Resta ancora un po, nonno.
Sto qui, amico mio, seduto in una casa così grande e vuota che ogni rumore sembra un tuono, con i soffitti alti, le tende appoggiate un po a caso sulle finestre, i termosifoni e i tubi a vista che odorano di polvere vecchia.
E pensa, le chiavi me le ha date la vicina. Giro per le stanze con la valigia ancora in mano, butto locchio in bagno sembra enorme, ma abbandonato da anni poi arrivo in salotto, apro il balcone e mi lascio cadere su una poltrona larga così.
Ragazzi, questa casa è proprio bella, molto meglio di quello che mi immaginavo. Ma lasciata andare, è vero. Ci sono almeno cinque camere? Eppure, sembra impossibile poterci vivere senza prima dare una bella sistemata.
Resto seduto qualche minuto, guardo fuori dal finestrone, verso il cortile. Ho il dubbio che, con il traffico di Milano, occhio che magari ho parcheggiato nei piedi a qualcuno. Però intanto, laggiù vicino alla mia Fiat, posto ce n’è ancora. Devo solo scendere a riprendere la borsa.
Qui dovrò restare per più di un mese, fino a fine ferie. E non sarò nemmeno da solo.
A dire la verità, lidea di mettere a posto due stanze in due giorni svanisce quando vedo lo stato della casa: finestre grigie e altissime con vasi di fiori morti, pesanti tende impolverate, la vasca piena di ruggine e i tubi vecchi. Il soffitto ha le stucchi decorativi ma tutti spaccati, un lampadario di cristallo opaco, che qualcuno ha cercato di coprire con uno straccio contro la polvere. Il parquet scricchiola e si è allargato in punti strani. I mobili: una cucina con una vecchia cucina economica, una lavatrice anni ’80, il frigorifero storico Zoppas da lavare bene, che il giallo di anni di mancata pulizia non va via col pensiero. E poi, davvero, cè polvere su tutto, mista a sabbia.
Passo nello studio, buio e pesante, con una magnifica scrivania scura e librerie fino al soffitto. Levo le tende di velluto blu e sul tavolo, insieme a un portapenne di pietra e a una penna color malachite, cè un calendario fermo a: 12 gennaio 1995.
In questa casa, il tempo si è fermato.
Neanche la camera sembra più accogliente: dal mobile esce cascata di vestiti, si è rotta una mensola, termosifoni arancioni, tende tirate su… Apro un cassetto alla cieca, trovo una vecchia scatola, la apro, e quasi salto indietro.
Ma dai! mi scappa.
La scatola è piena zeppa di oro: anelli, bracciali, catenine, orecchini… Quanti soldi ci sono qua dentro! Roba pesante, orecchini in ambra e cose di valore… Il primo lampo di follia “mi scappa una fede in tasca…” Un paio di pezzi chi se ne accorgerebbe?
Però mi passa subito. Se nemmeno i vicini hanno mai toccato nulla… E se ci fosse un elenco, addirittura una telecamera nascosta? Butto l’occhio. Ma figurati, qua l’elettricità non cè nemmeno.
Rimetto la scatola a posto, chiudo il cassetto, trovo linterruttore generale in corridoio la luce torna.
Almeno posso caricare il telefono. Scendo a riprendere la borsa e dopo poco crollo addormentato su un letto enorme, che cigola ogni volta che mi muovo. Guida tutto il giorno, amico, lascia il segno.
***
Pronto, parlo con Matteo Sergio Cattaneo? voce da signora anziana.
Sì, sono io, mi dica
Matteo Sergio, figlio mio, che gioia sentirti! Sono Sofia Maria Vitali, faccio la badante qui, mia nipote mi ha aiutata a trovarti. Cè il tuo nonno qui Cattaneo Leone Giovanni. Posso chiamarti Matteo, vero? Sai, letà
Certo, mi chiami Matteo.
Sei lunico nipote che gli è rimasto, sai? Non parla quasi mai, sta male, ma ti aspetta. Non vedeva lora che ti trovassi Forse
Mi scusi, lei come ha detto che si chiama?
Sofia Maria.
Sofia Maria, la ringrazio davvero della cura, ma io quasi non lo conosco. Parla di mio nonno paterno? I miei si sono separati che avevo quattro anni, io…
Lo so, lo so… Tuo padre ormai non cè più da un po. E anche tua madre è mancata da poco, pace allanima sua. Era venuta a trovarci, sai.
Cosa? Mia madre? Ma non è possibile! Deve esserci un errore…
No-no, dico sul serio… Solo che se nè andata via in fretta, poverina. Forse non ha fatto in tempo a dirtelo o magari non ha voluto parlarne… Ma è stata qui, la tua Mariella. Una donna a modo, tenera. Un vero dispiacere…
Scusi, sta dicendo che… mia madre?
