Inaspettato e imprevisto
«Urlaci pure finché ti pare! Ti ho partorito solo per mia disgrazia, ecco la mia croce!» udì Dalila la voce ubriaca della vicina del piano di sopra, appena entrata nel palazzo.
«Mamma-a-a-a» seguì subito il pianto prolungato di un bambino, e il cuore di Dalila si strinse, come sempre, per quella pena insopportabile.
«Ti ho detto di tacere! Zitta subito! Che diavolo vuoi?» urlò di nuovo la vicina Natalina, seguito da un tonfo di qualcosa caduto per terra.
«Mamma-a-a-a» riprese il pianto del bambino.
Dalila passò cautamente davanti alla porta del suo appartamento e salì alcuni gradini. Nella mente, le girava lidea di bussare alla porta della vicina e offrire aiuto, ma esitò…
…Dalila si era sposata presto, a diciotto anni. Per amore, così credeva allora. Ma la felicità coniugale era stata ben diversa da come se lera immaginata. Dopo appena un anno di matrimonio, capì di aver sbagliato tutto. Il marito tornava tardi la sera, spesso allalba, decisamente brillo.
Allinizio la ragazza sopportò, come è comune, pensando che le cose sarebbero migliorate. Ma le speranze si rivelarono vane. Un giorno, Dalila si ritrovò protagonista di un romanzo da quattro soldi. Tutto accadde secondo copione: tornò a casa inaspettatamente e trovò in bagno una bionda avvenente.
Non fece scenate. Raccolse in fretta le sue cose e se ne andò. Il marito non cercò di trattenerla, né di scusarsi. Dalila camminava sul marciapiede con la borsa in mano, senza sapere dove andare.
Avrebbe potuto raggiungere la madre. Stava per chiamarla per avvisarla, ma poi ci ripensò. A casa cera il patrigno e i due fratellini minori in un bilocale stretto. Non cera spazio per lei. Amiche intime, poi, non ne aveva.
«Andrò in albergo, domani troverò un appartamento in affitto» mormorò tra sé.
I fari di una macchina che passava illuminarono il marciapiede.
«Signorina, ha bisogno di aiuto?» una voce sconosciuta la raggiunse.
Si voltò. Dallauto sporgeva un uomo sulla quarantina che la guardava interrogativo.
«No, no» Dalila scosse la testa e affrettò il passo.
Proseguì per qualche metro. La pioggia, prima un gocciolio, sintensificò. Per sua sfortuna, non cera un negozio aperto nelle vicinanze.
«Signorina, salga in macchina. La porto dove vuole.» la stessa voce di prima.
«No, grazie è vicino, arrivo da sola.»
«E allora la accompagno comunque. Piove, fa freddo, e lei non è vestita per questo tempo. Si ammalerà, glielo dico da medico.»
Dalila cedette e salì in auto. Il cuore le batteva forte per lagitazione.
«Dove va?» chiese luomo.
«Io»
«Non lo sa?» intuì lui, guardando la borsa bagnata che Dalila aveva posato sui piedi.
La ragazza abbassò lo sguardo. Sentì le guance ardere, segno che stava arrossendo.
«Sa cosa? Venite a casa mia!» propose improvvisamente luomo, invertendo la marcia.
Il cuore di Dalila accelerò ancora di più.
«Non mi guardi con quegli occhi spaventati. Non si preoccupi, non sono un maniaco. La porto da me, poi vado al lavoro. Ho il turno di notte in clinica. Domani vedremo come sistemarvi. Ah, mi chiamo Sergio Domenico. Sergio, per gli amici. E lei?»
«Io sono Dalila» rispose, rimproverandosi internamente per il comportamento goffo.
Minuti dopo, Dalila era sul divano sotto una coperta calda, sorseggiando un caffè. Sergio, come promesso, era partito per il turno. La ragazza si trovava sola in un appartamento sconosciuto. Dallarredamento, capì che luomo non aveva moglie.
Aprì un sito di annunci e cercò un appartamento adatto. Scrisse ad alcuni proprietari. Nonostante lora tarda, ricevette una risposta. La mattina dopo aveva già fissato un appuntamento. Poi si coprì e si addormentò.
Allalba si svegliò con la sveglia. Il suo salvatore era già tornato: dalla cucina proveniva laroma del caffè appena fatto.
«Buongiorno!» Dalila entrò in cucina.
«Buongiorno! Come va?» chiese Sergio con un sorriso.
«Bene. Oggi vedrò un appartamento.» rispose lei, ormai più a suo agio.
«Se ci sono problemi, sono qui.»
«No, grazie. Mi ha già aiutato abbastanza.»
«Sono un medico. Aiutare è il mio mestiere. Beviamo questo caffè, prima che si freddi.»
…
Dalila prese un giorno di permesso per sistemare laffitto. Incontrò la padrona di casa: un monolocale accogliente vicino al lavoro, a un prezzo ragionevole. Firmò il contratto e quella sera stessa si sistemò.
Lunico difetto lo scoprì dopo qualche giorno: la vicina Natalina e le sue rumorose compagnie, feste che finivano ben oltre la mezzanotte.
«Allora, lha comprato questo appartamento?» chiese unaltra vicina un giorno.
«No, solo affittato.»
«Meglio così! Che disgrazia comprarlo, con quella lì sopra. La chiamiamo Natalina lalcolizzata.»
«E il marito?»
«Ma figurati! Che marito! Ha quattro figli, ognuno da un uomo diverso. Una bella tipa! Non lavora, vive di sussidi. I più grandi li hanno portati in orfanotrofio, poi dati in affido. Ma lei non impara! Ne ha fatto un altro e ora lo sgrida tutto il giorno!»
«Sì, lho sentito»
«Vado a fare la spesa!» la vicina fece un gesto verso la finestra di Natalina, come a dire che non aveva intenzione di impicciarsi.
Dalila si avvicinò alla porta. Stava per suonare quando questa si spalancò di colpo. La ragazza trasalì e fece un passo indietro.
«Che vuoi? Chi sei?» gridò Natalina.
«Sono la vostra vicina» rispose Dalila, fissando la donna disfatta.
«E allora? Sei venuta a lamentarti dellacqua che ti è scesa giù?»
«No, no Volevo solo sapere se avete bisogno di aiuto.»
«Aiuto? Sei dei servizi sociali?»
«No, la vicina. Ho sentito piangere il bambino»
«Questo moccioso urla tutto il giorno. Ascolta, hai duecento euro da prestarmi?»
Dalila aprì il portafoglio e le porse due banconote.
«Oh, perfetto! Torno subito!» Natalina sbatté la porta e corse giù per le scale.
Dalila rimase immobile per qualche secondo, poi decise di entrare. Lappartamento era in un caos totale. Attraversò il corridoio: in cucina non cera nessuno. Nella stanza accanto, vide un bambino piccolo raggomitolato su una poltrona.
«Chi sei?» chiese lui, spaventato.
«Sono Dalila, la vicina di sotto.» rispose con dolcezza.
«Dovè la mamma?»
«È andata al negozio. Tu come ti chiami?»
«Matteo.»
«Hai fame? Aspetta qui, ti porto qualcosa.»
IlDalila e Sergio adottarono il piccolo Matteo, e insieme formarono una famiglia piena d’amore, trovando finalmente quella felicità che per tanto tempo era sembrata solo un lontano sogno.






