Senti, è una questione importante: tra poco arriveranno gli ospiti e dovete spostarvi da qui. Capite che non ci saranno festeggiamenti con voi, giusto?
Figliolo, dove andremo allora? Non cè nessuno qui, chiede la mamma.
E io come lo so? Una volta la vicina del paese ci ha invitati a casa sua, così partite.
Vittorio Stefano e Marianna, ormai ormai, hanno rimpianto più di una centinaia di volte di aver ascoltato il figlio e di aver venduto la loro casa. È stato difficile, sì, ma era la loro dimora, il loro nido. E adesso?
Avevano paura di uscire dalla loro stanza per non incorrere nella collera della nuora Caterina. Le dava sui nervi tutto: il loro passo rumoroso sui cuscini, il modo di bere il tè, il modo di mangiare.
Lunica persona in casa a cui servivano davvero erano il nipote Davide. Un giovane bello, ma che amava i suoi nonni fino alla follia. Se la madre alzava la voce in sua presenza, subito riceveva una risposta.
Il figlio di Vittorio, Alessio, sembrava non aver mai difeso i genitori; o aveva paura della moglie, o semplicemente non gli importava. Davide, invece, cenava a volte con i nonni, ma viveva lontano perché stava facendo un tirocinio. Lavorava in una residenza studentesca vicino alluniversità e veniva solo nei weekend.
Gli anziani aspettavano il nipote come se fosse una festa. Era quasi Capodanno, la mezzanotte si avvicinava, e Davide arrivò di buon mattino solo per salutare tutti con il nuovo anno. Entrò nella stanza dei nonni, portando a ciascuno caldi calzini e guanti. Sapeva che avevano sempre freddo e voleva rallegrarli. Al nonno regalò dei guanti semplici, alla nonna dei guanti ricamati.
Marianna si avvicinò, si mise i guanti sul viso e scoppiò in lacrime.
Nonna, ti piacciono?
Ah, tesoro, sono i migliori di tutti. Non ne ho mai avuti di così preziosi, in tutti i sensi.
La abbracciò, la baciò. Davide cominciò a baciare le mani della nonna, un gesto che gli piaceva fin da piccolo. Le sue mani profumavano sempre di qualcosa: a volte di mele, a volte di focaccia, ma soprattutto di calore e damore.
Bene, miei cari, tenetevi qui tre giorni senza di me. Io vado a riposare con gli amici e poi tornerò a casa.
Riposati, caro, rispose la nonna, ti aspettiamo.
Davide prese la valigia, salutò tutti e uscì. I due anziani tornarono nella loro stanza. Unora dopo sentirono Caterina che stava organizzando il tutto per gli ospiti: dove farli dormire, dove sistemare i bagagli, Non è bello mostrarsi in casa altrui con le chiappe scoperte. Alessio provò a rispondere, ma Caterina non voleva sentire nulla.
Gli anziani rimanevano come topi, non volevano nemmeno andare in cucina a prendere il tè. Vittorio tirò fuori dei wafer dalla dispensa segreta e li condivise con la moglie. Si sedettero alla finestra a masticare in silenzio, troppo spaventati per parlare. Nelle occhi di Marianna brillò una lacrima: è doloroso arrivare al punto in cui non sei più necessario.
Fu allora che Alessio entrò nella stanza.
È una questione urgente, gli ospiti stanno per arrivare e dovete spostarvi. Capite che non ci sarà alcuna festa per voi.
Figliolo, dove andremo? Non cè nessuno qui, chiese la mamma.
Non lo so, la vicina del paese una volta ci ha invitati, così partite.
Alessio continuò: Dove andremo? Lautobus non gira più, non sappiamo dove sia la stazione. E la vicina è ancora viva? Non lo so, rispose, Caterina ha detto che avete unora per prepararvi.
Alessio uscì. Vittorio e Marianna si guardarono, trattenendo le lacrime. Si misero a vestirsi più caldo, i regali di Davide erano proprio utili. Uscirono in silenzio, ormai era quasi buio. La gente intorno correva di fretta, impegnata nelle proprie cose.
Marianna prese Vittorio per mano e, passo lento, si diressero verso il parco. Lungo la strada si fermarono in una piccola caffetteria, ordinarono tè e tramezzini perché non avevano mangiato nulla tutto il giorno. Rimasero lì quasi unora, senza voglia di uscire al freddo, la neve cadeva silenziosa, il vento gelido accarezzava le strade.
Nel parco cera una piccola tettoia. Decisero di rifugiarsi lì, almeno un tetto sopra la testa. Si sedettero vicini, Marianna osservava i guanti sul suo palmo. Vittorio la guardò e disse:
È bello che il nostro nipote abbia un cuore puro, nonostante i cuori induriti dei genitori.
Già, prometteva di stare con noi e non è riuscito, rispose la nonna.
Il tempo passava, la neve non smetteva. Nelle case accendevano gli alberi di Natale, le luci scintillavano. Molti avevano già messo in tavola il cenone. Improvvisamente, ai piedi di Marianna e Vittorio apparve un cane, uno spitz molto carino, che si avvicinò con le zampe sul grembo della nonna. Lei sorrise e lo accarezzò.
