Tradimento sotto la maschera dell’amiciziaTradimento sotto la maschera dell’amicizia

L’inverno di quest’anno sembrava aver deciso di sfoggiare tutto il suo fascino: era caduta così tanta neve che cortili e strade erano diventati paesaggi da cartolina. Soffici fiocchi bianchi vorticavano senza sosta nell’aria, si posavano gentili sui tetti e sui marciapiedi, e il gelo rendeva tutto più nitido e fresco.

Nell’appartamento di Chiara e Matteo l’atmosfera era un’altra cosa: calda, accogliente, da non disturbare. Oltre il grande finestra andava in scena lo spettacolo bianco, ma dentro, con i vetri ben chiusi, si stava comodi e tranquilli. La lampada sul tavolo diffondeva una luce morbida che creava un piccolo cerchio dorato, scacciando il freddo di fuori.

I due sposi si erano raggomitolati sul divano, sotto un plaid soffice. In tv passava l’ennesima commedia familiare, di quelle che non lasciano il segno ma fanno ridere e distrarre un po’. Chiara seguiva lo schermo con attenzione, sorridendo ogni tanto a pensieri suoi. Matteo, rilassato contro lo schienale, guardava anche lui, però gli occhi gli scappavano di continuo verso la neve che cadeva. Uno spettacolo davvero bello.

Il momento idilliaco fu interrotto da un trillo allegro: il telefono di Matteo. Non rispose subito, quasi volesse tenere per sé quella pace domestica, ma il suono tornò. Con un sospiro tirò fuori lo smartphone, guardò il display e sospirò di nuovo:

Di nuovo Daniele. È la terza volta stasera.

Chiara girò appena la testa verso di lui senza staccare gli occhi dal film.

Sicuramente vuole invitarci alla sua casa in campagna. Ha comprato quel posto e non vede l’ora di festeggiare. C’è gente che proprio non accetta un no.

Matteo passò il dito sullo schermo e rispose cercando di sembrare allegro.

Ciao Daniele, dimmi.

Matteo! Quando arrivate? La voce dell’amico vibrava di entusiasmo. Te l’avevo detto, festeggiamo l’acquisto! Sauna accesa, tavola pronta, amici in arrivo. Basta stare chiusi in casa, su! Venite con Chiara, sarà una festa!

Matteo tacque un attimo, lanciando un’occhiata alla moglie che scosse piano la testa. Non servivano parole: niente chiacchiere a voce alta, niente musica sparata, niente andirivieni. Volevano un weekend calmo, solo loro, senza orari e senza spiegazioni.

Prima di rispondere gli venne in mente un’idea semplice e la usò.

Senti, c’è un problema Chiara è andata da sua mamma per un paio di giorni. Non ho voglia di venire da solo, capisci. Qualcuno potrebbe dire qualcosa di sbagliato e poi litigo per niente. Ci faremo una serata un’altra volta, promesso.

Dall’altra parte ci fu un silenzio breve, poi Daniele rispose stupito.

Come, è andata? E quando torna?

Domani sera. Ha deciso all’improvviso Avevamo pure dei programmi: cinema, passeggiata nel parco con questo tempo, magari anche il pattinaggio. Ma non se ne fa niente. Lasciamo stare per ora, va bene?

Daniele tacque ancora un momento, poi la sua voce prese un tono stranamente soddisfatto.

Va bene Però fammi sapere quando è di ritorno. Mi piacerebbe tanto vedervi!

Sicuro rispose Matteo in fretta. Appena si può te lo dico. Magari il prossimo weekend, se non cambia niente.

Chiuse la chiamata, posò il telefono e tirò un sospiro di sollievo. Una mezza risata gli scappò da sola.

Uff, ce l’ho fatta per un pelo. Ma perché è così insistente? Gli avevo già spiegato che non volevo andare alla sua casa in campagna! Che ci si fa lì, guardare facce rosse? Daniele non sa divertirsi senza esagerare. Lasciamo perdere, preferisco stare qui con te.

La strinse a sé e la tensione svanì piano. In casa era ancora caldo e silenzioso, fuori i fiocchi giravano lenti, e in tv il film proseguiva: lento, comodo, niente a che vedere con le feste rumorose che a Matteo non piacevano.

Chiara si appoggiò al marito, sentendo il calore e il respiro regolare. La stanza aveva quel suo solito fascino: luce soffusa, film in bianco e nero che scorreva piano, ticchettio discreto dell’orologio. Un piccolo rifugio contro la frenesia di tutti i giorni.

Anch’io mormorò lei alzando un po’ la testa per guardarlo. Guardiamo il film e andiamo a dormire. Non serve altro.

Matteo sorrise e la tenne più stretta. Già si immaginava le luci spente, la coperta calda e il rumore lontano della neve. Ma un altro squillo interruppe tutto. E indovina da chi.

Matteo aggrottò la fronte, guardò lo schermo e prese il telefono senza voglia. Cosa c’era stavolta?

Daniele, ti avevo detto cominciò con calma, anche se la voce già si stava irrigidendo.

Matteo rispose Daniele con un tono serio che non gli era abituale , sono al club Cristallo, abbiamo deciso di darci una mossa prima della sauna. E qui c’è Chiara. Con un tipo. Bevono, lei lo abbraccia. Non volevo intromettermi, ma tu devi saperlo. Ti aveva detto che andava da sua mamma! Quindi ti ha raccontato una bugia bella e buona!

