Tutto cambiò quella sera in cui Silvano Troisi, scrittore ormai noto in tutta Savona, permise nuovamente alla vicina, la signora Margherita Grimaldi, di mettere in ordine il suo appartamento.
Margherita era arrivata verso sera, come al solito, col fare amichevole, portando una crostata forse ai fichi, forse alle mele (lei portava sempre qualcosa da mangiare al vicino, dimenticando che, secondo la leggenda, scrittori e artisti dovrebbero patire un po la fame per trovare lispirazione). Silvano, dopo, non avrebbe saputo neppure ricordare con che frutta fosse la crostata. Non era solo contrariato: era in vero e proprio panico. Silvano non si era mai agitato davvero per nulla, perché credeva di governare la propria vita dalla A alla Z, minuto per minuto; era un tattico nato, analitico, stratega. Insomma, aveva tutto sotto controllo. Aveva sempre un piano B, C e D. Ma ciò che accadde quel maledetto giovedì non era proprio tra le sue previsioni.
Margherita sistemò la crostata sul tavolo, coperta da un canovaccio a quadri marroni, e sorrise.
Sempre al lavoro, Silvano! Non vi riposate mai! Scrivete, scrivete Ma si può vivere così? Gli occhi, caro mio, non sono di ferro! borbottò con affetto.
Silvano alzò la testa dal manoscritto su cui stava lavorando, aggrottò le sopracciglia come se si chiedesse da dove fosse spuntata quella donna nel suo studio, sebbene fosse stato lui ad aprirle la porta poco prima. Poi notò la crosta dorata della torta che faceva capolino sotto il canovaccio, ne sentì il profumo e si rabbuiò ancora di più.
Gli occhi? domandò, togliendosi gli occhiali. Margherita, come potrei fare altrimenti? Finché ho energia e la mente funziona, devo creare! Se mi distraggo, se qualcuno interrompe il mio pensiero, perdo il filo! E ho così tanto da dire! agitò lindice nellaria a mo di monito.
Margherita annuiva con importanza, come se capisse bene che cosa significa riempirsi la testa di sciocchezze. Ma la mente di Margherita, in verità, di sciocchezze mai ne aveva avute! Aveva solo pensieri pratici: comprare le patate, andare in merceria a prendere i bottoni per il cappotto di Silvano, mettere a bagno i semi di zucchina (è ora, ormai!); pulire i vetri, pagare le bollette della luce e del gas, passare dal portinaio a chiedere quando finalmente avrebbero tolto il vecchio ferro dal cortile, stirare il bucato sia suo che del caro Silvano Troisi, illustre romanziere
Margherita, in effetti, i libri del vicino non li aveva mai letti, ma bastava guardarlo per intuire che era uno che contava. Sapeva anche che Silvano era ospite fisso nelle case degli scrittori in via Dante, dove discuteva, polemizzava, spiegava a colleghi e giovani leve come si scrive un vero romanzo.
Dopo quelle serate, Silvano tornava sempre tardi: agitato, il nodo della cravatta di traverso, il viso teso, si metteva a fumare, poi scriveva, e scriveva, e scriveva Così fanno i grandi.
Pare che anche Italo Calvino lavorasse così: si stancava nel suo orto, poi si sedeva e scriveva pagine geniali. E la moglie gli stava dietro, gli faceva da scudo.
A Silvano, però, una moglie mancava. E questa era già una storia triste.
Aveva invece i contratti. Così Silvano spiegava le visite di donne estranee nellappartamento a Margherita, sempre più curiosa.
Questa arriva da Firenze, per un contratto. Questaltra da Bari da Cagliari, da Venezia, da Parma, da Ancona, da Napoli raccontava ogni volta, accolto da una nuova signorina, mai in albergo, solo nel suo appartamento!
Margherita non sopportava questi contratti. Era chiaro perché venissero quelle signore! Solo per godere del riflesso della sua fama! Altro che aiutarlo nella vita quotidiana o renderlo felice! No, volevano solo dire poi di essere state nellappartamento di Silvano Troisi! Di aver brindato con lui! Solo questo!
Eh, cosa sto qui a pensarci! allargava le braccia Margherita. Tutti vogliono scaldarsi al sole della celebrità, ma lunico che ci rimette è chi il sole lo porta!
Alla vigilia di ogni contratto Silvano correva dal barbiere, si faceva una doccia lunga, così lunga che Margherita che fingeva di passare solo per portagli una bottiglia di latte fresco si stancava ad aspettare dietro la porta.
Tutto pulito, profumato e vestito di nuovo, Silvano scendeva in strada, schivava Margherita e si precipitava alla stazione dei treni.
Lì arrivavano i contratti: alcune scendevano sorridendo provocanti, altre imbarazzate o insistenti. Silvano baciava loro la mano con le sue labbra carnose, poi le portava via lontano da occhi indiscreti.