Sì, sì. Era venuta. Matteo…
Vuole che io passi di lì? Ma non posso. Sto troppo lontano, cè il lavoro…
Certo-certo, capisco… Però la questione è questa: Leone Giovanni, tuo nonno, ha ancora lappartamento a Milano, grande, sai? E cè gente il vice-direttore del nostro istituto, per dire che spinge per convinverlo a firmare per lasciarlo al ricovero. Gente poco raccomandabile, credimi. Ho paura…
Vorranno prenderselo. Per me nonno è uno sconosciuto. Faccia come crede.
Lei però va avanti, come se non avessi detto niente.
Adesso lui parla poco, però sai come sono queste cose. Per legge non potrebbero, ma troveranno il modo. E lui sperava di lasciarla a te, quella casa, se solo tu volessi. Ne ha fatto un cruccio. Sogna di tornarci unultima volta. Ormai le gambe non gli reggono più Ho pensato: devo trovare suo nipote, e fortuna che ci sono riuscita.
Va bene, ci penso. Questo è il suo numero?
Sì, chiamami quando vuoi…
Sembra una scena da film: uneredità che mi piomba addosso. Ma non ci credo, neanche un po.
Mia madre mi aveva detto una sola volta che mio nonno era gente dura. Quando è morto papà, lei era già separata, ma mi ricordo i suoi commenti: Il nonno tuo ha rovinato anche suo figlio.
Non ci ho mai creduto che fosse tornata a trovare quel padre che le aveva dato solo rogne, a meno che non lo abbia fatto per la casa. Magari sperava che restasse a me?
Dovresti andare a Milano, figliolo Sentivo spesso queste parole da lei.
E in effetti, per me avrebbe fatto di tutto. Mi adorava.
Un appartamento a Milano! Eh…
Mamma ne aveva parlato: il nonno era uno importante nel partito, la casa era in centro, bellissima. Quando papà la portò a conoscere i suoi, si perse tra le stanze. Non aggiunse altro, perché si erano lasciati presto e io sono cresciuto in provincia di Alessandria, con i miei nonni materni che erano eccezionali. È grazie a loro se avevo comprato la mia casetta col mutuo. Ma la fregatura in due nomi, mio e della ex-moglie. Quei dieci anni insieme, sempre a discutere… e poi si è sciolto tutto. Mia figlia è rimasta con la suocera, mia moglie di occuparsi della bambina non ne voleva sapere.
Per la casa, causa, liti… alla fine io mi sono preso uno stanzino minuscolo da 14 metri e una cucina-entratina microscopica. Al tempo non mi importava niente, volevo solo avere un tetto. Quando ho realizzato che era impossibile viverci veramente, ho iniziato a risparmiare su tutto: alimenti, bollette, cibo, benzina
E lei che continuava a chiamare per chiedere altri soldi per la figlia, che gli alimenti erano solo briciole. Però con Giulia, la bambina, ci sono sempre stato, la portavo nella mia tana per le ferie, la coccolavo.
Papà, tanto una casa nuova mica la compri così, con tutti questi dolci
Eh, hai ragione
E ora mi trovo qui, a sognare una casa a Milano, ma senza davvero crederci.
Dopo averci rimuginato su per tutto il giorno su un altro lavoro di piastrelle, alla fine lho richiamata.
Sofia Maria, sono Matteo. Mi spiega ancora cosa vuole nonno?
Lei, felicissima. Mi racconta che nonno sta male, ma sogna di rivedere la sua casa almeno una volta; vorrebbe abbracciare il nipote, anche se non lo dice. Lei però lo ha capito.
*
E così, tra un calcolo e laltro, mi sono deciso: vado a Milano, amico mio, sì. Persino io, a me stesso, non riesco più a nasconderlo: ci vado per lappartamento.
E qui, tra queste mura, sulle vecchie foto, ho visto per la prima volta nonno e nonna. Lui imponente, grassoccio, aria poco simpatica. La nonna era più carina, e mi ricordava persino la mia Giulia.
Mi tocca riportarmi a casa questo vecchio sconosciuto, domani mattina, direttamente dal ricovero. In questo posto lasciato andare.
Vado in cucina, giro il rubinetto del gas. Il gas cè, ma lodore ha qualcosa che non va. Per sicurezza, meglio chiamare subito i tecnici, questa casa è ferma da ventanni almeno. Dal 95? Dimentico sempre di chiedere a Sofia Maria da quanti anni sta lì, il nonno
Mi bussa alla porta la vicina, quella che mi aveva dato le chiavi.
