Tornerò. Tu, però, aspettami

Torno presto. Tu solo aspettami.

Giuly! Marco spense la moto, alzò la testa e guardò verso la finestra al secondo piano. So che sei a casa! Se non ti fai vedere subito

Si zittì appena vide la tenda muoversi piano, poi apparve lei, lamore della sua vita.

Giuly! Guarda che moto mi sono preso! Sembra nuova nuova, una bellezza. Dai, scendi che ti porto a fare un giro. Lhai sempre voluto.

Ma davvero sai andare anche in moto? domandò Giulia, sporgendosi sorridente dal davanzale. Non lavrei mai detto.

Ma certo che so Allora? Vieni tu? O trovo qualcunaltra da portare in giro?

Tu chiama qualcunaltra e vedi che ti succede! rise di gusto Giulia. Aspetta, cinque minuti e scendo.

Ok, il tempo parte Se ritardi pure solo un secondo me ne vado!

Giulia uscì dopo quasi un quarto dora, ma Marco, nonostante tutta la minaccia, era ancora lì ad aspettarla.

Prima di tutto perché la amava davvero tanto. Era il suo primo vero grande amore.

E poi, sapeva bene che le ragazze hanno bisogno di quei minuti in più per aggiustarsi i capelli, mettersi un filo di rossetto, sentirsi belle. Lui, a queste cose, cera abituato.

Cosa vuoi che siano quindici minuti? Lui la avrebbe aspettata anche tutta la vita, se fosse servito.

E il casco dove lhai lasciato? domandò Marco, alzando un sopracciglio appena la vide, gli occhi di Giulia che brillavano guardando la moto.

Era proprio bella quella moto, potente, e Marco ci stava proprio a pennello. Un principe moderno su un destriero rosso fiammante, come lei aveva sempre sognato (anche se sua mamma avrebbe forse preferito vederla con uno di Milano, di buona famiglia).

Senza casco mi sento libera! Deve essere una figata!

A Giulia non importava che Marco fosse di famiglia modesta; della moto rossa, del fatto che i suoi genitori lavorassero in fabbrica. Aveva occhi solo per lui in quel momento.

E la voglia di fare quel giro in moto le veniva dal cuore. Laveva detto mille volte a Marco, lui glielaveva promesso e ora eccolo lì, che la aspettava davvero.

Marco, te lo dico, era proprio speciale. Mai incontrato uno come lui. Persino il modo in cui si erano conosciuti era stato un mezzo miracolo, più di un anno prima, durante una gita al lago con i compagni di scuola, fra grigliate, canzoni e chiacchiere fino a tardi.

Cerano parecchie ragazze, quattro o cinque ragazzi. Fra loro anche Sergio, uno che da anni la cercava, sempre un po troppo insistente.

Quella sera, Sergio aveva bevuto troppo e aveva insistito per portare Giulia a fare una passeggiata. Appena si erano allontanati dagli altri, aveva iniziato a darle il tormento, in modo proprio spudorato.

Su, Giuly, mica sei una bambina. Lo sai che ti amo basta fare la difficile, dài!

Giulia si era ribellata subito. Il modo in cui Sergio si comportava le dava proprio nausea. E pensare che sua madre la signora Lucia, grande amica della mamma di Sergio le aveva sempre detto che era un bravissimo ragazzo. Ma lei aveva tenuto la sua distanza, e ora aveva solo voglia di tornare indietro. Quando Sergio si era fatto davvero molesto, era scappata via correndo.

Lui aveva tentato di inseguirla, ma aveva inciampato e lasciato perdere.

Spaventata, Giulia si era persa. Nessun segnale sul telefono, le ore che passavano e il bosco che sembrava chiuderle ogni uscita.

Allora qui ci dormo davvero pensava tra sé, quando si lasciò andare in lacrime, seduta contro un albero.

Poi, dal nulla, sentì una voce maschile: Ma dai! Sentivo proprio qualcuno piangere e tra gli alberi spuntò Marco, con una bottiglietta dacqua e un sorriso gentile.

La tranquillizzò, ascoltò la sua storia, le diede da bere e la accompagnò alla fermata dellautobus.

In bocca al lupo, bella! E non perderti più!

Grazie aveva sussurrato lei, baciandolo sulla guancia. Gli aveva sussurrato un numero di telefono, dicendogli di richiamare se avesse ricordato.

Marco non solo ricordò, ma richiamò e organizzarono un altro incontro pochi giorni dopo. Lei abitava in un paesino fuori Lecco, dieci chilometri dalla frazione dove stava Marco, ma lui andò lo stesso: con un mazzo di margherite.

