– O fai entrare mio fratello nel tuo appartamento, o preparati a scappare da qui! – ha dichiarato il maritoIl suo volto si contorse mentre la porta si apriva lentamente, rivelando la figura minacciosa del fratello che aveva promesso di non tornare mai più.

Vittoria rimase in salone due due ore oltre il normale orario di chiusura. Due nuove clienti, arrivate su consiglio di amiche, le avevano chiesto un appuntamento.

Vogliamo assolutamente venire da te, Vittoria! Sei senza dubbio la migliore parrucchiera di Milano! quelle parole le fecero il sorriso lungo il tragitto di ritorno a casa.

Forse era giunto il momento di lanciarsi in unattività in proprio, di smettere di temere e attendere giorni migliori.

Con questi pensieri Vittoria varcò lingresso del condominio. Nellandrone sentì voci sconosciute provenire da un appartamento. Aprì in fretta la porta ed è rimasta immobile sulla soglia: sul pavimento un vecchio zaino, scarpe sporche, dalla cucina un odore di liquore.

Vika, riconosci il parente? Cristiano è tornato! il marito, Paolo, spuntò dalla cucina con un sorriso forzato.

Il fratello più giovane di Paolo sedeva sul divano della cucina, fissando il tavolo senza curiosità. Era lo stesso Cristiano che, quattro anni prima, aveva lasciato la casa per andare a ballare in un nightclub.

Ciao il cognato non alzò nemmeno gli occhi.

Mamma, chi è? sussurrò la figlia appena tornata da una lezione di danza.

È tuo zio Cristiano, il fratello di papà. Non lo ricorderai, eri troppo piccola quando è partito.

Perché è così strano? Ginevra abbassò la voce.

Vai in camera tua, tesoro. Poi ne parleremo.

Vittoria si diresse verso il bagno e aprì lacqua. Aveva bisogno di qualche minuto per raccogliersi. Dallo specchio le tornava lo sguardo di una donna stanca. Accarezzò i capelli: È ora di rifare le radici, pensò, ma il pensiero era altrove.

Quattro anni prima, quando Cristiano se ne era andato, Vittoria aveva osservato quanto era stato difficile per Paolo. Per un mese il giovane non aveva più parlato con i genitori, li incolpava per aver spinto via il fratello. Poi, come se avesse accettato il destino, smise di menzionare Cristiano, evitando le chiamate sporadiche. Ora però la situazione sembrava destinata a cambiare.

Paolo entrò nella camera da letto, un po rosicchiato, e disse a bassa voce:

Userà la nostra casa. È necessario per un po. Ha bisogno di sostegno. È in cattive acque. La sua ex lo ha tradito, così si è allontanato. Non può tornare dai genitori.

E lhai deciso da solo? Senza chiedermi nulla? Vittoria si girò verso di lui, il tono carico di rimprovero. Non lo trovi arrogante?

Che cè da chiedere o discutere? È mio fratello, non ha dove andare.

Paolo, abbiamo una figlia adolescente. Hai visto in che stato è? È giusto che la bambina veda ogni giorno questa scena? Cristiano

Ecco perché ha bisogno della famiglia! Paolo, per la prima volta quella sera, guardò Vittoria negli occhi. Non posso abbandonarlo. È impossibile!

Quanto durerà?

Finché ci vorrà. Ha bisogno di rimettersi in piedi.

E Ginevra? Hai pensato a lei? È ancora una bambina

Basta! Paolo alzò la voce, cosa che non aveva mai fatto. È mio fratello minore. Non lo lascerò in difficoltà.

Vittoria aprì bocca per replicare, ma si fermò. La voce del marito, dura come una pietra, la colpì per la prima volta dopo quattordici anni di matrimonio.

Va bene disse allontanandosi verso la finestra. Solo avvertilo di non bere a casa e di trovare un lavoro.

Paolo rimase in silenzio, poi uscì dalla stanza. Nel corridoio la voce delluomo più giovane parlava a bassa voce con Cristiano, probabilmente per non farsi sentire.

Era ben oltre mezzanotte quando i rumori cessarono. Vittoria rimase sveglia, ascoltando i passi nel corridoio. Paolo non si coricò subito; gironzolava, forse sistemando Cristiano nella zona giorno.

Andrà tutto bene mormorò il marito, infilandosi sotto le coperte. Ma Vittoria non era più così sicura.

***

Il mattino iniziò con lodore di liquore nellaria. Vittoria preparò in silenzio la colazione per Ginevra, cercando di ignorare le bottiglie vuote e il posacenere pieno sul tavolo. Dopo un mese, la cucina era diventata un bar notturno per due persone.

Mamma, vado a scuola Ginevra scivolò via dal fratello addormentato sul divano, zaino stretto al petto. Ultimamente la ragazza stava uscendo di più, iscritta a un corso di danza e poco presente a casa.

Vittoria osservava Ginevra correre verso la porta, sentendo crescere dentro di sé una rabbia bollente. Quellospite temporaneo aveva distrutto, in soli trenta giorni, tutti gli anni di serate tranquille, cene in famiglia e conversazioni intime con la figlia.