Matteo si bloccò. Guardò la moglie sorpresa, poi lo schermo, chiedendosi se l’amico lo stesse prendendo in giro.

Cosa? ripeté, e il dubbio era evidente. Sei sicuro? Magari l’hai confusa con qualcun’altra? Io so benissimo dove si trova mia moglie!

Assolutamente rispose Daniele senza esitazioni. È già alticcia, ride forte. Sembra poco decente, a essere sinceri. E non le importa nemmeno che ci sia io! Mi allontana solo con la mano! Vuoi che le passi il telefono?

Matteo chiuse gli occhi un secondo per pensare. Domande che giravano senza risposta. Ma cosa stava succedendo? L’amico poteva sbagliarsi così? O c’era sotto qualcos’altro?

Falla parlare disse secco, mettendo l’altoparlante. Curiosità e fastidio si mescolavano.

Dal telefono arrivarono i bassi ovattati della musica del club, risate e voci confuse. Poi emerse una voce femminile, talmente simile a quella di Chiara che a Matteo si fermò il respiro.

Pronto? Chi è? disse con un’esitazione, come se non avesse capito subito di aver risposto.

Matteo deglutì, cercando di tenere la voce ferma. Guardò Chiara seduta accanto, occhi spalancati e perplessa.

Chiara? Sono Matteo. Che sta succedendo?

Dall’altra parte una risatina breve, poi la stessa voce, più spigliata e un po’ roca:

Oh Matteo, mi hai rotto! Voglio divertirmi, capito? Sono stanca della tua vita noiosa. Mi sfogo finché mi pare!

Chiara balzò in piedi dal divano, il viso impallidito. Si portò la mano al petto e sussurrò:

Ma che assurdità! Come può avermi confusa con un’altra? E perché quella si spaccia per me? Da dove sa il tuo nome? Cosa sta succedendo?

E dove sei?

Che te ne importa? ribatté la voce con tono di sfida. Anche se sono tua moglie non devo dare spiegazioni. Faccio quello che voglio!

Sullo sfondo risate, bicchieri che tintinnavano, poi Daniele si intromise:

Matteo, hai sentito? Te l’avevo detto

Matteo lo interruppe, sentendo dentro una miscela di rabbia, confusione e voglia infantile di chiudere tutto.

Basta così. Me ne occupo domani. Non chiamare più.

Riattaccò, buttò il telefono sul divano e fissò il soffitto. Se Chiara non fosse stata lì accanto ci avrebbe quasi creduto!

Lei si lasciò cadere sul divano e guardò il marito sbalordita. Quella voce era davvero uguale alla sua! Ma non era questo il punto. Il punto era: come faceva quella a sapere i dettagli per recitare così bene? Evidentemente qualcuno le aveva detto tutto.

Ma che storia è questa? mormorò con la voce un po’ strozzata. Chi era? Che commedia è?

Matteo scosse la testa, si passò una mano tra i capelli spettinandoli ancora di più. Non aveva risposte, solo sospetti poco piacevoli.

Non ne ho idea rispose guardando altrove. Ma la voce identica. Intonazioni, risata, tutto. Non può essere un caso.

E Daniele era così sicuro, come se fossi io davvero aggiunse lei con un tremito. Pensa se non fossi stata a casa. Avresti creduto che ero lì, al club, con qualcuno.

Matteo si voltò, lo sguardo più dolce. Le passò un braccio intorno alle spalle e la tirò vicino. Lei tremava un po’ e lui capì quanto fosse importante stare lì, farla sentire al sicuro.

Avrei fiutato qualcosa lo stesso disse con convinzione. Tu non ti comporteresti mai così! Ti conosco. So come la pensi su queste cose. È un errore ridicolo, uno scherzo, non so. Ma chiarirò. Se serve vado al club e chiedo le telecamere. Vedremo chi era quella ragazza.

Chiara si strinse a lui, il freddo dentro si scioglieva e arrivava un calore diverso, più profondo. Respirò piano per calmarsi.

Sì disse alzando un po’ la testa. Non sono io. Ma allora chi? E perché?

Matteo scrollò le spalle, ma negli occhi c’era già la voglia di capire. Strinse la sua mano, un gesto che diceva: siamo insieme, ce la caviamo.

Il giorno dopo, verso mezzogiorno, Chiara era in cucina con una tazza di tè e il computer aperto sulle mail di lavoro. Il silenzio fu rotto dal telefono: Daniele. Esitò un attimo prima di rispondere; dopo la sera prima non era facile parlare con lui. Ma la curiosità vinse: voleva sapere cosa avrebbe detto.

Ciao cominciò Daniele cauto, come se camminasse sul ghiaccio sottile. Hai parlato con Matteo dopo ieri?

Chiara strinse il telefono. Decise di usare l’occasione per chiarire tutto: cosa aveva visto davvero e perché era stato così convinto. Fece una piccola pausa, poi rispose:

Sì. Abbiamo litigato. Mi ha accusata di cose che non capisco, non voleva sentire le spiegazioni. Dice che gli ho mentito.

Dall’altra parte silenzio, poi un respiro rumoroso e una nota di soddisfazione nella voce di Daniele.

Ah, ecco. Be’, sai io ho sempre detto che Matteo non ti apprezza come dovresti. Non ha mai capito che donna sei.

