Vincenzo aveva cinquantadue anni. Un uomo non più giovane, ma ancora nella piena fioritura della forza. Lavorava tanto, ricopriva una buona posizione in una società di consulenza a Roma. Aveva amici, uno dei quali lo conosceva fin da quando giocavano a nascondino nei vicoli di Trastevere. Non aveva però una famiglia; quella pagina non si era mai scritta.
Da giovane cambiava continuamente compagne. Gli piaceva sentirsi attraente e ricercato, come un giovane romano che passeggia per Piazza Navona sotto il sole destate. Quando si avvicinò ai quarantanni, la vita gli sembrò più lenta, come se il tempo si fosse addensato in un fumo dambra. Incontrò allora una donna splendida, Lucia, e passarono due anni insieme, quasi come due stagioni di un sogno di primavera. Progettarono persino il matrimonio, ma un giorno Lucia scomparve, diretta verso un altro uomo.
Vincenzo pensò che fosse la sua karma, il ritorno dei mille cuori lasciati indietro. Da allora le relazioni serie non furono più. Alcune donne apparvero come ombre fugaci, altri amori furono brevi come una scintilla di fuoco nei vicoli di Napoli. Alla cinquantina, accettò il destino: non si sarebbe più sposato, né avrebbe avuto figli. Che Dio voglia, pensò, che un giorno, invecchiando, incontri una donna sola che voglia trascorrere le sere con me. Se non fosse accaduto, resto solo.
I parenti erano quasi inesistenti. I genitori erano morti, non cerano fratelli né sorelle. Cera una cugina di terzo grado, la signora Bianca, e suo nipote, Marco, ma i contatti erano rari, come messaggi inviati su un filo di vento. Gli amici, tutti sposati, avevano case piene di figli e nipoti, si riunivano più spesso con le loro famiglie che con gruppi di vecchi uomini. Lo chiamavano ancora Vincenzo, ma lui si sentiva solo, come uneco in una sala vuota. Letà lo faceva riflettere sulla vecchiaia in arrivo.
Non voleva trasformarsi in quelluomo burbero che parla con la televisione, passeggia con il cane nel Parco Sempione e borbotta contro i giovani. Eppure, la visione di quel futuro si faceva sempre più vivida. Accettò comunque di continuare a cercare donne, sperando di trovare quella unica, e di incontrare gli amici, accogliendo le loro famiglie come se fossero proprie. A volte vedeva la sorella di cuore, la cugina Bianca, e il nipote Marco; sembrava che nulla potesse più cambiare.
Una domenica, mentre si preparava a partire in una gita di montagna con gli amici, il telefono squillò. Pensò fosse uno di loro, così, senza guardare lo schermo, afferrò la cornetta.
Sì, disse, cercando di infilare una borraccia nello zaino, ma la mano non collaborava, e tenne il telefono tra spalla e orecchio.
Buongiorno, Vincenzo?
Lui, pensando fosse una pubblicità, quasi riattaccò. Non aveva tempo; era sempre in ritardo, giustificava il ritardo dicendo che le mogli dei compagni lo aiutavano a organizzare, mentre in realtà era per nulla così. Il telefono squillò di nuovo. Questa volta guardò lo schermo e vide numeri sconosciuti.
Non mi interessano i vostri crediti o le offerte! sbottò.
Vincenzo, non è una pubblicità, sussurrò una voce femminile.
Luomo si sedette sul divano, confuso, chiedendosi se fosse un nuovo tipo di truffa.
Sì? Da dove?
Mi chiamo Ilaria, ho ventidue anni. E credo di essere tua figlia.
Pensò subito a una truffa, ma il dramma aveva un sapore curioso. Guardò lorologio; aveva ancora qualche minuto. Decise di giocare.
Sul serio? Come fai a dirlo?
La ragazza esitò, come se non avesse previsto quellintensità.
Mia madre si chiama Anna. Anna Ferri.
Un sorriso sfiorò le labbra di Vincenzo, mentre la mente gli dipingeva scene di una giovinezza spensierata, di risate in un bar di Bologna, di serate che si prolungavano fino allalba. Quasi trenta anni, giovane, allegro, attraente. Fu mandato in trasferta nella vicina città di Modena; il giorno era pieno di riunioni, la notte libera. Dopo il lavoro, si diresse verso un bar piccolo, dove erano sedute due amiche a chiacchierare animatamente. Erano più giovani di lui, ma non gli importava; si sentiva ancora un giovane. Si avvicinò, iniziò a parlare. Una delle due partì presto per il suo ragazzo, mentre laltra, Chiara, laureata allIstituto di Arte di Bologna, rimase con lui.
