Ciao, senti, ti racconto un po di quello che sta succedendo con Giulia e la sua suocera, così ti fai unidea di tutta la storia.
Resisti, cara! Ora sei in unaltra famiglia, devi tenere conto dei loro modi. Ti sei sposata, non sei venuta a fare visita. diceva sempre la mamma, Maddalena, con quel tono di chi vuole dare un ordine.
Che regole, mamma? Loro sono tutti pazzi! Specialmente la suocera! È chiara la sua avversione verso di me! sbuffava Giulia, quasi a chiedersi se le suocere fossero nate per odiare le nuore.
Hai mai sentito parlare di una suocera gentile? ribatté la nonna, ma con la sua solita frase da proverbio: Chi se la prende, se la fa!
Serafina Bianchi, la suocera, era lì in cucina a farla da regina dei lamenti. Il suo viso era rosso come un peperone, gli occhi fiammeggianti di collera. Se il marito si diverte fuori, è colpa della moglie. Che devo ancora spiegarti? sbottò, alzando le mani come per scacciare una mosca fastidiosa.
Serafina urlava a Giulia come se fosse una pazza, perché la figlia del figlio, Lorenzo, laveva sospettata di tradimento. Giulia, una ragazza minuta con gli occhi grandi e innocenti, si appoggiava alla parete cercando di calmare la tempesta.
Serafina, ma è assurdo. Lui ha una famiglia, dei bambini tentò di spiegare Giulia, ma fu interrotta da un gesto brusco della suocera, che lincalzò con il dito.
Questa è la tua famiglia? O il bambino che non vuole far entrare né me né il nonno? rispose Serafina con sufficienza, alzando il sopracciglio.
Che educazione, Serafina? ribatté Giulia, quasi a sussurrare, Marco ha appena compiuto un anno. È ancora un bambino.
Bambino? Il nipote dei Rossi è ancora più piccolo. Non si muove neanche, e non imita come questo tuo agitò la mano verso la stanza dei giochi.
In realtà è vostro nipote, disse Giulia, la voce tremante, e i bambini sentono le cattive persone. Forse è per questo che non vuole avvicinarsi a voi.
Siamo noi i cattivi? Che ridere! E tu, bella, dove ti sistemi? Da chi prendi il cibo? Da chi prendi i soldi? la suocera alzò la voce, trasformandosi in una tempesta di parole.
Giulia non voleva più litigare. Aveva già chiesto mille volte a Lorenzo di vivere separati dai genitori, ma Lorenzo, abituato a stare con la mamma, non vedeva lurgenza. Per lui la casa dei nonni era come un rifugio di San Francesco. Lavorava sereno, mentre i problemi di casa lavatrice, spolverate, cene li risolvevano i più vecchi. Una vita da fiaba!
Allinizio Giulia cercava di fare la brava nuora: aiutava in casa, ascoltava le lamentele infinite di Serafina su vicini e bollette, ma piano piano capì che era tutto inutile. Per quanto cercasse di essere gentile, la suocera la odiava apertamente.
Lha portata in casa questa stufata, come se non ci fossero ragazze normali, raccontava Serafina alla vicina, Manuela, mentre Giulia raccoglieva i giocattoli sparsi di Lorenzo fuori dal portone.
E persino la gente del paese la prendeva in giro! aggiunse Manuela, Le nostre zie sono più laboriose e più sagge.
Non dirmelo! confermò laltra vicina, Serafina, le tue mani non sono fatte per il lavoro, non riesci a sistemare nulla.
Non ti immagini quanto è difficile! Non puoi affidarle nulla, altrimenti la rompe o la perde. proseguì, mentre parlavano del nipote dei Rossi, un ragazzino tranquillo, intelligente. Questo invece è tutto un teatro, sembra che i geni non siano nei suoi!
Quando la vita divenne insopportabile, Giulia chiamava la madre nel villaggio vicino.
Resisti, figlia! Ora sei in unaltra famiglia, devi rispettare i loro modi. Ti sei sposata, non sei una visita.
Che regole, mamma? Loro sono tutti pazzi! Specialmente la suocera! È chiara la sua avversione!
Hai mai sentito parlare di una suocera gentile? Tutti noi siamo passati di qui, e tu dovrai farlo anche tu. Limportante è non mostrare che è difficile. Resisti.
Sapendo che con sua madre pazza non si avrebbe risolto nulla, Giulia minacciò di chiamare il padre.
Smetti di far arrabbiare papà! la madre sussurrò, Sai che ha una condanna sospesa. Un passo fuori e lo metteranno in prigione!
