– Ma davvero? Siamo già sposati da dieci anni! Che amante? Per me sei più che basta!

14 aprile 2026

Cari diario,

Oggi mi è tornato alla mente il nostro decimo anniversario di matrimonio. Ginevra, la mia compagna da dieci anni, mi ha accertato con voce rotta: «Che stai facendo? Siamo sposati da un decennio! Che amante è? Io ti basto!»

Io, Alessandro, non potevo credere che le sue parole fossero solo un eco di rabbia. Non ho notato difetti né nel suo sorriso, né nei suoi occhi, ma qualcosa mi turava. Ginevra non è una che si affida al caso; voleva scoprire la verità, anche se non sapeva da dove cominciare.

Dopo aver letto qualche consiglio su internet, ha deciso di dare unocchiata al mio cellulare. Non ha trovato nulla di sensazionale, se non una chiacchierata vuota con ex compagne di classe, cosa che a lei non ha dato peso. Il mio cellulare non aveva mai avuto password: Non ho nulla da nascondere, dicevo sempre. Nessun messaggio segreto, nessuna conversazione in incognito. Sembrava un angelo.

A volte Ginevra credeva di esagerare, ma ogni volta che io tornavo tardi dal lavoro, lei avvertiva un presentimento. La sua amica Silvia le ripeteva: «Sono solo supposizioni! Io ti amo e non guarderò mai altrove!». Ginevra non ascoltava: il suo cuore le diceva altro, e non voleva condividere il mio affetto con unaltra donna.

Un giorno ha deciso di venire al mio ufficio per controllare se ero davvero impegnato o se mi stesse sospendendo con unaltra. Appena mi ha visto, si è arrabbiata, dicendo che mi stava facendo perdere la faccia davanti ai colleghi. Dopo una lunga scusa, ho finito per perdonarla subito.

Sembra quasi che la nostra vita fosse un quadro perfetto: casa piena, due figli che crescono, una routine tranquilla. Eppure, Ginevra cercava avventure al quinto piano, come dicono gli amici. Chi cerca, trova ma finora non gli era capitato nulla di concreto.

In realtà, Ginevra viveva il tipico tumulto di una donna trentenne che non vuole restare sola con due figli. Appariva calma, ma dentro di lei cera una tempesta. Io, dal canto mio, non notavo nulla di strano: né tracce di profumi sconosciuti, né cambi di look, né segreti. Se non fosse stato per un caso, Ginevra non avrebbe mai scoperto la verità.

Quando il nostro figlio più giovane, Matteo, è entrato in prima elementare, Ginevra ha deciso di prendere lauto. Ha frequentato lautoscuola di sera dopo il lavoro, ha superato gli esami in tre mesi e ha ottenuto la patente. Io, fiero, ho comprato una piccola Fiat 500, più adatta alla sua figura snella e bassa, facile da parcheggiare.

Io non ho mai ammesso apertamente di averla comprata per evitare che Ginevra mi chiedesse un giro; pensavo che fosse ancora troppo presto per lei, doveva prima guadagnare esperienza. Così, un fine settimana, Ginevra si è alzata presto e ha deciso di preparare una torta di melanzane e pollo, il nostro piatto preferito. Sfortunatamente, la farina era finita.

Fu una mattina gelida, la neve aveva imbiancato Roma, ma Ginevra, già abituata a guidare in inverno, ha voluto andare al negozio. La macchina non partiva; è tornata a casa, dove ancora dormivano i bambini. Ha camminato sul gelo senza svegliare nessuno, ma lidea di percorrere a piedi qualche chilometro lha fatta pensare di rubare un giro con la mia Fiat.

Ha preso le chiavi, ha avviato lauto, ha pulito i vetri e ha infilato le mani nel baule alla ricerca di tovaglioli. In quel tiro ha fatto cadere qualcosa a terra: un cellulare che non riconobbe come il mio. Senza password, lha acceso e ha trovato un messaggio da una certa Francesca:

«Amore mio, mi manchi così! Vieni da me il prima possibile, ti aspetto!»

Il cuore di Ginevra ha saltato un battito. Ha letto tutta la conversazione, che si è allungata per ore, quasi una vita intera. Scoprì così che io lavoravo fino alle cinque e tornavo a casa alle sette, ma che quasi tutti i giorni facevo una breve sosta da Francesca, una donna di circa quarantanni, prima di ritornare da casa come se nulla fosse.

Ginevra, furiosa, ha deciso di uscire dalla macchina proprio quando mi vedeva avvicinarmi al portone del condominio. Avevo lasciato una nota che diceva che ero andato al negozio; lei, però, aveva già intenzione di mandarmi un altro messaggio a Francesca.

Io, ignaro, scendevo per la sera, ma Ginevra mi ha bloccato lingresso. Chi ti ha dato il permesso? Non avevamo deciso così! ha urlato. Ladrenalina è salita, ha spinto la retromarcia, ha accelerato e la Fiat è sbattuta contro il recinto. Un rumore assordante, ma per lei un sollievo momentaneo.

È scesa, ha lanciato le chiavi della Fiat in un mucchio e si è dirottata verso casa. I bambini, ancora assonnati, non capivano cosa fosse successo. Dopo pochi minuti ho provato a tornare, ma la porta era chiusa a chiave. Ginevra, in tutta la casa, mi ha gridato: Vattene! Non voglio più vederti!

Senza nulla, con pantofole, vestaglia e giacca, sono corso da Francesca. Quando ho bussato, una voce maschile mi ha risposto: «Tesoro, arrivi presto? Ti aspetto!». Scoprì così che Francesca, nei weekend, aveva anche lei due amanti. La porta si chiuse dietro di lei, lasciandomi allesterno.

Deluso, ho cercato un rifugio da parte della madre di Francesca, la signora Maria, che abitava a due vie di distanza. Maria, non appena mi ha visto, ha capito subito la situazione. Mi ha offerto cibo, una coperta, e mi ha ascoltato, dicendo: «Non ti preoccupare, figlio mio. Chi non trova casa, trova rifugio da un amico. Hai trentacinque anni, ancora avrai loccasione di amare davvero.»

Così ho dovuto tornare a vivere con la madre, decidendo di ricominciare da capo. Quando Ginevra ha sporto una richiesta di alimenti, ho realizzato che ricominciare una nuova vita non sarebbe stato semplice, ma almeno la madre non mi aveva abbandonato del tutto.

Questa esperienza mi ha insegnato che la trasparenza è la base di un rapporto; che le bugie, anche le più piccole, si trasformano in montagne di polvere quando vengono scoperti. Ho imparato a non dare per scontato lamore di chi mi sta accanto e a non nascondere i miei passi, per quanto brevi.

Fine della pagina.

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