Camminarono poi per le strade notturne di Modena, come se si conoscessero da sempre, il silenzio della città avvolto da una luce lunare che li avvolgeva. Senza rendersene conto, si ritrovarono nella piccola casa di Chiara, con una stanza condivisa con la sua amica, ora assente. Trascorsero tre giorni in quella città, e tre notti accanto a chiara, tra risate e sussurri. Quando la trasferta finì, lei lo accompagnò alla stazione. Vincenzo provò a darle il suo numero, ma lei rifiutò.
Non abbiamo un futuro, disse.
E lui, rimasto in silenzio, le diede il cognome, per caso, nel caso volesse ritrovarlo. Un mese dopo, altre relazioni lo travolsero, perché era un uomo di vento, sempre in cerca di nuova emozione.
Il telefono squillò di nuovo, tirandolo indietro alla realtà.
Sì, sono qui. Perché pensa che sia sua figlia?
Mia madre me lo ha raccontato. È morta un mese fa.
Dio mio Mi dispiace. Che cosa è successo?
Il cancro. Lhanno scoperto tardi. Ma mi ha detto chi era mio padre. Ha citato il suo nome e cognome, mi ha mostrato una foto che lei stessa aveva stampato anni fa. Sono passati più di venti anni, ma è così. Lho trovata sui social, poi ho trovato il suo numero.
Vincenzo rimase senza parole, lanima annebbiata da un sogno che diventava realtà.
Perché non mi ha detto di me? chiese a bassa voce.
Mia madre diceva che non eri pronto per una vita di famiglia, non voleva legarti a sé, rispose Ilaria. Ora non ho più nessuno. Capisco che tu abbia la tua vita, la tua famiglia non voglio impormi. Solo
Ilaria, interruppe Vincenzo, incontriamoci. Voglio conoscerti.
Daccordo, sospirò la ragazza.
Annullò la gita in montagna. Lannuncio, come un fulmine, lo colpì: doveva incontrare la sua figlia. Il suo cuore oscillava tra confusione e desiderio. Ilaria era una ragazza dolce, tremava quando si incontrarono in un caffè di Via dei Condotti. Portò con sé la foto con sua madre e il certificato di nascita.
Non voglio che pensi che sia una truffatrice, spiegò.
Non sono neanche milionario, perché i truffatori dovrebbero volermi, sorrise Vincenzo. E ti credo, ricordo tua madre.
Parlarono a lungo. Ilaria raccontò della sua infanzia, della madre sposata, di un patrigno distante, di una vita senza fratelli né sorelle. Cercò il padre per disperazione.
Mi dispiace non averti conosciuto, disse Vincenzo, scuotendo la testa. Vorrei essere nella tua vita, guardare il tuo cammino. Anchio non ho avuto una famiglia stabile, non sono mai stato sposato, non ho figli. Ora scopro di avere una figlia.
Il loro dialogo durò tre ore, poi si promisero di rivedersi. Quella notte Vincenzo non riuscì a dormire. Sentiva pena per la piccola che Ilaria doveva crescere da sola, ma anche rabbia, perché non aveva chiesto. Il pensiero lo ossessionava: una figlia che non aveva potuto vedere crescere, un capitolo rimasto in bianco. Decise, però, di non lasciarla più.
Quando si incontrarono di nuovo, Ilaria gli mostrò lappartamento che aveva ereditato con la madre, ma che ora affittava a Bologna, dove i prezzi erano più alti. Propose a Vincenzo di trasferirsi, così avrebbe potuto risparmiare e, vendendo la casa di provincia, comprare qualcosa di stabile a Roma.
Vincenzo iniziò a viziare Ilaria: regali, piccoli festeggiamenti, la presentò ai suoi amici, raccontò del cugino quarto che in realtà era solo una scusa. Dopo sei mesi, Ilaria lo chiamò papà. Lui, sul balcone, fingeva di parlare al telefono, ma le lacrime scivolavano silenziose.
Due anni dopo, Ilaria si sposò. Quando nacque il nipotino, Vincenzo impazzì di gioia, correndo a recuperare tutti i momenti persi con la figlia. Ora non era più solo. Aveva una moglie, una figlia, un genero e un nipote. Capì, infine, che per un attimo aveva rischiato di perdere la felicità chiamata famiglia.
E così, nella foschia di un sogno che si mescolava con la realtà, Vincenzo, ancora un po stanco, camminava per le strade di Roma, ascoltando il rumore dei passi dei suoi figli, dei suoi amici e del suo cuore, che finalmente aveva trovato la sua melodia.