Chiara sentì il sangue ribollire, ma si costrinse a restare calma. Doveva sentire fino in fondo.

Di cosa stai parlando? chiese con voce ferma.

Daniele abbassò il tono, quasi un sussurro, e in quel tono troppo intimo c’era qualcosa che metteva a disagio.

Che meriti di più! Chiara, volevo dirtelo da tempo Ti amo. Sul serio. E sono pronto a prendermi cura di te. Se vuoi lasciare Matteo, io ci sono. Sempre.

Chiara tacque, cercando di mettere ordine nei pensieri. Da quanto tempo ci pensava Daniele? Perché proprio adesso, dopo quella storia assurda? O era stato lui a organizzare tutto, sapendo che lei non era in casa?

Respirò profondo e rispose calma ma decisa:

Daniele, è una sorpresa. E, francamente, fuori luogo. Io amo Matteo e sistemeremo quello che è successo. Non c’è bisogno che ti intrometti.

Scusa se ho detto troppo rispose lui, e la sicurezza era sparita. Volevo solo che sapessi di avere qualcuno a cui rivolgerti. Matteo si è comportato male, accusandoti di tutto. Ho sentito qualcosa da lui Sembra che voglia solo lasciarti e stia cercando un pretesto. Voglio che tu stia bene!

Chiara strinse il telefono fino a farsi sbiancare le dita. Inspirò, cercando di non perdere le staffe. L’ultima cosa che le serviva era mettersi a urlare contro quell’amico.

Sai, Daniele la voce le uscì gelida e piatta , innanzitutto ieri ero a casa. Secondo, noi non abbiamo litigato. Terzo, so benissimo che hai organizzato tutto tu. Non capivo il perché, ma ora è chiaro.

Silenzio. Chiara quasi sentiva Daniele che cercava parole, che provava a girare la frittata.

Cosa? riuscì a dire lui, confuso. Poi si riprese e parlò più deciso. Di che stai parlando?

Di questo. Hai trovato una ragazza con la voce simile alla mia. Le hai chiesto di fare questa sceneggiata: telefonare, parlare al posto mio, fingere di essere al club con un uomo. Solo per farci litigare. Ammettilo, vero?

Ancora silenzio. Chiara aspettava, senza fretta.

Alla fine Daniele esalò forte, la voce gli si incrinò, divenne quasi disperata:

Sì, l’ho organizzato! Perché ti amo, Chiara! Perché vedo come ti tratta Matteo. Perché voglio che tu sia felice con me!

Chiara chiuse gli occhi un istante. Una punta di amarezza le salì al petto, ma non la lasciò uscire.

Felice? rise secca, senza allegria. Che ti fa pensare che sarei felice con te? Chi sei poi? Un tipo che cambia ragazze come camicie. Anche se fossi l’unico uomo al mondo non ti degnerei di uno sguardo, capito?

Daniele tacque un momento, poi parlò piano, quasi incredulo di sé:

Pensavo pensavo che se litigavate avresti capito che lui non ti merita. Che ti saresti accorta di me! Io sono molto meglio di Matteo! E le altre ragazze cercavo solo di dimenticarti! Ma nessuna regge il confronto con te! Ti porterei in palma di mano, ti coccolerei, ti adorerei Scegli me!

Dentro Chiara salì una rabbia fredda e ferma. Strinse il telefono, ma la voce rimase tranquilla:

Te? Sul serio? Mai! Hai tradito l’amicizia e la fiducia. E per cosa? Per le tue fantasie?

Ogni parola era netta, senza urla, solo certezza.

Chiara, scusa la voce di Daniele tremò, senza più forza.

Ma lei aveva già deciso. Niente scuse, niente seconde occasioni.

No, Daniele. Niente perdono. E niente amicizia. Non chiamarmi più. Mai. E dimentica anche il numero di Matteo, gli farò sentire la registrazione di questa bella chiacchierata!

Riattaccò, posò il telefono e guardò fuori. La neve cadeva ancora, come se niente fosse successo.

In quel momento entrò Matteo. Vide subito la sua faccia seria e si fermò sulla porta.

Allora? chiese con voce preoccupata ma controllata.

Chiara si voltò con un mezzo sorriso amaro.

Ora è tutto chiaro sospirò. Ha organizzato lui. Ha ammesso di amarmi e di volerci far litigare. Mi ha promesso mari e monti! Ti rendi conto? Che vigliacco

Matteo si sedette accanto, le prese la mano e la strinse con dolcezza. Quel contatto diceva tutto: Sono qui, non sei sola.

Quindi non è mai stato un vero amico disse piano. Dimenticalo. Non vale la pena rovinarsi i nervi. Onestamente avevo notato segnali strani da un po’, ma non avevo prove. Temevo di esagerare. Ora invece tutto quadra.

Sì rispose lei, appoggiandosi alla sua spalla. Almeno sappiamo la verità. E sappiamo di chi fidarci.

La sua voce era calma, senza rancore. Solo un piccolo sollievo per aver capito. Chiuse gli occhi un secondo, respirando l’odore familiare di casa: legno caldo, tè appena fatto, un filo del suo profumo.

Sai sorrise all’improvviso, con una scintilla negli occhi , in fondo è meglio così. Ora abbiamo una scusa perfetta per saltare tutte quelle feste. Non dovrai litigare con altri amici per colpa sua. Potremo dire semplicemente che c’è una persona che preferiamo evitare.

