– E non ti dimenticare le banane per la nonna Ada! Mi raccomando, compra quelle piccoline, che piacciono tanto a lei! Lultima volta cosa hai preso? Non si capiva nemmeno cosa fossero! Maddalena! Ma si può sapere come fai? È così difficile fare quello che ti si chiede?
Maddalena Rossi, responsabile amministrativa in una grande azienda, madre di due figli e moglie soddisfatta, sospirò e annuì nel vuoto, non pensando che sua madre da quellaltro capo del telefono non poteva certo vederla. Bastava però. Maddalena lo sapeva benissimo: sua madre capiva subito come aveva reagito alle sue istruzioni.
– E non annuire, fa tu quello che ti dico! Altrimenti lo sai: sei sempre con la testa fra le nuvole! Maddalena! Ormai sarebbe ora di crescere, no?
Una seconda volta lannuire non venne e Maddalena si limitò a dire: Va bene, mamma, dandosi subito da fare per congedarsi.
Crescere davvero Ma certo! Se quarantanni non sono abbastanza, allora cosa lo è?
Mancava ancora mezzora al termine della giornata lavorativa e Maddalena cercò di concentrarsi sui bilanci. Ma niente: i pensieri giravano a vuoto, quasi tutti cupi. Eppure lei questo la mamma lo ripeteva sempre era una brava ragazza.
– La mia Maddalena è un portento! Proprio una brava bimba!
Andava bene quando Maddalena frequentava la scuola materna. Una bambina di quelle dai codini vaporosi e la gonnellina svolazzante, un vero amore!
Sì, amore per modo di dire. Perché a prenderla, sua madre trovava sempre una piccola peste.
– Maddalena! Ma coshai combinato, hai la testa spettinata come sempre!
– Mamma! È un nido! Così ha detto la maestra Valentina. Ha anche detto di stare ferma fuori, così magari gli uccellini ci fanno i loro piccoli. Un po di utilità devono pure averla i miei capelli, no?
– E i fiocchi?
– Non mi ricordo! Uno lha preso Sandro. Gli serviva come corda per lancora. Lo sapevi che suo papà gli ha fatto una nave vera? La maestra ce lha fatta vedere: ha preso una bacinella dacqua e ce lha fatta galleggiare dentro! Un sogno!
– E laltro nastro?
– Boh. Lha chiesto Elena. E chi si ricorda più? Mamma, come mai cè il vento?
– Maddalena!
– Che cè?!
– Basta con queste domande sceme! Mi spacca la testa!
Maddalena taceva e durante il tragitto di ritorno la fissava di nascosto. Magari davvero la testa della mamma ormai non sarebbe guarita; magari, come i gusci delle uova che buttava nel secchio dopo la frittata, andava buttata via.
La fantasia di Maddalena era sempre stata sconfinata e prima ancora di arrivare a casa cominciava già a singhiozzare, poi piangeva davvero con il suo vocione, facendo perdere la pazienza a sua madre.
– Maddalena! Cosè questo concerto?
Spiegarlo era impossibile. Le dispiaceva troppo per la mamma e il suo mal di testa, e avrebbe solo voluto poter ululare più forte proprio come faceva la Gina del vicino.
La Gina era una cagnetta pasticciona, pronta a lamentarsi per tutto, anche senza motivo, ma diventava insopportabile solo quando il suo padrone, il signor Giulio, il tuttofare del quartiere, si prendeva le sue pause col vino. La Gina allora piangeva e ululava per giorni, esasperando tutti gli abitanti del palazzo di via dei Limoni, numero sei, costringendo i bambini a supplicare i genitori di portarla via. Ma lei restava, immutabile. Tacque solo una volta, di colpo, interrompendo una delle sue arie disperate e si capì subito che era successo qualcosa di brutto.
Tutto il cortile salutò Giulio, che era un uomo buono e sempre pronto ad aiutare, anche se, come diceva la mamma di Maddalena, era un debole.
La Gina si sedette sulla soglia del portone, fissando la strada lasciata libera dalla gente che portava fiori. Non ululò più. Maddalena, che la mamma non aveva mandato a scuola quel giorno per portarla dal dentista, le accarezzò la testa, ma la cagna neppure mosse la coda, lei che aveva sempre risposto alle coccole. La mamma disse solo: Andiamo, la prese per mano, e via. Quando, dopo il dentista, tornarono, la Gina era ancora lì, nella stessa posizione, e Maddalena avrebbe potuto giurare che stava piangendo.