Orari, numeri di treno e di carrozza erano sempre annotati con precisione guai a confondersi!
A volte i contratti si fermavano uno o due giorni, altri restavano la settimana intera. Ma mai di più.
Dopo quei giorni, Silvano era uno straccio, secondo Margherita: sembrava svuotato, agitato, tornava a scrivere e riscrivere, stracciava le pagine, borbottava, tirava calci agli sgabelli. Gli occhi gli si spegnevano. Parlava da solo, lasciava la luce accesa fino allalba, divorava tutto ciò che Margherita gli preparava perché le ospiti straniere, a cucinare per Silvano, non ci pensavano neppure! Al massimo caffè, qualche fetta di pane… e lui, poverino, restava a stomaco vuoto. E uno scrittore così, con tutto quel talento, va nutrito! E pure con cose buone e varie!
Così Margherita si prodigava: ora una crostata, ora delle focaccine, ora unanatra allarancia
Mentre Silvano mangiava, Margherita si infilava nei corridoi con lo straccio e iniziava a pulire.
Lasciate stare! Smettete subito con il mocio, uscite! gridava Silvano dalla cucina, tossendo. Basta!
Ma Margherita non gli dava ascolto. Pulire a casa di un artista era anche un modo per contribuire.
Silvano a volte la ricompensava generosamente: diceva che aveva ricevuto un anticipo cospicuo, accennava sempre alla prossima partenza per la Francia, la Germania, per presentare i suoi libri.
E noi, cosa faremo senza di voi? Margherita domandava, sempre inquieta. Chi salverà la nostra prosa italiana?!
Ma torno presto, cara! Torno! la confortava Silvano, come si tranquillizza un vecchio cavallo da guerra. Solo quattro chiacchiere coi lettori, qualche riflessione, e torno. Ho contratti, Margherita, contratti su contratti! Come potrei lasciarvi soli?
Eppure Margherita temeva che nessun contratto, nessuna proposta, avrebbe trattenuto Silvano a Savona.
Se lo portano via! Lo convincono a restare altrove! pensava, stringendo i pugni. Bisogna fargli cambiare idea
Quasi si sentiva investita del compito di salvare la letteratura italiana. Così, mentre faceva le pulizie nel fatidico giovedì, trovò per caso unagendina rossa in pelle lucida.
Lì dentro cerano tutti i nomi delle contratti, con orari di treni, preferenze e ricordi. Savona era una città grigia, nata per gli operai delle acciaierie e senza attrazioni, tranne la grande ciminiera. Solo un illuso penserebbe che a Silvano non verrebbe mai voglia di andarsene per sempre
Cosa fare? Margherita decise che bruciare lagendina nel vecchio bidone arrugginito dietro casa fosse il meglio: senza quelle farfalline a tentare il talento, Silvano avrebbe trovato la serenità. Così nessuna distrazione!
Ma Silvano non condivise affatto quegli ideali: mise a soqquadro lintero appartamento, svuotò cassetti e sportelli, cercando invano. Niente agendina!
E lì cerano annotati nomi, treni, preferenze, dettagli
Come avrebbe fatto senza? Silvano non aveva mai fatto affidamento alla memoria Ed era un errore.
Non avete visto? Quella piccola agendina rossa? Chiese accorato a Margherita.
Io? Non saprei fece lei spallucce. E che cera di tanto importante?
Come se non sapesse! Aveva già letto nomi e date; poi aveva telefonato a tutte: Silvano? Se nè andato, offre i saluti.
Non per crudeltà: era un modo per proteggere la letteratura italiana!
Ma era importante! Senza quella il mio lavoro è perduto, capisci?! si disperava Silvano, battendosi il petto. Finirò in rovina, vizierò!
Non cadrà nulla! Vedrà che tutto si sistema Margherita cercava di calmarlo, offrendogli una torta di riso, ma lui non ascoltava già più
Alla stazione, si aggirava ora inquieto, scrutando i volti di ogni passeggera, nella speranza vana di riconoscere qualcuna delle sue muse, poi avvilito, tornava indietro e si stringeva al cancello, sospirando.
Calma Ora facciamo ordine, farfugliava, scarabocchiando nomi, diagrammi, calendari Ma ogni volta finiva col lasciar tutto cadere. E la porta ormai spesso aperta (non sia mai che arrivi un contratto!) lasciava entrare Margherita, col vassoio di qualche bontà casalinga. Cercava di scandalizzare meno il povero Silvano con le sue ansie.
Accettava di malavoglia, ma infine si trascinava in cucina, pallido e stanco, e mangiava. Margherita lo osservava, mentre gli scrittori mangiavano
Col tempo, Margherita si domandò se Silvano non stesse diventando matto, e se non fosse stata colpa sua. Ma si rassicurava subito, certa di aver agito per il giusto motivo.