Amico, che ci fai qui da solo? Ti sei perso? chiese Marianna.
In lontananza si sentì una voce femminile:
Lord, dove sei? È ora di tornare a casa.
La ragazza, Daria, vide il suo cane che abbaiava.
Lord, Lord, vengo da te. Che succede?
Si avvicinò alla tettoia, il suo cane era sulle ginocchia della signora anziana, abbaiando. Guardando gli anziani, Daria capì che erano lì da molto tempo.
Scusatemi, gentile signora, non vuole fare male a nessuno. Posso chiederle quanto tempo è passato qui? chiese Daria.
Da tempo, cara, il tuo cagnolino è molto buono.
Perché non tornate a casa? Fa molto freddo e tra unora è Capodanno.
Gli anziani rimasero muti.
Scusate ancora, non avete dove andare? chiese Daria.
Scossero la testa.
È curioso, mi sono persa anchio un po.
Lord non lasciava la nonna, girava e scodinzolava.
Credo dobbiamo proseguire altrove, mi sono vestita poco e già sento il freddo. Anche voi avrete freddo, alzatevi, andiamo da me.
Ragazza, perché vuoi farlo? Restiamo qui fino al mattino, poi decidiamo. In questa città non conosciamo nessuno.
Non ti preoccupare, non vi lascerò. Io e Lord viviamo soli, accoglieremo volentieri gli ospiti. Andiamo, il Capodanno è quasi.
Andiamo, così non perderemo la festa.
Marianna e Vittorio si scambiarono uno sguardo, sospirarono, si alzarono. Anche con i caldi calzini, i piedi gelavano. Camminarono lentamente, Lord correva intorno scodinzolando felice. Sul cammino chiacchierarono, si conoscevano.
Marianna raccontò come si erano rifugiati nella tettoia, quanto fosse imbarazzante tutto quel fare confidenze. Daria rimase molto commossa. Non capiva come si potesse cacciar via i genitori di qualcuno. La sua mamma e il suo papà non cerano più, darebbe tutto perché fossero accanto a lei.
Arrivarono a una casa dove laria era calda e profumava di cucina. Decisero di fare subito un tè, scaldarsi, poi apparecchiare la tavola. Nella stanza brillava un albero di Natale con luci colorate, era accogliente, come a casa. Marianna aiutò Daria a mettere i piatti. Vittorio giocava con Lord. Il nuovo anno fu accolto felicemente. Gli anziani ringraziarono Daria, e Daria non li lasciò andare via quella notte. Propose di ospitarli per almeno una settimana.
Davide tornò e corse subito nella stanza dei nonni, ma era vuota. Sul letto capì che loro non cerano più.
Mamma, dove sono nonna e nonno?
E io lo so? Andiamo via.
Dove sono andati? Quando?
Il 31, li abbiamo mandati a passeggiare, abbiamo ospiti, non è bello festeggiare con i vecchi, è imbarazzante.
Ma anche a me vergogna stare qui con voi! Non siete voi i vecchi, siete voi. Mi dispiace per voi. urlò Davide ai genitori.
Davide si vestì e scappò fuori, senza sapere dove andare. Chiese in giro, qualcuno diceva di aver visto una coppia anziana. Dopo due ore di cammino, disperato, vide una ragazza con un cane. Si avvicinò e notò i guanti sui suoi mani, gli stessi che aveva regalato alla nonna.
Scusi, da dove ha questi guanti?
Cosa?
Li ho dato alla mia nonna, ma ora non cè più.
Sei Davide?
Sì, come mi conosci?
Sono Daria. Vieni con me.
Si girò, chiamò Lord, e andarono tutti a casa di Daria. Lungo la strada Daria raccontò come aveva trovato la nonna e il nonno nella tettoia, li aveva portati da sé e li aveva sistemati.
Daria aprì la porta, dalla cucina profumava di pancakes.
Adoro questo profumo, disse Davide.
Guardate chi è arrivato con Lord, disse Daria.
Davide entrò, la nonna si lanciò verso di lui e pianse. Il nonno uscì dalla stanza. Si sedettero tutti a tavola, bevvero tè e mangiarono i deliziosi pancake della nonna. Davide si scusò con i genitori.
Discussero a lungo su cosa fare dopo. Daria convinse tutti: la nonna e il nonno sarebbero rimasti da lei, portò i loro averi. Davide cominciò a far visita a Daria quasi tutti i giorni.
Un tempo quel grande appartamento di tre stanze era solo di Daria e Lord. Ora è sempre pieno di gente, profuma di cibo, il Lord felice decide con chi dorme la notte.
E Daria e Davide, questa è unaltra storia. Limportante è che la gentilezza è un sentimento enorme.
A volte basta sorridere a qualcuno, chiedere cosa è successo, fare qualcosa di buono. Tutto torna, ce lo dice la vita.
Un abbraccio, amico mio, e se ti è piaciuta la storia, lascia un like e scrivi nei commenti cosa ne pensi!







