Gravidanza di cinque-sei settimane, — disse la dottoressa, posando lo strumento nel vassoio e sfilandosi i guanti di lattice……….⚘

Cinque, massimo sei settimane di gravidanza, disse la dottoressa, buttando lo strumento nel vassoio e togliendosi i guanti di lattice con uno schiocco.
Allora, lo vuole tenere?
Lucia non rispose.
Quarantadue anni, quattro figli, e lultimo proprio non ci voleva. I soldi erano sempre pochi, si arrivava sempre al 27 del mese col fiato corto.
I più grandi ancora a scuola, la più piccola doveva iniziare la prima elementare, con tutto quello che serve: grembiulino, camicetta nuova, zainetto per non parlare di quaderni e libri… E adesso, pure questa sorpresa.
Ne parlo con Giovanni, vediamo lui cosa dice, decise tra sé.

Sono stata dalla dottoressa, disse Lucia a cena.
Sì, sono incinta. Sei settimane.
Il marito smise di masticare e posò la forchetta.
Che vuoi farci, teniamolo! Così abbiamo due maschi e due femmine. La famiglia modello.
Modello, eh? E con che lo manteniamo, il modello?
Lucia snocciolò tutte le spese: i grandi, la piccola con tutta la lista di cose da comprare, e dentro di sé si convinceva sempre più che, data la situazione e letà, era una pazzia pura mettersi a far nascere un altro figlio.
Vado a fare gli esami per linterruzione, sospirò.

Dopo aver fatto tutti gli esami, Lucia era giù di morale. Le dispiaceva quel microbo di persona che cresceva nella sua pancia. Magari era una bambina… biondina, carina, birichina.
Andò in consultorio in tram, in mezzo alla folla da mercato del lunedì. Alla fermata non scese, rotolò giù. Proprio lì, si sentì qualcosa cadere dalla spalla: una cinghia Cosera? Gira lo sguardo: la tracolla della borsa.
I soliti furbetti glielavevano tagliata e si erano portati via borsa, soldi e tutti i risultati degli esami.
A quel punto, Lucia dovette tornare a casa. Alcuni esami li rifecero, altri riuscì a recuperarli.

Al secondo round di visite, mentre scendeva dallautobus, Lucia cadde e si fece male a una gamba.
Al terzo tentativo mi ammazzo davvero, pensò superstiziosamente. E decise: questa bambina nascerà, punto. Si sentì in pace.

La gravidanza proseguì alla grande, Lucia già sapeva che aspettava una bambina. Poi, improvvisamente, al secondo ecografia, arriva la doccia fredda: la dottoressa sospetta la sindrome di Down.
Bisogna fare lamniocentesi, comunicò con lo sguardo serio.
Però sappia che cè il rischio di aborto e infezioni.

Lucia pensò e accettò.
Il giorno fatidico, arrivarono insieme: Lucia dondolante sulle gambe, Giovanni a stringerle la mano nel corridoio. La dottoressa ascolta il battito: impazzito!
Aspettiamo, disse.
Facciamo una flebo di magnesio.
Gliela fecero e la mandarono a calmarsi fuori.
Passò un altro po, la richiamarono dentro. Il battito ok, ma la piccola ora dava le spalle. In queste condizioni, niente prelievo.
Aspettiamo che si giri, propose ancora la dottoressa.

Al terzo tentativo, finalmente la piccola si fece vedere per bene.
La dottoressa si preparava a fare il prelievo.
Era estate, la finestra spalancata per un po daria. Proprio mentre linfermiera prendeva il vassoio con i ferri, un piccione planò con stile olimpico nel mezzo della stanza. Sbatté ovunque, sui dottori, sulle pareti, tra urli e risate. Linfermiera lasciò cadere tutto, attrezzi ovunque.
Fuori tutti, finché non riuscirono a scacciare il piumato invasore e a sterilizzare di nuovo gli strumenti.

Che succede? chiese Giovanni, agitato.
Un piccione ha fatto il finimondo
Lucia, ci sarà un motivo. Andiamocene.
E se ne andarono.

Alla scadenza, Lucia partorì una bambina.
Adesso la piccola ha dieci anni.
Biondina, carina, birichina… proprio come aveva immaginato.

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Il Nuovo Marito