Alessandro si era sposato a ventiquattro anni. Sua sposa, Ginevra, ne aveva ventidue. Era lunica figlia più giovane di una coppia di professori: il padre docente alluniversità e la madre insegnante di scuola elementare. Poco dopo il matrimonio nacquero due figli maschi, piccoli e vivaci, e qualche tempo più tardi una bambina.
La suocera, Maria Antonietta, andò in pensione e si dedicò ai nipoti. Con Alessandro il rapporto era sempre stato curioso: lui la chiamava solo per nome e patronimico, Maria Antonietta, mentre lei rispondeva con un freddo e formale Lei, usando sempre il suo nome completo. Non si litigavano, ma in sua presenza Alessandro si sentiva sempre distante e a disagio. Daltronde, Maria Antonietta non approfondiva mai le discussioni, parlava con lui in modo estremamente rispettoso e manteneva una netta neutralità nei confronti del rapporto con sua figlia.
Un mese prima, lazienda dove Alessandro lavorava a Milano fallì, lo licenziarono. A tavola, Ginevra, con tono preoccupato, gli disse:
Con la pensione di tua madre e il mio stipendio non ce la faremo, Alessandro. Trova subito un nuovo lavoro.
Facile a dirsi: trova lavoro! Trenta giorni passati girando per le strade, senza nulla da offrire. In preda alla frustrazione, Alessandro calciò una lattina di birra caduta a terra. Per fortuna la suocera rimase in silenzio, ma i suoi sguardi divennero sempre più carichi di significato.
Prima delle nozze, Alessandro aveva per caso sentito una conversazione tra madre e figlia:
Ginevra, sei sicura che sia lui la persona con cui vuoi passare tutta la vita?
Mamma, certo!
Mi sembra che tu non stia pensando a tutta la responsabilità. Se solo avessi avuto mio padre vivo
Basta, mamma! Ci vogliamo bene e tutto andrà bene!
E i figli? Sarà in grado di mantenerli?
Lo farà, mamma!
Non è ancora tardi per fermarsi, riflettere. La sua famiglia
Mamma, lo amo!
Ah, se solo non dovessi mordere i gomiti!
Alessandro, con un sorriso amaro, mormorò: È giunto il momento di mordere. La suocera lo osservava come se fosse una scena al mare.
Non gli veniva voglia di tornare a casa. Sentiva che sua moglie lo confortava solo a parole, Domani andrà tutto bene, mentre la madre di lei sospirava, giudicando in silenzio, e i bambini, con un sorriso birichino, chiedevano: Papà, hai trovato lavoro?. Sentire tutto ciò ancora una volta era insopportabile.
Così passeggiò lungo la passeggiata di Rimini, si fermò su una panchina in un piccolo parco, e più tardi, quando la notte calò, si diresse verso la casa di campagna che la famiglia possedeva dalle prime settimane di maggio fino allautunno. La villa, in una contrada toscana, aveva una sola finestra accesa: la camera di Maria Antonietta. Silenzioso, si intrufolò lungo il sentiero. Un sipario tremò; Alessandro si sedette, cadendo con la parte posteriore del corpo contro un ceppo.
Maria Antonietta sbucò fuori:
Da quanto tempo non cè Alessandro? Hai chiamato, Ginevra?
Sì, mamma, ma la linea è occupata. Forse non ha ancora trovato lavoro, perciò è sparito da qualche parte.
La voce della suocera si irrigidì:
Ginevra, non osare parlare così del padre dei tuoi figli!
Oh, mamma, davvero? Mi sembra solo che Alessandro sia un fannullone e non cerchi proprio lavoro. È da un mese che sta a casa, appeso al mio collo!
Per la prima volta in sei anni, Alessandro udì la suocera battere forte il tavolo con il pugno e alzare la voce:
Non osare! Non parlare così del tuo marito! Cosa hai promesso quando ti sei sposata? di stare al suo fianco nella salute e nella malattia! di sostenerlo!
Ginevra balbettò una frase veloce:
Mamma, scusa. Non ti preoccupare, va bene? Sono solo esausta, stanca. Scusa, cara.
Va bene, vai a dormire, disse Maria Antonietta, facendo un gesto di stanchezza con la mano.
Le luci si spensero. La suocera vagò nella stanza, spostò il sipario, scrutando il buio, e improvvisamente alzò gli occhi al cielo, incrociandosi in preghiera:
Signore, Altissimo e Misericordioso, salva e custodisci il padre dei miei nipoti, il marito di mia figlia! Non permettere che perda la fiducia in sé! Aiutalo, Signore, figlio mio!
Sussurrava, facendo il segno della croce, mentre le lacrime scendevano sul suo volto.
Un nodo di caldo si formò nel petto di Alessandro. Nessuno, mai, aveva pregato per lui! Né sua madre, severa donna che aveva dedicato tutta la vita al lavoro nellufficio comunale, né suo padre che era sparito quando Alessandro aveva circa cinque anni lo avevano mai sostenuto. Era cresciuto in asilo, poi in scuola materna, poi al liceo, poi alla scuola serale. Dopo luniversità, trovò subito un impiego sua madre non tollerava linattività e credeva che Alessandro dovesse provvedere da solo.
Il calore si alzava sempre più, riempiendo ogni angolo del suo interno, sfogandosi in lacrime amare e asciutte. Ricordò i mattini in cui la suocera si alzava prima di tutti e preparava crostate di marmellata, zuppe di legumi, ravioli fatti a mano; i suoi gnocchi e i suoi cannelloni erano una vera delizia. Coltivava ortaggi, faceva confetture, conserve cetrioli e cavoli croccanti per linverno, e tante altre conserve.
Perché non si era mai interessato a tutto ciò? Perché non aveva mai espresso un apprezzamento? Lui e Ginevra si limitavano a lavorare, a partorire i figli, a credere che fosse così. O forse era lui a credere così. Ricordò una sera, quando tutta la famiglia guardava un programma televisivo sullAustralia; Maria Antonietta aveva dichiarato di aver sognato tutta la vita di visitare quel continente misterioso. Alessandro rise, dicendo che lì faceva troppo caldo e che una donna in armatura di ghiaccio non sarebbe stata accettata.
Alessandro rimase ancora a lungo sotto la finestra, stringendosi la testa tra le mani.
Al mattino, scese con Ginevra alla colazione sulla veranda: crostate, marmellata, tè, latte. I bambini sorridevano, gli occhi pieni di gioia. Alessandro alzò lo sguardo e disse dolcemente:
Buongiorno, mamma!
Maria Antonietta sobbalzò, esitò un attimo, poi rispose:
Buongiorno, Alessandro!
Due settimane dopo Alessandro trovò un lavoro. Un anno più tardi, nonostante lopposizione vigorosa di Maria Antonietta, riuscì a mandarla in vacanza in Australia, dove finalmente poté realizzare il suo sogno.
Elena DAlessandro.






