Io, Vittorio Grigori, tenevo docchio Alessandro così attentamente che lui ne era del tutto ignaro. Dopo tutti quegli anni trascorsi a ricoprire ruoli di responsabilità, ero diventato un vero professionista! Finora non cerano stati problemi: Alessandro non aveva mai portato nessuno a casa sua e non faceva nulla di sospetto. Però io sapevo bene che non si può farla franca per sempre; alla fine avrebbe inciampato. Lintuizione non mi tradiva mai.
Quella questione era importante per me, perché riguardava la mia famiglia. Ricordo bene quando la piccola Fiorenza nacque: ero deluso perché mi aspettavo un maschio, non una femmina! Non lho mai mostrato, ma dentro di me ribolliva lemozione di avere una bambina. Ero pronto a diventare papà di una ragazzina, ma adesso con chi avrei potuto parlare da uomo quando le cose si sarebbero fatte dure? mi chiedevo. Chi la guiderà nella vita, chi la renderà una vera donna?
Il destino, però, ha il suo senso dellumorismo. Mi sposai tardi, il lavoro mi assorbiva e le donne non apprezzavano il mio ritmo serrato. Poi arrivò Luisa, la mia dolce metà. Con quasi quarantanni, non sognavo più di avere un figlio, ma la vita aveva in serbo sorprese.
Un giorno, senza accorgermene, la piccola Fiorenza mi conquistò del tutto. Quando mi regalò il suo primo sorriso e mi tirò delicatamente il naso con la sua manina, rimasi senza parole. Poi, un pomeriggio, la vidi entrare titubante nella stanza, agitata, e correre verso di me con un grido: Papà, papà!. La sollevai in braccio e la stransi forte. In quel istante capii che la felicità di quella bambina era la cosa più preziosa per me. Non avrei mai permesso che la ferisse.
Fiorenza rideva: Vittò, ci vizzi troppo! E io, guardando i suoi occhi scintillanti, compravo piccoli regali alle mie ragazze preferite, felice di vedere la loro gioia. Come è potuto accadere che Fiorenza crescesse così in fretta? Solo poco prima la tenevo per mano mentre la portavo allasilo, e lei mi guardava con ammirazione: Papà, sei grande! Mi compri un orsetto? Quei momenti mi facevano sentire invincibile.
Quando terminò la scuola, decise di iscriversi a un corso serale e di iniziare a lavorare, determinata a farsi da parte. Papà, è ora che diventi indipendente. Al lavoro guadagnerò subito esperienza, non ho tempo da perdere. Io ero orgoglioso della sua intelligenza e della sua determinazione.
Un giorno, Luisa sfornò una torta dal profumo irresistibile. Pensai che forse le ragazze volevano comprare qualcosa per me, ma non era così; era qualcosa di diverso, qualcosa che non avevo ancora immaginato. Fiorenza, che aveva appena compiuto ventanni, mi si avvicinò e mi disse, sorridendo: Papà, voglio presentarti un mio amico, ma non farti prendere dal panico. Era Alessandro, molto gentile, e stavamo per presentarlo a Luisa.
Luisa aprì la porta e, con un sorriso caloroso, disse: Buonasera, entri pure. Io sono Luisa Vasilini, e questo è il papà di Fiorenza, Vittorio Grigori. Io annuii, strinsi la mano di Alessandro e sentii la bocca seccarsi. Era arrivato il momento di conoscere luomo che avrebbe potuto portare via la mia unica figlia.
Una voce interiore, quella della ragione, mi sussurrò: Che vuoi, Vittorio? Non desideri la felicità di tua figlia? Alessandro è un bravo ragazzo, ha una mano forte; perché insistere che lei rimanga con te per sempre? Ma io ignorai quel pensiero. Decisi subito che Alessandro non era allaltezza di Fiorenza, punto e stop. Il piano si formò nella mia mente: avrei messo alla prova quel ragazzo e non avrei permesso che la mia figlia fosse offesa.
Passarono alcune settimane. Mi trovai sul marciapiede davanti a casa di Alessandro, seduto nella mia auto di servizio. Dopo il lavoro, quando Alessandro accompagnava Fiorenza a casa, io lo seguii silenzioso per più volte, cercando di capire se fosse davvero affidabile. Il tempo mi dava ragione a temere che, se qualcosa fosse andato storto, avrei potuto perdere la mia piccola a mani sbagliate. Fiorenza stava già preparando il suo vestito da sposa e, insieme a Luisa, discuteva dei dettagli del gran giorno.
Un pomeriggio vidi una ragazza avvicinarsi a Alessandro con una bambina al suo fianco. Con un gesto rapido prese la borsa dalla donna e, tenendo la bimba per mano, scomparvero dentro lingresso di Alessandro. Era la prova che cercavo: Alessandro non era chi diceva di essere. Eppure, qualcosa in lui mi ricordava la mia giovinezza, aperta e sincera. Forse avevo esagerato con il sospetto professionale?
Fiorenza mi accolse al suo ritorno con entusiasmo: Papà, tra una settimana il nostro matrimonio! Abbiamo prenotato il ristorante con Alessandro, sono così felice. Io la guardai, confuso, e mi sentii improvvisamente imbarazzato per aver spiato il futuro sposo della mia bambina. Poi Fiorenza continuò: Papà, i genitori di Alessandro arriveranno domani sera. Verranno a conoscerci e staranno a casa sua. Stasera verrà anche la sorella di Alessandro, Natália, con la sua bambina, perché il marito è in viaggio di lavoro.
Il giorno del matrimonio, io ballai con Luisa come se fossi di nuovo giovane. Decisi di lasciare da parte i sospetti, di non mischiare più lavoro e vita privata. Un anno dopo, la mia adorata Fiorenza mi regalò un nipotino, Sergio. Il nuovo nonno, commosso, pianse di gioia. I sogni si realizzavano: avevo finalmente qualcuno con cui parlare da uomo e condividere le faccende di casa, e Alessandro si rivelò un genero davvero eccezionale.
Il piccolo Sergio cresceva forte, gridando a squarciagola. Presto iniziò a parlare, a volte balbettando, ma già era la gioia più grande della nostra vita. Decisi di non raccontare a nessuno del periodo in cui avevo controllato Alessandro; qualche segreto è meglio tenerlo tra amici e parenti.
E così, con la famiglia riunita, la vita scorreva serena, tra risate, brindisi e sogni che si avveravano.






