Chiara non aveva più messo piede nellappartamento del figlio da settimane. Il pensiero la opprimeva, ma le lacrime si erano prosciugate ormai; il dolore si era trasformato in una costante e sorda angoscia, in un vuoto che sembrava non avere fine.
Luca, il suo unico figlio, aveva ventotto anni. Non si era mai lamentato di salute, aveva concluso gli studi allUniversità di Bologna, lavorava in una società di design, andava in palestra e frequentava la sua ragazza, Giulia. Due mesi prima, però, era caduto nel sonno una sera e non si era più svegliato.
Chiara si era separata dal marito, Marco, quando Luca era ancora un bambino di sei anni; lei ne aveva trentanni. Il motivo era banale, ma devastante: tradimenti ripetuti. Marco non pagava gli alimenti, spariva, e Luca era cresciuto senza padre, con laiuto dei genitori materni. Alcuni amori erano passati nella sua vita, ma non aveva mai trovato il coraggio di ricominciare.
Come dottoressa oculista, Chiara aveva iniziato a lavorare affittando una piccola bancarella in un supermercato per vendere montature e occhiali. Con il tempo, grazie a un mutuo, aveva acquistato un locale proprio, trasformandolo in una solida Ottica dove svolgeva le visite, consigliava le lenti e gestiva il negozio. Lanno scorso aveva comprato per Luca un monolocale in un palazzo di via Roma, a pochi isolati dal suo studio. Un piccolo rifacimento lo aveva reso abitabile, ma adesso la casa era solo silenziosa.
Una mattina di dicembre la polvere ricopriva ogni superficie. Chiara, armata di un panno, spostò il divano e, dal suo interno, emerse il cellulare di Luca. Lo trovò, lo mise in carica, ma il suo cuore era già in subbuglio. Con gli occhi gonfi di lacrime, scorrendo le foto sul dispositivo, riviveva i momenti di Luca al lavoro, in vacanza con gli amici, abbracciato a Giulia.
Aprì Viber e, in cima alla lista, fu colpita da un messaggio di un vecchio compagno di studi, Denis. La foto allegata mostrava una giovane donna sconosciuta con un bambino la cui somiglianza con Luca era spaventosa.
«Ti ricordi quando ci vedevamo da Lina a Capodanno, quando eravamo ancora alluniversità? La sua amica, che aveva un bimbo, viveva nellappartamento di fronte. Il piccolo è un miniLuca! Vi ho inviato le foto per ricordo», scrisse Denis. Il messaggio era stato inviato una settimana prima della tragedia. Luca doveva sapere di quel bambino e non laveva riferito a sua madre.
Chiara sapeva dove abitava Denis. Il giorno dopo, dopo il turno in ospedale, arrivò allindirizzo indicato. Un ragazzino, in bicicletta, correva dietro a un altro ragazzo e chiedeva di poter pedalare insieme. Chiara si avvicinò e gli chiese: «Non hai una bicicletta?». Il bambino rispose di no.
Una giovane donna, poco più di ventanni, si avvicinò. Il trucco eccessivo, di un rosso acceso, le copriva il volto. «Chi siete?», chiese.
«Credo di essere la nonna di questo ragazzino», rispose Chiara, con una voce che tradiva unemozione inaspettata.
«Io sono Maddalena, la madre», rispose la donna, stringendo la mano di Chiara.
Chiara li condusse in una piccola caffetteria di via Garibaldi; ordinarono un gelato e due caffè. Maddalena iniziò a raccontare: sei anni prima era arrivata da un paesino della Calabria, aveva diciassette anni e si era iscritta a un corso di sartoria a Napoli. Durante le vacanze di Capodanno, la sua compagna Lina laveva invitata a casa sua; i genitori di Lina erano fuori città per le feste. Lina era amica di Denis. Quella sera, Denis era venuto a festeggiare con il suo amico Luca. In quel contesto, Maddalena e Luca si erano avvicinati, avevano vissuto una breve storia e lei si era trovata incinta. Luca, furioso, le aveva lasciato il cellulare, promesso di richiamare, ma non lo fece mai.
«Quando ho capito di essere incinta, lho chiamato», continuò Maddalena. «Era arrabbiato, mi ha urlato contro, mi ha detto che le donne serie devono occuparsi da sole dei contraccettivi, mi ha dato dei soldi per abortire e mi ha chiesto di sparire dalla sua vita». Da quel giorno non lo aveva più rivisto.
Non aveva finito gli studi, era stata cacciata dal dormitorio con il bambino. Tornata al suo villaggio, non trovava più la madre; il padre e il fratello bevevano continuamente. Così aveva affittato una stanza in una casa di una vedova solitaria, dove ora custodiva il figlio mentre lei lavorava in una piccola bottega di ravioli artigianali, stipendi bassi ma sufficienti a tirare avanti. Il posto in una scuola materna era sempre più difficile da ottenere.
Il giorno successivo, Chiara trasportò Maddalena e il piccolo Dimitri nellappartamento di Luca. Il bambino fu inserito in un asilo privato di buona reputazione. Chiara dovette comprare vestiti sia per Maddalena sia per Dimitri; si prodigò con gioia a prendersi cura di loro, notando ogni gesto, ogni sguardo, ogni capriccio che ricordava quello di Luca.
Assunse il ruolo di mentore per Maddalena: le insegnò a truccarsi con discrezione, a vestirsi con eleganza, a gestire la casa e a cucinare. In pratica, le diede una seconda possibilità.
Una sera, seduti sul divano a guardare la televisione, Dimitri si avvolse attorno a Chiara e, con gli occhi colmi di affetto, sussurrò: «Sei la più cara di tutte». In quel istante, la vuota disperazione che laveva legata alla perdita si dissolse; il peso del dolore non gravava più come un macigno. Capì di essere tornata a una vita normale, una vita che poteva ancora accogliere la gioia, tutto grazie a quel piccolo uomo che laveva risvegliata.
Due anni dopo, Chiara e Maddalena accompagnarono Dimitri alla scuola per il primo giorno di classe. Maddalena era ormai la più fidata collaboratrice di Chiara, una presenza indispensabile nello studio. Aveva trovato un compagno di vita serio, e Chiara non aveva nulla da obiettare: la vita doveva continuare.
Un amico di vecchia data, il dottor Paolo, aveva iniziato a insistere per un matrimonio. Perché no? pensò Chiara. A cinquantquattro anni, era ancora bella, indipendente, dal fisico armonioso e dal carattere pacato. Il futuro le appariva di nuovo pieno di possibilità.






