Donna e fantasma nell’ortoMentre la luna gettava un pallido chiarore sulle verdure, la donna sentì un brivido attraversare l’orto quando il fantasma apparve accanto a lei, sussurrandole che solo lei poteva spezzare la maledizione che lo teneva imprigionato tra i solchi della terra.

Fiorenza si immobilizzò, le piccole rastrelliere dargento strette tra le dita, e le mani si spalancarono da sole davanti allimprevisto. Il legno, con un tonfo sommesso, cadde sulla terra secca, screziata e incrinata. Prima ancora di riuscire a un soffio, una voce squarciò laria alle sue spalle: un lamento simile al cigolio di un albero antico, ma carico di una ferrea certezza che le fece correre un brivido gelido lungo la schiena.

Nel tuo orticello non cresce nulla, cara, perché ti fa visita un ospite già sepolto. Non lo vedi? Guarda più attentamente, bambina, sussurrò una vecchia sconosciuta, con gli occhi spenti dal tempo ma incredibilmente penetranti, come se avessero divorato secoli.

Fiorenza si girò lentamente, quasi meccanicamente, e per la prima volta scrutò davvero il piccolo appezzamento di terra davanti alla sua nuova casa di campagna, desiderata a tutti i costi. Un nodo di malinconia inspiegabile avvolse il suo cuore. Lo vedeva ogni giorno, ma solo ora percepì lorribile verità: davanti al preciso recinto intagliato, di cui era così fiera, giaceva una macchia di terra morta, bruciata, priva di erba, di fiori o di un solo segno di vita.

Intanto, dietro la casa, tra le aiuole curatissime e i vasi di rose che ondeggiavano al sole, i garofani vellutati e i cespugli di ribes verdeggianti, la natura esplodeva in un tripudio di colori. Il contrasto era spettrale. Fiorenza tentò di ridare vita a quel vuotoconcimò, dissodò, annaffiò con lacrime quasi disperatema tutto rimaneva inutile.

Immersa nelle sue disperazioni orticole, non notò larrivo di una figura gracile, curva dagli anni ma non dallo spirito, che si avvicinò alla cancella spalancata.

Porteresti anche un abito da ballo serale, così elegante, a mescolare la terra nera? osservò la vecchia con unombra di beffa, ma senza malevolenza, scrutando labbigliamento di Fiorenza: un top rosa aderente e pantaloncini sportivi di tessuto tecnico.

Fiorenza, istintivamente, si accarezzò la ciuffa rossa fuori posto, arrossì leggermente.

È è la divisa speciale, nonna. Per il giardinaggio. Tecnologica, traspirante balbettò, la voce flebile. E i vicini qui nel nuovo borgo tutti sono impeccabili, puliti, ordinati Nessuno ha vissuto prima qui, tutto è stato ricostruito da zero

La vecchia non ascoltò più. Si voltò, appoggiandosi a un bastone intagliato a forma di mazza, si allontanò a passo lento, dissolvendosi nella polvere estiva dietro la curva della strada. Fiorenza rimase sola, con un silenzio sordo che pulsava nelle orecchie, rotto solo dal fruscio del suo cuore.

Come è possibile? pensò febbrile, togliendosi i guanti da giardino e controllando il suo manicure impeccabile. Come può un morto entrare nella mia casa luminosa? Chi è? Cosa vuole?

Per fortuna, prima del trasloco, quasi una fuga dal frastuono di Milano verso la quiete di un paesino toscano, aveva concluso un corso di manicure. Le mani saranno sempre perfette, rifletté amaramente, sarebbe bello se anche il giardino fosse così, senza apparizioni.

Al marito, Domenico, sempre occupato e pratico, non confidò nulla; temeva il suo sorriso scettico. Ma i pensieri tornavano incessanti, trasformandosi in unossessione. Nessun fertilizzante costoso, nessun consiglio di esperti, nessuna ricetta internet riusciva a rivitalizzare quel punto secco, come una lapide di marmo.

Fiorenza si era immersa anima e corpo nel giardinaggio: corsi online, riviste luccicanti, la gioia di sentire la terra, lodore di humus, le prime gemme verdi che spuntavano. Ma il frammento di terra davanti al portone rimaneva ostinato, sorretto da un muro invisibile di morte.

Forse dovrò chiamare un paesaggista costoso, sospirò, osservando il buco nero del suo disonore. Se davvero cè questo ospite etereo, forse neanche gli specialisti potranno aiutare.

Passarono giorni. Fiorenza, dopo aver finito un video di un giardiniere esperto, posò il telefono. La notte fuori era silenziosa, priva di stelle. Domenico russava, immerso nei suoi sogni di business. Anche lei doveva dormire, ma il sonno le sfuggiva.