Giulia sapeva che il padre, Nicolò, amava follemente la sua unica figlia. Aveva scontato una condanna per un piccolo furto avvenuto quando qualcuno aveva insultato Giulia al negozio del paese. E sapeva che se scoprisse come la suocera la trattava, non starebbe a guardare. Nicolò era un uomo dal cuore infuocato.
Non lo dirò al papà, disse Giulia, ma se continuano così, non so che farò.
Andrà tutto bene, tesoro, la rassicurava Maddalena. Tra due settimane non penserai più a questa storia.
Giulia cercava di non ricordare la suocera, ma il rapporto peggiorava. Serafina sembrava più arrabbiata, quasi a incolpare Giulia per tutti i suoi mali. Anche il marito di Serafina, il vecchio Ivan, non sopportava più la scena.
Perché stai sempre a urlare contro di lei? chiese una mattina, quando la lite era al culmine. Andrà via da noi, è giusto!
Io me ne vado! scagliò Serafina, puntando tutta la sua rabbia su Ivan. Porterò in tribunale ogni euro che ci hanno rubato in tutti questi anni! E prenderò il bambino, così non crescerà in una famiglia così misera!
Giulia capiva che Serafina parlava a vanvera, ma la paura la tormentava, soprattutto perché amava ancora Lorenzo. Le pettegolezze sul presunto tradimento di Lorenzo con la sua ex, Oksana, si limitavano a chiacchiere da paese, come quelle che Serafina amava spargere.
Se non fosse stato per la lingua tagliente della suocera, le angherie sarebbero durate allinfinito. Un giorno, dopo una vittoria contro Giulia, Serafina raccontò delle sue imprese alla migliore amica, la signora Manuela, aggiungendo sempre un tocco new age.
La voce di Giulia arrivò finora a Nicolò, un uomo robusto, alto quasi due metri, con le spalle larghe. Decise di prendere la sua ascia da legna una bella Moto Guzzi 750 appena lucidata e, senza dire una parola a Maddalena, partì verso il villaggio di San Gimignano per salvare la figlia.
Nel frattempo, a casa di Serafina scoppiò un vero e proprio spavento. La giovane madre, per un attimo, lasciò il piccolo Marco sul divano giallo brillante, per andare a prendere un pannolino fresco. Al suo ritorno trovò una macchia marrone sotto il bimbo. Per Serafina quella macchia era come un buco nero, pronta a inghiottire lintero appartamento.
Hai rovinato il divano! Il mio preferito! Sai quanto costava? urlò Serafina, le mani pronte a strappargli le braccia.
Lo pulirò, sistemerò tutto, implorò Giulia, con le mani tremanti, afferrando un panno.
Che pulirai? È nuovo! E tu non hai mai comprato nulla con i tuoi soldi! ribatté la suocera, sempre più infuriata.
E voi? scoppiò Giulia, Siete sempre sul capo del marito!
Il divano giallo, ora macchiato, sembrava unostinata prova di resistenza. Marco, sentendo le urla, piangeva a squarciagola, rendendo latmosfera ancora più tesa.
Serafina continuava a insultare la nuora, senza accorgersi che nella porta entrava Nicolò, con lascia sul fianco e un sorriso minaccioso.
Ciao, Nicolò! Stavo proprio educando la vostra Giulia disse Serafina, ma il suo tono tradì il timore.
Ho sentito quello che dicevi, rispose Nicolò con una voce profonda, entrando a piedi nudi. Sollevò lascia, ma, invece di colpire, la pose delicatamente sulla spalla e tese la mano a Giulia.
Andiamo, Giulia, non cè più nulla da fare qui, la incalzò.
Aspetta, suocera! esclamò Serafina, cercando di riprendere il controllo. Che dire al mio figlio?
Che il suo figlio venga da me, per parlare da uomo, replicò Nicolò, lanciandole uno sguardo freddo che parlava più di mille parole.
Portò via Giulia e il piccolo Marco. Lorenzo, dopo tanta esitazione, accettò di parlare con il padre. Nicolò, con voce calma ma ferma, promise a Lorenzo che avrebbero vissuto separati dai nonni, che la madre non avrebbe più interferito, e che avrebbero protetto Giulia e il bambino. Quando stringette la mano a Lorenzo, questultimo sentì il peso della promessa.
Da quel giorno Serafina evitò Giulia e il nipote, non li salutava più per strada. Lorenzo e Giulia si stabilirono in una piccola casa a Montepulciano, dove regnava finalmente la serenità.
E così, caro amico, la morale della favola è: a volte basta che il papà con lascia arrivi, perché le cose tornino a posto. Ti mando un abbraccio, e la prossima volta ti racconto come hanno finito le cose con la vecchia Moto Guzzi. A presto!







