«Voglio fare un testse Ginevra è davvero miala prenderò».
«Prendila subito, prima che spariscasono stufo di doverla tenere al caldo, dargli da mangiare, vestire Non mi concedo nemmeno un attimo di relax, perché devo sempre comprare qualcosa da farle mangiare. Così è la vita Dammi dei soldi, Luigi, per favore».
Loredana si stava preparando per andare al lavoro. In fretta preparò al marito dei panini, li avvolse nella carta stagnola e li posò sul tavolo.
Luigi lavorava in unautofficina di periferia; a pranzo non cera mensa e ogni giorno doveva portare con sé qualcosa da mangiare.
Anna, la cuoca della mensa scolastica, lavorava un po più lontano da casa, così doveva alzarsi unora prima di Luigi.
Fuori iniziò a piovigginare. Loredana afferrò lombrello che teneva nel corridoio. Lombrello le scivolò di mano e cadde rumorosamente sul pavimento. Anna rimase immobile, poi sbirciò nella camera da letto: il marito non si era ancora svegliato.
Loredana sorrise:
Che sbadato! e uscì con cautela dalla porta.
Il minibus arrivò più veloce del previsto. Loredana si sedette vicino al finestrino e cominciò a osservare la città di Milano, persa nei suoi pensieri.
Non era più una giovane donna: gli anni le si avvicinavano ai trentanni, era felicemente sposata Anche se vivevano insieme da poco, a lei sembrava che la loro vita fosse armoniosa.
Unico pensiero le dava pena: non avevano figli. Desiderava ardentemente un bambino, non importava se fosse una bambina o un maschietto.
Per tre lunghi anni, durante il matrimonio, Loredana fece visite mediche, ma i medici si limitavano a scrollare le spalle, dicendo che tutto era a posto.
Il minibus si fermò, Loredana pagò il biglietto e scese in strada; doveva attraversare il parco che portava alla mensa dove lavorava Anna.
Dopo qualche passo sul marciapiede, Anna si fermò incredula: su una panchina bagnata piangeva una bambina piccola. Indossava una giacca leggera e tremava dal freddo; le lacrime si mescolavano alle gocce di pioggia sui suoi cigli.
Loredana si avvicinò e con gentilezza chiese:
Ciao! Perché sei qui da sola?
Mamma mi ha lasciata singhiozzò la bimba.
Come? Ti ha lasciata? rimase Loredana sbalordita, perché non le sembrava plausibile che una madre abbandonasse il proprio figlio sotto la pioggia.
Stava dormendo, io avevo fame, lho svegliata e la mamma ha cominciato a urlare ed ecco che mi trovo qui
Come ti chiami?
Ginevra.
Cosa devo fare con te, Ginevra? rifletté Loredana, poi guardò lorologio. Bene, andiamo. Dove abiti? È lontano?
No, è vicino, indicò la bambina con una mano verso una direzione.
Seguendo il segnale di Ginevra, dopo cinque minuti si trovarono davanti a un piccolo palazzo. Loredana premette il pulsante del campanello, ma nessuno aprì per molto tempo.
Finalmente la porta si aprì: una donna stanca, con un camice sporco, i capelli lunghi e non pettinati incorniciavano un volto segnato dal tempo.
La donna osservò Loredana con sorpresa, poi guardò Ginevra e, senza capire, si ritirò di lato:
Prego, entrate.
Loredana varcò la soglia in silenzio. Un odore sgradevole riempì subito lappartamento, facendo quasi vomitare la donna. Sul pavimento sporco giacevano stracci, e una coltre di polvere sul tavolino indicava che da lì non si puliva da molto. Guardandosi intorno confusa, Loredana notò una foto su uno scaffale.
Gli occhi si spalancarono per la sorpresa. Quella foto era quella che il marito di Loredana mostrava nellalbum di famiglia, ma il ritaglio era irregolare: al centro compariva Luigi. Accanto a lui cera un altro uomo, Marco, ma accanto a Marco stava una giovane donna bellissima, che Loredana riconobbe subito come la padrona di casa.