Lo disse con leggerezza, quasi scherzando, ma c’era del vero. Niente più scuse inventate, niente sensi di colpa per un rifiuto. Ora era semplice: loro due, il loro piccolo mondo, e il resto che non contava più.

Matteo rise, sincero, senza più tensione.

Esatto. Film e tè sul divano disse inclinando la testa per guardarla.

E non si esce aggiunse lei con un sorrisetto, tirando il plaid e avvolgendosi come in un bozzolo.

Perfetto annuì lui, stringendola più forte.

Così, tra i fiocchi che vorticavano fuori e la luce calda della lampada, il loro piccolo mondo tornò intero. In quella stanza piena di suoni familiari e odori conosciuti non c’era spazio per bugie o manovre. C’erano solo loro, due persone che sapevano di avere già l’essenziale: fiducia, calore e la certezza che il giorno dopo sarebbe stato ugualmente tranquillo e accogliente.

Daniele era seduto in cucina, in un silenzio pesante, a fissare una tazza di tè ormai freddo. Non ricordava nemmeno quando aveva bevuto l’ultimo sorso: le parole continuavano a girargli in testa come un disco rotto: Non chiamarmi più. Mai.

Invece del rimorso, però, gli cresceva dentro una rabbia sorda e pesante. Gli stringeva il petto, gli impediva di respirare, gli faceva serrare i pugni fino a conficcare le unghie nei palmi.

Perché è andato tutto storto?! esclamò, passando la mano sul tavolo e spazzando via le briciole del biscotto che rosicchiava distrattamente.

La testa gli riproponeva le scene della sera prima. Lui che entrava al club, dopo aver preparato tutto con Valeria, la ragazza conosciuta in un bar qualche settimana prima. Aveva lo stesso taglio di capelli, lineamenti simili, voce quasi identica a quella di Chiara. Quando le aveva spiegato il piano lei aveva sorriso e annuito: Tranquillo, mi piacciono questi giochi.

Ricordava sé stesso in un angolo a guardare Valeria al telefono, che fingeva di essere una Chiara ubriaca e spigliata. Rideva, allungava le parole, sparava battute taglienti, tutto come lui le aveva detto. In quel momento provava un’eccitazione quasi euforica: ecco il momento decisivo! Se funziona pensava , Chiara capirà che Matteo non la merita. Che c’è qualcuno che la ama davvero.

E invece invece aveva ricevuto solo un rifiuto gelido e la consapevolezza amara che il piano era crollato. Peggio: aveva perso tutto.

Non ho sbagliato io! si ripeteva mentre camminava per la cucina, urtando le sedie senza accorgersene. Sono loro che non capiscono! Matteo non la merita, e lei gli crede ciecamente!

Si fermò al tavolo, strinse il bordo del piano fino a sbiancarsi le dita. Gli tornarono in mente gli anni passati a osservare Chiara e Matteo. L’invidia per la loro leggerezza, per come ridevano delle piccole cose, per quegli sguardi complici che si scambiavano senza pensarci. Gli sembrava di poterle dare lo stesso, solo più sincero, più forte. E aveva scelto la strada che gli pareva l’unica.

Si avvicinò alla finestra. Fuori i fiocchi cadevano lenti sui davanzali e sui rami spogli. Tutto sembrava così sereno, così calmo.

Perché loro hanno tutto e io niente? sbottò. Perché l’ha avuta Matteo? Io sono più degno! Io sono meglio in tutto!

Capiva di aver perso non solo Chiara, ma anche un amico. Matteo, sempre presente, sempre pronto ad aiutare, sempre fidato. Ora quell’amicizia era rotta per sempre. Ma al posto del pentimento sentiva solo irritazione, un misto di rancore e fastidio che gli bruciava dentro.

Il telefono era sul tavolo, muto e inutile. Daniele sapeva che non avrebbe chiamato. Non avrebbe cercato di giustificarsi o supplicare. Sarebbe stata un’altra sconfitta. Ma nella testa già nascevano pensieri nuovi, amari:

Lasciateli nel loro mondo comodo. Lasciateli credere di aver vinto. Ma io so la verità: Matteo non la apprezza come farei io. Prima o poi Chiara lo capirà. Magari quando sarà troppo tardi

Tornò alla finestra, fissò la neve che cadeva e quasi sibilò, a bassa voce, come se temesse che qualcuno lo sentisse:

Pensi di aver vinto, Chiara? Pensi che sia tutto chiaro? La verità è che non vedi oltre il tuo plaid e la tazza di tè. Non vedi che c’è qualcuno che ti ama davvero. Ma hai scelto l’illusione. Beh, divertiti pure

Si girò bruscamente, vide sul tavolo il foglio dove la sera prima aveva scritto il piano della telefonata, le frasi che Valeria doveva dire. Senza pensarci lo afferrò, lo stracciò in pezzi, lo appallottolò e lo buttò nella pattumiera. Quel foglietto misero gli ricordava solo il fallimento.

Fuori continuava a nevicare, coprendo tutto di bianco. Daniele chiuse gli occhi e immaginò Chiara accanto a Matteo, che ridevano, guardavano un film, bevevano tè. Quanto erano caldi e protetti nel loro piccolo rifugio senza bugie né trucchi.