Che afa non respiriamo nulla, mormorò, gettandosi via la coperta di seta e avvicinandosi alla porta di vetro che conduceva al balcone ampio.

Aprì con cautela, uscì sotto un cielo notturno fresco, dolce, laria profumata di gelsomino. Dal secondo piano, la macchia morta era quasi nascosta dal bordo del tetto e dallombra di un grande faggio. Spinta da un impulso improvviso, Fiorenza si piegò oltre il corrimano gelido per scrutare loscurità.

E lo vide.

Alla luce di una luna ricurva e affilata, che lacerava le nuvole stracciate, una figura sconosciuta camminava sulla terra dissodata. Un uomo, volto al suo, i movimenti lenti, quasi affondate in una resistenza invisibile. Si accovacciava, si rialzava, graffiava il suolo con il tallone di un vecchio stivale consumato, accarezzava la terra con dita lunghe, pallide, cercando qualcosa.

Il cuore di Fiorenza si fermò, poi riprese a battere con una violenza tale da farla tremare. Guardò nella tenebra, cercando dettagli, e più osservava, più capiva che qualcosa non andava. Luomo era semitrasparente; la luna filtrava attraverso il suo corpo sottile, vestito di un giaccone depoca. I suoi movimenti erano innaturali, privi di gravità terrestre. Non era un uomo vivo.

Le gambe di Fiorenza cedettero, una onda nera di panico le invase la testa, pronta a farla svenire. Stava per precipitare dal balcone su pietre affilate, ma in quel momento luomo si girò.

Il suo sguardo, privo di espressione, era scolpito come marmo pallido. Un pizzo di baffi daltri tempi, capelli pettinati in una riga perfetta. Occhi vuoti, neri, senza fondo.

Allora alzò le braccia, proiettandole in avanti, come a voler afferrare Fiorenza attraverso lo spazio, le dita gelide pronti a stringere il suo collo. Un brivido le attraversò la spina dorsale; il volto spettrale si avvicinava, avvolgendola. Con un gemito soffocato, Fiorenza si spinse via dal corrimano, inciampò e cadde allindietro, sul pavimento freddo della camera.

Trovare la vecchia era sorprendentemente semplice. Era chiaro che una donna così non poteva abitare nel loro nuovo e pulito complesso residenziale; doveva vivere da qualche parte oltre il ponte, in un villaggio addormentato. Chiedere alle anziane sul gradino del pozzo fu sufficiente.

Fiorenza parcheggiò la sua citycar accanto a una casetta sgualcita, con finestre intagliate ma scolorite. La cancella pendeva su una sola cerniera arrugginita, così la donna non osò bussare.

Nonna! chiamò timidamente, guardando la fessura del recinto Nonna Giulia? Mi chiamo Fiorenza! La settimana scorsa mi ha parlato del mio pezzo di terra del visitatore

La porta cigolò, e apparve la vecchia. Strizzò gli occhi, studiandola.

Gesù ancora vestita da sfilata, bisbigliò, osservando il vestito di chiffon e i tacchi alti di Fiorenza. Poi, con un gesto di resa, disse: Entra, dal momento che sei qui! Ma attenta a non spezzare i tacchi sul pavimento! Cosa ti porta?

Fiorenza, attraversando la soglia, sentì un nodo stringersi alla gola.

Lui davvero è qui. Lo ho visto stanotte, la voce tremava. Se voi vedete queste cose e non vi spaventate, forse le avete incontrate prima. Sapete come scacciarlo?

La vecchia annuì, i suoi occhi un velo di qualcosa di indecifrabile.

Vuoi che lo scacci? disse.

Fiorenza fece cenno, poi, febbrilmente, aprì la borsetta di pelle e ne estrasse alcune banconote da cento euro.

Non so quanto costi. Non sono avido, davvero! Se serve di più, vado al bancomat! Dite quanto!

Giulia guardò le banconote, poi gli occhi di Fiorenza, e il suo sguardo si addolcì.

Basta, mormorò. Ti aiuterò. Siediti, prendi posto, ora, si fermò, arrossendo leggermente, non posso offrirti tè, lho finito ieri. Il negozio è a tre miglia, le ossa non reggono più.

Fiorenza si sedette su una sedia vecchia, osservando linterno: tende logore, una sola finestra con un drappo di tulle graffiato, un tavolo senza tovaglia, una credenza con una porta rotta, una caraffa di zucchero vuota, una cesta di pane spenta. Il tutto trasudava povertà, vuoto, solitudine.

Porta la bottiglia dal frigo, ordinò Giulia dalla stanza accanto. Cè una decina di erbe, amara ma curativa. Provala e servimi un po.