– Mamma, perché non ha le lacrime come noi?
Che valore aveva quella domanda spoglia? Maddalena non seppe. Ma la mamma si avvicinò alla Gina, si piegò sulle ginocchia e, allungando timidamente una mano, sussurrò:
– Gina Ginella Vieni con me. Lui non tornerà
Chissà se la capì davvero? Maddalena non lo seppe mai. Però la mamma, non ricevendo risposta, la prese in braccio con decisione e ordinò a Maddalena:
– Andiamo. Dobbiamo darle una bella sistemata.
Così la Gina diventò la cagna di Maddalena. Visse molti altri anni. Quanti ne avesse quando Giulio se nera andato, Maddalena lo ignorava, ma rimase nella famiglia Rossi altri diciassette anni. Maddalena finì il liceo, si sposò, ebbe figli. E la Gina non piangeva più. Mai. Si lasciava lavare le zampe, passeggiava, stava buona buona. Nemmeno quando se ne andò dalla vita si lamentò: sospirò, così umanamente, e chiuse gli occhi sul palmo bagnato di lacrime di Maddalena. Mai più un cane entrò in quella casa. Nemmeno se glielo chiedevano i bambini, Maddalena ebbe mai la forza di accogliere un cucciolo, ricordando quegli occhi scuri e comprensivi della sua Gina.
Per il resto, Maddalena era stata una bambina felice. Aveva tutto: mamma, papà, due nonne, un coniglio di pezza con un orecchio strappato, le crêpes con la panna fresca la domenica. E la casa della nonna Olga, quella del papà, dove andava raramente. Allora non capiva il perché, era un segreto, e i segreti non si dicono a nessuno, soprattutto ai bambini. Là si divertivano tutti tranne la mamma, ma questo, allora, Maddalena non se lo spiegava.
E cerano le vacanze al mare con laltra nonna, Ada, la sua preferita. Diversamente dalla nonna Olga, per Ada non esistevano argomenti vietati, rispondeva a tutte le domande della nipote, guadagnandosi i rimproveri di sua figlia:
– Mamma, ma perché? Maddalena è troppo piccola! Non capisce!
– Tu capivi tutto! Maddalena è tutta sua madre!
Maddalena soffocava le risate per non farsi vedere dalla mamma, pensando che della storia dei bimbi che nascono aveva capita la metà, ma era così interessante Chissà se si poteva chiedere alla nonna perché gli adulti alle volte mentivano ai piccoli?
Aveva i suoi motivi, Maddalena.
Gli adulti, ci provavano, a non farla accorgere di cosa capitava in famiglia. Perché coinvolgere una bambina nei dispetti degli adulti? Ma, a volte, da dietro la porta chiusa della camera da letto filtravano frasi a bassa voce e il pianto smorzato della mamma. La nonna Olga, in campagna, serra le labbra e ignora la nuora. Maddalena non capiva e trascinava la mamma in cucina, dove la nonna preparava unincredibile torta di ciliegie.
– Dai mamma, vieni! La nonna te lo insegna, così poi la fai anche tu! È buonissima, ma tu non la sai preparare!
La mamma le svincolava la mano e scuoteva la testa:
– No!
Agli adulti non piaceva spiegare. Cercavano di salvare le apparenze. Solo anni dopo Maddalena capì che un conto sono i parenti, un altro i propri.
I genitori divorziarono quando Maddalena compì dieci anni.
La festa che la mamma aveva organizzato per lei e le sue amiche era nel pieno quando la porta dingresso sbatté. E la mamma, vedendo la faccia stupita della figlia, disse solo:
– È finita, Maddalena.
La Gina, che aveva capito meglio di chiunque altro, si avvicinò alla mamma, le si appoggiò addosso, calma. Unamica chiamò Maddalena e lei corse in soggiorno a reclamare la torta. Quando tornò per avvisare la mamma, le vide lì: cane e madre ferme, a fissare qualcosa nel vuoto. Alla domanda timida della figlia, la madre si riscosse e disse:
– Certo che sì. Cè la torta! Vai, raggiungi le tue amiche.