Anna si girò e, sconvolta, fissò la donna trasandata.
Allora? chiese.
Che allora? rispose Anna, ricordando come fosse finita lì. Tua figlia piange nel parco! E voi non fate nulla? Che tipo di madre siete?
E tu smettila di intrometterti! Va a crescere i tuoi figli! Non ficcare il naso nella mia vita! la donna si girò bruscamente verso la bambina. Dove ti sei nascosta?
La piccola corse verso una stanza vicina e chiuse la porta. Anna capì che lì non doveva più stare, si voltò e uscì.
Lintera giornata le passò in testa la bambina, la foto e quella donna sconclusionata, che doveva avere qualche legame con Luigi.
La sera, porgendo a Luigi una foto, Loredana chiese:
Tesoro, chi era quella donna accanto a te nella foto?
Ti ho parlato di Elena, no? Ci frequentavamo a lungo e persino pensavamo di sposarci, ma lei ha incontrato un altro e mi ha lasciato.
Perché hai ritagliato la foto?
Non potevo perdonare il fatto che non avesse tenuto nostro figlio Dopo la separazione lei aspettava il bambino, ma poi ha detto che non lavrebbe tenuto. Io sono partito dalla città, ti ho incontrato, siamo tornati qui insieme, quindi non ho nulla da nascondere. Ma perché chiedi?
Oggi è successa una cosa strana rispose Loredana, narrando lincontro con Ginevra e sua madre.
Marco ascoltò attentamente la moglie, poi chiese quanti anni avesse la bambina. Loredana rispose.
Lui meditò Forse quella bambina poteva essere sua figlia
Dove dicono che vivono?
Loredana gli diede le indicazioni e si ritirò a dormire, esausta. A mezzanotte si svegliò e notò la luce accesa in cucina. Silenziosa, si avvicinò e scrutò la porta socchiusa: Marco era seduto al tavolo, pensieroso.
Il giorno dopo Marco chiamò la ex fidanzata. Rispose Ginevra. La bambina lo guardava sorridendo.
Ciao! Sei Ginevra? Dovè la tua mamma? la bambina si voltò e corse dentro lappartamento.
Mamma! È qui! chiamò.
Chi? sbucò dalla stanza una donna vestita in modo trasandato.
Marco fissava la donna, che non riconobbe più: Elena, la ragazza che un tempo amò.
Tu? alzò le sopracciglia. Che ci fai qui? Che vuoi?
Marco entrò nellappartamento senza aspettare invito, inspirando laria viziata.
Elena, devo sapere la verità. Ginevra, per la sua età, potrebbe essere mia figlia, vero?
La donna si sedette pesantemente su una sedia e guardò Marco:
Mi presti dei soldi, eh? Beh gli alimenti non li hai mai pagati. Io la nutro, ma non ho preso un centesimo da te. Dammi almeno cento euro.
Perché mi hai ingannato? Hai detto di non aver tenuto il bambino.
Volevo, ma Valentino ha detto che vuole quel bambino, diventare suo padre Poi mi ha lasciata quando Ginevra aveva tre mesi, ha detto che non intendeva crescere figli altrui. Volevo tornare da te, ma sei partito.
Voglio fare un testse Ginevra è davvero miala prenderò.
Prendila ora, che sta iniziando a sporcare tuttonon ne posso più, a nutrirla, vestirla Non mi concedo nemmeno un momento di riposo, perché devo sempre comprare qualcosa per lei. Così è la vita Dammi dei soldi, Luigi.
Ginevra, timida, si avvicinò a Marco:
Sei il mio papà? lo guardava con gli occhi a forma di ciliegia, senza battere ciglia.
Sì, Ginevra, sono tuo papà. Voglio portarti a casa mia. Sei daccordo?
