— Sopporta, figlia! Ora sei in un’altra famiglia e devi rispettare le loro regole.

Stai forte, figlia! Ora fai parte di unaltra famiglia e devi rispettare le loro regole. Ti sei sposata, non sei venuta per far visita.
Che regole, mamma? Sono tutte un po pazze! Specialmente la suocera! È evidente che mi odia!
Hai mai sentito parlare di suocere gentili?

Che esuberante! Che esuberante! esclamò Giovanna Petrini, in piedi al centro della cucina, il volto arrossato per la rabbia e gli occhi fiammeggianti. Se luomo esce con le amiche, la donna è sempre da incolpare. Che altro devo spiegarti?

La suocera era in un furioso tirchio. Urlava contro la nuora Fiorella come una pazza. Tutto perché Fiorella aveva sospettato il marito, suo figlio Marco, di infedeltà.

Fiorella, giovane e delicata, con occhi grandi e innocenti, si era appoggiata al muro, cercando di placare la donna infuriata.

Giovanna, non è giusto. Lui ha una famiglia, dei figli iniziò Fiorella, ma la suocera la interruppe con un gesto della mano, come per scacciare una mosca fastidiosa.

Questa è la tua famiglia? O il tuo bambino che non vuole farci entrare? sputò la suocera. Il tuo modo di crescere, per inciso!

Che modo di crescere, Giovanna? Luca ha appena compiuto un anno. È ancora piccolissimo, ribatté Fiorella a bassa voce.

Piccolissimo? si contorceva la donna. I nipoti dei Rossi sono ancora più piccoli. E non sa nemmeno come si stringe la mano, come questo tuo indicò verso la stanza dei bambini.

Daltronde è suo nipote, rispose Fiorella, la voce tremante. I bambini percepiscono le persone cattive. Forse è per questo che non vuole avvicinarsi a voi.

Siamo noi quelli cattivi? Che assurdo! alzò la voce la suocera. E dove vivi, cara, con i nostri soldi? Di chi sono le provviste che mangi? Sei davvero ingrata!

Fiorella non voleva più discutere con la suocera. Aveva già chiesto mille volte a Marco di vivere separati dai genitori, ma il figlio, viziato dal suo cariotto di mamma, non vedeva lurgenza.

Marco amava vivere coi genitori; lì si sentiva al sicuro, come un pulcino nel nido. Andava al lavoro tranquillo, mentre i problemi domestici li risolvevano gli anziani: bucato, pulizie, cucina. Una vita da fiaba!

Allinizio Fiorella cercò di instaurare un rapporto con la suocera, aiutandola in casa, sostenendola, ascoltando le sue lamentele infinite sui vicini e sulla vita. Ma, col tempo, capì che era tutto vano.

Per quanto Fiorella volesse essere gentile, la suocera la detestava apertamente.

Ho portato questa scarsa ragazza in casa, come se non esistessero altre donne normali, raccontava Giovanna Petrini alla vicina, mentre Fiorella raccoglieva i giocattoli sparsi da Marco davanti allangolo.

E lha portata fin dallaltra contrada! Le nostre nonne sono più laboriose, più intelligenti.

Non dirlo! confermò la vicina, la pettegola del villaggio, la signora Manuela. Capisco, ma tu, Petrini, dicevi che le tue mani non sono fatte per il lavoro. Nulla può sistemarsi.

Non ti rendi conto di quanto sia! Non puoi affidarle nulla, o rovinerà o romperà. E poi il bambino non è neanche buono.

I nipoti dei Rossi sono unaltra storia: un bimbo calmo e sveglio. Questaltro invece, si lamenta sempre. Evidentemente i geni non sono buoni.

Quando la tensione divenne insopportabile, Fiorella chiamò la madre a Lizzano, lamentandosi e piangendo. La madre rispose:

Stai forte, figlia! Ora sei in unaltra famiglia e devi rispettare le loro usanze. Ti sei sposata, non sei venuta per un tè.

Che usanze, mamma? Sono tutte un po pazze! La suocera è ovviamente ostile!

Hai mai sentito dire che le suocere possono essere buone? Tutti noi abbiamo dovuto passare attraverso questo, e anche tu passerai. Limportante è non mostrare quanto sia difficile. Stai forte.

Sapendo che la madre, timida e incerta, non lavrebbe aiutata, Fiorella la minacciò di chiamare il padre.

Fai attenzione al tuo papà! sussurrò la madre, impaurita. Sai che ha una condanna sospesa. Un passo falso e lo faranno finire dietro le sbarre!

Fiorella conosceva bene la storia. Il padre, Nicola, adorava la sua unica figlia. Aveva scontato una condanna ridotta per una rissa in cui qualcuno aveva offeso Fiorella al negozio di paese.

Sa anche che il padre non starebbe a guardare in silenzio se scoprisse le angherie a cui era sottoposta la sua figlia nella famiglia di Marco. Era un uomo dal carattere infuocato.

Non dirò nulla a papà rispose Fiorella. Ma se continueranno così, non so cosa farò.

Tutto si sistemerà, tesoro, la rassicurava la madre. Tra qualche settimana non ricorderai più di questa discussione.