E poco dopo la vide comparire in salotto, il sorriso stampato in volto, con la torta che aveva preparato tutta la notte sperando finalmente di essere apprezzata come cuoca.
Dopo la festa, Maddalena si sedette vicino a sua madre, che le porse un cucchiaio:
– Ti è piaciuta la torta? Altro che diete! A volte fa bene pensare solo alla festa, Maddalena! Anche il nostro giorno verrà.
Quale festa intendesse la madre, Maddalena non lo seppe mai, nemmeno in seguito. Gli alimenti bastavano appena per rinnovare un capo al volo, quando le cose andavano bene, e così festeggiamenti sempre più rari nella loro vita. Solo Capodanno e il compleanno di Maddalena non mancavano mai. Quello della mamma invece era sparito dal calendario.
La nonna Ada, senza preoccuparsi delle orecchie della nipote, ripeteva che la figlia doveva rifarsi una vita. Ma Maddalena vedeva che la mamma non li sopportava affatto questi discorsi. La risposta era sempre la stessa:
– Basta così. Non ne voglio più sapere.
Crescendo, Maddalena si domandava spesso come sarebbe stata la loro vita se la mamma avesse ricominciato, si fosse concessa di nuovo la felicità, se avesse avuto altri figli Forse avrebbe avuto un fratello, la mamma avrebbe sorriso di più, meno emicranie e più risate.
Ma Maddalena sapeva, la madre non rideva più. Era diventata rigorosa. E a Maddalena costava fatica non perdere la calma e risponderle male alle continue critiche. Lo faceva, a volte, da adolescente. Ma in quel momento, ecco che compariva la Gina, le mostrava i denti, e bastava a convincerla a scappare in camera sua.
Morsichi la Gina li dava per davvero. Una sera, dopo una sgridata feroce, la cagnetta entrò in camera e, delicatamente ma decisa, prese tra i denti la caviglia di Maddalena. Doloroso, ma la Gina subito si allontanò, indifferente. Così Maddalena imparò a rispettare chi sapeva cosera meglio per cani e bambini disubbidienti.
Molto la spiegò anche la nonna, che da sempre non aveva filtri nel rispondere alle domande della nipote.
– Che vuoi da lei? Tutte diventano acide se non sono amate.
– Ma noi la amiamo!
– Ah, Maddalena, non è la stessa cosa. Una donna ha bisogno di sentirsi sempre donna. E questo i figli, i genitori, non te lo danno mai per davvero. Solo un uomo, vicino. Tu non puoi capire adesso, ma io sì. Quando il nonno se nè andato, io avevo solo quarantanni. Era troppo presto. Ho avuto altri incontri, ma Cosa ridi? Anche la nonna era corteggiata! È passato tanto, tanto tempo, ma ho sempre amato solo il nonno. Non potevo immaginare una vita diversa da quella accanto a lui. È diverso ricevere fiori da un ammiratore o andare a cena, da quello di svegliarsi insieme ogni giorno. Vedrai quando sposerai qualcuno, cambierai idea!
– Nonna, io ho solo sedici anni!
– E allora? Tua madre era appena diciottenne quando mi disse che aveva trovato luomo della sua vita. Se lui poteva vivere senza di lei non importava. Qualcuno avrebbe detto che tua madre si era innamorata come una ragazzina, ma io lo capivo: era vero amore. Sapeva che sarebbe stata dura, i genitori di lui non lavevano mai accettata. Ce lha fatta, ma alla fine non gli ha perdonato una cosa.
– Cosa?
– Il tradimento. Scusami se sono franca, cara, ma è meglio che tu sappia la verità da me. La tua mamma ha sofferto. Da morire. Quando ti dicono che hai sbagliato, che non sei stata abbastanza, che non hai dato tutto Che senso ha odiarlo? Ognuno vive come sa e vuole. Lui ora ha la sua vita, e non va male. Sii felice per lui, per quanto sembri strano. In te cè una parte di tua madre e una di tuo padre. Non si possono tagliare via.
– Mamma non ha mai parlato male di papà.
– E non lo farà. È intelligente. Capisce che tuo padre sarà sempre tuo padre. E tu la sua bambina. Perché complicarsi la vita?
– Lo ama ancora?
– Penso di sì. Ecco perché non vuole cambiare nulla.
