria, dici. Ma non è pericolosa, sporca e povera?
Mamma, si sedette vicino, le prese la mano, ovunque cè il bello e il brutto. Bisogna solo scegliere cosa vedere. Io ho deciso per il bello, e ne ho trovato tanto. La gente? Spettacolare. Gentile, generosa, vera. Chiedi una cosa, ti aiutano, ti offrono, ti sorridono. Così, senza volere nulla in cambio.
E non avevi paura?
Mia mamma, ero con Giovanni! E poi, chi vive col cuore aperto riceve solo cose belle.
Ricordava Angela e Luisa, che offrivano vino e storie. Andrea, che faceva la guida come un fratello maggiore. Alan con il suo racconto sui vini. I venditori del mercato che le facevano assaggiare le arance, senza aspettarsi niente.
Sai, abbiamo incontrato una donna che va in Calabria per la diciannovesima volta. Diciannove! Le ho chiesto perché. Ha risposto: Perché qui lanima si riposa. Capisci?
Non tanto, ammise la mamma.
È unatmosfera tutta sua: un po nostalgia dei tempi in cui la gente parlava e rideva invece che contendersi il cellulare. Gli anziani a carte in piazza, i ragazzi che passeggiano. Da noi è tutto cambiato. Lì, no. E ti conquista.
Si ricordava la passeggiata a Reggio, le coppie giovani, le famiglie sui muretti, gli anziani a scacchi. Un senso di appartenenza, anche da ospite.
E poi lì non cè la corsa alla ricchezza. Hanno la famiglia, la casa, gli agrumi in giardino e sono felici, davvero.
Come noi, bisbigliò la mamma.
Solo che noi lo dimentichiamo. Loro no.
Martina ripensò al tramonto sul lungomare, ai pescatori in barca, alle musiche lontane.
Voglio tornare, aveva detto a Giovanni.
Ci torneremo, promesso, aveva risposto lui.
E ora, sapeva che era vero. In Calabria non fai solo il turista: impari a sentire davvero. A comunicare col cuore.
Là, oltre il mare e le montagne, la vita continua: lenta, semplice, umana. Per sei giorni ne avevano fatto parte anche loro.
Quella sera, spense la luce. Fuori, il vento fischiava. Ma lei sentiva ancora il rumore del mare. Che chiamava, promettendo nuove partenze. Incontrollabili sogni.
Arrivederci, Calabria, sussurrò Martina. Torneremo presto…