Sicuro che non funziona niente qui. Vuoi un tè?
Siamo finiti nella sua bella cucina luminosa.
Io il nonno tuo non lho mai conosciuto, le chiavi di casa gliele aveva lasciate mia suocera. Noi siamo arrivati molto dopo. Ora lappartamento lo dovranno vendere, pensiamo. Siamo qui con la famiglia di mia figlia.
Da quanto tempo sta in casa di riposo?
Mah, almeno quindici anni, forse di più. Noi abitiamo qua da dodici. Mia suocera ogni tanto andava a bagnare le piante, dava una spolverata, ma poi basta. Il padrone di casa non torna, ormai. Deciso che casa andrà venduta. E io tra lavoro e figli, neanche più il tempo di passare di là.
Quindi non conosceva mio nonno davvero?
No, solo qualche racconto. Però mia suocera lo stimava, anche se un po lo temeva. Era decisamente un uomo daltri tempi. Era stato al Ministero, mentre noi solo gente normale. La casa era del padre di lei, che era capitano di nave, cè una storia di famiglia dietro ma ormai… non ricordo più.
Sa darmi il numero della compagnia gas? Avrei bisogno…
Certo, lo cerco subito mi fa, ma poi si ferma, Ma davvero lo porta qui da lei? Quanti anni avrà ormai?
Non lo so Lho saputo solo ora. E sì, lo porto qui. Per un mese, al massimo un mese e mezzo, finché dura il mio permesso.
Mi fissa con un po di sospetto.
La vecchiaia, a volte, è pesante. Basta che sia tutto a posto… di testa…
*
I tecnici del gas quel giorno non sono arrivati, erano in emergenza da qualche parte. Allora esco, sono andato al bar, mi sono preso qualcosa al volo, spesa di cose per pulire, giusto il necessario.
Domani avrei preso la macchina, direzione Brianza, dove cè la casa di riposo per anziani. Ho già chiamato Sofia Maria; lei agitata, continuava a dirmi che non serviva comprare nulla, che a vestiti e roba per il nonno pensavano loro.
Non avevo capito nemmeno di cosa parlasse di preciso. Portare il nonno, il suo borsone, basta. Che altro gli serve a un vecchio, alla fine? Magari pensiamo strada facendo, va bene così.
Parto la mattina presto, in auto verso quellistituto. Beh sì, penso ancora: magari con un solo incontro gli scatta qualcosa dentro, al vecchio. Gli anziani sono sentimentali. Mi vede e decide di lasciarmi la casa… Figurati! Ma se invece a quelli dentro piace giocare sporco e lo raggirano, magari la mia presenza darà una speranza in più. Alla fine, anche se pesasse il viaggio a vuoto, vuoi mettere vedere Milano, la Triennale, qualche negozio di elettronica, la città? Ok, un rischio. Ma sogni non facciamone troppi, che tanto i miracoli non esistono.
Il ricovero è piccolo, un edificio lungo di due piani. Giardino curato, panchine, aiuole, sbarra e guardia allingresso. Sembra accogliente.
Dentro mi aspetta già Sofia Maria, tutta capelli bianchi e ricci ribelli.
Matteo Sergio io ero tanto in ansia. Ora vede, andrà dal direttore, non dica che sono stata io a chiamarla. Dica che il nonno lha cercata. Parla poco, ma può dire di sì e basta
Sofia Maria, ma è stato davvero lui a chiedere di tornare? Io, un po scettico.
Sì, davvero. Poi le spiego Ora vada dal direttore. Ha il certificato di nascita?
Lì in ufficio, tra la dottoressa e il direttore, si mettono a spiegarmi per bene le condizioni il nonno difficilissimo, malato, non autonome di niente. Nella testa ho sempre solo un pensiero: temono per la casa e non si fidano di me.
Va bene, lo prendo io, gestiremo tutto, ci proviamo provo a sembrare deciso, uno che non si tira indietro.
Scelta sua… il dottore quasi mi compativa, Aspetti, le prepariamo tutti i documenti. Nel frattempo, vada da suo nonno.
Sofia Maria si fa il segno della croce e mi dice di restare in corridoio: Aspetti qui.
Intanto studio una bacheca, qualche pianta, quando… improvvisamente, il vero evento: un nonnino secco secco sfreccia nel corridoio sulla sedia a rotelle elettrica come se qualcuno ci giocasse alla Play. Mi piglia un colpo! Pareva telecomandato. Frana davanti a un muro, gira e si avvicina a me.
Ecco la Formula 1 della casa di riposo… penso. Ma questo chi è?
La mano destra sul joystick, le gambe coperte, tuta da ginnastica nera, calzettoni di lana, coppola grigia. Il viso sembra una mela cotta, la barba lunga, il naso rosso, lo sguardo basso e duro.