La bambina guardò la madre e chiese timidamente:
Non mi farai del male?
Luigi sospirò profondamente e, con voce cambiata, rispose:
No, Ginevra, mai.
La piccola annuì:
Allora sì!
Marco accarezzò i capelli di Ginevra e uscì. Sulla scala lo raggiunse Elena:
E i soldi? Prestiteli. Marco porse qualche banconota; il volto della donna si allargò in un sorriso.
Luigi, ormai senza più pazienza, tornò nellappartamento. Ginevra era ancora al centro del corridoio, gli occhi pieni di tristezza.
Vestiti. Andiamo, disse, pensando solo:
Questa è la mia Ginevra! Non posso lasciarla qui.
Fra trenta minuti Ginevra varcò la soglia dellappartamento di Marco. Riconobbe subito la zia che laveva portata a casa poco prima; Loredana la guardava incredula, incapace di credere a ciò che vedeva.
Quando Ginevra, vestita e pulita, giocava nella stanza con il gatto, Loredana si rivolse a Marco:
Davvero credi di aver fatto la cosa giusta? Non conosci niente di lei.
Lo scoprirò. Certo che è giustocome si può trattare diversamente un proprio figlio?
Loredana si girò e andò in cucina. Si sedette e pianse, incapace di trattenere le emozioni.
Perché le succede tutto a lei?
Loredana desiderava un figlio da sempre, ma non poteva averne uno, perché il suo corpo non riusciva a portare a termine una gravidanza. Ora con Ginevra, come doveva comportarsi? Male, non ce la farebbe; bene, e se qualcosa andasse storto?
Sentì una mano toccarle la testa. Pensò fosse Marco, ma alzando lo sguardo vide Ginevra.
Ti senti male? È successo qualcosa? Anchio piango spesso. Vuoi che ti racconti una favola? Ne conosco una.
Loredana singhiozzò e abbracciò la bambina.
Passò un anno. Marco fece il test, ma solo per ridurre i problemi con la burocrazia; la coppia decise subito che, qualunque fosse il risultato, Ginevra sarebbe rimasta con loro.
Anna si affezionò davvero alla figlia adottiva; si scambiarono tutto lamore e la tenerezza che ancora non avevano esaurito.
Marco si legò anche lui alla bambina, diventando una famiglia felice.
Un giorno Loredana si ammalò improvvisamente. Al mattino non si sentiva bene, voleva restare a casa, ma andò comunque al lavoro; dopo poche ore cominciò a sentire una forte debolezza e finì in ospedale.
Che cosa mi succede? Loredana non era mai stata così debole.
Abbiamo fatto degli esamirispose il medicopresto avremo un quadro chiaro, ma dovrete restare qui per un po. I vostri parenti arriveranno presto, non preoccupatevi.
Poco dopo entrarono nella stanza Luigi e Ginevra.
Mamma Loredana, che succede?
Niente, piccola Ginevra, sto bene. Ho solo bisogno di riposare.
Allora entrò il medico:
Cara, perché non mi avete detto subito che siete incinte?
Non si scherza così. In sostanza, siete incinte, non abbiamo trovato altro. Quindi faremo del nostro meglio affinché tutto vada liscio. Oggi vi dimettiamo.
Loredana si alzò di scatto dal letto.
Cosa? Che dice il dottore? Sono incinta? Luigi, che sta succedendo?
Era vero: il sogno di Loredana si era avverato. Nacque un bambino forte e sano, chiamato Igor.
Ginevra aiutò la madre adottiva in ogni cosa.
Loredana non riusciva a immaginare come avrebbe gestito tutto senza la sua figlia maggiore.
Poi arrivò una piccola, Nastasia. La gioia di Marco e Loredana non aveva confini: la loro famiglia era ora grande, unita e felice. E Loredana era certa che quella felicità fosse arrivata nella sua casa insieme a quella piccola bambina dal cuore enorme.