Quelle signore, in fondo, facevano solo danni; Silvano, dopo la loro partenza, tornava a scrivere. Cera da domandarsi se davvero quelle passioni facessero bene!
Silvano Troisi non era vecchio: desiderava attenzioni e affetto. Ma non doveva essere lui a rincorrere la felicità, pensava Margherita, ma la sposa a supportarlo, per il bene della prosa e della gloria, e magari anche per un busto in piazza, un giorno dopo la morte, naturalmente.
In queste incertezze passò qualche settimana; qualche contratto si affacciò ancora sotto casa, ma Margherita assicurava che Silvano era a Torino o a Palermo, che non voleva vedere nessuno. Le signore, deluse, se ne andavano.
Un mese dopo, sulla porta di Silvano, accompagnata da Margherita, arrivò Teresa Gavazzi.
Cosa succede? Chi è questa, Margherita? Non voglio interviste! Non sono in vena, sono svuotato, capite?! Silvano cercò di chiudere la porta, ma Teresa era già nella sala, si tolse le scarpe polverose, lasciò la giacca nelle mani di Silvano, indossò la camicetta a fiorellini, sistemò la chioma e avanzò senza esitazione.
È una mia parente, Teresa, annunciò Margherita. È qui in visita, voleva conoscere il nostro scrittore Non arrabbiatevi, una chiacchiera fa bene, vero?
Silvano guardava spaurito ora la vicina, ora la ragazza: era robusta, dai modi decisi, solida, camminava con sicurezza.
Come posso parlare? Dovrebbe arrivare Lucia, poi Anna Maria, e poi Dio mio! Ho dimenticato tutto! Ho perso lagendina, con tutte le indicazioni sui contratti! mormorava Silvano, passandosi le mani tra i capelli.
Capisco. Tutto si trova, vedrà lo rincuorava Margherita, accarezzandogli la spalla. A me succede sempre con le chiavi di casa: le cerco ovunque, ma poi sono in tasca! Anche voi troverete la vostra agenda. O magari, chissà, non serve più. Basta contratti, va bene così. Parlate con Teresa, è una ragazza colta, ama la letteratura. Teresa! Metti lacqua per il tè, vado a prendere i biscotti! gridò Margherita mentre usciva. Le cose si sistemano, caro Silvano! Andrà tutto bene!
Silvano, frastornato, raggiunse la cucina e vide Teresa salire sulla sedia per prendere tazze di porcellana dalla credenza.
Ma cosa fate? Potreste cadere! esclamò Silvano sbalordito.
Teresa per nulla impressionata, scese con le tazze, mise lacqua al fuoco.
Sedetevi. Vi serve stare seduto, ordinò. Silvano obbedì, pronto a rialzarsi, ma Teresa lo fermò con uno sguardo.
Adesso beviamo il tè. Raccontatemi del vostro dono, della vostra scrittura, proseguì, con voce bassa e profonda, adatta pensava a conversare coi poeti.
No! Non voglio parlare, devo lavorare! Oggi dovrebbe venire anche Paola, la poetessa Silvano si ricordò di Paola, giovane donna che scriveva liriche sullamore, che lo ispirava assai.
Ah sì? Allora la aspettiamo insieme! Le trovate una tazza anche lei. Siamo ospitali, vero? Prima si accolgono gli amici con cura, poi si pensa ai problemi. Non correte! sgridò Teresa, mentre Silvano cercava di scappare.
Mi raccomando e accennò al bollitore che tremava e sbatteva il coperchio per lagitazione.
Perdono Sì Arriverà, e si sistemerà. Lei mi troverà, vero? Non ricordo treno e carrozza. Ho perso lagenda Silvano iniziò a piagnucolare.
Basta preoccuparsi! lo rassicurò Teresa. Il vostro compito è scrivere, non inseguire treni. Ora mangiate, poi riposate unora, e poial lavoro.
Così, con fare deciso, fece sedere Silvano e gli passò la tazza. Poi, appena Margherita rincasò col vassoio di pasticcini, la fulminò con lo sguardo: Non ora, Margherita. Vedete, qui cè crisi artistica! Allautore serve pace e cura. Dopo chiacchieremo tutti insieme. Adesso lasciatecelo!
Margherita, chinando il capo, si ritirò. Sembrava proprio che le cose stessero andando meglio. Teresa, sveglia e capace, avrebbe salvato Silvano e un pezzetto di letteratura italiana.
Silvano divorava la sua fetta, spiava la ragazza, che mangiava con gusto e una compostezza ammirevole.
Quella donna lo metteva un po in soggezione; non era mai successo prima. Aveva sempre temuto le donne, sì, ma solo di restare solo o respinto. Teresa invece incuteva il timore di chi vede il padrone di casa, e sente finalmente di avere un punto fermo.