– Nonna, credi che anchio una volta così tutta la vita e uno solo?
– Non lo so, cara. Posso solo sperare che nella tua vita arrivi davvero quello giusto, e che tu possa amarlo così
Maddalena incontrò Orazio, suo marito, proprio come aveva profetizzato la nonna. Correva di fretta in università per il suo primo esame e finì addosso a un ragazzo alto, neppure troppo attraente. Non vide quasi la faccia, ma sentì un paio di mani che la salvarono dalla caduta e quella voce, un po impacciata ma decisa:
– Signorina, lei va troppo veloce! Se vuole, mi lasci almeno il suo numero, così magari la raggiungo!
Non glielo diede, ovviamente. Ma non si stupì troppo quando, uscita dallesame col libretto in mano, lo trovò ancora lì nel corridoio.
– Adesso non ha più fretta?
Dopo tre anni si sposarono. Allinizio vivevano con la madre di Maddalena, ma non era ideale.
Fu dura. La suocera non vedeva bene Orazio.
– Quella del programmatore non è un lavoro! Passa le giornate davanti a uno schermo e mastica sempre qualcosa. Tra poco, starà facendo la concorrenza agli elefanti!
– Ma dai, mamma È così importante un panino?
– Mi dispiace per te, cara. Piangerai per questo
Ci volle molta pazienza, ma alla fine Orazio riuscì a conquistarsi il rispetto della suocera. Ci vollero quasi dieci anni, ma la madre di Maddalena ammise che aveva uno zio doro.
Intanto Maddalena e Orazio si erano trasferiti, in un piccolo appartamento, cercando di far quadrare tutto. Orazio si spaccava la schiena in ufficio, lottando per avviare la propria azienda, Maddalena passava di appuntamento in appuntamento che le provvigioni si guadagnano con le gambe, e i nonni alternavano turni coi nipoti. Per fortuna erano lucidi e in salute.
Le prime avvisaglie arrivarono quando Maddalena aspettava il secondo bambino.
– Maddalena, allora chi credi di essere? Sparisci unora e ciao? Ho mille cose da fare! si lamentava la madre, mescolando il suo prediletto minestrone. Ecco, fatto. Ora me ne vado. Ti prego, la prossima volta organizza meglio i nostri tempi!
Maddalena rimase muta, guardando la madre agitarsi nellingresso, e ebbe paura. Alla visita ci era stata ieri, e perfino meno di quellora, perché la clinica era praticamente dietro casa Ma la mamma aveva già dimenticato tutto.
Quando Maddalena parlò di portarla a fare un controllo, lei si rifiutò:
– Dottori? Per cosa? Esageri! Sto meglio io di tutti. Pensa a tua nonna, piuttosto, che a lei sì che servirebbero!
Maddalena, con il marito Orazio, chiese aiuto al padre e trovò un ottimo medico che accettò di visitare la madre a casa.
– Non posso mentirle. Servono esami più dettagliati, ma temevo fosse così: ci aspettano tempi difficili.
Maddalena, ascoltando il dottore, sentiva le mani gelarsi. Non poteva essere vero: sua madre era giovane! Come mai così malata?
– Le cause possono essere molte. Aiuterà davvero sapere il perché? Forse meglio pensare a minimizzare i danni.
– È possibile?
– La medicina avanza, ma una cura vera non cè. Si può rallentare il decorso, dare tempo. E magari succede qualcosa, trova qualcosa di nuovo.
Così Maddalena lo capì: da quel momento sarebbe cambiato tutto. Le dispiaceva, ma era inevitabile. La mamma era la persona più importante che aveva. E, come disse il dottore, lo stress è veleno
Non amava ricordare quanto fosse stato difficile convincere la madre a trasferirsi nella loro nuova casa. Orazio riuscì a comprare un piccolo villino, facendo salti mortali con i debiti.
– Ce la facciamo. Limportante è stare insieme e darti pace.
Maddalena gli nascondeva il viso sulla spalla e pensava che la tranquillità ormai era diventata una parola daltri tempi.
Fu proprio così.
La mamma dimenticava spesso di vivere ormai con loro e si preparava a partire ogni giorno.
– Mamma, la tua stanza è proprio qui, in fondo al corridoio!
– E perché dovrei stare nella tua camera degli ospiti? Ho casa mia!