E invece di augurare loro felicità, invece di accettare, dentro cresceva solo un pensiero ostinato:

Doveva essere mio. Tutto questo doveva essere mio.L’inverno di quest’anno sembrava aver deciso di sfoggiare tutto il suo fascino: era caduta così tanta neve che cortili e strade erano diventati paesaggi da cartolina. Soffici fiocchi bianchi vorticavano senza sosta nell’aria, si posavano gentili sui tetti e sui marciapiedi, e il gelo rendeva tutto più nitido e fresco.

Nell’appartamento di Chiara e Matteo l’atmosfera era un’altra cosa: calda, accogliente, da non disturbare. Oltre il grande finestra andava in scena lo spettacolo bianco, ma dentro, con i vetri ben chiusi, si stava comodi e tranquilli. La lampada sul tavolo diffondeva una luce morbida che creava un piccolo cerchio dorato, scacciando il freddo di fuori.

I due sposi si erano raggomitolati sul divano, sotto un plaid soffice. In tv passava l’ennesima commedia familiare, di quelle che non lasciano il segno ma fanno ridere e distrarre un po’. Chiara seguiva lo schermo con attenzione, sorridendo ogni tanto a pensieri suoi. Matteo, rilassato contro lo schienale, guardava anche lui, però gli occhi gli scappavano di continuo verso la neve che cadeva. Uno spettacolo davvero bello.

Il momento idilliaco fu interrotto da un trillo allegro: il telefono di Matteo. Non rispose subito, quasi volesse tenere per sé quella pace domestica, ma il suono tornò. Con un sospiro tirò fuori lo smartphone, guardò il display e sospirò di nuovo:

Di nuovo Daniele. È la terza volta stasera.

Chiara girò appena la testa verso di lui senza staccare gli occhi dal film.

Sicuramente vuole invitarci alla sua casa in campagna. Ha comprato quel posto e non vede l’ora di festeggiare. C’è gente che proprio non accetta un no.

Matteo passò il dito sullo schermo e rispose cercando di sembrare allegro.

Ciao Daniele, dimmi.

Matteo! Quando arrivate? La voce dell’amico vibrava di entusiasmo. Te l’avevo detto, festeggiamo l’acquisto! Sauna accesa, tavola pronta, amici in arrivo. Basta stare chiusi in casa, su! Venite con Chiara, sarà una festa!

Matteo tacque un attimo, lanciando un’occhiata alla moglie che scosse piano la testa. Non servivano parole: niente chiacchiere a voce alta, niente musica sparata, niente andirivieni. Volevano un weekend calmo, solo loro, senza orari e senza spiegazioni.

Prima di rispondere gli venne in mente un’idea semplice e la usò.

Senti, c’è un problema Chiara è andata da sua mamma per un paio di giorni. Non ho voglia di venire da solo, capisci. Qualcuno potrebbe dire qualcosa di sbagliato e poi litigo per niente. Ci faremo una serata un’altra volta, promesso.

Dall’altra parte ci fu un silenzio breve, poi Daniele rispose stupito.

Come, è andata? E quando torna?

Domani sera. Ha deciso all’improvviso Avevamo pure dei programmi: cinema, passeggiata nel parco con questo tempo, magari anche il pattinaggio. Ma non se ne fa niente. Lasciamo stare per ora, va bene?

Daniele tacque ancora un momento, poi la sua voce prese un tono stranamente soddisfatto.

Va bene Però fammi sapere quando è di ritorno. Mi piacerebbe tanto vedervi!

Sicuro rispose Matteo in fretta. Appena si può te lo dico. Magari il prossimo weekend, se non cambia niente.

Chiuse la chiamata, posò il telefono e tirò un sospiro di sollievo. Una mezza risata gli scappò da sola.

Uff, ce l’ho fatta per un pelo. Ma perché è così insistente? Gli avevo già spiegato che non volevo andare alla sua casa in campagna! Che ci si fa lì, guardare facce rosse? Daniele non sa divertirsi senza esagerare. Lasciamo perdere, preferisco stare qui con te.

La strinse a sé e la tensione svanì piano. In casa era ancora caldo e silenzioso, fuori i fiocchi giravano lenti, e in tv il film proseguiva: lento, comodo, niente a che vedere con le feste rumorose che a Matteo non piacevano.

Chiara si appoggiò al marito, sentendo il calore e il respiro regolare. La stanza aveva quel suo solito fascino: luce soffusa, film in bianco e nero che scorreva piano, ticchettio discreto dell’orologio. Un piccolo rifugio contro la frenesia di tutti i giorni.

Anch’io mormorò lei alzando un po’ la testa per guardarlo. Guardiamo il film e andiamo a dormire. Non serve altro.

Matteo sorrise e la tenne più stretta. Già si immaginava le luci spente, la coperta calda e il rumore lontano della neve. Ma un altro squillo interruppe tutto. E indovina da chi.

Matteo aggrottò la fronte, guardò lo schermo e prese il telefono senza voglia. Cosa c’era stavolta?

Daniele, ti avevo detto cominciò con calma, anche se la voce già si stava irrigidendo.

Matteo rispose Daniele con un tono serio che non gli era abituale , sono al club Cristallo, abbiamo deciso di darci una mossa prima della sauna. E qui c’è Chiara. Con un tipo. Bevono, lei lo abbraccia. Non volevo intromettermi, ma tu devi saperlo. Ti aveva detto che andava da sua mamma! Quindi ti ha raccontato una bugia bella e buona!