Bevete ancora! Così depurate il corpo e calmate la mente. Tutto il vostro tormento è qui! aggiunse Teresa, battendo una mano sulla schiena di Silvano, e riempiendogli la tazza. Qui ci sono dubbi, ansie… e il tè con miele è la cura! Miele ne avete? No? Si rabbuiò. Silvano balbettò che sarebbe corso al mercato
Ma Teresa, inaspettatamente, batté un pugno sul tavolo: i piattini tintinnarono, volò una cucchiaino. Ma si può? Un artista come voi in coda al mercato? Vi trufferebbero di certo! Dora in poi, mi occupo io della casa. Dei viveri, delle questioni pratiche Fece unocchiata che non dava scampo: ormai lei era la padrona.
Silvano era inquieto, ma avvertiva dentro una nuova sensazione, un brivido piacevole tra le scapole. Cercava di grattarsi, ma Teresa già gliele massaggiava. Lui si irrigidì, poi chiuse gli occhi dal piacere inatteso.
Basta così. Ora riposate. Vado a sistemare e da voi arrivo subito. Veloce. Andate, andate! ordinò Teresa.
Da me? Dormire? Perché? chiese Silvano sottovoce.
Perché siete pallido come un foglio, caro Troisi! E da sei mesi non avete scritto nulla di buono! Basta martirizzarsi. Siete andato in rovina correndo dietro a chi non vi considerava degno. Si scaldavano solo alla vostra fama. Che vergogna, Silvano!
Eppure, quella parola Silvano le era uscita spontanea, calda, familiare. Le precedenti amiche gli rimproveravano, storpiavano il nome, lo chiamavano con buffi soprannomi: Silvy, il mio tesorino che fastidio! Ma Teresa riconosceva in lui il vero Silvano: quello che, da bambino, rubava le albicocche dalla dispensa e si meravigliava davanti alle fontane delle piazze di Savona, quello che temeva solo le passioni che svuotano, e aveva bisogno di gioie semplici, di una casa ordinata e una compagna forte.
Andate pure, Silvano, vengo subito! insistette Teresa. E lavatevi, che avete briciole ovunque. Poi stendetevi.
Silvano allora si lasciò andare in bagno, poi senza nemmeno rendersene conto si ritrovò in salotto, steso sul divano. Sorrise suo malgrado: il pancino pieno di dolce, il tè zuccherato gli addormentava corpo e mente, le ansie pian piano svanivano.
Stava già per assopirsi quando sentì la testa poggiata su qualcosa di morbido: era il petto di Teresa, caldo e accogliente. Lei gli sussurrò Tranquillo, tranquillo…, lo accarezzava e gli canticchiava una ninna nanna, dolce e malinconica, sulle rondini che partono e tornano.
Silvano tirò su col naso commosso, si sistemò meglio e, per la prima volta dopo tanto tempo, si addormentò con il sorriso.
Teresa non dormiva ancora. Studiava la stanza, pensava a come rinnovarla, quali tende cambiare, cosa fare del tappeto Guardava i dorsi dei libri e sospirava. No, Silvano avrebbe scritto ancora il suo capolavoro, era certa; era nelle mani giuste, ormai, non cera dubbio!
Margherita si affacciò col pensiero di offrire delle mele cotte, ma Teresa la gelò con uno sguardo. Forse avrebbe protetto Silvano anche da Margherita O forse no, avrebbe deciso più avanti.
Tre anni dopo, dopo molto impegno, Teresa diede a Silvano una figlia e subito dopo un maschio. Così, il giorno del discorso a Firenze per la presentazione del suo romanzo Sotto lala morbida, Teresa arrivò con i biscotti, i figli che piangevano e un sorriso luminoso. Ricevette gli auguri, ma non fece mai la vanitosa; era solo la sua aiutante. Tutto il resto era Silvano: lui era il talento, il genio.
Nel frattempo, in un angolo, singhiozzavano alcune ex Teresa pensava fossero proprio quelle della famigerata agendina rossa. Ma non si abbatte: per ogni solitudine cè il proprio Silvano bisogna solo trovarlo, saperlo riconoscere!
Teresa Gavazzi, cara! Venite qua per la foto di famiglia! la chiamavano dal palco. Teresa, un po imbarazzata, sistemava i capelli, affidava le mani dei bimbi a Margherita e si incamminava tra gli applausi, sostenuta dal sorriso di Silvano che le stampava un bacio sulla guancia. Tutta la platea era felice nel vedere Silvano finalmente sereno.
E anche Margherita gioiva, orgogliosa in cuor suo aveva salvato la letteratura italiana, in fondo, e nessuno avrebbe potuto negarlo.
La vita a volte ci obbliga ad allontanare le tentazioni e i facili successi per scoprire il valore delle piccole cose, della cura vera, dei legami sinceri. Solo così, forse, si trova la felicità autentica.