Che idea originale, rise Giulia.

Vengono dal cuore, disse lui.

Cominciarono a vedersi spesso. Giulia gli faceva vedere il paese e parlava dei suoi sogni, lui recitava poesie che aveva imparato, cosa incredibile per uno di campagna secondo il pregiudizio di Giulia, che invece si ricredette subito. Marco era colto e gentile.

Poi, un giorno decise di farle visitare la sua frazione, la presentò ai genitori, e tutto filò liscio, anche se Giulia aveva paura delle reazioni di mamma e papà: sapeva che una storia con un ragazzo di campagna non la vedevano di buon occhio.

Ma Marco ormai era irrinunciabile. Più passava il tempo, più lui le faceva battere il cuore.

E Marco si innamorava ogni giorno di più. Aveva qualche anno più di lei, ma non importava.

Quando fai diciotto anni, ti chiedo di sposarmi! fece un giorno, deciso, prendendola in giro.

Vedremo, quando ci arrivo fece lei scherzosa, ma sorridendo felice. Dubito che troverò mai uno come te sei unico.

E Marco rideva, ma Giulia parlava sul serio. Nessun altro le aveva mai fatto battere il cuore così, mentre suonava la chitarra sulle rive dellAdda o quando le insegnava a pescare, ad andare per funghi, a distinguere i porcini dai funghi velenosi.

Ballavano addirittura sotto la pioggia battente, una sera che avevano perso lultimo autobus: due vecchiette che li guardavano dalla fermata facevano questi sono scemi!… loro ridevano felici della loro follia.

Un giorno Marco si presentò pure a scuola di Giulia con un contenitore di tortine di ricotta appena sfornate: Le ho fatte stamattina per te!

Ma hai davvero voglia di svegliarti così presto solo per me? chiese lei sciogliendosi.

Per te sì. Ti voglio bene, Giuly!

Quella storia aveva rivoluzionato il piccolo mondo di Giulia, riempiendolo di un senso di gioia e amore che non ricordava di aver mai provato.

E adesso lui era lì, con quella motocicletta rossa.

E il casco, Giuly? chiese Marco ancora una volta.

Dai, andiamo che non sento freddo!

Prese posto sulla sella, lo abbracciò fortissimo e partorono verso la campagna. Sfrecciavano lungo i campi di grano già mietuti, le foglie dautunno che coprivano la strada, e il cielo tra le nuvole. I capelli di Giulia danzavano nel vento, si sentiva viva.

Che meraviglia! Voloooo urlava lei, piena di entusiasmo.

E pensava che se non fosse stato per Marco, tutto questo non lavrebbe mai vissuto, sarebbe rimasta chiusa nel suo piccolo mondo silenzioso.

Poi, qualche tempo dopo, Marco le annunciò che sarebbe dovuto partire per il servizio militare.

E per quanto? domandò lei, stringendogli la mano con un filo di tristezza.

Un anno. Mi aspetti, vero?

Lo vuoi davvero?

Certo! rispose lui.

Fai conto che manchi solo una settimana. Verrò a salutarti prima di andare, promesso.

Così fecero. Parco, mano nella mano, Marco che raccontava dei futuri sogni insieme. Poi, allimprovviso, videro un piccolo gatto bianco abbandonato sul vialetto del parco, tra le foglie.

Marco non resse, lo raccolse, se lo strinse al petto.

Poverino Dici sarà smarrito?

Macché, lavranno abbandonato. Guarda come è curato e ora si ritrova solo.

Lui aveva già due gatte salvate dalla città, pensava di portare pure questa con sé ma poi ci ripensò:

Giuly ma se te la regalassi io la micina? Ti andrebbe?

Davvero la vuoi dare a me? chiese stupita lei.

Ci ho pensato I miei, da giovani, si sono messi insieme proprio così: papà aveva regalato una gattina a mamma, terrà unita la nostra storia, le disse. E la gattina davvero aveva portato fortuna. E poi così le salviamo anche la vita. Non la vuole nessuno, poverina

Non so I miei non amano troppo gli animali in casa.

Prova però, che dici? Mi faresti un grande regalo.

Alla fine, Giulia la portò a casa, dicendosi che in fondo Marco aveva fatto tanto per lei, poteva ricambiare e se la coccolò stringendola forte.

Che ne dici di chiamarla Mila? propose lui.

Mi piace, Mila è perfetto.

Che sia il nostro portafortuna. Quando torno, ci cerchiamo una casa a Lecco, io, te e Mila, e siamo felici.

Daccordo. Ti aspetto!

