Una nonnina di nome Fiorenza aveva preso con sé un cucciolo di cane pastore abruzzese. Il cagnolino cresceva a vista docchio, e la sua missione era proteggere tutto il podere. Ingoiava una bacinella di pappa in un battibaleno, si grattava la schiena contro la vecchia staccionata di legno così forte che questa si era tutta storta, e talvolta cercava addirittura di acchiappare la nonnina con uno strattone quando lei passava vicino. A un cucciolo del genere bisognava pur dare qualcosa con cui svagarsi almeno ogni tanto.
Poi, Fiorenza è mancata. Non certo per colpa del cane; semplicemente, non è arrivata ai novantanni. Così figli e nipoti sono accorsi nella casa di campagna in provincia di Siena, dove aveva abitato la nonna. E lì, in mezzo al cortile, seduto con aria maestosa alla catena, stava il cane. E dai suoi occhi era chiaro che gli ospiti erano più che benvenuti. Dopotutto, mica vengono ogni giorno a trovarlo intere scorte di vitamine e piatti prelibati.
Tutti si sono messi a discutere su cosa farne. Sopprimerlo, che dispiacere. Starci vicino, una paura enorme. Lasciarlo libero, non sarebbe giusto né umano. Il mondo non merita una tale prova. Allora la decisione: regalare il cane a qualcuno dal cuore grande. Se fosse servito, erano persino disposti ad aggiungere qualche euro.
Hanno trovato un uomo di nome Renato, che aveva sempre sognato di nutrire un cane con bacinelle colme e grattargli dietro le orecchie con un rastrello. Che psicologie strane hanno certe persone. Così hanno chiamato il veterinario.
Il piano era chiaro: sedare il cane, trasportarlo velocemente nella nuova casa, fare il segno della croce sul nuovo padrone e accendere una candela al Duomo per la sua salute magari anche una per lanima, perché non si sa mai.
Allora fissata, è arrivato il veterinario con la carabina. Tutti i veterinari sono coraggiosissimi! Ha caricato la carabina con una siringa piena di sonnifero e, con un colpo solo, ha mandato il cane nel Regno di Morfeo. Lo hanno staccato dalla catena, adagiato su un vecchio telo cerato e trascinato via.
Hanno caricato il cane nel bagagliaio, collegato direttamente allabitacolo della Multipla. Davanti, ha voluto sedersi il veterinario. Del resto, il professionista deve viaggiare comodo. Al volante il nuovo padrone, Renato. Dietro, tutta la famiglia di Fiorenza, ammucchiata. Si chiacchierava e ci si faceva coraggio, quando ecco che il cane comincia a destarsi.
Alza la testa e guarda con curiosità intorno. Dappertutto, gente seduta e attenta. Il veterinario occhi spalancatissimi. Renato pure. Neanche uno sguardo alla strada davanti a sé; in quel momento poco glimportava del fatto che stesse guidando.
Che esperienza interessante, pensò il cane.
Chissà se cè un paradiso, pensarono i presenti.
Allora il cane si mise a strusciarsi tra i sedili, avvicinandosi alle persone. Senza indugi. Mentre Renato tentava inutilmente di aprire lo sportello per buttarsi fuori dallauto (tanto che gli importava della guida, in quel momento). Il cane decise e diede a tutti una vigorosa leccata. Ai parenti della nonna in fondo, erano di famiglia. A Renato, lanima gemella. E anche al veterinario. E pazienza se quello lo aveva appena sedato con una fucilata. Mica sono le persone il problema, ma le sciocche paure.
Così scoprirono che, riguardo al cane feroce, si erano proprio sbagliati. Fecero il resto del tragitto tutti inzuppati. Dallalto, per la cascata di baci bavosi. Dal basso, perché, quando il cane si risvegliò, lemozione li aveva travolti come unonda.
Oh, la mia amata casetta di campagna e il suo pezzo di terraQuando finalmente arrivarono a destinazione, nessuno voleva più scendere per primo. Tra risate incredule, abbracci e sospiri di sollievo, il grande pastore abruzzese scese dalla macchina trotterellando, la coda alta e serena, coi baffi ancora umidi e un sorriso nella voce. Renato, con le gambe che gli tremavano come gelatine di frutta, si accovacciò per abbracciarlo, e il cane lo accolse posandogli il musone tra le braccia, come se fossero amici da sempre.
Fu allora che tutti capirono ciò che la nonna Fiorenza aveva già intuito anni prima: bastava un gesto daffetto per domare qualunque cuore un po selvaticoe che, a volte, i legami più forti nascono proprio dai timori e dalle sorprese che si condividono. Così, davanti al cancello spalancato della nuova casa, con la campagna che respirava lenta tuttintorno, il cane prese possesso del suo nuovo regno, inaugurando la giornata con un ringhio di soddisfazione, subito seguito da una goffa rincorsa a una farfalla.
Da allora, nessuno passò più da quella strada senza fermarsi un attimo. Chi per una carezza, chi per donargli una bacinella di pappa, chi solo per strappare un sorriso guardando quel gigante che vegliava su tutti come un guardiano buono. E tra scherzi, abbai e leccate imprevedibili, nelle domeniche destate gli sembrava quasi di vedere la nonna Fiorenza seduta sotto il fico, a guardarlo con orgoglio, un po sorniona e un po complice.
E fu così che il cane feroce divenne la mascotte di tutta la vallata, e che la storia della nonna, di un cane troppo grande e di una famiglia un po spaventata, si trasformò nella leggenda più dolce e buffa dei dintorni di Siena.





