Ho dato tutto per realizzare il suo sogno, ma alla fine sono diventato solo uno spettatore alla festa della sua vita…

Ho investito tutto nel suo sogno, e sono diventato superfluo alla sua grande festa

A volte costruiamo castelli per chi, una volta terminate le rifiniture, non esita a sbatterci fuori. Questa è la storia di Lorenzo un duro monito: amore e affari sono un cocktail pericoloso, soprattutto se uno ama e laltro si serve.

SCENA 1: Il tramonto di un lungo viaggio
Quartiere elegante di Milano, vetrine scintillanti e lodore di vernice fresca nellaria. Lorenzo, uomo di trentanni in tuta da lavoro, lucida con attenzione la porta a vetro della nuova boutique. Sul suo volto stanco sfiora un sorriso carico di orgoglio. Non è solo un operaio. È luomo che ha versato fino allultimo euro pur di rendere quel sogno realtà.

Verso di lui si avvicinano Ginevra elegante, avvolta in seta costosa e sua madre, dal volto gelido come le acque del lago di Como.

SCENA 2: Lillusione della felicità
Lorenzo si volta verso la donna che ama, negli occhi una luce intensa:
«È tutto pronto, amore. Ogni dettaglio è esattamente come lhai sempre immaginato. Da domani, finalmente apriamo!»

SCENA 3: Gelida doccia
La madre di Ginevra si fa avanti, lo squadra dallalto in basso con malcelato disprezzo.
«Noi?» sussurra a denti stretti. «Non essere ridicolo. Sei solo lappaltatore, e il tuo compito è terminato. Raccogli i tuoi attrezzi e vattene, prima che arrivino gli ospiti veri.»

SCENA 4: Il tradimento
Lorenzo rimane interdetto. Cerca lo sguardo di Ginevra, sperando che lei prenda le sue difese.
«Sta parlando sul serio? Ginevra, ho investito tutti i miei risparmi! Lho fatto per noi!»

Ginevra abbassa gli occhi, poi lo guarda con una freddezza sconosciuta:
«Sii realista, Lorenzo. Tu non fai parte dellimmagine del brand. Mamma ha ragione, il tuo posto non è più qui.»

SCENA 5: Il punto di non ritorno
Il mondo di Lorenzo crolla, ma alla sofferenza si sostituisce rapidamente un gelo determinato. In silenzio infila la mano in tasca, estraendo un piccolo telecomando high-tech.

«Vi dimenticate che ho installato io lintero sistema di sicurezza e tutta lelettricità.» La sua voce è bassa, il pollice fermo su un grande pulsante rosso.

FINALE DELLA STORIA:

La madre di Ginevra sogghigna: «E vorresti forse tagliare la corrente? Basterà chiamare un tecnico, e in unora sistemiamo tutto.»

Lorenzo le tiene lo sguardo fisso:
«No. Non ho solo installato limpianto. Lho brevettato. Questo locale è una smart boutique, e il software è della mia azienda. Dato che non abbiamo mai firmato la cessione dei diritti»

Con decisione preme il pulsante.

Un suono secco. Pesanti serrande di sicurezza calano con fragore, sbarrando ogni vetrina e porta. Le luci si spengono. Si sentono i blocchi elettronici incastrarsi la boutique si chiude come una cassaforte dacciaio.

«Cosa hai combinato?!» urla Ginevra, strattonando la maniglia. «Tra unora qui deve esserci il rinfresco per gli investitori! Apri subito!»

Lorenzo ripone il telecomando e raccoglie la sua cassetta degli attrezzi.
«Se non sono più adatto alla vostra immagine, la mia tecnologia non serve nemmeno. Domani il mio avvocato vi manderà la fattura per luso della proprietà intellettuale. Nel frattempo godetevi il buio. Stasera la festa non ci sarà.»

Si volta e se ne va, ignorando le loro grida. Allingresso iniziano già a radunarsi ospiti in abito elegante, spaesati di fronte a quella scatola chiusa che, fino a cinque minuti prima, era il sogno di Ginevra.

MORALE: Non sottovalutare mai chi ha posato le fondamenta del tuo successo. Senza di lui, il tuo palazzo resta soltanto una pila di costosi detriti.

*E voi, al posto di Lorenzo, cosa avreste fatto? Scrivetelo nei commenti! *Per la prima volta dopo mesi, Lorenzo sentì il peso sulle spalle farsi leggero. Mentre si allontanava nella sera milanese, la confusione e la rabbia dietro di lui si spegnevano come le luci che aveva appena spento. Allincrocio tirò fuori il telefono, mandò un breve messaggio al suo socio: Domani ti racconto tutto. Ora voglio solo un Negroni.

Sollevò lo sguardo verso la città che brulicava di energia la stessa energia che aveva donato per un sogno che non gli apparteneva più. Ma ora, finalmente, si sentiva libero di costruire qualcosa per sé.

Un leggero sorriso gli piegò le labbra. A volte serve vedere un castello crollare, per scoprire di avere ancora nelle mani il progetto perfetto. Bastava solo scegliere chi meritava davvero di entrarci insieme a lui.

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Ho dato tutto per realizzare il suo sogno, ma alla fine sono diventato solo uno spettatore alla festa della sua vita…
Mia madre mi ha lasciato con papà ed è sparita, ma dopo 22 anni è ricomparsa alla nostra porta con una busta tra le mani.