Matteo si bloccò. Guardò la moglie sorpresa, poi lo schermo, chiedendosi se l’amico lo stesse prendendo in giro.

Cosa? ripeté, e il dubbio era evidente. Sei sicuro? Magari l’hai confusa con qualcun’altra? Io so benissimo dove si trova mia moglie!

Assolutamente rispose Daniele senza esitazioni. È già alticcia, ride forte. Sembra poco decente, a essere sinceri. E non le importa nemmeno che ci sia io! Mi allontana solo con la mano! Vuoi che le passi il telefono?

Matteo chiuse gli occhi un secondo per pensare. Domande che giravano senza risposta. Ma cosa stava succedendo? L’amico poteva sbagliarsi così? O c’era sotto qualcos’altro?

Falla parlare disse secco, mettendo l’altoparlante. Curiosità e fastidio si mescolavano.

Dal telefono arrivarono i bassi ovattati della musica del club, risate e voci confuse. Poi emerse una voce femminile, talmente simile a quella di Chiara che a Matteo si fermò il respiro.

Pronto? Chi è? disse con un’esitazione, come se non avesse capito subito di aver risposto.

Matteo deglutì, cercando di tenere la voce ferma. Guardò Chiara seduta accanto, occhi spalancati e perplessa.

Chiara? Sono Matteo. Che sta succedendo?

Dall’altra parte una risatina breve, poi la stessa voce, più spigliata e un po’ roca:

Oh Matteo, mi hai rotto! Voglio divertirmi, capito? Sono stanca della tua vita noiosa. Mi sfogo finché mi pare!

Chiara balzò in piedi dal divano, il viso impallidito. Si portò la mano al petto e sussurrò:

Ma che assurdità! Come può avermi confusa con un’altra? E perché quella si spaccia per me? Da dove sa il tuo nome? Cosa sta succedendo?

E dove sei?

Che te ne importa? ribatté la voce con tono di sfida. Anche se sono tua moglie non devo dare spiegazioni. Faccio quello che voglio!

Sullo sfondo risate, bicchieri che tintinnavano, poi Daniele si intromise:

Matteo, hai sentito? Te l’avevo detto

Matteo lo interruppe, sentendo dentro una miscela di rabbia, confusione e voglia infantile di chiudere tutto.

Basta così. Me ne occupo domani. Non chiamare più.

Riattaccò, buttò il telefono sul divano e fissò il soffitto. Se Chiara non fosse stata lì accanto ci avrebbe quasi creduto!

Lei si lasciò cadere sul divano e guardò il marito sbalordita. Quella voce era davvero uguale alla sua! Ma non era questo il punto. Il punto era: come faceva quella a sapere i dettagli per recitare così bene? Evidentemente qualcuno le aveva detto tutto.

Ma che storia è questa? mormorò con la voce un po’ strozzata. Chi era? Che commedia è?

Matteo scosse la testa, si passò una mano tra i capelli spettinandoli ancora di più. Non aveva risposte, solo sospetti poco piacevoli.

Non ne ho idea rispose guardando altrove. Ma la voce identica. Intonazioni, risata, tutto. Non può essere un caso.

E Daniele era così sicuro, come se fossi io davvero aggiunse lei con un tremito. Pensa se non fossi stata a casa. Avresti creduto che ero lì, al club, con qualcuno.

Matteo si voltò, lo sguardo più dolce. Le passò un braccio intorno alle spalle e la tirò vicino. Lei tremava un po’ e lui capì quanto fosse importante stare lì, farla sentire al sicuro.

Avrei fiutato qualcosa lo stesso disse con convinzione. Tu non ti comporteresti mai così! Ti conosco. So come la pensi su queste cose. È un errore ridicolo, uno scherzo, non so. Ma chiarirò. Se serve vado al club e chiedo le telecamere. Vedremo chi era quella ragazza.

Chiara si strinse a lui, il freddo dentro si scioglieva e arrivava un calore diverso, più profondo. Respirò piano per calmarsi.

Sì disse alzando un po’ la testa. Non sono io. Ma allora chi? E perché?

Matteo scrollò le spalle, ma negli occhi c’era già la voglia di capire. Strinse la sua mano, un gesto che diceva: siamo insieme, ce la caviamo.

Il giorno dopo, verso mezzogiorno, Chiara era in cucina con una tazza di tè e il computer aperto sulle mail di lavoro. Il silenzio fu rotto dal telefono: Daniele. Esitò un attimo prima di rispondere; dopo la sera prima non era facile parlare con lui. Ma la curiosità vinse: voleva sapere cosa avrebbe detto.

Ciao cominciò Daniele cauto, come se camminasse sul ghiaccio sottile. Hai parlato con Matteo dopo ieri?

Chiara strinse il telefono. Decise di usare l’occasione per chiarire tutto: cosa aveva visto davvero e perché era stato così convinto. Fece una piccola pausa, poi rispose:

Sì. Abbiamo litigato. Mi ha accusata di cose che non capisco, non voleva sentire le spiegazioni. Dice che gli ho mentito.

Dall’altra parte silenzio, poi un respiro rumoroso e una nota di soddisfazione nella voce di Daniele.

Ah, ecco. Be’, sai io ho sempre detto che Matteo non ti apprezza come dovresti. Non ha mai capito che donna sei.

Chiara sentì il sangue ribollire, ma si costrinse a restare calma. Doveva sentire fino in fondo.

