Alessio vide il cane accasciato sul gradino del portico e, senza pensarci, corse verso di lui. Nel suo campo visivo ricadeva anche il guinzaglio che Lidia aveva lanciato con noncuranza. Marte lo guardava, gli occhi gonfi di dolore, implorando il padrone
Da quasi due anni i due fratelli quasi non si parlavano più. Lidia ancora non riusciva a capire come una piccola incomprensione si fosse trasformata in una guerra aperta.
Lidia e Alessandro Ferri erano nati con un anno di differenza. Fin da piccoli erano inseparabili, sempre pronti a difendersi a vicenda. Qualsiasi guaio compissero, lo affrontavano insieme, senza mai nascondersi dietro laltro.
Il loro paese d’origine, San Pietro di Valverde, cresceva anno dopo anno, fiorendo sotto la guida del sindacoGiovanni Bianchi, nato lì stesso, brillante esperto di economia agricola.
Dopo aver concluso gli studi in agronomia, tornò al villaggio e si immerse nellattività pubblica. I suoi sforzi furono presto riconosciuti; a dieci anni di servizio Giovanni Bianchi divenne il presidente del consiglio comunale di San Pietro.
Nella sfera privata le cose andavano altrettanto bene. Lidia, una volta diplomatasi alla scuola superiore di assistenza sanitaria, iniziò a lavorare nella clinica del paese come infermiera. Giovanni non poteva restare indifferente davanti a una tale bellezza. Lidia ricambiò linteresse. Si sposarono e il matrimonio fu celebrato da tutta la comunità. Alessandro, fratello di Lidia, gioì sinceramente per la felicità della sorella, anche se il suo matrimonio con Natassa era tuttaltro che sereno.
Mentre Lidia era ancora inesperta, Natassa la tormentava, definendola inutile o presuntuosa. Dopo il matrimonio, il suo attacco si trasformò in invidia. Natassa chiedeva sempre di più al marito: una nuova casa, unautomobile più grande, una vita più lussuosa
Sempre più spesso puntava il dito contro Alessandro, dicendo: Gli altri hanno tutto, noi non abbiamo nulla! Luomo lottava con tutte le sue forze, ma le pretese di Natassa non potevano né essere pagate né soddisfatte con la forza.
Anche Natassa era infelice: non aveva conosciuto la gioia della maternità. Nel frattempo Lidia costruiva la sua vita: si sposò, ebbe un figlio e una figlia, una casa spaziosa, e il marito guadagnò una posizione rispettabile
Le riunioni di famiglia finivano sempre più spesso in litigi. Ogni volta che Alessandro andava a trovare Lidia, Natassa lo rimproverava subito, con la voce di chi vuole tenere il marito sotto controllo.
Lultimo scandalò accadde il giorno del compleanno di Alessandro. Lidia gli regalò un cucciolo di labrador, un sogno che coltivava da tempo. Giovanni, invece, gli regalò una nuova motocicletta.
Tutto procedeva bene, finché Natassa, ubriaca, scatenò una collera e riversò tutta la sua amarezza su Lidia:
Allora, Lina? Il cane è una scusa? Se non possiamo avere figli, almeno compriamoci un cane, va bene?!
Lina cercò di placare la tensione:
Natasa, calmati. Dopo ti vergognerai
Le parole non fecero breccia. Scoppió una furiosa discussione, gli invitati si divisero in due fazioni. Giovanni sussurrò alla moglie di andarsene, e così, una volta salutati, la coppia fece uscire tutti dalla festa.
Passarono due anni. Quella sera Alessandro cominciò a tenersi alla larga da sua sorella; i loro incontri si limitarono a brevi e rari saluti. Tra lui e Natassa, la tensione crebbe ancora di più.
Di sera, Alessandro passeggiava più spesso al fiume con Marte. I due sembravano felici: Alessandro lanciava un bastone, Marte lo rincorreva, poi si accucciava ai suoi piedi, ascoltando le tranquille storie del padrone.
Lidia lo sapeva dai vicini, ma non fece nullaAlessandro rimaneva inflessibile.
Dopo lennesimo litigio, Natassa iniziò a odiare Lidia e anche il cane che le era stato donato. Quando Alessandro non era in casa, espelleva Marte dalla porta, lo batteva e lo calpestava.
Le curioshe vicine non facevano che alimentare il fuoco delle chiacchiere:
Lo senti, Natasa, tuo marito è di nuovo sul fiume con il cane
Ieri è stato a trovare Lina e i bambini ridevano, si divertivano!
Linvidia invase completamente Natasa. Un giorno Alessandro le chiese:
Natasa, non stai facendo del male a Marte?
Che ci faccio io del tuo cane?! gli sputò addosso, poi si ritirò nella stanza.
Marte iniziò a nascondersi sempre più da Natasa, e tremava quando la vedeva avvicinarsi.
Il punto di rottura arrivò una mattina, quando Alessandro, furioso, sbatté la porta:
Non ne posso più di questa gelosia perpetua!
Solo, furioso, Natasa trascinò Marte fuori in cortile, lo legò al gradino del portico e gli lanciò la cintura. Il povero cane, colpito dal dolore, si aggrappò disperato. Dopo aver sfogato la sua collera, Natasa lasciò cadere la cintura, impacchettò le sue cose e se ne andò per sempre.
Quella sera Alessandro tornò a casa, ma non trovò il cane al portone. Lappartamento era in subbuglio. Sulla panca del portico scoprì Marte, con la mano stretta intorno alla gola. Lo liberò rapidamente e, con il cane tra le braccia, corse al pronto soccorso.
Lidia, pronta a tornare a casa, vide il fratello con il cane sanguinante:
Lina, aiuto implorò Alessandro, la voce rotta.
Portarono Marte al reparto di emergenza. Lidia lo esaminò con cura:
Chi gli ha fatto questo?
Natasa Alessandro abbassò lo sguardo.
Lidia annuì silenziosa, suturò le ferite, pulì gli occhi, gli diede acqua.
Più tardi, nel corridoio, Alessandro sussurrò pentito:
Scusami, Lina
Basta, sorrise stanca la sorella. E con Natasa?
No, Lina. Non più.
Lidia chiamò Giovanni:
Caro, vieni subito, per favore.
Non appena udì la voce affaticata di sua moglie, Giovanni partì senza indugio.
Mezzora dopo era già nel corridoio. Quando vide i due fratelli abbracciati, con Marte che gemette piano, senza chiedere nulla, ma solo sorridendo:
Venite, eroi miei.
Lo portarono a casa e gli diedero consigli su come curarlo.
Quando Lidia raccontò tutto alla madre, questa sospirò:
Avrebbero dovuto separarsi prima.
Con queste parole, la madre si diresse al figlio per aiutarlo a mettere ordine in casa.
Nel salotto, Alessandro accarezzava Marte. La madre entrò, li accarezzò entrambi:
Siete vivi?
Sì, viviamo rispose Alessandro.
Un profumo delicato di arrosto e verdure fresche si diffondeva dalla cucina. Marte scodinzolò, agitò la coda. Alessandro sorrise, si alzò.
La vita continuava, tra dolore e speranza, in quel piccolo paese italiano.