– Sì, certo, però domani mi servi con i bambini. E la nonna non sta bene. Ti prego, resta qui
– Va bene. Ma tu non credere che durerà. Ho la mia vita anchio!
– Lo so, mamma, hai ragione.
– Ma che ne vuoi sapere tu, Maddalena. Alla tua età!
Se non fosse stato per la nonna che le dava una mano, Maddalena sarebbe impazzita molto prima.
– Nonna, ma davvero non ricorda niente?
– Ma va, Maddalena. Ricorda eccome. Soprattutto le cose di tanto tempo fa. Ti dirò: si ricorda anche quello che io ho dimenticato. Ora capisco quanto poco tempo le ho dedicato. Una volta era diverso, tra lavoro e casa: ci vedevamo un paio dore, e bastava. Adesso, con te, sono diventata davvero mamma. Tu sei il mio primo vero progetto. Ma tua madre Quanta sofferenza ho lì. Quanto vorrei recuperare almeno una parte di quel tempo Forse quello che succede ora serve a questo: che mi perdoni. Me, tuo padre, questa vita complicata. Quando tua madre mi guarda con quello sguardo strano e cerca di ricordare chi sono, vedo che non soffre più. Sorride, finalmente. Fa paura, bambina ma forse va bene così. Perché ogni mamma vuole, anche solo per qualche minuto, vedere suo figlio felice. A volte ho limpressione che adesso sia felice. È giovane, sana, ha tutta la vita davanti. Lamore, te, e perfino le ombre che deve ancora conoscere. Come si sopravvive a tutto questo, Maddalena?
– Non lo so, nonna davvero.
Maddalena vedeva quanto fosse dura per la nonna, sapere che sua figlia la stava lasciando pian piano per un mondo dove nessuno poteva seguire. Spesso, trovandole abbracciate, una seduta a terra, laltra sulla poltrona, le chiedeva piano:
– La porto in camera?
– No Lasciale insieme, manca poco ormai
La nonna se ne andò un anno dopo, quando Maddalena capì che la loro vita non sarebbe più tornata quella di prima.
– Abbine cura, Maddalena! Proteggila, più che puoi. Io non ce la faccio più
Maddalena annuiva, mordendosi il labbro, cercando di non far vedere alla nonna fragile e magra tutta la sua paura di restare sola di fronte a quello che accadeva.
– Non pensare più a lei come alla mamma. Sai, si dice che gli anziani tornino bambini. Ed è vero. I bambini vivono col cuore, non con la testa. Ti prego, trattala da bambina. Volele bene. Se vorrai gridare dalla disperazione, fallo! Ma non davanti a lei. E, dopo, ricordati cosa ti ho detto: voglile veramente, veramente bene. Così come vorresti che i tuoi figli lavessero per te Giuralo.
– Lo giuro, nonna
Quante volte Maddalena avrebbe ricordato quelle parole? Innumerevoli. Anche ora.
Guardò lorologio, sospirò, prese la borsa. Portafoglio, chiavi, ombrello. Tutto a posto. Si parte! Il grande dalla palestra, il piccolo da scuola, poi via al supermercato. Le banane. Quelle piccole, come piacciono alla nonna.
Perché la mamma, vedendole, avrebbe pensato come sempre accadeva che la nonna Ada fosse ancora viva. Che bastava fare due passi in corridoio senza dare retta allo sguardo interrogativo della signora che lassiste. Aprire la porta del soggiorno, trovare quella poltrona che non centra nulla con larredo, e che resterà lì finché qualcuno la ricorderà. E brontolare:
– Maddalena! Ma vuoi almeno pulirla, questa poltrona? Quante volte te lo devo dire? Hai preso le banane? La nonna Ada sta per arrivare. Aspetta le sue banane.
– Ma certo, mamma! Siediti che ti porto il tè.
E la poltrona si riempirà ancora una volta. E per qualche istante, ancora, ci sarà modo di posare la guancia sulle mani amate. Di incrociare quello sguardo severo, ma tenerissimo. E rispondere col sorriso alleterna domanda:
– Maddalena, che hai in testa? Dovè il tuo pettine? Portamelo, che ti sistemo io È già tardi Si va a dormire! E domani: crema di semolino o frittelle a colazione?