Di cosa stai parlando? chiese con voce ferma.

Daniele abbassò il tono, quasi un sussurro, e in quel tono troppo intimo c’era qualcosa che metteva a disagio.

Che meriti di più! Chiara, volevo dirtelo da tempo Ti amo. Sul serio. E sono pronto a prendermi cura di te. Se vuoi lasciare Matteo, io ci sono. Sempre.

Chiara tacque, cercando di mettere ordine nei pensieri. Da quanto tempo ci pensava Daniele? Perché proprio adesso, dopo quella storia assurda? O era stato lui a organizzare tutto, sapendo che lei non era in casa?

Respirò profondo e rispose calma ma decisa:

Daniele, è una sorpresa. E, francamente, fuori luogo. Io amo Matteo e sistemeremo quello che è successo. Non c’è bisogno che ti intrometti.

Scusa se ho detto troppo rispose lui, e la sicurezza era sparita. Volevo solo che sapessi di avere qualcuno a cui rivolgerti. Matteo si è comportato male, accusandoti di tutto. Ho sentito qualcosa da lui Sembra che voglia solo lasciarti e stia cercando un pretesto. Voglio che tu stia bene!

Chiara strinse il telefono fino a farsi sbiancare le dita. Inspirò, cercando di non perdere le staffe. L’ultima cosa che le serviva era mettersi a urlare contro quell’amico.

Sai, Daniele la voce le uscì gelida e piatta , innanzitutto ieri ero a casa. Secondo, noi non abbiamo litigato. Terzo, so benissimo che hai organizzato tutto tu. Non capivo il perché, ma ora è chiaro.

Silenzio. Chiara quasi sentiva Daniele che cercava parole, che provava a girare la frittata.

Cosa? riuscì a dire lui, confuso. Poi si riprese e parlò più deciso. Di che stai parlando?

Di questo. Hai trovato una ragazza con la voce simile alla mia. Le hai chiesto di fare questa sceneggiata: telefonare, parlare al posto mio, fingere di essere al club con un uomo. Solo per farci litigare. Ammettilo, vero?

Ancora silenzio. Chiara aspettava, senza fretta.

Alla fine Daniele esalò forte, la voce gli si incrinò, divenne quasi disperata:

Sì, l’ho organizzato! Perché ti amo, Chiara! Perché vedo come ti tratta Matteo. Perché voglio che tu sia felice con me!

Chiara chiuse gli occhi un istante. Una punta di amarezza le salì al petto, ma non la lasciò uscire.

Felice? rise secca, senza allegria. Che ti fa pensare che sarei felice con te? Chi sei poi? Un tipo che cambia ragazze come camicie. Anche se fossi l’unico uomo al mondo non ti degnerei di uno sguardo, capito?

Daniele tacque un momento, poi parlò piano, quasi incredulo di sé:

Pensavo pensavo che se litigavate avresti capito che lui non ti merita. Che ti saresti accorta di me! Io sono molto meglio di Matteo! E le altre ragazze cercavo solo di dimenticarti! Ma nessuna regge il confronto con te! Ti porterei in palma di mano, ti coccolerei, ti adorerei Scegli me!

Dentro Chiara salì una rabbia fredda e ferma. Strinse il telefono, ma la voce rimase tranquilla:

Te? Sul serio? Mai! Hai tradito l’amicizia e la fiducia. E per cosa? Per le tue fantasie?

Ogni parola era netta, senza urla, solo certezza.

Chiara, scusa la voce di Daniele tremò, senza più forza.

Ma lei aveva già deciso. Niente scuse, niente seconde occasioni.

No, Daniele. Niente perdono. E niente amicizia. Non chiamarmi più. Mai. E dimentica anche il numero di Matteo, gli farò sentire la registrazione di questa bella chiacchierata!

Riattaccò, posò il telefono e guardò fuori. La neve cadeva ancora, come se niente fosse successo.

In quel momento entrò Matteo. Vide subito la sua faccia seria e si fermò sulla porta.

Allora? chiese con voce preoccupata ma controllata.

Chiara si voltò con un mezzo sorriso amaro.

Ora è tutto chiaro sospirò. Ha organizzato lui. Ha ammesso di amarmi e di volerci far litigare. Mi ha promesso mari e monti! Ti rendi conto? Che vigliacco

Matteo si sedette accanto, le prese la mano e la strinse con dolcezza. Quel contatto diceva tutto: Sono qui, non sei sola.

Quindi non è mai stato un vero amico disse piano. Dimenticalo. Non vale la pena rovinarsi i nervi. Onestamente avevo notato segnali strani da un po’, ma non avevo prove. Temevo di esagerare. Ora invece tutto quadra.

Sì rispose lei, appoggiandosi alla sua spalla. Almeno sappiamo la verità. E sappiamo di chi fidarci.

La sua voce era calma, senza rancore. Solo un piccolo sollievo per aver capito. Chiuse gli occhi un secondo, respirando l’odore familiare di casa: legno caldo, tè appena fatto, un filo del suo profumo.

Sai sorrise all’improvviso, con una scintilla negli occhi , in fondo è meglio così. Ora abbiamo una scusa perfetta per saltare tutte quelle feste. Non dovrai litigare con altri amici per colpa sua. Potremo dire semplicemente che c’è una persona che preferiamo evitare.