Fiorenza aprì il frigorifero scrostato. Oltre a una bottiglia di liquido torbido, vi erano tre uova, un barattolo di cavolo fermentato e un vecchio contenitore dolio vuoto.

Dio mio pensò, il dolore acuto le perforava lo stomaco. Vive in tale miseria, e io sono arrivata in una macchina costosa, con un vestito di seta.

Il tono di Giulia si fece più acuto.

Hai trovato? chiese.

Sì, nonna Giulia, subito! rispose Fiorenza, correndo verso di lei. Giulia le porse un nodo di giornale avvolto in spago.

Seppellisci questo nel tuo orto, non troppo in profondità, con la punta della vanga. Dopo tre giorni lospite sparirà per sempre. È solo erba, ramoscelli secchi, bacche di bosco tutto benedetto. E il decotto?

Fiorenza bevve, trovandolo amarognolo ma profumato.

Delizioso, sorrise sinceramente, stringendo il pacchetto. Posso offrirle qualcosa? Prima della partenza ho comprato un sacco di cose forse le servono. Vorrei portarle a casa sua.

Senza attendere risposta, uscì di corsa, tornò un attimo dopo con una enorme borsa di spesa, e iniziò a scaricare sul tavolo, parlottando senza sosta:

Olio di girasole perché ne ho preso due? Io lo uso sempre per la pasta, per Domenico problemi di stomaco Tè vero, il nero, ma beviamo sempre verde Dolci adoro, ma devo dimagrire, qui cè già troppa cioccolata Biscotti? Perfetti con il tè! Pastiglie di frutta non mi piacciono Carne quante ne ho preso? Il congelatore è pieno! Non vi dispiacerebbe se le lasciassi? Riso integrale, grano saraceno verde Dopo che Domenico ha avuto problemi, ho fatto corsi di alimentazione sana, e ora compro solo questo

Disponeva i prodotti con cura, evitando di incrociare gli occhi con Giulia. Il timore di apparire caritatevole la faceva tremare. Quando finalmente guardò la vecchia, vide lacrime soffici scivolare sulle sue guance, asciugate da un panno di lino.

Grazie, figlia mia, mormorò Giulia, quasi un sussurro di foglie.

Grazie a lei, rispose Fiorenza, sollevando le spalle, cercando di nascondere le lacrime. Tornerò a curare il mio orto! Posso venirle a trovare ancora?

Piantò il pacchetto nel punto indicato. Il misterioso uomo dal baffo sparì. Una settimana dopo, proprio come aveva predetto Giulia, sul terreno morto spuntarono i primi germogli timidi: dente di leone e qualche erba. Fiorenza pianse di gioia, perché la terra era tornata a vivere.

Quel giorno stesso Giulia, appoggiata a un bastone, si avviò lentamente verso un vecchio cimitero di campagna. Camminava lungo un sentiero stretto, salutando figure invisibili, finché non si fermò davanti a una tomba senza nome, dove una lastra incrinata mostrava una vecchia fotografia di un uomo con baffi pomposi.

Grazie, Pietro Stoppani, sussurrò, inginocchiandosi e strappando lerba secca intorno. Ti ho aiutato, e ora ti aiuterò a riposare in pace. Possa il tuo suolo essere pulito e bello.

Due settimane dopo Fiorenza tornò da Giulia, bussò timidamente alla porta ormai familiare e, udendo un entra!, pose la pesante borsa al portale.

Nonna Giulia, sono io, Fiorenza! Sono qui come promesso.

Benvenuta, benvenuta, rispose la vecchia, più fresca di prima. Il tuo ospite notturno se nè andato, vero?

Sì, grazie! Tutto fiorisce! esclamò, ma poi indicò la borsa. Ho portato cose ho studiato design dinterni, ho comprato tende, asciugamani, coperte, stoviglie tutti articoli che non servono più. Posso regalarle? Le vostre tovagliette con i papaveri starebbero benissimo qui!

Ancora una volta, Fiorenza iniziò a spargere la merce, descrivendo ogni oggetto, giustificandosi, sperando di non farla sentire in dovere di accettare una carità.

Giulia non respinse. IlCon un sorriso stanco ma sincero, Giulia accettò i doni, promettendo che, come la terra rinata, anche i cuori spezzati trovarebbero pace in quel piccolo angolo di mondo.

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Donna e fantasma nell’ortoMentre la luna gettava un pallido chiarore sulle verdure, la donna sentì un brivido attraversare l’orto quando il fantasma apparve accanto a lei, sussurrandole che solo lei poteva spezzare la maledizione che lo teneva imprigionato tra i solchi della terra.
L’Accordo della Comprensione