Gli ospiti non invitatiMentre la notte avvolgeva la villa, le ombre dei visitatori misteriosi si intrecciavano con i sussurri dei corridoi, annunciando un destino inatteso.

Il telefono mi svegliò alle cinque del mattino. Una chiamata da un numero sconosciuto.

Sì dissi, asciutto.

Valentina? sentì una voce femminile, alta e gioiosa. Sei tu?

Sono io risposi, con indifferenza.

Sono io esclamò la donna, sorridendo. Mi riconosci?

Ti riconosco, risposi per cortesia, senza avere idea di chi fosse al telefono.

E io ero sicura che mi avresti riconosciuta subito continuò la donna, entusiasta. Che bello averti beccata. Puoi parlare adesso?

Posso.

Perfetto. Io, mio marito, i bambini e io siamo alla stazione. Siamo scesi dal treno unora fa. Mi senti bene?

Sì.

Hai una voce un po bassa. Sei sicura che tutto vada bene, Valentina?

Va tutto benissimo.

Sono davvero felice per te. Allinizio volevamo fermarci in un albergo. Pensavamo di non avere parenti in questa città. Poi ci è venuto in mente che tu sei qui. Capisci?

Capisco.

Che bello che ci siamo ricordati di te. Non avresti idea di quanto eravamo contenti. I bambini ancora di più.

Posso immaginarlo.

E mio marito ha subito detto: «Chiama Valentina. Non ti tradirà».

Ha ragione. Non ti tradirò.

Allora ci permetti di stare da te? Ho capito bene?

Sì, vi ospito.

Saremo qui solo per un paio di settimane, per dare unocchiata alla città e poi tornare a casa. Perché a casa ci sono mille cose da fare, e come si dice, a cena è sempre meglio di casa. Sei daccordo?

Sono daccordo.

Anche mio marito lo pensa. Non può accettare che Valentina non ci accolga. Dopotutto siamo parenti, anche se siamo lontani, anche se lultima volta ci siamo visti dieci anni fa. È vero?

Sì.

Vivi da sola adesso?

Sì.

In un appartamento con tre stanze?

Esatto.

Allora veniamo da te?

Venite pure.

Arriveremo tra unora. Sei ancora lì?

Sì, sono ancora qui.

Allora aspetta. Arriveremo presto.

Aspetto risposi.

Valentina spense il telefono, lo pose sul comodino, si girò, si coprì la testa con la coperta e si addormentò, senza preoccuparsi troppo di chi avesse appena parlato.

Unora dopo sentì il campanello alla porta. Guardò lorologio, chiuse gli occhi e si girò. Il telefono squillò. Valentina dormiva.

Poco dopo la gente cominciò a bussare. Valentina rimaneva indifferente. Finalmente il telefono tornò a suonare.

Sì disse Valentina, senza aprire gli occhi.

Valentina? esclamò di nuovo la stessa donna, felice.

Sì.

Siamo noi. Siamo arrivati. Suoniamo e bussiamo, ma tu non apri la porta.

State chiamando?

Sì.

Perché non ti sento?

Non lo so.

Prova a chiamare di nuovo.

Il citofono dellappartamento suonò.

Stiamo chiamando disse la donna.

No, rispose Valentina, non ti sento. Bussa di più.

Il rumore dei passi alla porta si fece più forte.

Stiamo bussando ripeté la donna.

No, rispose Valentina, non sento nulla.

Credo di aver sbagliato, disse la donna.

Cosa? chiese Valentina.

Dove sei, Valentina?

Che intendi dire dove? A casa.

Dove a casa?

A Bologna, rispose Valentina, lunica cosa che le venne in mente. Dove altro potrei essere?

A Bologna? Perché non a Roma?

Mi sono trasferita qui nove anni fa, subito dopo la separazione.

Perché?

Perché mi sono separata?

Perché ti sei trasferita?

Mi stancavo di Roma, così mi sono spostata. Troppi ricordi spiacevoli.

A Bologna è meglio?

Certo. Molto meglio.

Cosa è meglio lì?

Tutto è migliore. Nessun ricordo brutto. Ma cosa ti dico? Venite a vedere con i vostri occhi. Quanti siete?

Siamo quattro: io, mio marito e due bambini. Il maggiore si chiama Luca, il più piccolo Andrea. Andrea vuole iscriversi alluniversità per la terza volta questanno.

Allora venite tutti e quattro. Noi abbiamo anche noi una buona università.

Quando dobbiamo arrivare?

Subito, se potete.

Non possiamo ora. Ho molte cose da sistemare a Roma. Andrea vuole studiare a Roma. Siamo qui per trovare lavoro e pensavamo di stare con te per un anno. Ma guarda che combinazione.

Quindi non venite oggi?

No.

Che peccato. Io mi stavo già organizzando.

E noi siamo dispiaciuti. Non ti immagini.

Posso immaginare.

No, non puoi immaginare. Quando penso a quello che ci aspetta, non mi viene voglia di vivere.

Valentina decise che era ora di chiudere la conversazione.

Va bene disse, se non potete ora, venite quando potete. Sono sempre felice di vedervi. E quando vi stabilite a Roma, mandami subito il tuo indirizzo, così vengo a trovarti. Anche per un paio di settimane. Vedremo. Alla fine, a Roma non ho più nessuno, tranne te. Daccordo? Mi invierai il tuo indirizzo?

Ma Valentina non sentì risposta, perché la linea si interruppe allimprovviso.

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Gli ospiti non invitatiMentre la notte avvolgeva la villa, le ombre dei visitatori misteriosi si intrecciavano con i sussurri dei corridoi, annunciando un destino inatteso.
Dopo il divorzio, il tuo appartamento rimane con mia madre,’ disse lui freddamente. Dieci anni di matrimonio, e quelle parole spezzarono tutto. La stanza si fece silenziosa, tutti gli sguardi puntati su di lei.