Fiorella non voleva ricordare più di quel conflitto, ma i rapporti con la suocera non miglioravano. Giovanna sembrava ancor più arrabbiata, come se Fiorella fosse la causa di tutti i suoi mali. Persino il marito, il vecchio Ivan, ormai stanco, non reggeva più la tensione.

Perché continui a urlare contro di lei? intervenne una mattina Ivan, cercando di mediare. Se continui così, se ne andrà via!

Io me ne vado! scoppiò Giovanna, rivolgendosi al marito. La metterò in tribunale, le restituirò ogni euro che ha speso in questi anni! Prenderò anche il bambino per non farlo crescere in una famiglia così nulla!

Fiorella capì che la suocera stava sparando parole vuote, ma la paura rimaneva. Amava ancora Marco.

Le voci che Marco tradiva la moglie con la sua ex, Oksana, si rivelarono solo dicerie di paese, lo stesso pettegolezzo che spettecolavano le vedove come Giovanna.

Nessuno sa quanto sarebbe durata lagonia della suocera se non fosse stato per la sua lingua affilata. Un giorno, dopo unennesima vittoria contro Fiorella, la suocera raccontò le sue impresa alla migliore amica, la signora Manuela.

Come al solito, aggiunse qualche dettaglio nuovo, lo abbellì, lo passò poi a unaltra amica, al marito così la leggenda della nuora testarda e della suocera tirchia si diffuse fino a giungere allorecchio di Nicola.

Nicola, uomo robusto, quasi due metri, spalle larghe, prese la sua ascia, ancora piena di trucioli, indossò la vecchia giacca da lavoro, salì sulla sua moto Ural e, senza dire una parola a Maria, partì verso Lizzano per liberare la figlia.

Nel frattempo, nella casa di Giovanna scoppiò un vero e proprio scandalo. La giovane madre, un attimo distratta, lasciò il piccolo Luca sul divano nuovo, giallo-verde, per andare a comprare un pannolino. Al ritorno, trovò una piccola macchia marrone sotto il bambino. Nella vista di Giovanna, quella macchia divenne un buco nero, pronto a inghiottire lintera stanza.

Come un temporale, la suocera si lanciò contro Fiorella:

Hai rovinato il divano! Il mio preferito! Sai quanto costava? Ti taglierei le mani e le ricucirei dove serve!

Sistemero tutto, pulirò tutto cercò di calmare Fiorella, con le mani tremanti, afferrando un panno.

Cosa pulirai? È nuovo! E come fai a sapere? Non hai mai comprato niente con i tuoi soldi!

E voi come fate a permettervi? scoppiò Fiorella, e in quel momento osò rimproverare la suocera per aver sempre vissuto sulle spalle del marito.

Il volto di Giovanna si fece rosso fuoco.

Straccialora! Basta! gridò, mentre ordinava a Fiorella di pulire la macchia e poi uscire di casa con il figlio.

Fiorella, in lacrime, lottava contro la macchia, che sembrava resistere a ogni tentativo, quasi a deridere la sua impotenza. Il piccolo Luca, sentendo la tensione, piangeva a squarciagola, amplificando latmosfera carica di nervi.

Giovanna continuava a lanciare imprecazioni, senza accorgersi di una figura che comparve sulla soglia: era Nicola, il padre di Fiorella, fermo come un monumento, lascia stretta nella mano.

Per un attimo, la suocera, percependo la presenza, si voltò e il suo sguardo cadde sullarma.

Oh, ciao Nicola! Stavo solo

Ho sentito quello che dicevi, tuonò il padre, entrando nella stanza a piedi nudi.

Alzò lascia sopra la testa, facendo sobbalzare Giovanna. Ma invece di colpirla, la pose delicatamente sulla spalla e tese la mano a sua figlia.

Vieni, Fiorella, non hai più nulla da fare qui, le disse, guidandola verso la porta.

Aspetta, suocera! cercò di riprendere il controllo Giovanna, ancora sotto shock. Cosa dirò a mio figlio?

Che tuo figlio venga da me da solo, con la moglie. Parlerò con lui da uomo a uomo, replicò Nicola con uno sguardo gelido.

Portò via Fiorella e il piccolo Luca. Marco, per lungo tempo, era stato riluttante a venire a prendere la moglie e il figlio, temendo lo scontro con il suocero. Alla fine, raccattò il coraggio.

Nicola conversò a lungo con Marco, senza minacciare né alzare la voce. La sua voce calma, la sua ascia appoggiata sul tavolo, davano peso alle parole.

Marco promise di vivere separato da Fiorella, che la madre non interferirà più nella loro vita, e che la proteggerà e difenderà. Quando Nicola strinse la mano di Marco, questultimo capì che non si trattava di una burla, ma di un impegno serio.

Da quel giorno, Giovanna evitò di incrociare la nuora e il nipote, non li salutava più per strada.

Marco e Fiorella si trasferirono in una casa propria. Il loro rapporto era sereno, pieno di comprensione. Forse per linsegnamento del suocero, o forse per il vero amore.

La morale della storia è chiara: la pazienza, il rispetto reciproco e il coraggio di difendere chi amiamo sono i pilastri di una famiglia felice.

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— Sopporta, figlia! Ora sei in un’altra famiglia e devi rispettare le loro regole.
La suocera insiste sul trasferimento nella sua spaziosa casa a tre locali