Buongiorno Paolo uscì dalla camera da letto, quasi in fretta. Cè caffè?

È rimasto, quello di ieri rispose Vittoria indicando la caffettiera. Dobbiamo parlare.

Non ora, sono in ritardo il marito afferrò la tazza, grimaceggiante per il caffè freddo.

Quando, Paolo? Sei sempre in ritardo. E la sera sei con tuo fratello.

Paolo si fermò sulla porta, sorpreso:

Cosa vuoi dire?

Che è ora di decidere. Non possiamo nutrire un uomo adulto per sempre. È ingiusto!

Ha la depressione, Vittoria. Lo vedi, è un disastro.

E noi? Siamo in difficoltà? Ginevra non vuole più tornare a casa. Ogni giorno mi trovo di fronte a un bar sotto la porta e al profumo di alcol. Tu

Cosa?

Sei cambiato. Non ti riconosco più. Sei un altro.

Paolo posò la tazza sul tavolo.

Sai una cosa? Parliamone stasera, calmamente, senza urla.

No, adesso! Vittoria bloccò Paolo sulla porta. Voglio che entro una settimana Cristiano se ne vada. Che trovi casa e lavoro. Non vivremo più alle sue spese!

Sei seria? chiese Paolo, gli occhi stretti. Vuoi buttare fuori tuo cognato?

Voglio smettere di essere un albergo per ospiti! Non fa nemmeno sforzi per cambiare!

Ha bisogno di tempo! È ovvio come due più due!

Quanto? Un mese? Un anno? Per tutta la vita? Vittoria quasi urlava. Capisci cosa sta succedendo alla nostra famiglia? O ti importa davvero?

Capisci che è anche la mia famiglia? Non lascerò il fratello, come hanno fatto i nostri genitori. Anche se lo chiedi!

Allora la decisione è presa? le lacrime le rigavano il viso.

Non è una scelta, Vittoria. È un dovere. Ma tu non vuoi capire.

Paolo uscì, chiudendo la porta con cura. Dal soggiorno si sentì il russare di Cristiano. Vittoria si sedette sulla sedia, guardando il caffè freddo di Paolo.

***

Per quasi una settimana i due coniugi non parlavano. Vittoria andava al salone prima e tornava tardi; Paolo fingeva di non notare la sua assenza, restando fino a tardi con il fratello a parlare di affari. Ginevra oscillava tra i genitori, ricevendo solo risposte irritate: Tutto bene, figlia, non ti preoccupare.

Di sera, nella camera da letto, Vittoria ascoltava i bisbigli dalla cucina. I fratelli parlavano a bassa voce, ma a volte le arrivavano frasi come: Non capisce la famiglia deve aiutare sei troppo clemente con lei.

***

Venerdì Paolo tornò a casa prima. Cristiano dormiva sul divano, Ginevra ascoltava musica nella sua stanza. Vittoria mescolava la zuppa, gesto che la calmava.

Ho trovato una soluzione disse Paolo appoggiandosi alla porta, guardando Vittoria. Unuscita per tutti.

Vittoria continuò a mescolare, senza rispondere. Quella settimana aveva imparato a tacere, era più facile.

La soluzione è semplice. Cristiano può vivere nel tuo appartamento.

La risposta di Vittoria fu un silenzioso scuotimento di spalle. Quellappartamento le apparteneva da tempo, una proprietà ereditata dalla zia prima del matrimonio. Ora

Ci sono inquilini provò a dire Vittoria.

E allora? Paolo sbuffò. Gli faremo sapere, troveranno unaltra casa. Che difficoltà cè?

Paolo, sei fuori di testa? Quellappartamento è affittato a una famiglia con due bambini. Pagano lintero anno in anticipo! Non sto per sfrattarli.

Allora è il mio affare, non il tuo. Cristiano resta. Punto fermo.

Vittoria asciugò le mani con un asciugamano e si girò verso di lui.

Sei serio? Vuoi sfrattare una famiglia con bambini per mettere a gratis tuo fratello? È una decisione da adulti, non da bambini!

Ha la depressione!

Serieamente? Depressione o scusa per farci pagare il vino, il cibo e il divano?

Paolo alzò gli occhi al cielo, stringendo i pugni.

Non osare offendere mio fratello! Non hai alcun diritto! Se continui, mi prendo la vita!

Vittoria lo guardò attentamente. Capì che non era più una questione di aiutare il fratello; era una scelta definitiva.

Va bene rispose, con un leggero sorriso. Ho capito.

Paolo rimase perplesso, aspettandosi pianti, accuse, un altro sfogo.

Cosa cosa hai capito?

Tutto. La cena è pronta. Chiami tuo fratello?

Paolo rimase immobile, osservando il volto impassibile di Vittoria, poi uscì dalla cucina. Vittoria prese il telefono e chiamò la sua agente immobiliare.

Buonasera, Marina. Ricordi la ditta legale di cui mi parlavi? Ho bisogno di una consulenza urgente.

Nella stanza di Ginevra la musica continuava. Vittoria si avvicinò alla porta, appoggiando la fronte al legno freddo.