Lo disse con leggerezza, quasi scherzando, ma c’era del vero. Niente più scuse inventate, niente sensi di colpa per un rifiuto. Ora era semplice: loro due, il loro piccolo mondo, e il resto che non contava più.

Matteo rise, sincero, senza più tensione.

Esatto. Film e tè sul divano disse inclinando la testa per guardarla.

E non si esce aggiunse lei con un sorrisetto, tirando il plaid e avvolgendosi come in un bozzolo.

Perfetto annuì lui, stringendola più forte.

Così, tra i fiocchi che vorticavano fuori e la luce calda della lampada, il loro piccolo mondo tornò intero. In quella stanza piena di suoni familiari e odori conosciuti non c’era spazio per bugie o manovre. C’erano solo loro, due persone che sapevano di avere già l’essenziale: fiducia, calore e la certezza che il giorno dopo sarebbe stato ugualmente tranquillo e accogliente.

Daniele era seduto in cucina, in un silenzio pesante, a fissare una tazza di tè ormai freddo. Non ricordava nemmeno quando aveva bevuto l’ultimo sorso: le parole continuavano a girargli in testa come un disco rotto: Non chiamarmi più. Mai.

Invece del rimorso, però, gli cresceva dentro una rabbia sorda e pesante. Gli stringeva il petto, gli impediva di respirare, gli faceva serrare i pugni fino a conficcare le unghie nei palmi.

Perché è andato tutto storto?! esclamò, passando la mano sul tavolo e spazzando via le briciole del biscotto che rosicchiava distrattamente.

La testa gli riproponeva le scene della sera prima. Lui che entrava al club, dopo aver preparato tutto con Valeria, la ragazza conosciuta in un bar qualche settimana prima. Aveva lo stesso taglio di capelli, lineamenti simili, voce quasi identica a quella di Chiara. Quando le aveva spiegato il piano lei aveva sorriso e annuito: Tranquillo, mi piacciono questi giochi.

Ricordava sé stesso in un angolo a guardare Valeria al telefono, che fingeva di essere una Chiara ubriaca e spigliata. Rideva, allungava le parole, sparava battute taglienti, tutto come lui le aveva detto. In quel momento provava un’eccitazione quasi euforica: ecco il momento decisivo! Se funziona pensava , Chiara capirà che Matteo non la merita. Che c’è qualcuno che la ama davvero.

E invece invece aveva ricevuto solo un rifiuto gelido e la consapevolezza amara che il piano era crollato. Peggio: aveva perso tutto.

Non ho sbagliato io! si ripeteva mentre camminava per la cucina, urtando le sedie senza accorgersene. Sono loro che non capiscono! Matteo non la merita, e lei gli crede ciecamente!

Si fermò al tavolo, strinse il bordo del piano fino a sbiancarsi le dita. Gli tornarono in mente gli anni passati a osservare Chiara e Matteo. L’invidia per la loro leggerezza, per come ridevano delle piccole cose, per quegli sguardi complici che si scambiavano senza pensarci. Gli sembrava di poterle dare lo stesso, solo più sincero, più forte. E aveva scelto la strada che gli pareva l’unica.

Si avvicinò alla finestra. Fuori i fiocchi cadevano lenti sui davanzali e sui rami spogli. Tutto sembrava così sereno, così calmo.

Perché loro hanno tutto e io niente? sbottò. Perché l’ha avuta Matteo? Io sono più degno! Io sono meglio in tutto!

Capiva di aver perso non solo Chiara, ma anche un amico. Matteo, sempre presente, sempre pronto ad aiutare, sempre fidato. Ora quell’amicizia era rotta per sempre. Ma al posto del pentimento sentiva solo irritazione, un misto di rancore e fastidio che gli bruciava dentro.

Il telefono era sul tavolo, muto e inutile. Daniele sapeva che non avrebbe chiamato. Non avrebbe cercato di giustificarsi o supplicare. Sarebbe stata un’altra sconfitta. Ma nella testa già nascevano pensieri nuovi, amari:

Lasciateli nel loro mondo comodo. Lasciateli credere di aver vinto. Ma io so la verità: Matteo non la apprezza come farei io. Prima o poi Chiara lo capirà. Magari quando sarà troppo tardi

Tornò alla finestra, fissò la neve che cadeva e quasi sibilò, a bassa voce, come se temesse che qualcuno lo sentisse:

Pensi di aver vinto, Chiara? Pensi che sia tutto chiaro? La verità è che non vedi oltre il tuo plaid e la tazza di tè. Non vedi che c’è qualcuno che ti ama davvero. Ma hai scelto l’illusione. Beh, divertiti pure

Si girò bruscamente, vide sul tavolo il foglio dove la sera prima aveva scritto il piano della telefonata, le frasi che Valeria doveva dire. Senza pensarci lo afferrò, lo stracciò in pezzi, lo appallottolò e lo buttò nella pattumiera. Quel foglietto misero gli ricordava solo il fallimento.

Fuori continuava a nevicare, coprendo tutto di bianco. Daniele chiuse gli occhi e immaginò Chiara accanto a Matteo, che ridevano, guardavano un film, bevevano tè. Quanto erano caldi e protetti nel loro piccolo rifugio senza bugie né trucchi.

E invece di augurare loro felicità, invece di accettare, dentro cresceva solo un pensiero ostinato:

Doveva essere mio. Tutto questo doveva essere mio.

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