Mi giro e trovo una ragazza col borsone.
Leone Giovanni, deve aspettare! sospira stanca, lo blocca con la cintura, lo copre col plaid.
Si sistema, non risponde alla ragazza, mi fissa e basta.
Ecco, quindi è lui il mio nonno. A confronto con le foto appese in casa, è un altro uomo: sulle foto era robusto, elegante, serissimo. Ora vedo solo un vecchio magro, mani scure come di legno, quasi finte.
Ciao, provo a sorridere.
Nessuna risposta.
Ora Sofia Maria sta raccogliendo le ultime cose lì. I pannolini li ho già messi nelle borse, ma tanto lui si rifiuta. linfermiera mi informa come se lui non ci fosse, Non lo lasci scappare in giro, per favore. Fino a che non firma, è responsabilità nostra. Intanto si faccia una passeggiata.
Lei se ne va. Io sono in tilt. Il nonno, testa giù, nemmeno si muove.
Porto la sedia fino alluscita senza dire una parola. Ma poi mi fermo, lo giro verso una panchina e mi siedo davanti, guardandolo fisso.
Eccomi qua, nonno. Mi ha trovata Sofia Maria, sono venuto. Lo scruto, ma lui fissa solo la sua mano sulla leva della carrozzina. Boh. Non so neanche se capisce e sente.
Ma mi senti? Ohé! Quasi urlo, niente.
Sembra impassibile. Ma mi sembra di scorgere un mezzo sorriso, un sorrisino beffardo, minuscolo.
Ahi… mi viene unidea. Mi alzo, mi metto dietro di lui, distante, e urlo:
RETROMARCIA!!
La carrozzina parte come fosse a motore, indietreggiando di colpo. Per poco non me ne va addosso! Balzo indietro.
STOP! Si ferma di schianto, Ora gira là, verso le altalene! indico.
Però nonno ci pensa, esita, poi prende il via e gira… Ma non verso di me: sbanda dallaltra parte, velocissimo, e io a inseguirlo calpestando le aiuole. Lo blocco per la maniglia.
Alt! Calma, sei uno sprint, nonno… respiro affannato. Sì, con lui di noia non ne avrò mai.
Giro ancora con la carrozzina intorno al giardino e realizzo che mi sto infilando in unavventura che non conosco. Cosa ne so davvero, io, di assistere anziani e malati? Niente! Ora mi affideranno tutti quei documenti, diventerò responsabile…
Quasi, quasi torno indietro e dico che non me la sento. Ma poi? Persa per sempre anche la casa?
No, devo restare. Sofia Maria dice che il nonno vuole vivere di nuovo in casa sua, fosse solo per un po. Per un mese ne varrà la pena, una casa così… Magari arrivo tardi. Ci sarà un testamento? E i documenti dove sono?
La caposala prende la sedia, io firmo decine di carte, fogli, deleghe: carta didentità, tessera sanitaria, libretto, certificati su certificati.
Cosè questo?
Documenti di Leone Giovanni Cattaneo. Garage, casa in campagna, appartamento. Tutta la cartella. Firmi tutto, la conservi e la riporti Ricordi, lui è stato dichiarato interdetto anni fa, nessun atto può essere firmato da lui. Un assistente sociale verrà a trovarvi. È la legge
Testamento, niente. Quattro borsoni, la carrozzina a pena entra nella macchina. Nonno davanti, sembra uno straccio. Abbiamo fatto veloce a caricarlo.
Matteo caro, i pannoloni non darglieli, si arrabbia. Ci prova lui! Sofia Maria è commossa, La pappa frullata, niente carne. Tutto scritto qui, anche la dieta. Da noi si alza ancora da solo, magari anche lì ah, per le punture si arrabbia ma ci vuole, di notte lo calmo così, asciuga una lacrima, Quasi come un figlio ormai…
Ma cè qualcosa che non lo fa arrabbiare? ormai perdo anche la pazienza io.
Mi fa pena sai? Lui bravo, però qui non lo capiva nessuno, solo io ho imparato a stargli dietro… Fammi sapere, di giorno, di notte, quando vuoi… Per me è come un parente.
La sbarra si chiude, Sofia Maria ci saluta piangendo, io sospiro. Mentre guido penso solo alla casa: che vuol dire che è stato interdetto? Boh, mi informerò. Tanto a questo punto, quella casa è tutto quello che mi interessa.
Il nonno intanto si affloscia guardando fuori dal finestrino, mentre la strada taglia il bosco.
Ci riusciamo forse. Magari senza troppi aiutanti, verrà meglio. Forza e accendo il motore.