Tornerò, Giuly. Tu aspettami, promesso disse Marco, abbracciandola forte. E anche tu, Mila

E la micina, come per capirlo, allungò una zampetta verso di lui.

*****

Per i primi tre mesi tutto filò liscio: telefonate la domenica, ai genitori di Marco concedevano unora di chiamate settimanali.

Giuly, i tuoi non si sono arrabbiati per la micina? Se cè qualche problema portala dai miei, suggeriva lui.

Tranquillo, va tutto bene

In realtà i problemi cerano eccome. I genitori erano furiosi tra il gatto e, peggio ancora, col pensiero che Giulia aspettasse Marco e si stesse rovinando la vita con quello del paese. Così, piano piano, Sergio era tornato a farsi sentire. I genitori spingevano, lui era più gentile che mai, e Marco era lontano.

Poi Mila cominciò a irritare Giulia: la noia di occuparsene, la micia che un giorno per dispetto le ruppe pure il telefono. Giulia perse la pazienza e la picchiò.

È matta, commentò Sergio. Porta Mila fuori, starà meglio.

Giulia, stanca, lasciò Mila vicino ai bidoni delle immondizie e tornò a casa senza sensi di colpa.

Dopo tre mesi sospese i contatti con Marco: semplicemente non rispondeva più. Qualunque domenica lui chiamasse, sentiva solo utente non raggiungibile.

Lui provò anche a scriverle delle lettere, ma nessuna risposta.

Non aveva permessi abbastanza lunghi per andare a Lecco a cercarla, e così non gli restava che aspettare il congedo.

Quando finì il servizio, Marco non andò subito a casa sua, ma corse da Giulia.

Aprì la madre, Lucia.

Salve signora Lucia, cè Giulia? Sta bene?

Giulia? Ma lei chi è? E perché la cerca?

Sono Marco Non le ha mai detto nulla di me? Siamo stati insieme, un anno fa

No, mai sentito nominare. Lucia mentì spudoratamente, anche se sapeva bene chi era il ragazzo davanti a sé.

Comè possibile? Ma se era amore vero Mi aveva promesso

Mi dispiace, ma è tardi: Giulia si è trasferita in città per luniversità. Adesso si sposa con Sergio, il suo compagno di scuola. Hanno già fissato tutto, lui le ha chiesto la mano e lei ha accettato. Non so che cosa cè stato fra voi, ma ora basta così, lasciatela stare.

Marco arretrò come se avesse preso un pugno.

Mi può dare almeno il suo numero? O lindirizzo dove vive ora?

Le ho detto di lasciar stare. Giulia ha unaltra vita. Non cè più posto per lei per i sogni del paese.

Solo una domanda allora E la gattina? Che fine ha fatto Mila?

Mah lha buttata fuori, non la voleva tra i piedi. E ha fatto bene: gli animali devono stare fuori.

Buttata?! Marco a stento tratteneva le lacrime.

Se ne andò. Sapeva che era inutile, ma passò dal parco dove tanti mesi prima aveva raccolto la micina bianca.

Non si aspettava di trovarla davvero, dopo tanto tempo, ma qualcosa dentro di lui lo spinse lì. Girò in lungo e in largo, poi si sedette sconsolato su una panchina.

Mentre stava per cedere allo sconforto, sentì un miagolio insistente. Si voltò, e vide una gatta ormai sporca ma con due occhi verdi magnifici.

La gatta si strofinò sulle sue gambe e allungò la zampetta.

Marco capì subito. Mila? sussurrò incredulo. Lei ricambiò le coccole, felice.

E Marco, con Mila tra le braccia, girò su sé stesso felice come non mai: almeno lei lo aveva aspettato davvero.

Mila divenne la sua compagna fidata; certo, non era come avere una persona accanto, ma lo aiutò a superare il dolore e la delusione. E non ci crederai fu anche grazie a Mila che incontrò Olga.

Olga passava spesso davanti al cortile dove Mila si sdraiava al sole e, dopo qualche carezza scambiata, finì col conoscere Marco. Presto si trasferirono insieme a Milano lui, Olga e Mila felici più di quanto lui avesse mai immaginato.

E Giulia? Tornò al paese qualche anno dopo, luniversità mai finita e una gravidanza con Sergio che, appena lo seppe, sparì senza lasciare traccia. Di Mila, ovviamente, nessuna traccia: e ora, forse troppo tardi, Giulia si doleva amaramente di tutto quello che aveva perso, cercando invano la micina bianca tra i vicoli. Ma Mila aveva già trovato una vera casa. E Marco aveva riscoperto la felicità, assai più grande della prima.

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