Andrà tutto bene, piccola sussurrò. Mamma sa cosa fare.

***

Le tre settimane successive Vittoria fu quasi assente da casa. Fece ore extra al salone e si iscrisse a un corso di aggiornamento professionale. Ginevra andò a vivere da sua nonna, dicendo di dover studiare per gli esami.

Paolo non protestò. La sera il loro appartamento era dominato da due uomini che guardavano la partita, ordinavano pizza e discutevano animatamente di calcio.

Vittoria si sentiva unintrusa nella sua stessa casa.

Ogni mattina trovava sulla cucina tracce delle serate: bottiglie vuote, mozziconi di sigarette nei bicchieri di caffè, scatole di pizza.

Il marito pareva non accorgersene, usciva presto per il lavoro, salutando Cristiano con un colpetto sulla spalla. Non la baciava più nemmeno per caso.

Ma qualcosa cambiò.

Paolo tornò a casa con un sorriso smagliante. Lodore di liquore era ancora nellaria, ma a lui non importava più.

Puoi essere felice! gli brillavano gli occhi. Cristiano ha deciso di andare via.

Vittoria, con la tazza in mano, rimase immobile.

Davvero?

Sì! Ha detto che è stanco di vivere al nostro collo. Ha trovato un lavoretto, sta facendo piani.

È fantastico disse, sentendo una nuova speranza accendersi dentro di sé. Forse le cose miglioreranno.

È già così! Paolo si lasciò cadere su una sedia. Dobbiamo solo aiutarlo a sistemarsi. Oltre a lui non cambierà niente.

Che tipo di aiuto?

Dobbiamo chiedere ai nostri inquilini di liberare lappartamento. Diamo loro un mese, magari qualche indennizzo.

Vittoria lo guardò, delusa, e rispose:

Ne avevamo già parlato. È chiuso!

Sì, ma ora è diverso! Cristiano vuole ricominciare. Ha bisogno di un anno e mezzo per stare in piedi. Aiutiamolo!

No. È escluso! Non sfratterò una famiglia con bambini per il tuo fratello.

Paolo si alzò di scatto, facendo sbattere la sedia contro il muro.

Non capisci? È risorto! È pronto a lottare! E tu

Non voglio partecipare a questo! Non sono unagenzia di soccorso! Se vuole vivere da solo, lo faccia! Come tutti gli adulti. Non è il primo, né sarà lultimo a farlo.

Gli adulti aiutano i propri!

Gli aiutanti non sono i parassiti che

Vittoria non finì la frase. Paolo afferrò la tazza e la lanciò contro il muro. Il porcellana si infranse in mille pezzi.

Allora scegli: o accogli Cristiano nel tuo appartamento, o vattene subito! ringhiò.

Cosa?

Hai sentito! Basta con il tuo continuo lamento! Il fratello è guarito, e tu sei lostacolo!

Sì, sono un ostacolo ammise Vittoria, più calma. Giusto?

Esattamente! Metti sempre i bastoni tra le ruote. Pensavi solo a te!

Va bene pulì il caffè sul pavimento, senza fretta. Ho capito.

E allora?

Vittoria alzò gli occhi e disse sottovoce:

La decisione lho presa tre settimane fa. Aspettavo solo che tu la sistemassi da solo.

Uscì dalla cucina, lasciando Paolo solo. Sul comodino della camera da letto cera una cartella con tutti i documenti: la separazione, la vendita del suo appartamento, tutto pronto. Non era stato un tempo sprecato.

Non spaventarmi, disse Vittoria sorridendo, osservando il viso sconvolto di Paolo. Ho già deciso di andare via, qualunque cosa dirai.

Che stai dicendo? Paolo cercò di trattenere lorologio sul petto. Dal corridoio si sentì il passo di Cristiano, svegliatosi per caso.

Dal momento che hai menzionato il trasloco Vittoria sollevò la cartella blu.

Che cosè? chiese Paolo, confuso.

La domanda di divorzio. Lho depositata due settimane fa disse, con voce ferma. Dentro cè anche la vendita del mio appartamento, quello che volevi dare a Cristiano. Laffare è quasi concluso.

Ma perché? Paolo cadde sulla sedia, incapace di muoversi.

E infine Vittoria pose un altro foglio sul tavolo i documenti per la vendita della mia quota della casa. Puoi restare qui con il fratello o con unintera truppa di inquilini. A me non importa. La vendita andrà a buon fine non appena il divorzio sarà definitivo.

Sei impazzita? È la nostra casa!

Lo era, finché lhai trasformata in una mensa per il tuo fratello.

Vittoria, parliamo

No, Paolo scosse la testa. Sono stanca. Di te, dellaVittoria si voltò verso il futuro, sapendo che la libertà era la sua più grande ricompensa.

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– O fai entrare mio fratello nel tuo appartamento, o preparati a scappare da qui! – ha dichiarato il maritoIl suo volto si contorse mentre la porta si apriva lentamente, rivelando la figura minacciosa del fratello che aveva promesso di non tornare mai più.
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